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I dietologi e i nutrizionisti parlano ormai di “epidemia”. Il ministero della Salute non riesce a “quantificare i costi per il sistema nazionale”. I pediatri cercano di bloccare la frenesia alimentare nei bambini lavorando sui genitori. Ma nonostante tutto, l’obesità in Italia cresce, diventa una delle prime cause di morte subito dietro i tumori, aggredisce anche ceti sociali e culturali che prima non sembravano toccati dal fenomeno. I numeri forniti dall’European Health Report dello scorso anno sono spaventosi: nel nostro Paese, nel 2005, i morti per le complicazioni dell’obesità sono stati oltre 57 mila. E i soggetti sovrappeso sono cresciuti dell’11 per cento rispetto al 2000: oggi, secondo le stime ministeriali, nel nostro Paese i cittadini che hanno problemi con la bilancia hanno quasi sfondato quota cinque milioni. Di questi, la maggior parte ha un’età compresa tra i 55 e i 64 anni, ma anche nei neo maggiorenni l’incidenza della patologia è in crescita. A livello nazionale gli adulti obesi o sovrappeso sono il 9,8 per cento del totale della popolazione e solo nella fascia d’età tra i 65 e i 74 anni gli obesi o i grandi obesi - quelli, cioè, che hanno bisogno di un intervento chirurgico per guarire - sono il 15,7 per cento.
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L’identikit degli italiani colpiti da questo disturbo e fatto dagli studiosi del fenomeno non si limita però alla classe d’età. Perché se è vero che sono sempre più spesso i pensionati quelli che non riescono a mantenere l’organismo in salute e dentro le soglie stabilite dall’indice di massa corporea, è anche vero che sono in aumento i giovani che soffrono della patologia. Nell’ultimo biennio i 35enni sovrappeso sono diventati il 31,2 per cento del totale e in crescita è anche l’incidenza sulle donne. Che pur avendo nel complesso un livello d’istruzione più alto rispetto agli uomini non riescono a contrastare l’avanzata dell’obesità. Così, per restare sul fronte della scolarizzazione, si scopre che tra chi ha conseguito una laurea l’obesità è diffusa solo per un 4,6 per cento, chi ha ottenuto un diploma del 5,8 per cento mentre tra gli italiani che non hanno alcun titolo di studio o si sono fermati alle elementari l’obesità raggiunge il 15,8 per cento. Percentuali che, spiegavano i nutrizionisti alcuni anni fa, si sarebbero dovute estinguere: con l’aumentare della scolarizzazione in tutti i ceti sociali - sostenevano - aumenterà anche la consapevolezza verso l’alimentazione e gli obesi diminuiranno. Peccato che le previsioni si siano rivelate completamente sbagliate. Tanto che l’obesità non solo è aumentata in misura esponenziale tra gli adulti ma ha anche aggredito i bambini. E oggi, denuncia l’International Obesity Task Force, i problemi di peso riguardano tre minorenni su dieci.
- Giovedì 25 Ottobre 2007
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