- Tags: finanziaria-2008, Romano Prodi, Senato
- 5 commenti

E infine il Senato licenziò il decreto del Governo che accompagna la Finanziaria. Ma è stato a un passo dal licenziare anche il premier visto che la maratona di votazioni ha visto la maggioranza e il governo battuti sette volte. Quattro volte in mattinata, ma anche due volte in serata, dopo l’appello di Prodi alla lealtà, e una in piena notte, quando un emendamento di Fernando Rossi ha raddoppiato il bonus incapienti da 150 a 300 euro.
Ecco le sette pietre del dissenso interno al centrosinistra.
Società Stretto di Messina. La prima vittoria dell’opposizione è arrivata sull’emendamento che prevedeva lo scioglimento della società Stretto di Messina Spa. Un voto che ha visto Italia Dei Valori con l’opposizione che così ha battuto la maggioranza 160 a 145 con 6 astenuti.
Scuola superiore della pubblica amministrazione. Seconda sconfitta sulla Scuola superiore di pubblica amministrazione e altre tre scuole per cui l’emendamento prevedeva la chiusura: 160 no a 149 sì con un astenuto.
Assunzioni alla Giustizia. Governo battuto su emendamenti cui aveva dato parere favorevole: è finita 156 pari (emendamento non approvato) la votazione sull’emendamento Udeur per l’assunzione di dirigenti al ministero della Giustizia.
Digitale terrestre. Stesso risultato di parità sul digitale terrestre che al Senato vuol dire bocciatura.

Cassa sportivi. In serata la senatrice a vita Rita Levi Montalcini si allontana dall’aula e la maggioranza viene battuta sulla cancellazione delle consulenze della Cassa sportivi.
Ordine Mauriziano. Sesta sconfitta sul commissariamento dell’Ordine Mauriziano: passa un emendamento del centrodestra che stabilisce che la Fondazione deve presentare una relazione tecnica idonea a valutare i debiti da liquidare, 157 voti per l’opposizione e 156 per la maggioranza.
Bonus incampienti. La settima sconfitta arriva a tarda notte. Passa con parere contrario di relatore e governo un emendamento di Fernando Rossi che raddoppia da 150 a 300 euro il bonus per gli incapienti, e per ogni familiare a carico. La misura costa 5 miliardi, coperti con l’accesso ai depositi dormienti.
LEGGI ANCHE: Prodi lancia l’ultimatum e si aggrappa alla poltrona
Il VIDEO servizio:
- Venerdì 26 Ottobre 2007
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 26 Ottobre 2007 alle 10:37 Corrado Buccieri ha scritto:
Sette battute,ma questo pare abbia sette vite,come i gatti.
Il 26 Ottobre 2007 alle 11:39 cini ha scritto:
Cosa ne penso io?:
ne piú ne meno della stessa cosa che pensano oggi circa l´80% degli Italiani,ovvero che la spudoratezza e testardaggine del Presidente del Consiglio ed alcuni suoi collaboratori non ha limite,rischiando di fare cadere il Governo in maniera sdegnosa e raccapriciante,danneggiando anche il futuro del neonato PD.
Il 26 Ottobre 2007 alle 11:55 terranostra ha scritto:
Elezioni a brevissimo.L’Italia risparmierà nel non concedere la pensione minima agli attuali inutili parlementari.Il tesoretto acquisito sarà utilizzato per le spese elettorali.
Il 26 Ottobre 2007 alle 13:06 Dopo il Senato, la piazza: gli statali contro la Finanziaria di Prodi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] La pioggia non ferma la protesta degli statali contro il governo. Ci si mettono anche loro a scuotere le già agitate giornate di Romano Prodi: i dipendenti pubblici, che oggi incrociano le braccia per otto ore, si sono dati appuntamento a Roma per sfilare lungo le vie della capitale. Il corteo di Roma si snoda tra Piazza della Repubblica e Piazza San Giovanni, dove sono previsti i comizi dei segretari generali delle tre confederazioni, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Così le fibrillazioni della maggioranza del Governo di centrosinistra trovano un corrispettivo nello sciopero nazionale dei lavoratori statali, un comparto di circa 2 milioni di persone. “Lo sciopero di oggi è contro la legge Finanziaria che penalizza fortemente il settore e contro la linea di Tommaso Padoa-Schioppa largamente condivisa nel Governo e neanche contrastata efficacemente dalla sinistra”, spiega il segretario nazionale della Funzione pubblica FP-Cgil, Mauro Beschi, in una piazza bagnata dove stanno affluendo lentamente le persone. Che protestano per il mancato stanziamento delle risorse necessarie al rinnovo dei contratti 2008-2009 e per “la diffusione della precarietà”. In un tripudio di bandiere Cgil, Cisl e Uil, gli slogan servono per dire a Prodi: “Il contratto di lavoro è un diritto e un optional”. E viene facile quindi fare il confronto la manifestazione di sabato 20 ottobre della sinistra radicale, proprio contro il precariato: “Il nostro sciopero generale non è una spallata al Governo Prodi: seguiamo attentamente giorno per giorno quello che succede ma oggi da questa piazza diciamo il sindacato indica a Prodi e al suo Governo cosa deve fare correttamente per andare avanti”, dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Gli stessi “suggerimenti” inviati all’esecutivo sabato scorso dalla sinistra radicale… Gli scioperi non si fermano però qui. Sabato 27 toccherà alla scuola (a eccezione della materna, che, in quanto comunale, è in sciopero oggi), anche in questo caso rivendicando le risorse per il rinnovo del contratto di lavoro del biennio 2008-2009. Lunedì 29, infine, sarà la volta di Università e Ricerca che organizzeranno un presidio davanti al ministero della Funzione Pubblica. [...]
Il 26 Ottobre 2007 alle 18:31 Milano, per il Pd battesimo senza festa. Ma c’è chi vuol farla a Prodi e ai partitini » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dov’è andato a finire tutto quell’entusiasmo delle primarie, che solo due settimane fa, aveva portato sotto i gazebo del Pd più di tre milioni di persone? Soprattutto, sarà possibile ritrovarlo sabato 27 ottobre tra i padiglioni della Fiera di Milano, alla prima Assemblea del neonato Partito Democratico? Vista l’ultima settimana (sabato la manifestazione della sinistra radicale; il martedì di passione in consiglio dei Ministri per la le liti tra Mastella e Di Pietro e la sfiducia al presidente Rai; il giovedì nero in Senato, con i sette schiaffi che hanno fatto barcollare la maggioranza), sembra proprio che l’atto di nascita del nuovo partito si celebrerà, al contrario, in un clima che non autorizza alla festa e con molte incognite sul futuro. In politica, si sa, la forma è anche un po’ sostanza e si presta a questa interpretazione il fatto che non ci sarà uno slogan ad animare i costituenti del Pd e che la scenografia del padiglione 16 della Fiera sarà minima. Esattamente come gli interventi. Un po’ per questione di spazio e di tempo: difficile concentrare gli interventi dei 2800 delegati tra le 10,30 e le 17,00. Ma soprattutto perché leader ed eletti del Pd vogliono passare velocemente ai fatti, cioé alla costruzione del partito. In grado da subito di puntellare il quotidianamente traballante governo Prodi. A indicare la rotta ci penseranno il premier, che del Pd è anche il presidente, e il neosegretario Walter Veltroni: sul palco non saliranno né i quasi ex segretari Piero Fassino e Francesco Rutelli, né i ministri. Tra premier e segretario, in questi giorni, si registra una certa sintonia. Sfociata nel sostegno apertamente dato dal sindaco di Roma all’ultimatum del premier Romano Prodi ai partiti dell’Unione: “Concordo pienamente con il tono e il contenuto dell’appello di Romano Prodi. Il Paese ha bisogno del massimo di solidarietà della maggioranza per rafforzare l’azione del governo. Questo è il primo impegno del Partito democratico”. Del resto Veltroni non potrebbe parlare altrimenti: il rischio di dualismo, che molti paventano, potrebbe ulteriormente indebolire il Prof, tanto da portarlo a subire il colpo di grazia in Senato nelle prossime ore. Vero anche che Walter si sta preparando a ogni evenienza. Persino alle elezioni tra marzo e aprile del prossimo anno. A dirla tutta, per prima cosa, il neosegretario dovrebbe costruire un partito, il che non è semplice, tanto più se i tempi sono ravvicinati. Il discorso d’investitura che Veltroni terrà sabato dovrebbe dare qualche risposta: spazierà dalla forma partito alle riforme necessarie al paese. A cominciare da quella elettorale, cercando l’intesa con l’opposizione e, perché no, aprendo alla possibilità di un cambio strategico delle alleanze future. Due mosse, queste, che solo il segretario, a differenza del premier, può fare: le batoste prese in quest’ultima settimana dall’esecutivo sono state fortissime e Veltroni sa che arrivare alle elezioni con un Prodi sempre più fiacco, o sulla scia di un “evento traumatico” sarebbe un dramma per lui e per il centrosinistra. Più di tanto, perciò, il leader del Pd non intende andare avanti, fino al punto di farsi logorare o di passare nell’immaginario dell’elettorato come la stampella di un governo zoppicante. Il progetto quindi sarebbe quello di trovare un accordo con il centrodestra sulla Finanziaria, rimettere al centro del dibattito politico la legge elettorale (potrebbe bastare anche qualche ritocco a quella attuale) e poi preparare slogan e truppe per le elezioni, anche nel 2008. Sì, ma con chi? Ecco l’altro arcano che potrebbe essere svelato a Milano. Nel suo entourage assicurano che Walter sia pronto a mollare la sinistra antagonista. Ma le ultime “mastellate” assestate a Prodi e allo strapotere del Pd dai piccoli e riottosi Udeur e Idv potrebbero portare il sindaco (meno buono di quanto tutti dicano) ad aprire finalmente non a quelle alleanze di nuovo conio di rutelliana ispirazione, ma ad alleanze per il nuovo, di cui ha parlato al Lingotto: “Faremo un programma con le priorità di cui il Paese ha bisogno e su questo misureremo le alleanze”. A Casini fischiano le orecchie. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.