Il Pd di Veltroni: le donne, gli amici, le correnti. Ma anche gli sconfitti


Tutte le donne del presidente. Anzi del segretario. Walter Veltroni ha nominato l’esecutivo del Partito Democratico. Si tratta di una squadra snella, giovane e soprattutto rosa: con 9 donne e 8 uomini. Alla faccia delle quote. A questa segreteria, composta di 17 persone, si aggiungono i due presidenti dei gruppi parlamentari (Anna Finocchiaro al Senato e quello della Camera ancora da nominare) e il vice segretario, Dario Franceschini.
Guardando con i vecchi schemi, quelli a cui Veltroni ha detto di non voler prestare attenzione, ci sono quelli vicini al leader come Goffredo Bettini e Giorgio Tonini, ci sono i diessini (da Andrea Orlando a Roberta Pinotti, da Rosa Villecco Calipari a Laura Pennacchi), ci sono i coraggiosi rutelliani (Ermete Realacci, Maria Paola Merloni e Roberto Della Seta), ci sono i popolari come Lapo Pistelli, il fioroniano Andrea Causin e la sindacalista della Cisl, Annamaria Parente. Ma ci sono pure quelli vicini a Rosy Bindi ed Enrico Letta che sono i due sconfitti del 14 ottobre (Maria Grazia Guida e Alessia Mosca). C’è poi il coupe de théatre alla Walter: lo sceneggiatore Vincenzo Cerami.
Oggi dovrebbero arrivare anche le nomine di Piero Fassino per l’ufficio delle relazioni internazionali del Pd e del giovane Vinicio Peluffo e Antonello Giacomelli come capi della segretaria politica, rispettivamente di Veltroni e Franceschini.
“Con la nomina dell’Esecutivo” ha detto Veltroni “inizia il cammino di una compagine di donne e uomini innovativa, fresca, aperta, autorevole che avrà il compito di interpretare al meglio la grande forza riformista che il Partito democratico vuole e deve rappresentare. Per la prima volta nella storia della politica italiana, le donne sono presenti in un organismo dirigente in numero superiore a quello degli uomini. Con questa decisione non solo rispettiamo quanto previsto da una innovativa norma del regolamento delle Primarie, che prevedeva la piena parità tra i generi nella Costituente e nelle liste, ma con una scelta particolarmente significativa diamo vita ad un esecutivo in cui la presenza femminile è maggiore di quella maschile”.
Uno dei membri più influenti della nuova segreteria, Ermete Realacci, spiega a Panorama.it: “Mi pare che Veltroni abbia rispettato in pieno le aspettative. È confermata la priorità sui temi ambientali, che sono in tutto il mondo il tracciante delle leadership che guardano al futuro. Vedo” ha chiosato Realacci “una squadra con alcuni elementi innovativi forti e molti uomini e donne che non avevano incarichi di rilievo nei rispettivi partiti”. Quindi il presidente della commissione Ambiente della Camera, lancia una rassicurazione ai vecchi apparati: “Lavoreremo concretamente assieme alla direzione che verrà nominata: nella quale ci saranno le personalità più note dei partiti d’origine”.
In senso orario, da in alto a sinistra: Anna Finocchiaro, Maria Paola Merloni, Alessia Mosca, Roberta Pinotti, Laura Pennacchi e Rosa Villecco Calipari.<br />
La segreteria non avrà ruoli ben precisi, almeno al momento. Un’ipotesi confermata da Realacci: “Non abbiamo incarichi di settore dentro l’esecutivo. E per quello che mi riguarda, ovviamente, continuerò ad occuparmi dei temi che ho sempre sviluppato: dall’ambiente, al patriottismo dolce fino alla soft economy”.

LEGGI ANCHE: I nomi dell’esecutivo

Il VIDEO del La7 con Crozza-Veltroni:

Commenti

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Il 5 Novembre 2007 alle 13:50 cini ha scritto:

Tutto bene!!!,ma cosa ci si puó attendere da uno,con un tale sgradevole record da Sindaco a un ruolo molto piú complesso di Segretario di un grande partito e con la disperata miranza a quella di capo dello Stato???
Osservando,come tutti possiamo facilmente testimoniare ,lo stato di decomposizione a cui Roma é stata da anni abbandonata,lo stato di insicurezza e terrore dei propri cittadini lasciati alla mercé di delinquenti clandestini che vivono e si nascondono di giorno come ratti nelle loro tane.
Chi potrebbe assumersi la responsabilitá di dire che i Sindaci presenti e passati hanno fatto un buon lavoro,e meritano una posizione di tale importanza nel Paese??

Il 5 Novembre 2007 alle 17:36 La sicurezza? Una partita politica giocata ai rigori da Cdl e Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] In realtà il mancato appoggio del centrodestra è soprattutto politico. L’opposizione non vuole fornire alcuna sponda al governo, nella speranza che la maggioranza perda qualche pezzo a sinistra. Da giorni infatti serpeggia malumore in Rifondazione (qui il .pdf dell’intervista a Fausto Bertinotti), tra i neocomunisti ma anche tra i prodiani. Polemiche puntate soprattutto contro il Pd e Walter Veltroni. [...]

Il 7 Novembre 2007 alle 10:10 CiroCipolla ha scritto:

Al festival della politica,và in scena il PD di Walter Veltroni.E’ tutta una sceneggiata?Mancano i contenuti del film,mentre ci sono una quantità di comparse.

Il 18 Novembre 2007 alle 21:46 Mosca e Mogherini: intervista doppia con le due giovani stelle del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Squadra snella, giovane e, alla faccia delle quote, soprattutto rosa: con 9 donne e 8 uomini. Tutti d’accordo nel definire la segreteria scelta da Walter Veltroni per il nuovo Pd. Ma all’ombra della chioccia Anna Finocchiaro (navigata capogruppo dei democrats al Senato), sono due le giovani stelle, in ascesa, nella galassia veltroniana. Una è Federica Mogherini, 34 anni, romana, nel consiglio nazionale dei Ds da quando ne ha 28. Con una laurea in Scienze politiche e una tesi sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, Mogherini si è interessata di Iraq, Afghanistan, Medio Oriente. Poi è diventata il ponte dell’ex segretario Fassino con il Pse e, per Veltroni, con i Democratici americani. L’altra è la monzese Alessia Mosca, trentadue anni, laurea in Filosofia e studi all’estero, membro della segreteria tecnica del Sottosegretario Enrico Letta, ricercatrice di Arel, Agenzia di Ricerche e Legislazione e con un curriculum da studiosa (soprattutto lontano dall’Italia) lungo così. I due volti nuovi del gotha democratico hanno accettato di raccontarsi a Panorama.it in questa intervista. Doppia. [...]

Il 18 Febbraio 2009 alle 13:27 Dal Lingotto alle Fratte, i 16 mesi di calvario di Uòlter nel Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Kennedy e Berlinguer, le figurine Panini e l’Unità, le camice botton down e l’Africa, il “ma anche” e Facebook. Chi non riconoscerebbe da questi indizi il profilo di Walter Veltroni? Il segretario dimissionario del Pd, in trent’anni di onorata carriera, si è costruito un’immagine molto forte ed è stato un grande “sdoganatore” di miti che riempissero il cuore della sinistra orfana delle ideologie e delle vecchie icone. Di fronte al crollo del muro di Berlino e al naufragio definitivo del socialismo realizzato, il giovane Walter (già leader dei giovani del Pci quando era segretario Enrico Berlinguer) si è rimboccato le maniche e ha cercato di immaginare nuove strade su cui far marciare il popolo della sinistra. Veltroni, forse già prima di Berlusconi, ha intuito la dimensione emozionale della politica, legata al mondo della comunicazione. Nella società postmoderna con sempre meno fabbriche e operai e sempre più precari e lavoratori intellettuali, è stato Veltroni a immaginare le battaglie contro la proliferazione degli spot nei film in tv (”non si interrompe un’emozione”); e per cementare la fedeltà dei lettori dell’Unità, giornale del quale è stato direttore a metà degli anni ‘90, potevano servire anche le ristampe degli album dei calciatori offerti in allegato. Le sue idee un pò eretiche (voleva il Partito democratico con Prodi quando pensare a uno scioglimento dei Ds era una bestemmia) e il modo di presentarle (con certe frasi un pò enigmatiche, come “si poteva stare nel Pci senza essere comunisti”) gli sono costate l’ostilità di una fetta consistente del suo partito d’origine. La competizione con Massimo D’Alema, al di là delle differenze di carattere, è stata soprattutto uno scontro tra due diversi modi di interpretare la funzione del partito dei riformisti. Se D’Alema è sempre stato favorevole alle alleanze, Veltroni (in questo paradossalmente più “comunista” del suo antagonista) ha sempre avuto in mente l’idea di un partito “egemone”, in grado di fare il pieno dei voti di tutti i progressisti, come il partito democratico negli Usa: di qui il suo amore per i Kennedy e lo slogan elettorale ricalcato sullo “Yes we can” di Obama. Oggi però, Veltroni rischia di passare alla storia come il segretario delle sconfitte. La prima volta nel 2001, quando i Ds da lui guidati batterono tutti i record negativi finendo a un misero 16,6%. La seconda, in circostanze tutte nuove, alle politiche del 2008, seguita dalle due batoste in Abruzzo e in Sardegna. Certo non pensava di arrivare lì quando il 27 giugno 2007 l’ex sindaco di Roma, si candidava alla segreteria del Pd, con un discorso al Lingotto di Torino. Per Veltroni, il partito sarà la forza riformista che l’Italia non ha mai avuto; tra le righe c’è già la rottura con la sinistra. 24 agosto 2007: Veltroni avverte gli alleati, il suo Pd andrà al voto da solo se non sarà possibile concludere un’alleanza politicamente omogenea. 14 ottobre 2007: primarie del Pd, Veltroni ottiene il 75,81 per cento. “Già oggi penso che siamo il primo partito italiano. Ora dobbiamo andare avanti”. 30 novembre 2007: Veltroni e Berlusconi trovano vari punti di convergenza in un incontro sulla legge elettorale, per un nuovo bipolarismo. 10 febbraio 2008: A Spello, in Umbria, Veltroni lancia la campagna del Pd. “Si può fare” è lo slogan che ricalca lo “Yes, we can” di Obama. Il segretario conferma che l’Unione è finita. Il 13 febbraio, conclude accordo per l’apparentamento con l’Idv di Di Pietro, il 21 febbraio intesa sulle candidature dei radicali nel Pd. Il primo aprile 2008: in un comizio a Frosinone, Veltroni afferma che “a novembre eravamo sotto di 22 punti, ora siamo lì lì”, come dimostra il nervosismo del “leader dello schieramento a noi avverso”, come chiama Berlusconi per tutta la campagna elettorale. 13-14 aprile 2008: il Pd perde le elezioni: Veltroni rivendica “una grande rimonta” e promette un’ opposizione “riformista” e “di responsabilità nazionale”. 14 maggio 2008: Dibattito sulla fiducia alla Camera, Veltroni promette “un’opposizione civile e non pregiudiziale”; Berlusconi risponde che non ci sarà alcun rifiuto pregiudiziale alle proposte del Pd. 15 maggio 2008: alla direzione del Pd, Veltroni, difende le sue scelte ed in particolare la rottura con la sinistra radicale. “Indietro non si torna”. 20 giugno 2008: aavanti all’assemblea del Pd, Veltroni conferma la rottura del dialogo con il governo e annuncia una manifestazione contro il governo per l’autunno. L’assemblea, cui partecipano 562 delegati su circa 2800 componenti, elegge la direzione del partito. Resta fuori Parisi. 25 ottobre 2008: Manifestazione al Circo Massimo a Roma, il Pd dichiara due milioni e mezzo di presenti. Per Veltroni, l’Italia è migliore della destra che la governa. 5 novembre 2008: Veltroni saluta la vittoria di Obama: “l’aria è cambiata”. 19 dicembre 2008: dopo la sconfitta in Abruzzo e le inchieste su diversi amministratori locali, Veltroni afferma alla direzione del partito che il Pd deve innovarsi profondamente, se non vuole soccombere. Per D’Alema, finora il Pd è un amalgama mal riuscito. Epilogo il 17 febbraio 2009 - Veltroni mette a disposizione il mandato dopo la sconfitta in Sardegna; il coordinamento del partito gli chiede di restare, ma lui conferma le dimissioni. [...]

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