Il pacchetto sicurezza rischia di restare un disegno

Il ministro dell'Interno Giuliano Amato nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri dopo l'approvazione del pacchetto sicurezza
Cinque disegni di legge da presentare in Parlamento. Nella speranza di una “sollecita approvazione”, anche con l’apporto del centrodestra. Ma con il rischio reale che restino disegni teorici senza una pratica attuazione.

Alla fine, dopo lo stop della scorsa settimana, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al “pacchetto sicurezza”, il cosiddetto Amato-Mastella. Composto, appunto, da cinque disegni di legge: disposizioni in materia di sicurezza urbana; disposizioni in materia di grave allarme sociale e di certezza della pena; adesione al trattato di Prum e istituzione della banca dati nazionale del dna; misure di contrasto alla criminalità organizzata, delega al governo per l’emanazione di un testo unico delle disposizioni in materia di misure di prevenzione, disposizioni in materia di ordinamento giudiziario e patrocinio a spese dello stato. Infine reintroduzione del reato di falso in bilancio, fortemente voluto dai ministri Antonio Di Pietro e Paolo Ferrero (che aveva chiesto punizioni anche per i reati dei cosiddetti “colletti bianchi”) innalza le pene che nella scorsa legislatura erano state alleggerite.
A questi si aggiungono altri tre provvedimenti per la sicurezza negli esercizi commerciali e contro la contraffazione e il caporalato, che saranno presentati come emendamenti alla Finanziaria.
Una settimana sembra dunque servita al governo per licenziare un pacchetto “più completo”. Che tuttavia non ha avuto il pieno appoggio della maggioranza oltre ad andare incontro alle scontate critiche dell’opposizione.
Quest’ultima, per bocca di Alfredo Mantovano, ex magistrato e ora senatore di Alleanza Nazionale, ha così commentato: “Perfino il pacchetto sicurezza viene lottizzato: un ddl (o una voce significativa del pacchetto) per ogni partito; a Di Pietro il falso in bilancio, ad Amato i poteri ai sindaci, a Ferrero un nuovo permesso di soggiorno per sanare chi entra clandestinamente… Attendiamo con ansia di conoscere che cosa toccherà all’Udeur!”.
Al di là però dei giudizi politici, è un fatto che, nonostante Letta abbia presentato il pacchetto “Amato-Mastella”, come frutto di un lavoro di squadra, approvato “all’unanimità, pesano dal punto di vista politico le astensioni del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, sui provvedimenti relativi alla sicurezza urbana e alla lotta alla contraffazione e quella dei ministri dell’Università, Fabio Mussi e dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, sui Ddl relativi alla sicurezza urbana.
Ma non sono questi gli unici ostacoli sul percorso delle nuove misure anti-criminalità di Amato e Mastella. Il vero nodo lo spiega lo steso ministro dell’Interno: “i disegni di legge sulla sicurezza vanno in Parlamento come tali e contengono norme che dovrebbero incontrare consenso e sollecita approvazione. Proprio per questo li mandiamo come ddl e non come atti del Governo. Ove queste misure non venissero approvate in tempi ragionevoli, il Governo dovrà riconsiderare la sua scelta”.
Tradotto: il governo non se l’è sentita di varare un decreto, partorendo “solo” cinque disegni di legge che per entrare in vigore dovranno imboccare il consueto iter parlamentare per uscirne chissà quando e chissà come. La pensa così, per esempio, l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, di Forza Italia: “Mentre gli italiani e le forze dell’ordine attendono, la delittuosità complessiva e l’allarme sociale continueranno a crescere, confermando il fatto che la sicurezza per questo governo è ormai una questione di secondaria importanza”.
E l’opinione è condivisa anche da molti nella maggioranza. Innanzitutto dall’Idv (il partito di Antonio Di Pietro), che tramite Massimo Donadi, capogruppo dei dipietristi alla Camera, dice a Panorama.it: “Avremmo preferito un decreto per farlo entrare in vigore immediatamente. Ma di fronte al rischio di non venir approvato, va bene anche il ddl. Lavoreremo in Aula perché diventino al più presto legge queste norme a tutela dei cittadini”.
Il fatto è che un ddl non ha vincoli di tempo (come invece ha il decreto legge, che decade se non convertito in legge, dopo 60 giorni dalla sua emanazione) e il pericolo paventato dall’onorevole Donadi è più che concreto: con l’aria di fine impero che regna sui palazzi romani, il “pacchetto Amato Mastella”, nonostante la corsia preferenziale su cui viaggiano di solito i provvedimenti del governo, rischia di restare il solito pacco vuoto.

LEGGI ANCHE: Dossier immigrazione: non chiamateli extracomunitari

Commenti

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Il 31 Ottobre 2007 alle 1:38 luanmagi ha scritto:

Risulta evidente la non volontà della maggioranza di porre in atto il pacchetto.
troppo facile comprendere il perchè. L’unico aspetto positivo è che ci è dato capire, sempre meglio, le diverse posizioni. Sarebbe molto bello e significativo che Prodi, invece di “supplicare” la maggioranza a restare coesa, (è talmente sfaldata che per far pervenire il messaggio a tutti ha dovuto far ricorso ai media), dichiarasse: il pacchetto della sicurezza, può non essere perfetto, ma io lo passo con decreto e poi pongo, immediatamente il voto di fiducia, me ne frego dei 60 giorni. Sono norme che servono al Paese. Se sarò sfiduciato su qualcosa di così importante per i cittadini, Vi mando tutti a casa. E ci vado anch’io.
Bello sognare?

Il 1 Novembre 2007 alle 12:50 Stupro nella capitale: decreto varato e governo veltronizzato » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’hanno subito ribattezzato “decreto Veltroni” quello approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri straordinario sull’onda dello shock mediatico della donna stuprata, torturata e ridotta in coma da un rumeno a Roma. In pratica viene attribuito al prefetto il potere di allontanare anche cittadini comunitari (e la Romania è appena entrata nella Ue) per motivi di pubblica sicurezza. Il decreto approvato dal Cdm, convocato praticamente da Walter Veltroni, non è altro che il quarto ddl del pacchetto sicurezza licenziato due giorni fa proprio dal governo. Disegni di legge che avevano ricevuto proprio critiche perché non erano subito applicabili ma richiedevano il preliminare passaggio e l’approvazione in Parlamento. Cosa tutt’altro che scontata, visti i chiari di luna all’interno della maggioranza. [...]

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