Resistere, resistere, resistere: il motto di Prodi tra Mastella e Di Pietro

Il vuoto tra Clemente Mastella e Antonio Di Pietro seduti tra i banchi del governo alla Camera
Dopo giorni di freddo, e soprattutto di nuvole nere sul governo, un tiepidissimo sole ieri splendeva sulla Capitale e sui palazzi della politica: “il solito fattore c… del Professore”, commentavano alcuni deputati in Transatlantico già da metà mattinata, mentre scommettevano che anche stavolta Prodi ce l’avrebbe fatta. E per fugare ogni dubbio, prima del Cdm fissato per le 16, il premier, insieme con la moglie Flavia, scendeva per andare a prendere un caffè. In realtà per rassicurare la folla di cronisti che stanziava sotto le sue finestre: “Ma quale crisi! Sono tranquillissimo”. Stessa linea per il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti: “Passerà anche questa…”. E nonostante gli scogli di un Cdm in cui il ciclone Clemente Mastella annunciava battaglia per via dell’affaire De Magistris e un voto al Senato sul filo di lana entrambi previsti per il pomeriggio, l’aria che si respirava prima del Cdm sotto palazzo Chigi era quella dello scampato pericolo. Ma per quanto ancora?
Visto che in serata il presidente della Camera, Fausto Bertinotti parlava di “governo per le riforme se cade Prodi”, una sortita che suonava come un de profundis per l’amico Romano.
Ma sempre nel lungo pomeriggio romano Prodi, pur di tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia (motto andreottiano), apriva il Cdm dando al ministro della Giustizia il chiarimento politico che aveva chiesto. A questo punto, come spiegano i bene informati di palazzo Chigi, un Mastella finalmente soddisfatto, perché gli era stato ribadito che nell’esecutivo “c’è uno solo che decide sulla giustizia”, poteva infierire e scontrarsi contro il suo acerrimo nemico interno alla squadra di governo, Antonio Di Pietro: il ministro delle Infrastrutture, reo di aver cercato una mediazione “Vorrei con Clemente un punto d’incontro”, era stato nettamente respinto dal leader dell’Udeur: “Non voglio più avere nulla a che fare con te”.
A quel punto un Prodi pompiere, rinfrancato dall’aver appena scampato il pericolo crisi, ma costretto a battere in ritirata sul pacchetto sicurezza (la discussione è stata rinviata all’inizio della prossima settimana), sedava la rissa e lasciava libero Mastella di scappare al Senato a fare il bis per salvare il governo: stavolta come senatore per votare diligentemente con tutta la maggioranza canuta di palazzo Madama respingendo due pregiudiziali dell’opposizione sul collegato alla Finanziaria, prima con due voti di maggioranza (158 a 156) e poi con uno solo (157 a 156, pare per un errore tecnico).
Il tentativo di pacificazione provato da Di Pietro è confermato a Panorama.it da uno dei più stretti collaboratori del leader dell’Italia dei Valori, il suo capo della segreteria politica, il deputato Stefano Pedica: “Di Pietro ha tirato indietro la gamba perché non resta certo con il cerino della caduta del governo in mano”. Poi Pedica, che di Mastella è stato compagno di partito negli Anni ‘90 e che quindi lo conosce bene, svela i piani per un riavvicinamento tra i due ministri più sanguigni - alcuni li hanno definiti i Tom e Jerry dell’esecutivo - del centrosinistra: “Sto lavorando ad una cena di riappacificazione: una tavola imbandita da prodotti locali del Molise e del Sannio”.
Tanto che c’è chi giura che tra qualche mese o tra qualche anno i due potrebbero addirittura stare in una medesima formazione: “D’altra parte”, conclude Pedica, “si tratta degli unici due ministri del territorio del centrosinistra”.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 24 Ottobre 2007 alle 11:56 luanmagi ha scritto:

Se dovessi scegliere accostamenti per i personaggi preferirei, a Tom e Jerry, Gianni e Pinotto, e braccobaldo bau per Prodi.
Visto che la cena la paghiamo noi….

A proposito mi pare che la costituzione non vieti un referendum per chiedere le dimissioni del governo.

Il 24 Ottobre 2007 alle 12:33 galassie ha scritto:

L’unica cosa che penso che cio che sta accadendo nel nostro Paese è solo vergognoso per noi tutti e per quanti ci osservano dall’estero.

Il 24 Ottobre 2007 alle 12:54 persefone ha scritto:

Che vuol dire “si tratta degli unici due ministri del territorio del centrosinistra”?

Il 24 Ottobre 2007 alle 13:12 beretta ha scritto:

sbarramento al 5%, così ci leviamo di torno i mastellini, casini, follini, pecorari di turno.

Il 24 Ottobre 2007 alle 13:46 vasco_pirri_ardizzone ha scritto:

Persefone ha ragione. Manca una spiegazione a quella frase finale. Il concetto che il deputato ci spiegava è che si tratta degli unici due ministri che hanno un forte radicamento con il territorio e con gli elettori.

Il 24 Ottobre 2007 alle 15:53 Corrado Buccieri ha scritto:

Questo motto l’ho già sentito,però
ogni resistenza ha la sua fine,specialmente quando è assediata.

Il 24 Ottobre 2007 alle 19:23 Mastellate « Per il verso giusto ha scritto:

[...] Mastellate La guerra fratricida tra Mastella e Di Pietro ha solo conosciuto un giorno di tregua. In realtà tra i due continua a scorrere insofferenza. Nella giornata di martedì, l’ennesima sull’orlo della crisi per Romano Prodi, un Mastella infuriato ha rifiutato, durante il consiglio dei ministri, la mano tesa di Tonino, sbottando così: “Sono stanco di avere un ministro ombra che mi tiene sul banco degli imputati. Basta, con te nemmeno ci parlo”. Al posto suo, infatti, il giorno prima ha parlato l’usciere di via Arenula (la sede del ministero della Giustizia). Così: “Le dichiarazioni del ministro Di Pietro a Striscia la Notizia (qui il video, ndr), confermano che l’ex Pm di manipulite è ignorante e attapirato, e che non conosce il diritto. Come fa il Guardasigilli, si chiede l’usciere del dicastero della Giustizia, a correre dal Giudice dal momento che nessuno, tranne le cronache dei giornali, gli ha notificato niente di niente. Di cosa si dovrebbe scusare e su che cosa dovrebbe dare spiegazioni?”. Così parlò l’usciere. E a chi pensa che sia tutto uno scherzo, la solita trovata del tiggì satirico di Canale 5, ecco la sorpresa: sono frasi contenute in un comunicato stampa ufficiale del ministero, retto da Clemente Mastella. In verità, Mastella più volte aveva promesso che non avrebbe più polemizzato con Di Pietro: “Parleranno l’usciere di via Arenula, l’ufficio stampa, i miei collaboratori…”, aveva buttato lì, sarcasticamente, in estate. Alla minaccia sono seguiti i fatti: per il ministro ora parla l’usciere. O, se vogliamo dirla con i termini della comunicazione moderna, un avatar che in vece del Guardasigilli, e dalle pagine web di un organo istituzionale, prende a “mastellate” un altro ministro. Altro che Second Life, qui siamo davvero su un altro pianeta. Ora che farà Tonino? Farà rispondere a una centralinista? Explore posts in the same categories: Internet, Politica [...]

Il 24 Ottobre 2007 alle 23:02 frankdv2 ha scritto:

Perchè è solo Di Pietro che ci difende, gli altri partiti che si dichiarano onesti, dove sono? Il giorno che andremo a votare ci ricorderemo.

Il 25 Ottobre 2007 alle 19:36 Prodi lancia l’ultimatum e s’aggrappa alla poltrona, mentre frana in Senato » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dopo il martedì difficile del Consiglio dei ministri, per il centrosinistra è il giovedì nero al Senato. Qui la maggioranza è andata sotto ben 4 volte sul collegato alla Finanziaria. Tanto che nel pomeriggio si è scelto di non ricorrere alla fiducia e di andare avanti ad oltranza. Una decisione che potrebbe sembrare di forza e invece è esattamente il segno della debolezza. [...]

Il 29 Ottobre 2007 alle 21:59 Palazzo Chigi a Mastella: squadra che vince non si cambia » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] In questo momento la squadra di governo va bene così. La priorità ora è la Finanziaria. Fonti di Palazzo Chigi hanno così risposto a Clemente Mastella sull’ipotesi di un rimpasto o di una riduzione del numero di ministri che il Guardasigilli aveva avanzato, parlando a Totte Annunziata (NA) con i giornalisti: “La finanziaria intanto va approvata per evitare l’esercizio provvisorio. Il problema del governo viene dopo e secondo me a gennaio è giusto rivedersi per vedere che cosa fare”. “Io snellirei il governo” ha aggiunto il ministro della Giustizia “e metterei condizioni diverse. Capita anche in Germania e Francia, dove ogni tanto cambiano ministri. E magari si cambia anche il titolare di Grazia e Giustizia. Io non ho difficoltà in questo senso, ma credo anche che sia giusto dopo due anni vedere come e se ci sono le condizioni per proseguire”. E invece da fonti governative è arrivato lo stop. Con un’interpretazione, tutta in politichese, delle opinioni del ministro Udeur: a Palazzo Chigi non sembra che Mastella abbia parlato di rimpasto, piuttosto del fatto che, dopo la Finanziaria, c’è bisogno di un chiarimento. E ciò, sempre secondo la lettura dele fonti vicine al governo, non significa rimpasto o altro, significa che in questo momento la squadra va bene così. Lo stesso Mastella, si fa notare, ha segnalato che ora si è concentrati sulla manovra. Quando la Finanziaria sarà approvata e col nuovo anno comincerà a mostrare tutto il suo valore, si sottolinea, si potranno eventualmente affrontare altre questioni. Insomma: squadra che vince non si cambia. Ma che la squadra di Prodi non stia inanellando una vittoria dietro l’altra sono in tanti a crederlo. Il premier, alla prima assemblea del Pd, ha aperto il suo discorso (che scaldato più volte i 2.853 delegati con una grinta insolita) elencando tutte le cose riuscite in questo anno e mezzo di governo. Tuttavia, andando indietro di una sola settimana, il Prof ha vissuto momenti di vera passione (sabato 20 la manifestazione della sinistra radicale; martedì 23 il chiarimento in consiglio dei Ministri per la le liti tra Mastella e Di Pietro e la sfiducia al presidente Rai; giovedì 25, i sette schiaffi che hanno fatto barcollare la maggioranza in Senato), culminati con un disperato ultimatum ai suoi: “Esigo che si rispettino gli impegni”. Tanto è vero che lo stesso Walter Veltroni, nel discorso di chiusura alla kermesse che lo ha incoronato segretario del Pd, ha detto di voler puntare a cambiamenti istituzionali che diano più poteri al premier, tra i quali quelli di revoca dei ministri. E comunque, subito dopo la tregua della festa alla Fiera di Milano, le fibrillazioni all’interno del centrosinistra sono riprese da dove erano finite con la diserzione dei diniani, del’Idv e di Bordon della riunione sulla Finanziaria tra la maggioranza e il governo. E però: squadra che vince non si cambia, dicono da Palazzo Chigi. Per continuare a usare una metafora calcistica, pare che dalle parti del governo preferiscano perdere tutti insieme, ammesso che “mister” Prodi riesca a mangiare il panettone… [...]

Il 26 Novembre 2009 alle 17:12 Tremonti-Brunetta: i ministri contro fanno bene alla storia, meno ai governi | Circolo Luce Del Sud ha scritto:

[...] I due non passavano giorno senza criticarsi (via blog o a mezzo stampa) e senza mettere in affanno Prodi. Su tutto e soprattutto sull’amministrazione della giustizia. Che era tema di pertinenza del [...]

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