Dopo Cortina, caccia allo Statuto Speciale. Ma il ministro dà buca ai sindaci

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Nel giorno dell’addio di Cortina al Veneto per buttarsi nelle braccia di una ragione a statuto speciale come il Trentino Alto Adige, con meno imposte e una burocrazia più snella, al ministero per gli Affari Regionali si consuma una beffa per la piccola delegazione che rappresenta i piccoli comuni di confine che hanno bilanci sfiancati proprio dalla vicinanza di comunità che godono dei privilegi da tassazione agevolata.

Ore diciassette di lunedì. Appuntamento a Palazzo Chigi. Puntuali arrivano Marco Scalvini, sindaco di Bagolino e rappresentante dei comuni di confine, Piergiorgio Stiffoni e Sergio Divina, entrambi senatori della Lega Nord.
La giornata è autunnale ma il clima è rovente: nell’aria i risultati del referendum di Cortina D’Ampezzo. Con la perla delle Dolomiti che volta le spalle al Veneto di Galan e chiede (si scoprirà in serata con il 55.36 per cento dei votanti al referendum) l’annessione all’Alto Adige. Più soldi, più servizi, più infrastrutture. Alle 18 è fissato l’incontro con il ministro per gli Affari Regionali Linda Lanzillotta. Giusto il tempo di qualche flash e un’intervista tv. L’appuntamento è in uno dei palazzi della Presidenza del Consiglio in via del Tritone. Scalvini, insieme ai due senatori della Lega, spera di avere rassicurazioni in merito al fondo da 25 milioni di euro che la Finanziaria dovrebbe garantire ma di cui non c’è ancora nemmeno l’ombra. In tutto il governo avrebbe promesso 40 milioni di euro per arginare la fuga dei comuni di confine.
Una telefonata dietro l’altra e poi, in una stanzetta al primo piano dove la delegazione dovrebbe essere ricevuta, arriva la notizia tramite le agenzie di stampa. Il ministro Lanzillotta nega l’appuntamento e dice che non incontrerà i senatori e il sindaco di Bagolino. Ma nessuno ai tre lo dice ufficialmente. Poco dopo le 18 arriva il capo di gabinetto che spiega: “Questione di protocollo”. Il ministro pensava di incontrare solo i due senatori. Tutto rimandato. Poi aggiunge: “Sono già stati presi accordi con il senatore Castelli”. Qualche momento di imbarazzo e alla fine la resa della piccola delegazione. Scalvini scalpita: “Il ministro sapeva dell’incontro. Ha cambiato idea all’ultimo momento ma sappiamo aspettare”. Difficile dargli torto. Il suo nome, così come quello degli altri due senatori, era nella lista delle persone attese dal ministro. All’ingresso hanno confermato che li stavano aspettando.
Il ministro degli Affari regionali e autonomie locali, Linda Lanzillotta, nella sala stampa di Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri
Così mentre il caso Cortina conquista le prime pagine dei giornali, quello degli altri 171 comuni di confine è rimandato a data da destinarsi. La Finanziaria non ha stanziato le risorse promesse e la maggior parte di questi piccoli centri è a un passo dalla bancarotta. I cittadini preferiscono vivere, fare business e pagare le tasse là dove bastano pochi metri di distanza, per godere di agevolazioni di oguini genere. L’unica strada resta quella di chiedere l’annessione alle Regioni a statuto speciale. Cortina docet. Non solo in fatto di tendenze e bella vita.

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Le schede del Referendum Popolare per il passaggio del comune di Cortina D'Ampezzo con il Trentino Alto Adige.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

Commenti

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Il 31 Ottobre 2007 alle 12:15 terranostra ha scritto:

Capri come Cortina? Aspetto commenti sulla proposta.

Il 31 Ottobre 2007 alle 23:11 carlo.tosi ha scritto:

In merito alle sempre più frequenti richieste di comuni per passare da una regione ad un’altra e godere dei privilegi fiscali e normativi che le regioni a statuto speciale hanno. Non sarebbe ora di eliminare tali disparità? Se avevano ragione di esistere anni fa quando queste erano “povere”, ora non è più così. Hanno entrate da turismo invidiabili. Pagano pochissimo di tasse a Roma ma da questa (cioè da noi) ricevono molti contributi. Non è giusto nei confronti degli altri italiani!

Il 13 Novembre 2007 alle 14:53 La guerra del prosecco, Treviso contro Trento: “Concorrenza sleale” » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Veneto contro Trentino. Secondo round. Dopo l’abbandono di Cortina e la lunga battaglia dei comuni di confine, oggi la partita si sposta nella terra del prosecco. In ballo, ancora una volta, i cospicui benefici economici di cui possono godere le aziende trentine spesso a discapito di quelle delle regioni confinanti. A rendere ancora più effervescente lo scontro ci hanno pensato due giganti delle bollicine: la veneta Mionetto spa di Valdobbiadene e la Cavit sc di Trento. Nonostante la smentita del presidente della Provincia di Trento Leonardo Muraro, le voci di una possibile cessione della Mionetto alla Cavit sono sempre più insistenti. L’acquisizione, scrivono i consiglieri di Forza Italia Alessio De Mitri e Gianpietro Favaro nella mozione presentata venerdì scorso, “appare finalizzata al mero acquisto del marchio con conseguente vendita degli immobili e degli impianti di produzione”. Una danno, spiegano, per la Provincia di Treviso che dovrebbe rinunciare ad una delle sue aziende più solide, con un fatturato in crescita del 7 per cento e oltre 250 dipendenti. I consiglieri di Forza Italia sono convinti che la cessione sia causata da un vantaggio sul mercato di tutte le aziende trentine e altoatesine. Gli esempi, dicono, sono centinaia. “Basta andare sul sito della Provincia autonoma di Trento, entrare nella sezione delibere e determinazioni, digitare Cavit nella finestra di testo, e vedere i risultati”. E in effetti provare per credere. La ricerca produce decine di risultati negli ultimi anni. E nella gran parte dei casi si tratta di contributi a favore della Cavit. Ad esempio, aggiungono i consiglieri, “nel 2006, la Provincia autonoma di Trento ha erogato alla Cavit Sc contributi in conto capitale pari a 26.215, 00 euro per l’ampliamento degli uffici, contributi in conto capitale pari a 1.169.175,00 euro per l’esecuzione di lavori e l’acquisto di attrezzatura e ancora contributi in conto capitale pari a 166.474,00 euro annui per la durata di dieci anni in attuazione della legge provinciale 28 marzo 2004 n.4″. Anche per queste ragioni, spiega De Mitri, il gruppo di Forza Italia ha chiesto alla Giunta di incaricare un legale di valutare l’opportunità di adire l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nonché la Corte di Giustizia Europea per verificare se i cospicui contributi erogati dalla Provincia autonoma di Trento alla Cavit Sc, ma anche alle altre aziende, non costituiscano una violazione delle norme sulla concorrenza. Una provocazione? “No, arriveremo fino in fondo”. [...]

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