
Non deve ingannare il fatto che la Finanziaria abbia superato (dopo una maratona di 18 ore e con l’assenza dei rappresentanti dell’opposizione) il primo scoglio in Parlamento: l’approvazione da parte della commissione Bilancio del Senato nella notte tra giovedì e venerdì. Lo stesso Romano Prodi, soddisfatto dopo il primo ok incassato, sa bene che da lunedì 5 novembre in Aula, a Palazzo Madama, dove la maggioranza conta su un pugno di senatori in più ma è parecchio sensibile alle trappole, sarà battaglia: o la va o la spacca. Prendere o lasciare. Il premier si gioca tutto proprio sulla manovra economica e sul protocollo welfare-pensioni.
E il gioco sarà duro fin dal fischio d’inizio, quando si voteranno le pregiudiziali di costituzionalità sulla manovra e le sospensive presentate dall’opposizione. Una vittoria della Casa delle Libertà farebbe immediatamente decadere l’intero pacchetto, provocando la crisi di governo e le dimissioni di Prodi. Che ancora non sa quale posizione adotteranno i due dissidenti di sinistra, Ferdinando Rossi e Franco Turigliatto. Senza dimenticare la presenza (o l’assenza) spesso decisiva dei senatori a vita.
Superato il primo scoglio, sono comunque diversi i nodi da sciogliere, su tutti il piano per la stabilizzazione dei precari del pubblico impiego, passato in Commissione, ma sul quale Lamberto Dini, che con la sua pattuglia di LiberalDemocratici è la vera “mina vagante”, ha già annunciato di volersi tenere le mani libere. Su questo tema, così come sugli altri capitoli portanti del disegno di legge della manovra, si giocherà quindi la compattezza della maggioranza, la tenuta del Governo e il destino politico di Prodi. E considerato che i segnali accumulati durante l’iter, a partire dai sette schiaffi presi la settimana scorsa, durante l’approvazione del documento collegato, non sembrano incoraggianti, è ipotizzabile che alla fine si scelga la strada (ormai un classico della stagione prodiana), di blindare parte del provvedimento in un maxiemendamento e chiedere la fiducia.
Ed è per questo che il premier si sta concentrando per recuperare i dissidenti dell’Unione. Appena riconquistata la coppia di Unione Democratica, Willer Bordon e Roberto Manzione, accontentati in Commissione grazie all’emendamento che abbassa a 60 il numero di ministri, viceministri e sottosegretari (ma dal prossimo governo), ha fatto scoppiare un’altra grana sulla “class action”. Manzione aveva presentato un emendamento per introdurre anche in Italia l’azione legale collettiva. Ma il governo gli ha chiesto di ritirarlo e trasformarlo in ordine del giorno. E lui: “Sono profondamente deluso dal mio governo e dalla mia maggioranza, che vorrei vedere impegnati nel mettere in campo scelte coraggiose che cambiano il Paese”. Sul piede di guerra anche i deputati dell’Italia dei Valori: “Se come denuncia Manzione, Bersani intende rifilare di soppiatto il suo modello di class action in Finanziaria, blindandone in maniera dirigista il testo, sappia che abbiamo già raccolto un milione di firme per questa proposta e siamo pronti a mobilitarci per raccoglierne anche cinque milioni”, ha detto Stefano Pedica.
Nubi da diradare, per il premier, anche sul versante di sinistra. Sia perché i “signor No” della sinistra radicale sono sempre più incontrollabili: sicuro il no di Turigliatto, in forte dubbio Rossi. Sia perché la “veltronizzazione” del governo avvenuta durante il ponte di Ognissanti, sull’onda dell’indignazione popolare dopo i gravi fatti di Roma, non è per niente piaciuta a Prc. E ci ha pensato Giovanni Russo Spena, presidente dei senatori rifondaroli in Senato, a farlo capire: l’interventismo di Walter Veltroni, nel trasformare il ddl sulle espulsioni in decreto, è da considerarsi come il primo atto di un “premier-ombra” che condiziona Prodi, lo stringe sulle scelte, e finisce per destabilizzare la coalizione: una sensazione che nel centrosinistra hanno ormai tutti. E sarà anche per questo che la provocazione del direttore Piero Sansonetti, che su Liberazione, organo di Prc, ha formulato la “domanda proibita” che invece di creare imbarazzo ha aperto un vero e appassionato dibattito: “Perché restiamo in questo governo?”
Gli elementi che alimentano le perplessità della sinistra sono molti, ma Sansonetti elenca solo gli ultimi in ordine di tempo: il no al provvedimento pro-precari e le leggi di “sceriffo Veltroni” sulla sicurezza. Senza contare il no alla commissione d’inchiesta su Genova.
Ma Prc non è la sola a non volersi più sacrificare per il bene dell’esecutivo. E siccome per far cadere Prodi bastano tre assenze in Aula e due no, l’impressione è che da lunedì il ruolo di vittima sacrificale pende più che mai sul capo del governo.
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Commenti
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Il 3 Novembre 2007 alle 11:50 pacato ha scritto:
… speriamo che ci mettano un po’ di buona volontà e che alla fine decidano fiducia o non fiducia … che andare avanti in questo modo non fa il bene di nessuno … nè il proprio, perchè devono votare Provvedimenti contro le proprie convinzioni ideologiche, nè quello della Politica, perchè questo Governo nasce sotto l’ombra dei brogli e nell’animo della Gente nasce già delegittimato … nè del Paese, che ormai non ne può proprio più di essere governato in continua sofferenza di numeri e risse quotidiane… La Sinistra Radicale, che da sempre si batte per l’eutanasia perchè ha pena delle inutili medicine e sofferenze di ammalati irreversibili … Abbia il coraggio di staccare la spina a questo Governo, che ormai non ha più alcuna possibilità di riprendersi …
Il 3 Novembre 2007 alle 14:37 cini ha scritto:
L´on.Prodi ha “vinto” l´elezioni con la falsa promessa fatta all´elettorato di riduzione delle tasse,conclusasi invece con incremento della pressione fiscale.
Ha “vinto”,promettendo ai suoi alleati del moderato centro sinistra,di una continuazione della politica estera filo NATO ed Americana,conclusasi in grosse ambiguitá e contraddizioni.
Ha “vinto” promettendo alla sinistra radicale, l´antiamericanismo,guerra all´industria e benestanti,dovendo poi di volta in volta fare almeno parzialmente retromarcia.
Ha ” vinto” promettendo ai verdi la cancellazione di tutti i progetti per le grandi opere fatte dal precedente Governo per poi rimpiangere il tutto e cercare di rimettere in moto alcuni progetti ad un costo enorme.
Ha “vinto” promettendo ai no- global,comunisti e anarchici di aprire i cancelli ad una incontrollabile flusso di delinquenti clandestini indesiderati in casa loro,per ,come stiamo testimoniando oggi,a doversi rimangiare assieme ai “grandi irresponsabili sindaci” le proprie parole espellendo di gran velocitá,cittadini comunitari ed extracomunitari.
Oggi il professore é arrivato al traguardo e l´ottanta per cento degli Italiani s´aspetta di vederlo,assieme al resto del suo governo,andarsene a casa.
La prossima finanziaria della settimana che segue,potrebbe essere la volta buona.Noi Italiani staremo a guardare con ansia ma anche con grande speranza.
Siamo pronti a festeggiare il giorno della nostra liberazione da un terribile governo oppressore che passerá di sicuro all storia del nostro Paese come uno dei periodi piú tragici del ventunesimo secolo.
Il 3 Novembre 2007 alle 22:16 luanmagi ha scritto:
mio nonno, e mio padre, mi hanno insegnato che se, per insegnare a un cane, ci vogliono più di tre bastonate, allora quel cane è stupido.
Se uno prende sette ceffoni…
Il potere logora chi non lo sa gestire, ma chi ha gestito cosa, ammesso che abbia gestito? Se gestisci puoi sbagliare, e sbagliando correggere.
In realtà solo una parte della coalizione è coerente con quanto promesso ai suoi elettori. E per questo, pur non condividendo le filosofie di fondo, li rispetto e gli riconosco dignità e coerenza.. Sarà la sinistra a farlo cadere. A breve. In nome della propria coerenza.
Il 3 Novembre 2007 alle 22:35 pegaso47 ha scritto:
Io penso che se,e dico se cadrà questo governicchio sarà per fatti esterni alla coalizione di maggioranza, perchè credo che la colla che hanno messo sulle poltrone non si scollerà nemmeno con le cannonate. Capita l’antifona?
Il 3 Novembre 2007 alle 22:45 luanmagi ha scritto:
LETTI GLI EMENDAMENTI.
SPERIAMO CADA IN FRETTA E IN FRETTA FACCIA IL PRODI BIS. ALMENO CI DIVERTIAMO A VEDERE I TAGLI A MINISTRI, SOTTOSEGRETARI, ECC.
Il 5 Novembre 2007 alle 17:39 La sicurezza? Una partita politica giocata ai rigori da Cdl e Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È una partita che si gioca mentre è in corso l’altra sulla Finanziaria. E se in questo secondo match il governo per ora sembra tenere, le misure per l’ordine pubblico costituiscono un nuovo rischio. Palazzo Chigi non può forzare la mano più di tanto: ieri l’improvvisa sterzata rigorista dell’Italia è finita sulle prime pagine di molti giornali stranieri, che non l’hanno certo commentata positivamente. Anziché alimentare l’intolleranza o strepitare a vuoto, è la tesi comune, l’Italia dovrebbe adottare leggi e misure certe. [...]
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