In cella Salvatore Lo Piccolo, il nuovo capo di Cosa Nostra

Il boss di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo (a destra) con il figlio Sandro arrestati il 5 novembre 2007 dalla polizia

Per gli investigatori è il nuovo capo di Cosa Nostra. Ma la carriera di Salvatore Lo Piccolo, 65 anni, si è conclusa in carcere come quella del suo predecessore Bernardo Provenzano. Il padrino, arrestato oggi dalla polizia, era latitante dal 1983; il figlio Sandro, 32 anni, catturato nello stesso blitz, era invece ricercato da sette anni dopo una condanna all’ergastolo.
Per i non addetti ai lavori il nome non dice nulla, ma il voluto anonimato del buon ”Totuccio” Lo Piccolo nasconde il cuore e la furbizia del vero capo. Il borsino di Cosa nostra lo colloca in cima alla scala, sullo stesso gradino di Matteo Messina Denaro, il boss trapanese in lotta con Lo Piccolo per la leadership dell’organizzazione. ”Totuccio” ha navigato a vista flirtando con successo coi corleonesi di Totò Riina, senza mai esporsi del tutto. Già condannato all’ergastolo, ha eliminato parecchia gente e ha fatto ricchi traffici con la cocaina e con gli appalti pubblici. È in contatto con i ”cugini” d’America, con i quali ha avviato affari oltreoceano, ed ha messo le mani sul fiorente mercato del pizzo alle imprese del mandamento mafioso di San Lorenzo, che costituisce una delle articolazioni più vaste dell’organizzazione mafiosa.
Il territorio dei Lo Piccolo comprende non solo la parte nord-occidentale della zona metropolitana di Palermo, ma anche le famiglie dei comuni di Capaci, Isola delle Femmine, Carini, Villagrazia di Carini, Sferracavallo e Partanna-Mondello.
Dopo la cattura del capomafia trapanese Vincenzo Virga, Lo Piccolo ha esteso la sua influenza anche ad alcune zone della provincia di Trapani. Sandro e Salvatore Lo Piccolo restano però i ”padroni” dello Zen, una vasta zona a residenza popolare alla periferia della città, inesauribile serbatoio di manodopera e formidabile nascondiglio per ogni genere di necessità. ”Totuccio” ha iniziato la sua scalata al vertice dell’organizzazione dopo essersi messo sotto l’ala protettrice di Bernardo Provenzano, con il quale aveva costanti rapporti personali ed epistolari attraverso i famigerati ”pizzini”. Col tempo e con una regia accorta di alleanze ha consegnato al vecchio padrino corleonese mezza città. Gli ha offerto un braccio armato di cui era sprovvisto. Ne ha ricevuto in cambio un via libera incondizionato alla sua ascesa ‘’silenziosa”.
La storia del clan Lo Piccolo è relativamente recente: punta al controllo degli appalti, a partire dalla realizzazione degli svincoli autostradali, estorsioni e guardianie. Ma anche attraverso l’esazione sistematica di una quota sociale per le utenze elettriche: 15 euro per non avere problemi e tenere le lampadine accese nei cubi di cemento con i muri in cartongesso dello Zen2. Con l’incoronazione che li ha fatti padrini, i Lo Piccolo hanno avviato una vera e propria campagna di reclutamento, annettendosi anche un pezzo della vecchia mafia di San Lorenzo e Tommaso Natale: due mandamenti che sono da sempre un termometro sensibile di ciò che accade all’interno dell’organizzazione.
La tregua è rotta di rado. E l’atmosfera che i boss impongono è quella di una calma piatta che tiene lontani guai e curiosità. Così come ha insegnato loro Bernardo Provenzano.
Mezza imprenditoria che ha messo radici da quelle parti è stata coinvolta in indagini antimafia: per collusioni e intimidazioni.
Il boss di Cosa Nostra nelle foto segnaletiche degli anni '80. Latitante da allora è stato arrestato il 5 novembre 2007 dalla polizia con il figlio e altri due boss.
Così anche l’elenco dei fiancheggiatori dei Lo Piccolo, degli amici, degli indifferenti è lunghissimo. Con una costante ricorrente. Nei racconti dei pentiti, padre e figlio sono sempre da qualche parte dello Zen: visibili a tutti meno che ai segugi dell’antimafia. Visibili e mobilissimi. L’ultimo collaboratore di giustizia, Francesco Campanella, esponente politico di Villabate, cittadina alle porte di Palermo, racconta che in un bar Totucccio Lo Piccolo avrebbe incontrato Bernardo Provenzano.
In un altro interrogatorio, sempre Campanella, conferma quel che già era noto: l’asse di ferro che lo lega a Matteo Messina Denaro, il principe del Trapanese. Un patto cementato ancora una volta durante un incontro ravvicinato. Una stretta di mano tra i due boss destinati, ciascuno a suo modo, a un futuro da re nell’era dei postcorleonesi. Ma anche il nuovo capo di Cosa Nostra è finito in cella, mentre il cerchio attorno a Messina Denaro si stringe ogni giorno di più.

Il VIDEO servizio:

Le ultime news online su Salvatore Lo Piccolo

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 5 Novembre 2007 alle 14:56 wilmawilma ha scritto:

Finalmente la prima buona notizia del 2007.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101