
di Gianluigi Nuzzi
Sui derivati la procura di Milano scalda i motori. E rimette in campo la squadra di pm che ha segnato le vicende economico-giudiziarie degli ultimi anni: dal crac Parmalat, con l’arresto di Calisto Tanzi, alle scalate Antonveneta e Bnl-Unipol. Per questo qualche giorno fa si è tenuta una riunione riservata fra alcuni pm del pool reati finanziari, coordinato da Francesco Greco. All’ordine del giorno tre questioni di strategia processuale. Innanzitutto i pm si sono confrontati sull’eventuale competenza territoriale di una simile indagine. La Italease è ben incardinata, quella sui bond di Regione Lombardia e Provincia di Milano seguita dal pm Alfredo Robledo pure, ma un’indagine a tutto campo comporta rischi. E nessuno vuol arenarsi in inchieste destinate a essere trasferite. Non è infatti detto che Milano abbia la forza procedurale di tenere le redini fino al processo.
Il secondo fronte è già più operativo. Riguarda la denuncia che Federconsumatori e Adusbef hanno appena imbucato in procura. I magistrati ne stanno valutando lo spessore per comprendere quale raggio d’azione consenta. Nell’attesa di capire se la Guardia di finanza che sta analizzando i bond emessi dalle istituzioni lombarde permetterà a Robledo di allargare lo spettro investigativo. Al vaglio delle Fiamme gialle, nella sede di via Filzi, sono cinque bond. Anzitutto quello della Provincia da 170 milioni di euro emesso nel 2002 (lead manager Merril Lynch e Dexia; advisor Banca Imi e Cdc Ixis). Per arrivare a quello del Comune con Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa.
Insomma, prevale la linea della prudenza. Per questo l’apertura della nuova inchiesta vede proprio Francesco Greco come assegnatario. La scelta è maturata durante la riunione, dove lo stesso coordinatore del pool reati finanziari ha sostenuto la linea dell’attesa. Non tanto per la sensibilità dei mercati, la volontà politica di riordinare norme e garanzie, gli allarmi del governatore della Banca d’Italia e le proteste di Alessandro Profumo contro gli articoli di stampa sull’Unicredit. Anzi i fenomeni esterni contano relativamente. In procura si guarda invece ai pochissimi procedimenti giunti a giudizio sugli swap.
Si attende l’imminente e incerta sentenza di un processo considerato dagli inquirenti come apripista, destinato a influenzare le prossime scelte investigative. Il 6 dicembre in Corte d’appello sono previste le arringhe conclusive dei difensori di quattro direttori di filiali Unicredit accusati di truffa aggravata sui derivati. Il processo di primo grado si era concluso con il proscioglimento perché il fatto non sussiste dei manager, mentre per un quinto imputato era intervenuta la prescrizione.
L’Unicredit aveva tacitato il danno con 1,8 milioni di euro su quasi 8 miliardi di lire richieste dalla parte civile. Tra qualche settimana si capirà quindi se la strada processuale penale merita di essere ampliata. O se hanno ragione quegli avvocati che indirizzano i risparmiatori danneggiati sulla giustizia civile: “Il giudice deve essere specializzato” spiegano in procura. “E c’è un gap informativo che si trasferisce dal rapporto banchiere operatore-cliente a quello bancario imputato-giudice”.
- Lunedì 29 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 29 Ottobre 2007 alle 13:37 terranostra ha scritto:
Finalmente la Magistratura si muove ed indaga su una truffa autorizzata!!
Nulla di nuovo sotto il sole!
Le “BANCHE” strozzini autorizzati,grazie al sistema creditizio a loro favore,si sono inventati i prodotti derivati.
Gli amministratori degli Enti locali, improvvisati managemen,hanno abboccato all’amo.Ti do un uovo adesso,ed a partire da 5 anni mi restituisci galline e pollaio.
Il 29 Ottobre 2007 alle 17:32 Corrado Buccieri ha scritto:
Se la magistratura,comincia ad indagare
sulle banche…allora avremo anche un
riallineamento della politica.
Nel pollaio (come dice Terranostra) della politica ci sono già tanti galli e galline, ma se si da una strigliata alle banche,ci riprenderemo l’uovo.
Le strade da percorrere ce ne sono buon
lavoro ai magistrati.
Il 30 Ottobre 2007 alle 9:56 max1945 ha scritto:
Non attendiamoci miracoli dalla magistratura e, soprattutto, non dimentichiamoci quante volte sia stato fatto un uso distorto e politico dell’”obbligatorietà ”. Quali banche e quali amministrazioni locali cadranno sotto la lente dei procedimenti? Spero di essere smentito dai fatti!
Il 30 Ottobre 2007 alle 12:41 Derivati troppo opachi per gli enti locali. Parola della Consob » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] ‘’È verosimile che gli enti locali non siano in grado di valutare la correttezza del pricing delle clausole aggiuntive, più complesse presenti’’ nei derivati con strutture di cap e floor. Lo ha detto il direttore generale della Consob, Massimo Tezzon, nel corso di un’audizione alla Camera sulle problematiche relative al collocamento di strumenti finanziari derivati. I derivati per gli Enti locali, soprattutto nel caso di copertura per i rischi sui tassi di interesse e in caso di rinegoziazione, sono strumenti che presentano opacità e che per essere valutati correttamente richiedono ‘’sofisticate competenze matematiche e finanziarie, tipicamente presenti solo fra il personale degli stessi intermediari”, spiega Tezzon, sottolineando che per gli enti locali le possibilità di beneficiare della rinegoziazione dei contratti derivati è ‘’assai remota’’. ‘’In alcuni casi ancora più estremi, all’atto della rinegoziazione, nonostante il valore di mercato negativo della posizione originaria, l’intermediario ha riconosciuto all’Ente una somma di denaro ‘up front’, rendendo le condizioni contrattuali ancora più penalizzanti per l’Ente, spesso spostando in avanti nel tempo gli oneri collegati a tali condizioni più penalizzanti - ha concluso Tezzon -. Ciò ha aggiunto ulteriori elementi di opacità e di complessità alle rinegoziazioni dei contratti derivati, rendendo oltremodo complessa la verifica della congruità delle condizioni di prezzo’’. A fine 2006, ha spiegato Tezzon, gli enti locali ‘’avevano un’esposizione in derivati verso banche italiane stimabile in circa 13 miliardi di euro di nozionale, pari al 36% dell’indebitamento totale verso intermediari residenti; il valore di mercato di queste posizioni risultava tuttavia negativo per circa un miliardo di euro’’. Tuttavia, ha continuato, ‘’l’esposizione degli enti locali ai derivati è probabilmente assai più ampia, poiché diverse fonti indicano che molte posizioni in derivati detenute dagli enti locali sono in contropartita con banche estere, posizioni per le quali non sono ancora disponibili dati statistici’. I dati più recenti mostrano un utilizzo intenso dei derivati da parte delle banche, che hanno posizioni in derivati superiori al totale delle attività di bilancio, sia da parte dei soggetto non finanziari. In particolare, si può stimare che le imprese quotate coprono i rischi su circa il 70% delle loro passività finanziarie, mentre quelle non quotate coprono il 20% circa delle loro passività ; per gli enti locali i dati disponibili indicano una copertura di circa 1/3 dell’indebitamento, ma probabilmente sottostimano largamente il fenomeno per la mancanza di informazioni sull’esposizione con intermediari finanziari’’. ‘’Il settore più esposto ai derivati, in termini di controvalore nozionale delle posizioni, è quello delle banche, che a fine 2006 detenevano posizioni per circa 4.700 miliardi di euro, di cui il 5% circa in contropartita con soggetti non finanziari (soggetti pubblici, imprese, persone fisiche). Il valore nozionale - ha concluso Tezzon - dei derivati risultava pari a oltre 2 volte il totale delle attività in bilancio. Il valore di mercato dei derivati detenuti dal sistema bancario risultava positivo per quasi un miliardo di euro’’. (Ansa) LEGGI ANCHE: Il pool di Milano tiene d’occhio i derivati [...]
Il 5 Luglio 2008 alle 22:01 elisadamilano ha scritto:
A proposito dei derivati del Comune di Milano, da http://www.partecipaMi.it, segnalo questa news:
http://www.partecipami.it/?q=n.....p;single=1
Il 23 Ottobre 2009 alle 19:17 Tremonti e la solitudine (apparente) del numero primo - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Palazzo Chigi, ma con una rete di contatti diretti che potrebbero riservare sorprese. Per esempio Francesco Greco, il coordinatore del pool finanziario della procura di Milano, descritto dal Giornale come l’ammazzasette che tiene in pugno decine di [...]
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