
Dentro la Cdl è partita la strategia per il dopo Prodi. Ormai danno tutti per scontato che questo governo sia arrivato al capolinea. E che gli ultimatum del Professore non servano a nulla: “Non saranno certo i suoi ‘esigo’ a frenare quella caduta che ogni giorno è evidente e sotto gli occhi di tutti”, è la frase più ricorrente nei corridoi della Camera che si vanno svuotando, come accade ogni venerdì.
E allora, gli occhi sono tutti puntati in alto: sul Colle. Dove, quando la crisi si formalizzerà, arriverà la patata bollente. Il Cavaliere non ha voglia di un braccio di ferro istituzionale, né tanto meno vuole scalfarizzare (da Oscar Luigi Scalfaro che non sciolse le camere dopo la caduta di Berlusconi nel 1994) Giorgio Napolitano. Ma di tenere alta la tensione sì. Ha infatti l’arma segreta in serbo: un documento segreto con illustri pareri di costituzionalisti che vorrebbe consegnare al Quirinale per spingere decisamente sulle elezioni.
Nel centrosinistra la linea è quella che dopo Prodi c’è solo il voto. Mentre il socialista Enrico Boselli la pensa diversamente: “Dopo la Finanziaria, meglio una crisi con tutti i crismi e un Prodi bis con dentro anche Veltroni. Un Prodi bis potrà essere più forte di quello attuale non solo se si baserà su un programma chiaro e stringato ma su un chiarimento che per essere davvero tale dovrà riguardare tutti”.
E anche dalla Cdl l’idea di andare con Prodi al voto non dispiace. Maurizio Gasparri di Alleanza Nazionale, spiega a Panorama.it: “Va bene pure Prodi a palazzo Chigi, ma ci devono dare la data del voto. Ci vuole un governo che ci porti rapidamente a votare dopo aver fatto la legge elettorale”. Poi Gasparri ammonisce: “Ma non deve accadere come con Scalfaro, che fece durare Dini un anno e mezzo”.
Diversi i toni con cui parla a Panorama.it il vicepresidente del Senato, Mario Baccini dell’Udc: “Sono contrarissimo al pressing sul Quirinale. Napolitano dovrà avere piena libertà di muoversi secondo le modalità che ritiene più opportune”. Su quale tipo di governo dopo Prodi, il centrista Baccini ha le idee chiare: “Se sarà un governo del presidente vedrei bene Franco Marini. Altrimenti si passi ad un governo istituzionale”. Poi Baccini lancia un amo al centrosinistra e a Walter Veltroni, che domani a Milano sarà ufficialmente incoronato segretario del Pd: “Sono curioso di capire se mantiene gli impegni che ha assunto di allontanare il Pd dalla sinistra estrema”. E se così fosse? “Allora” prosegue radioso l’esponente romano dell’Udc “accanto ad una sinistra estrema, al Pd e alla Cdl si potrebbero raccogliere tutti i moderati che vogliono far politica in maniera seria. E penso alla Margherita, a noi, a Savino Pezzotta e tanti altri”. E per favorire quest’aggregazione, infatti, lavorano tutti per il modello elettorale alla tedesca.
- Venerdì 26 Ottobre 2007
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