Il magistrato è un uomo (o una donna) in carne e ossa che può esprimere le proprie opinioni in pubblico come fa un qualunque cittadino? Oppure è un funzionario dello Stato che deve rimanere chiuso nella torre d’avorio del proprio ruolo istituzionale, votato alla solitudine e al silenzio? Dopo le puntate di Anno Zero in cui Clementina Forleo e Luigi De Magistris hanno denunciato intimidazioni e ostacoli al proprio lavoro, nei corridoi dei tribunali non si parla d’altro che delle toghe in tv.
Tra i magistrati c’è chi prende le difese dei colleghi milanese e calabrese, chi richiama al basso profilo e chi arriva a ipotizzare che le dichiarazioni a mezzo stampa siano finalizzate alla ricerca del consenso per una futura discesa in campo politico. Di certo la questione non si risolve nella lettera delle norme da seguire in questi casi. “Norme che sono carenti”, spiega Salvatore Boemi, numero uno dell’Antimafia a Reggio Calabria. “Mancano disposizioni precise, ad esempio, sulle comunicazioni dei giudici, mentre per quanto riguarda i pm l’unico autorizzato a rilasciare dichiarazioni è il loro procuratore capo. In generale credo sia buona regola non parlare mai delle inchieste in corso o appena concluse, perché si possono generare fraintendimenti e polemiche che danneggiano la magistratura stessa. Il privato di un magistrato non esiste, esiste solo la sua dimensione pubblica che rende inopportuno chiamare in causa altri poteri dello Stato”.
È d’accordo Giuseppe Scelsi, procuratore della Divisione antimafia di Bari che si è occupato di affari illeciti tra la Puglia e i Balcani: “Se avessi problemi personali nello svolgimento del mio lavoro, riferirei agli organismi preposti alla nostra tutela, in primo luogo il Csm”. “Mi sono chiesto cosa possa portare un magistrato a fare certe esternazioni in televisione”, dice Francesco Bretone, sostituto procuratore a Trani che in passato ha guidato le indagini sull’omicidio della piccola Graziella Mansi ad Andria. “Può capitare di sentirsi isolati, di non sapere più a chi rivolgersi e di sfruttare lo spazio mediatico a disposizione. Ma a conti fatti credo che la sovraesposizione individuale per la nostra categoria sia controproducente”.
Quando ha avuto dei problemi legati a un’inchiesta su alcuni esponenti della Lega, il procuratore capo di Verona Guido Papalia si è sentito tutelato dalle istituzioni. “Mi sono sempre rivolto agli organismi competenti, non ho mai scelto la via pubblica e finora mi è andata bene. Anche se non voglio criticare i colleghi che fanno scelte diverse”. Simonetta Matone, sostituto procuratore del Tribunale dei minori di Roma, frequenta i salotti televisivi. “Ho una regola: non mi sottraggo ai microfoni, ma non parlo mai dei casi che riguardino me o il mio ufficio”, risponde mentre si prepara alla registrazione della nuova puntata si Porta a Porta su Cogne. “Mi occupo solo di vicende che non ho trattato direttamente. In ogni caso mi limito a spiegare atti già noti, a fine divulgativo, e riduco al minimo i commenti”.
Angelo Canale, viceprocuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, che ha all’attivo le indagini sullo scandalo della missione Arcobaleno, lamenta invece la scarsa attenzione dell’opinione pubblica nei confronti del suo ufficio. “Abbiamo il problema contrario alla sovraesposizione”, afferma, “a volte sui procedimenti che riguardano lo sperpero di denaro pubblico, e che quindi hanno importanti ripercussioni sulla vita dei cittadini, regna il totale silenzio mediatico”.
Nei giorni successivi alle dichiarazioni di De Magistris e della Forleo altri magistrati o ex magistrati hanno espresso la propria opinione. Su La Stampa Francesco Saverio Borrelli ha detto di aver apprezzato la collega milanese: “Mi è sembrata non solo determinata, anche coraggiosa. È giusto che i cittadini ci vedano come siamo in carne e ossa”. Mentre Piero Alberto Capotosti, ex vicepresidente della Corte costituzionale, sul Messaggero ha ammonito: “La solitudine è la condizione esistenziale del giudice, altrimenti diventa di parte. I giudici dovrebbero agire in silenzio”. Felice Casson, oggi senatore Ds, all’Unità ha dichiarato: “Difendo, per chiunque sia accusato, la facoltà di ricorrere a qualsiasi strumento di difesa, purché siano rispettate le regole. Ma non si possono tenere discorsi politici dal palco della magistratura”.
Luciano Violante, intervistato in 1/2 ora da Lucia Annunziata, ha definito “pericolosa” la ricerca del consenso dell’opinione pubblica da parte di un magistrato, nonostante le difficoltà . Per il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso infine, “i magistrati che vanno in tv possono tranquillamente parlare di politica giudiziaria e legislativa. A parte questi temi non ne vedo però la necessità ”.
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- Giovedì 1 Novembre 2007

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Commenti
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Il 1 Novembre 2007 alle 14:20 avenger ha scritto:
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Il 1 Novembre 2007 alle 15:21 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
Certamente possono andare. Se viviamo in un Paese democratico non hanno l’obbligo ne di sosta tantomeno di silenzi forzati. Non devono vivere nelle torri d’avorio. Per cui, necessita sapere che ad un magistrato non viene prestata la massima attenzione.
Il 1 Novembre 2007 alle 15:42 luanmagi ha scritto:
Non ricordo magistrati di Paesi del Nord Europa o Inglesi. Segno che non hanno bisogno di farsi notare. Il che significa anche che il sistema nazione, di cui le istituzioni sono muro portante, funziona. Ricordo, con notevole malessere, che molti dei magistrati che hanno fatto ricorso ai media, segnalando che il sistema NON funziona, hanno fatto una fine che infangherebbe la dignità di un intero popolo. Se la dignità ci fosse. Sia Forleo sia DE Magistris ci hanno detto che il sistema non funziona, che esiste un altro sistema, un parassita che divora la democrazia e diminuisce i diritti dei cittadini. Chi meglio dei magistrati, in prima linea, può darci la percezione di quali siano i problemi? loro non solo hanno il diritto, ma credo che abbiano l’obbligo di esternare i problemi, come hanno l’obbligo di tacere sugli incartamenti e processi in corso per non ledere il diritto alla presunzione di innocenza di ogni cittadino. E parlando tramite i media causano, laddove ne esiste il motivo, il dissenso della pubblica opinione, dissenso che si riflette nell’esternazione di un consenso nei loro confronti. Se ci aprono gli occhi, se ci fanno comprendere l’esistenza e il livello del parassita non possiamo che esserne grati. Oggi noi parliamo del diritto dei magistrati a parlare tramite i media. Ma non parliamo del Parassita.
Il 2 Novembre 2007 alle 3:54 eiaeia ha scritto:
come tutti i cittadini anche i magistrati hanno diritto di esternare il proprio dissenso verso un sistema che non funziona, che non consente loro di lavorare efficacemente. Come esortai in precedenza però io penso che esporsi serve sino ad un certo punto, perchè si corre il rischio, specie per i magistrati, di essere sovraesposti e di conseguenza di essere lasciati soli. E’ un errore madornale lasciare magistrati che lavorano in balia dei delinquenti su cui indagano. L’abbiamo fatto troppe volte e sappiamo com’è andata. Sarebbe preferibile che aspettassero che i signori per cui indagano non abbiano tutto il potere che hanno. Forleo ha detto “chi tocca i fili della corrente muore”, giudici forleo e de magistris, voi siete giovani, consentiteci di “togliere la corrente” a certi signori (tanto non ne hanno per molto). Aspettare un pò consentirà al popolo bue di essere + consapevole delle malefatte di certi signori e a voi di preservare la pelle. Tanto in ogni caso (e voi in fondo lo sapete bene) l’effetto delle vostre indagini sarà solo quello di “fare luce” su comportamenti illeciti o poco leciti ma state tranquilli che i responsabili non faranno un solo giorno di galera xchè è la stessa legge che lo stabilisce.
Il 2 Novembre 2007 alle 9:50 mimmo136 ha scritto:
Dopo il caso Mastella De Magistris mi sembra giusto che i magistrati vadano in TV.
Mi sembra un atto perfettamente democratico ed i cittadini hanno il diritto di sapere tutto quanto accade nel loro paese.
Grazie
Il 3 Novembre 2007 alle 10:28 Corrado Buccieri ha scritto:
Penso proprio che non sia vietato,però
dipende dai gusti e dalle circostanze,
e poi la tv è di tutti e di più.
Il 4 Novembre 2007 alle 4:39 aldo1110 ha scritto:
E’ giusto e sacrosanto che i magistrati che lo desiderino possano apparire in TV.Le esternazioni in pubblico sulle intimidazioni,minacce,ricatti,ecc.ci auguriamoche servano a noi italiani a svegliarci un po’ ed a ragionare con il nostro cervello imparando a riconoscere gli impostori (vedi Caselli che di fronte all’infamia del processo Andreotti da lui orchestrato ,ed i miliardi che ha fatto sperperare ello stato,dovrebbe languire in carcere per cospirazione e mafia politica)dai funzionari onesti come De Magistris e la simpatica Clementina Forleo.
Abbiamo compreso,si o no,che tutto il vociare della sinistra comunista durante il governo Berlusconi,e’ stata una calcolata strategia diffamatoria intesa a screditare l’unico vero outsider che poteva e puo’ far ripartire l’ITALIA?
Il “partito comunista magistrati”al soldo della sinistra attualmente al potere,e’ l’esecutore materiale di misfatti perpetrati in questi quasi due anni di non governo,con la complicita’ di organi di informazione partigiani e faziosi(Corriere della Sera)Per ricordarne qualcuno vvedi:
Caso Bruno Contrada arrestato in base a prove e testimonianze false.Mario Scaramella,che dopo aver rischiato la vita e’ finito in galera in base a prove falsificate d’ufficio,solo perche’ nella commissione Mitrokin,concorreva a chiudere il cerchio delle prove che (speriamo presto)porteranno a mostrarci la vera natura dei rapporti del presidente del consiglio con le gerarchie della ex URSS.Che dire di D’Alema e Fassino che nonostante le richieste del giudice Forleo di poter usare le intercettazioni per mettere questi due individui di fronte alle loro responsabilita,seguono liberi e giocondi probabilmente inquinando prove e creandosi alibi invece di sedere in un piu adeguato ufficio,per loro,a San Vittore.Mai governo e’ stato piu’ corrotto,incapace ed antiitaliano dell’attuale.
Tra le tante brutture ed oscenita’,una cosa ci riempie il cuore di soddisfazione:la totale,irreversibile e completa assoluzione del presidente Berlusconi,da tutte le accuse diffamatorie precostruite dall’orda dei barbari “sinistri”,uno dei quali in gonnalla si distingueva per un accanimento ed una furia uterina degne dei migliori tribunali dell’inquisizione.Benvenuti,quindi intelevisione,magistrati,funzionari o altri ad aprirci gli occhi indicandoci gli odiosi mercanti nel tempio Italia,affinche a calci o a fucilate,possiamo butterli fuori.
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