- Tags: burocrazia, carcere, Inpdap, marito, moglie, pensione, uxoricidio
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Quanto sa essere atrocemente beffarda la burocrazia, lo dimostra il caso di un condannato per uxoricidio, che continua a percepire la pensione della moglie. La vicenda è quella di un uomo del perugino, raccontata da Il Messaggero, condannato a 30 anni di carcere per aver sparato alla consorte, che voleva separarsi. Nonostante l’uxoricida abbia dichiarato di volervi rinunciare, continua a ricevere l’assegno dall’Inpdap: l’80% della somma a lui, il 20% al figlio.
Una situazione paradossale, un “muro” legislativo contro il quale tutti i percorsi intrapresi dal legale che tutela il minore, l’avvocato Claudio Caparvi di Perugia si sono dovuti interrompere.
La legge, infatti, non permette di fare altrimenti. L’uomo non ha mai negato le sue responsabilità dopo che la moglie aveva presentato il ricorso per la separazione giudiziale, chiedendo l’affidamento del figlio di 10 anni e l’assegnazione della casa: “Non sono pentito, lo rifarei”.
Nonostante questo, l’assassino ha diritto per legge a ricevere la pensione della vittima. “Il padre ha perso la patria potestà ” ha detto l’avvocato Caparvi “ed è stato dichiarato indegno a succedere per quanto riguarda l’eredità della moglie. Ma la pensione spetta a lui per l’80%: non è possibile nemmeno rinunciarvi”.
Ogni richiesta è andata a vuoto perché “sussiste il diritto del vedovo alla concessione della propria quota di pensione. È un diritto a titolo originario”. Quindi non può essere intaccato dall’istituto dell’indegnità , come richiesto dallo stesso legale del condannato.
- Venerdì 26 Ottobre 2007
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