Studenti nel paese dei balocchi: la scuola raccontata dal prof

Una mutazione genetica è passata per i banchi della scuola superiore. Non sono più studenti ad affollare le classi, ma utenti, vezzeggiati e lusingati da dirigenti scolastici che cercano di attrarli nei loro istituti con luccicanti Pof.

Pof? Sì, l’inquietante sigla sta per Piano di Offerta Formativa, ovvero un documento che spiega tutto ciò che un istituto offre di più e di diverso, sotto forma di progetto, a chi vi si iscrive. Dove solitamente sono esaltate le attività extracurricolari (feste, premi, gare sportive, intitolazioni…), relegando a pochi accenni l’organizzazione e la qualità dell’insegnamento disciplinare.
Il corso di questa preoccupante mutazione, con tutti i suoi effetti - negativi -, è tracciato dal professor Paolo Mazzocchini nel libro Studenti nel paese dei balocchi - Lettera di un insegnante a un genitore, edito da Aracne Editrice. Con cura dei dettagli e nello stesso tempo con chiarezza permette di tastare il polso della scuola italiana anche a chi ha abbandonato libri e zaino da un po’.
[i]Lettera di un insegnante a un genitore[/i]<br>  (copertina del libro)<br>  di Paolo Mazzocchini<br>  Aracne editriche
“Utente è una parola magica, un termine che semplifica rozzamente la delicata complessità del processo educativo scaricando sull’insegnante tutte le responsabilità dell’insucceso di un giovane” scrive Mazzocchini, che è insegnante di latino e greco nei licei. Rivolgendosi a un ipotetico genitore intelligente che sta per iscrivere il figlio alle superiori, traccia il quadro drammatico dell’istruzione oggi, dove bocciare un alunno sembra un’eresia (in base al “principio, falsamente evangelico, del recupero della pecora smarrita” come scrive il prof), dove i ragazzi più seri e meritevoli sono “abbandonati a se stessi e ad una formazione sostanzialmente autodidattica”, dove domina il lassismo valutativo, con 8, 9 e 10 che fioccano. Perché? Ovvio, perché voti belli gonfi attraggono utenti, nella scuola-azienda del dirigente-manager, che passa gran parte del suo tempo a cercare finanziatori.
In una scuola dove, soprattutto, i professori per gran parte o sono precari, e quindi insegnano senza essere reclutati in via definitiva (non per colpa loro), o reclutati dalle Ssis, corsi biennali post-laurea, dal costo di tremila euro, che proprio per questo hanno interesse a far poca scrematura tra chi si vuole iscrivere. “Di insegnanti reclutati in base al merito, tuo figlio ne avrà (se sarà fortunato) non più del 20-25%”. E i professori meritevoli e validi sono demotivati, da continue interruzioni all’attività didattica per attività extracurricolari, dalla dirigenza che vorrà assoldarli per organizzare quelle attività, da corsi di aggiornamento che, per mancanza di fondi, non aggiornano sulle proprie materie di insegnamento…
E quanti sono i giorni a disposizione dei docenti per insegnare? Per legge l’anno scolastico deve comprendere almeno 200 giorni di lezione ma tra giorni di accoglienza per i neo-iscritti, giorni di orientamento pre-universitario, gite, stage per quelli del quinto, un’assemblea di istituto al mese, settimana culturale, i consueti scioperi degli studenti, si riducono a 160 effettivi.

Qui sotto, da Youtube, due video recenti che dimostrano quant’è dura la vita dei ragazzi in classe, tra lezioni e balli!

Ma ora, con il ministro Fioroni, non dovrebbe esser bando alla mollezza e via con la severità? Lo chiediamo al professor Mazzocchini. “Le tre S di Fioroni (severità, storia, sintassi, ndr) - dice - sono più serie delle tre I della Moratti (internet, inglese, impresa). Ma la scelta fra le due impostazioni dipende molto dagli insegnanti: anche nel periodo morattiano molti continuavano a insegnare bene grammatica e storia così come anche nell’era di Fioroni ci saranno insegnanti all’acqua di rose più inclini a facili scorciatoie ‘modernistiche’. La scuola seria non la fanno i ministri, ma gli insegnanti seri”.
E sul ripristino esami di riparazione? “Il ripristino dell’esame di riparazione (se rimarrà nella forma voluta dal ministro - ma già c’è stato uno stop in Senato), benché non sia un toccasana, è un atto dovuto. Con l’attuale sistema dei debiti molti alunni arrivano in quinta trascinandosi lacune gravi in più materie. Resterà da vedere come si potranno attuare i corsi di recupero che il ministro vorrebbe a carico della scuola: chi li terrà? Come si potrà far fronte alla spesa?” Si chiede infine il prof: “È giusto che la scuola spenda soldi pubblici per recuperare deboli e scansafatiche anziché investirli su qualità ed eccellenza?”.
LEGGI ANCHE: Speciale scuola - FORUM: Che scuola è mai questa?

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