Non ce l’ha fatta Giovanna Reggiani, la donna di 47 anni aggredita, seviziata, picchiata e, forse, stuprata martedì sera alla stazione di Tor di Quinto a Roma. La sua agonia all’ospedale Sant’Andrea, dove era arrivata in coma, è durata due giorni. Ha lottato fino all’ultimo per sopravvivere, come contro il suo aguzzino, Romulus Nicolae Mailat, un romeno di 24 anni, che al momento dell’arresto da parte della polizia aveva il volto insanguinato e la schiena piena di graffi.
Davanti a chi lo interrogava ha negato di aver consumato la violenza sessuale, l’accusa per lui è di omicidio volontario. Quando è stata ritrovata Giovanna Reggiani aveva i pantaloni abbassati e il maglione alzato. Il marito, il capitano di vascello Giovanni Gumiero, le ha tenuto la mano fino alla fine.
Intanto sulla sicurezza è scoppiata la polemica politica. L’attacco più duro è arrivato da Gianfranco Fini. “Si dovrebbero vergognare”, ha detto riferendosi al governo. Poi l’affondo contro Veltroni e Rutelli, gli ultimi due sindaci della Capitale: “Chiedo loro di spiegare perché la stazione Tor di Quinto è stata lasciata in queste condizioni. È una roba indegna, da quarto mondo”. In un’intervista al Gr1 Romano Prodi ha risposto che si tratta di “critiche non giustificabili perché non siamo al governo da cento anni. La grande responsabilità di queste politiche (su immigrazione e sicurezza, ndr) è del governo precedente”. Ma il premier non ha rinunciato a chiedere la collaborazione dell’opposizione nell’approvazione del provvedimento sulla sicurezza.
- Giovedì 1 Novembre 2007

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Commenti
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Il 1 Novembre 2007 alle 22:28 Stupro nella capitale: decreto varato e governo veltronizzato » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È morta la donna seviziata a Roma. L’aggressore nega lo stupro Panorama Canali Italia Stupro nella capitale: decreto varato e governo veltronizzato [...]
Il 1 Novembre 2007 alle 22:41 carlo.tosi ha scritto:
Invitiamo mastella in prìmo luogo quale responsabile della giustizia, poi a seguire magistrati, questori, avvocati e polizia ad andare in Romania a Bucarest per seguire dei corsi su come si tratta chi delinque e come si applicano le pene. Visto che là da loro si guardano bene dal combinare pasticci e se lo fanno li pagano cari. Mentre se hanno voglia di fare qualunque crimine, vengono da noi perchè sanno bene che in questa repubblica delle banane possono fare ciò che vogliono senza subire nessuna conseguenza. Ma sono discorsi inutili, le persone citate sopra, ministro in testa, non sono esposti alla delinquenza, loro vivono e viaggiano ben protetti da robusta scorta. Non devono prendere il treno, il metrò o il mezzo pubblico per andare a lavorare. Non devono fermarsi a fare benzina o andare a far la spesa. E naturalmente tutto a spese del cittadino ed a scapito delle risorse per le forze dell’ordine alle quali tagliano i fondi, ed alla faccia del cittadino indifeso.
Il 1 Novembre 2007 alle 22:47 carlo.tosi ha scritto:
Possono tranquillamente evitare, dall’opposizione, di gridare allo scandalo ed all’inettitudine di questo governo nell’affrontare la criminalità e l’ingresso in Italia di furfanti a valanghe. Anche se questo è vero, loro nel loro governo non hanno combinato proprio nulla di meglio. I clandestini vengono dentro come allora e come allora non vengono contrastati. Tanto, è sempre la gente comune a farne le spese.
Il 2 Novembre 2007 alle 10:42 Morto don Benzi, il difensore delle donne sfruttate. Di qualsiasi nazionalità » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È morta la donna seviziata a Roma. L’aggressore nega lo stupro [...]
Il 2 Novembre 2007 alle 19:54 pietroancona ha scritto:
non condivido che venga rimarcata, quasi come un marchio, la parola “rumeno”.
Se si fosse trattato di un italiano si sarebbe scritto “il ventiquattroenne italiano? No, non si sarebbe scritto.
Trattiamolo per quello che è un assassino. Aspettiamo anche che venga
in luce tutta la verità. Sostiene
di aver compiuto soltanto la rapina e respinge gli altri addebiti di stupro ed assassinio. Puà darsi che un’altra persona abbia contribuito al massacro della sventurata signora Reggiani.
Pietro
Il 5 Novembre 2007 alle 17:35 La sicurezza? Una partita politica giocata ai rigori da Cdl e Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il centrodestra non appoggerà il pacchetto sicurezza del governo: “Non ci sono le condizioni per il nostro sì al decreto” ha dichiarato Gianfranco Fini, parlando a nome degli altri leader moderati, al termine del vertice della Cdl. Vertice che, per inciso, ha segnato il ritorno (tra gli applausi) di Pier Ferdinando Casini. Formalmente la Cdl spiega il suo no con il mancato accoglimento di alcuni emendamenti al testo governativo. Tra questi, l’espulsione immediata dei condannati e l’aumento dei fondi per le forze dell’ordine, che la Finanziaria eleva di appena 100 milioni di euro, 80 dei quali già impegnati per l’ordinaria amministrazione. [...]
Il 5 Novembre 2007 alle 19:25 Italia-Romania, tra affari e sicurezza la convivenza tra due popoli » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, i tre romeni aggrediti a bastonate (uno è ferito gravemente) davanti a un supermercato romano in una spedizione punitiva di italiani, la bomba carta e la scritta “Ve bucamo la testa” in un negozio di specialità romene a Monterotondo (nella foto), la tentata fuga di un 28enne romeno condannato a sette anni per stupro, bloccato dalla polizia all’aeroporto di Treviso. E la politica: le dichiarazioni di Walter Veltroni, secondo cui c’è una prevalenza di reati compiuti da romeni, il decreto sulle espulsioni dei cittadini comunitari, le proteste del presidente Traian Basescu, il primo incontro istituzionale domani tra il ministro Bersani e il governo di Bucarest, quello tra i due premier, Prodi e Calin Popescu Tariceanu, mercoledì a Roma. [...]
Il 7 Novembre 2007 alle 11:47 La sicurezza del ministro Amato: mani avanti e passi indietro » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Tirato per la giacca da destra e da sinistra, è delicata la posizione del ministro dell’Interno Giuliano Amato, in tema di sicurezza. Se, da una parte, l’opposizione chiede infatti una restrizione delle maglie per gli ingressi dalla Romania e interventi seri sul fronte dell’espulsione dei soggetti indesiderati; dall’altro Rifondazione Comunista minaccia di far mancare il proprio sostegno qualora il decreto non venga ammorbidito non inserendo, ad esempio, la mancanza di un reddito tra le motivazioni idonee a determinare gli allontanamenti forzati. E allora, incassando anche l’assist del premier romeno Calin Popescu Tariceanu (che, pochi minuti prima di imbarcarsi sull’aereo Bucarest-Roma per un incontro con Romano Prodi, ha annunciato: “È un momento difficile, dobbiamo comunicare”), il titolare del Viminale ha messo le mani avanti, per tentare di far passare “dal centro” un decreto che non piace né alla destra né alla sinistra. Le “espulsioni di massa” sono “inconcepibili”, ha fatto sapere il ministro. Mani avanti e passo indietro, appunto. Giusto in tempo per riallacciare il dialogo con Rifondazione e con Paolo Ferrero, ministro rosso della Solidarietà Sociale. Tanto è vero che alcuni degli emendamenti del Prc al “pacchetto sicurezza” al vaglio della Camera verranno accolti. Primo fra tutti quello sul passaggio delle pratiche di espulsione “al giudice monocratico”. Sull’onda dell’emozione dopo i fatti di Tor di Quinto, erano arrivati dal governo gli annunci su un giro di vite per la sicurezza e un decreto per rispedire in patria i romeni pericolosi. Amato nelle ultime ore ha invece disegnato una linea meno intransigente: “Ci sono proposte che non ho nessuna difficoltà ad accettare”, ha spiegato riferendosi ai colloqui avuti con gli esponenti di Rifondazione. Per esempio, ha proseguito Amato, “condivido che la convalida delle espulsioni per motivi di pubblica sicurezza, come richiede Prc, passi dal giudice di pace al giudice ordinario del tribunale monocratico”. Tenta insomma un compromesso il ministro: una via di mezzo, a metà tra “le politiche della destra a cui non ci si può arrendere” e una rigorosa politica della sicurezza, la nuova parola d’ordine dei sindaci di sinistra, che da quest’estate sta scatenando la diffidenza della sinistra radicale. In questa gravosa ricerca di un equilibro centrista, Amato tuttavia non raccoglie l’appoggio di Pier Ferdinando Casini, che giudica il decreto troppo sbilanciato a sinistra: il pacchetto rischia di non essere votabile perché si sta già confezionando secondo le richieste della Sinistra radicale”, ha detto il leader dell’Udc a Radio anch’io. Mentre lo stesso Walter Veltroni (che in molti, malignamente, ritengono il padre del dl), accetta le proposte di modifica presentate da Rifondazione: “Sono legittime, andranno valutate, l’importante è che non cambi lo spirito del provvedimento”. A mettere però sull’avviso che, in realtà, nemmeno a decreto approvato cambierà qualcosa in termini di lotta all’immigrazione violenta, ci sono le previsioni economiche delle operazioni: ogni trasferta per riaccompagnare a Bucarest i romeni espulsi è un costo che grava sulle forze dell’ordine. Ma Amato ha chiarito: “La copertura c’è. Abbiamo mantenuto nei capitoli del ministero dell’Interno le stesse risorse per gestire le espulsioni che avevamo prima”. “Prima”: cioè quando la sicurezza non era ancora percepita come un’emergenza da parte dei cittadini. [...]
Il 10 Gennaio 2008 alle 17:24 Il Papa mette in croce Veltroni: per il degrado di Roma e la 194 » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Stavolta, la denuncia non viene dagli avversari politici (della maggioranza o dell’opposizione) ma molto più dall’alto. E potrebbe pesare ancora di più. Di sicuro sta già facendo discutere: a parlare del “gravissimo degrado di alcune aree di Roma” è Papa Benedetto XVI, nella tradizionale udienza per gli auguri di inizio anno. Di tradizionale, però, c’è stato solo l’appuntamento. Perché, durissime e inusuali, le parole del Pontefice sono andate di traverso a tutto il gotha dell’amministrazione capitolina, presente all’udienza: il sindaco della capitale Walter Veltroni, la giunta comunale, il presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, e il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Quello di Ratzinger, che di Roma è anche vescovo, è stato insomma un monito serio e circostanziato: “Un evento tragico come l’uccisione, a Tor di Quinto, di Giovanna Reggiani, ha posto bruscamente la nostra cittadinanza di fronte al problema non solo della sicurezza, ma anche del gravissimo degrado di alcune aree di Roma; specialmente qui” ha spiegato Ratzinger “è necessaria, al di là dell’emozione del momento, un’opera costante e concreta, che abbia la duplice finalità di garantire la sicurezza dei cittadini e di assicurare a tutti, in particolare agli immigrati, almeno il minimo indispensabile per una vita onesta e dignitosa”. In un continuo crescendo, il Papa ha poi messo in guardia gli amministratori sull’aumento di situazioni di disagio sociale: “I prezzi degli alloggi, le sacche persistenti di mancanza di lavoro, e anche i salari e le pensioni spesso inadeguati rendono davvero difficili le condizioni di vita di tante persone e famiglie”, ha aggiunto Benedetto XVI, che ha voluto spingersi anche nella denuncia di quella che ha chiamato “emergenza educativa”. “Sembra sempre più difficile proporre in maniera convincente alle nuove generazioni solide certezze e criteri su cui costruire la propria vita”, si è lamentato Ratzinger, criticando “un contesto sociale e culturale impregnato di relativismo e anche di nichilismo”. Infine, l’affondo. Sui Dico, inevitabilmente. Benedetto XVI ha infatti chiesto con forza che “le pubbliche amministrazioni non assecondino” attacchi “insistenti e minacciosi” contro l’istituzione della famiglia. “Come ho scritto nel recente messaggio per la Giornata mondiale della Pace” ha aggiunto il Pontefice, “la famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d’amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce il luogo primario dell’umanizzazione della persona e della società, la culla della vita e dell’amore” ha aggiunto Sua Santità. E qui a tutti è parso chiaro il riferimento del Pontefice alle discussioni sul registro per le unioni civili avvenute nella giunta comunale di Roma e alla più recente prese di posizione di Veltroni, da leder del Pd, sulla 194. Colpito da tante critiche, proprio il sindaco Veltroni ha accolto le parole del Papa come “domande che per ogni persona di buona volontà sono inevitabilmente suonate come un’esortazione. Una dolorosa e pressante esortazione. Ad avere occhi per vedere, cuore per condividere, mente per pensare, per progettare e lavorare in concreto in favore degli invisibili”. [...]
Il 19 Aprile 2008 alle 17:07 Un’altra studentessa straniera accoltellata e stuprata a Roma » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La scena è stata però notata da due ragazzi di passaggio che hanno immediatamente allertato i militari della locale Stazione, in quel momento impegnati in servizio di prevenzione proprio in quella zona. Quando si è accorto che stavano arrivando i carabinieri, il romeno ha tentato di scappare nelle campagne intorno alla stazione, piuttosto isolata, ma è stato catturato subito dopo e, arrestato, è finito a Regina Coeli. La ragazza, immediatamente soccorsa, è stata trasportata d’urgenza in ospedale, dove è ancora ricoverata in prognosi riservata. La dinamica dell’episodio ricalca tragicamente la vicenda dell’ottobre del 2007, quando, nei pressi della stazione di Tor di Quinto a Roma, perse la vita Giovanna Reggiani. [...]
Il 20 Aprile 2008 alle 11:15 Violenze sulle donne a Roma e Milano. E tra Pd e Pdl è scontro sulla sicurezza » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nella Capitale - dove domenica prossima ci sarà il turno di ballottaggio tra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli - il livello dello scontro politico si è subito alzato e il candidato del centrodestra ha attaccato: “L’aggressione alla ragazza alla stazione ferroviaria La Storta riporta in primo piano il problema della sicurezza a Roma, ignorato dal centrosinistra”. Poi Alemanno ha aggiunto: “Nel Pd farebbero bene a interrogarsi sulle loro responsabilità in merito al proliferare dei campi nomadi”. All’esponente di An hanno risposto prima Rutelli, che ha esortato il suo avversario ad “essere uniti contro il crimine” e soprattutto ad evitare “strumentalizzazioni e propagande che non aiutano la lotta al crimine”, e poi anche il leader del Pd, Walter Veltroni, che ieri era impegnato a Roma per sostenere proprio la corsa di Rutelli contro Alemanno: “A nessuno di noi”, ha detto il leader del centrosinistra, “viene in mente di dire che la responsabilità dello stupro a Brera è del sindaco di Milano, cosa che invece è stata fatta dall’altra parte politica quando ci sono stati casi analoghi nella nostra città”. Insomma, per Veltroni “c’è un problema di sicurezza a Roma come a Milano”, che investe tutto il Paese. Ma il decreto sicurezza, quello varato a novembre dopo il drammatico caso della signora Reggiani a Roma, non è mai stato approvato. E per questo il leghista Roberto Calderoli promette: “Entro due mesi dall’insediamento del nuovo governo dovremo dare risposte definitive in materia di sicurezza e di clandestinità attraverso la conversione di un decreto legge da emanarsi già nel mese di maggio. E chiunque si opporrà al confronto dovrà essere considerato, e additato da tutti, alla stregua di uno stupratore”. [...]
Il 7 Ottobre 2008 alle 12:31 Delitto Reggiani: ma quella sera Mailat era solo? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Eppure, per la seconda udienza del processo che lo vede imputato di avere (nell’ottobre 2007) rapinato, tentato di violentare, ucciso e occultato il corpo di Giovanna Reggiani, 47 anni, valdese, sposata all’ufficiale della Marina Giovanni Gumiero, c’era un discreto pubblico. “Cos’è, una festa?” sussurrava l’ispettore di polizia del commissariato di Ponte Milvio Alessandro Rongoni, il primo a deporre, il primo a tornare sul luogo del delitto il giorno dopo. [...]
Il 7 Ottobre 2008 alle 13:00 SuccedeOggi » Blog Archive » Delitto Reggiani: ma quella sera Mailat era solo? ha scritto:
[...] Eppure, per la seconda udienza del processo che lo vede imputato di avere (nell’ottobre 2007) rapinato, tentato di violentare, ucciso e occultato il corpo di Giovanna Reggiani, 47 anni, valdese, sposata all’ufficiale della Marina Giovanni Gumiero, c’era un discreto pubblico. “Cos’è, una festa?” sussurrava l’ispettore di polizia del commissariato di Ponte Milvio Alessandro Rongoni, il primo a deporre, il primo a tornare sul luogo del delitto il giorno dopo. [...]
Il 28 Ottobre 2008 alle 17:09 Il pm: “Ergastolo al rom che stuprò e uccise la signora Reggiani” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Condannare Romulus Nicolae Mailat all’ergastolo. È questa la richiesta del pm Maria Bice Barborini nei confronti del romeno di 25 anni accusato di aver aggredito, il 30 ottobre 2007, vicino alla stazione ferroviaria di Tor di Quinto, la quarantasettenne Giovanna Reggiani, morta il primo novembre successivo a causa delle lesioni riportate. Per sostenere la piena responsabilità dell’imputato il pm ha ripercorso tutto l’iter dell’inchesta e dell’istruttoria dibattimentale esaminando ogni risvolto della vicenda. Questo omicidio non fa parte dei casi “senza colpevoli”, ha detto Maria Bice Barborini, che ha iniziato la sua requisitoria ricordando che il processo giunge a conclusione “in prossimità dell’anniversario dell’aggressione e del decesso” della donna, ha concluso il suo intervento, durato circa due ore, sostenendo che “l’istruttoria ha consentito di non lasciare senza colpevoli l’ennesima aggressione a una donna”. Per il pm, sussistono, quindi, tutte le aggravanti dell’omicidio. “Non si può dire” ha sottolineato “che Mailat non abbia agito con crudeltà. Ha colpito la Reggiani con un bastone a superficie piatta e ha infierito sulla donna per sincerarsi che non potesse sopravvivere. Lo stesso Mailat ha ammesso di aver sottratto la borsa”. Per ricostruire le vicende che hanno preceduto e seguito l’aggressione a Giovanna Reggiani, il pm ha indicato le dichiarazioni di tutti i “testi chiave”. Da quelle di Dorin Obedea, suocero di Mailat, che “ha detto di aver visto il genero colpire la donna con pugni e un bastone e strapparle poi la borsa”, a quelle di Nicolaie Clopotar, un rom che disse “di aver saputo da Obedea che sul luogo dell’aggressione c’erano Mailat, lo stesso Obedea e altre due persone”. Fino alle dichiarazioni di Emilia Neamtu, zia di Mailat, la “supertestimone” che vide Mailat mentre gettava il corpo della Reggiani sotto un ponte e fermò un autobus. Per il pm “dalle analisi emerge che la signora Reggiani è stata violentemente colpita più volte con pugni e un corpo contundente” e che “non ci sono tracce palesi di altre persone che hanno partecipato con Mailat all’aggressione”. Alla fine della requisitoria del pm Barborini, è intervenuto lo stesso Mailat. Che ha ribadito la sua versione dei fatti. “Non ho le parole, non le ho mai avute - ha spiegato - rimango sempre della stessa opinione, mi affido alla giustizia divina. Durante il processo non ho mai avuto alcuna reazione perché ho capito che sarebbe stato inutile”. E poi ha proseguito: “Volevano a tutti i costi un colpevole per un fatto così grave. Penso di essere stato estratto da un mazzo di carte, sono un capro espiatorio, forse per tutti i romeni che hanno commesso reati in Italia”. Dopo la pausa, il processo riprenderà con la discussione dell’avvocato di parte civile, in rappresentanza del marito della signora Reggiani, e con il difensore dell’imputato. Domani ci sarà la camera di consiglio che porterà alla sentenza. [...]
Il 29 Ottobre 2008 alle 2:17 SuccedeOggi » Il pm: “Ergastolo al rom che stuprò e uccise la signora Reggiani” ha scritto:
[...] Condannare Romulus Nicolae Mailat all’ergastolo. È questa la richiesta del pm Maria Bice Barborini nei confronti del romeno di 25 anni accusato di aver aggredito, il 30 ottobre 2007, vicino alla stazione ferroviaria di Tor di Quinto, la quarantasettenne Giovanna Reggiani, morta il primo novembre successivo a causa delle lesioni riportate. Per sostenere la piena responsabilità dell’imputato il pm ha ripercorso tutto l’iter dell’inchesta e dell’istruttoria dibattimentale esaminando ogni risvolto della vicenda. Questo omicidio non fa parte dei casi “senza colpevoli”, ha detto Maria Bice Barborini, che ha iniziato la sua requisitoria ricordando che il processo giunge a conclusione “in prossimità dell’anniversario dell’aggressione e del decesso” della donna, ha concluso il suo intervento, durato circa due ore, sostenendo che “l’istruttoria ha consentito di non lasciare senza colpevoli l’ennesima aggressione a una donna”. Per il pm, sussistono, quindi, tutte le aggravanti dell’omicidio. “Non si può dire” ha sottolineato “che Mailat non abbia agito con crudeltà. Ha colpito la Reggiani con un bastone a superficie piatta e ha infierito sulla donna per sincerarsi che non potesse sopravvivere. Lo stesso Mailat ha ammesso di aver sottratto la borsa”. Per ricostruire le vicende che hanno preceduto e seguito l’aggressione a Giovanna Reggiani, il pm ha indicato le dichiarazioni di tutti i “testi chiave”. Da quelle di Dorin Obedea, suocero di Mailat, che “ha detto di aver visto il genero colpire la donna con pugni e un bastone e strapparle poi la borsa”, a quelle di Nicolaie Clopotar, un rom che disse “di aver saputo da Obedea che sul luogo dell’aggressione c’erano Mailat, lo stesso Obedea e altre due persone”. Fino alle dichiarazioni di Emilia Neamtu, zia di Mailat, la “supertestimone” che vide Mailat mentre gettava il corpo della Reggiani sotto un ponte e fermò un autobus. Per il pm “dalle analisi emerge che la signora Reggiani è stata violentemente colpita più volte con pugni e un corpo contundente” e che “non ci sono tracce palesi di altre persone che hanno partecipato con Mailat all’aggressione”. Alla fine della requisitoria del pm Barborini, è intervenuto lo stesso Mailat. Che ha ribadito la sua versione dei fatti. “Non ho le parole, non le ho mai avute - ha spiegato - rimango sempre della stessa opinione, mi affido alla giustizia divina. Durante il processo non ho mai avuto alcuna reazione perché ho capito che sarebbe stato inutile”. E poi ha proseguito: “Volevano a tutti i costi un colpevole per un fatto così grave. Penso di essere stato estratto da un mazzo di carte, sono un capro espiatorio, forse per tutti i romeni che hanno commesso reati in Italia”. Dopo la pausa, il processo riprenderà con la discussione dell’avvocato di parte civile, in rappresentanza del marito della signora Reggiani, e con il difensore dell’imputato. Domani ci sarà la camera di consiglio che porterà alla sentenza. [...]
Il 29 Ottobre 2008 alle 18:36 Delitto Reggiani, il romeno Mailat condannato a 29 anni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Romulus Nicolae Mailat è stato condannato a 29 anni di carcere per l’aggressione e l’uccisione di Giovanna Reggiani. La donna, assalita a Roma il 30 ottobre 2007 nei pressi della stazione ferroviaria di Tor di Quinto, morì il primo novembre a causa delle lesioni riportate.. La sentenza dei giudici della III Corte d’assise di Roma dispone anche per il ragazzo romeno di etnia rom di 25 anni l’interdizione legale e la sospensione della potestà genitoriale. Oltre che l’espulsione a pena espiata e il risarcimento in separata sede con una provvisionale di 500 mila euro. Il pm aveva chiesto l’ergastolo, mentre il legale dell’imputato l’assoluzione. [...]
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