
Il Pd sarà il partito delle donne.
E il buon proposito è stato e messo per iscritto nel regolamento delle primarie del 14 ottobre e ribadito, come una svolta epocale, da tutti i leader (e le leader) del nuovo partito, intervistati a margine della prima assemblea di Milano, il 27 ottobre scorso. Ultima in ordine di tempo, Anna Finocchiaro, alle Invasioni Barbariche (qui il video).
Ma aldilà delle dichiarazioni di intento, la rivoluzione al femminile non sembra essersi avviata poi così bene. Almeno in Campania, dove il nuovo partito che doveva essere metà rosa ha rischiato di farsi quasi tutto blu, per non dire grigio. Dalla truppa degli eletti alla costituente del Pd sono infatti scomparse sette donne, che si sono dimesse per far posto ad altrettanti uomini.
Il caso più clamoroso è probabilmente quello di Clotilde Paisio, femminista della Margherita campana e candidata al collegio di Fuorigrotta, subito dopo il sindaco partenopeo Bassolino. La sua lista ha preso inaspettatamente solo due seggi, lasciando fuori Tonino Amato, capogruppo regionale dei Ds e gran portatore di voti. La Paisio ha deciso così di presentare prontamente le dimissioni, adducendo motivi professionali, ma anche politici. Insieme a lei, e nelle stesse ore, altre sei donne hanno passato la mano. Scatenando un vero e proprio finimondo. A cominciare dalla senatrice Ds Annamaria Carloni, moglie di Bassolino e leader dell’ala Bindi non eletta alle primarie, che ha bollato la scelta come un “fatto gravissimo”. E se i ripescati cercano di minimizzare, affermando come Giuseppe Gambale, assessore dei Dl al comune di Napoli, “che non si tratta certo di un posto in Parlamento”, le pasionarie rosse non ci stanno.
E le giudicano, a bocca di Fiorella Girace, presidente della commissione regionale Pari Opportunità, “come un atto vergognoso. Significa non avere rispetto delle regole di un partito nuovo e di piegarle alle convenienze degli uomini”.
La patata bollente è ora passata al neosegretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, che si è detto pronto a “valutare decisioni riparatrici e a rispettare gli equilibri nel nuovo partito”. Spetterà a lui decidere se il futuro del Pd, almeno in Campania, sarà più roseo del previsto. Spinge in questo senso lo stesso neo segretario Veltroni, che è intervenuto nella diatriba con una lettera destinata all’Utan (l’Ufficio tecnico-amministrativo nazionale) e al Collegio dei Garanti del Pd per chiedere ufficialmente che, in caso di dimissioni da parte di eletti all’Assemblea Costituente, per la sostituzione sia ribadito e applicato il criterio dell’alternanza uomo-donna.
Ovvio che l’intervento del segretario sia stato apprezzato dall’ala rosa dell’Ulivo campano. E non solo: è d’accordo con l’idea di Veltroni anche quel Tonino Amato che stava per subentrare proprio a Clotilde Paisio: “Mi rimetto serenamente alle decisioni dell’Utan e mi auguro che con questa saggia iniziativa del segretario nazionale finiscano le strumentalizzazioni politiche e gli attacchi personali”.
- Mercoledì 31 Ottobre 2007
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.