La cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, i tre romeni aggrediti a bastonate (uno è ferito gravemente) davanti a un supermercato romano in una spedizione punitiva di italiani, la bomba carta e la scritta “Ve bucamo la testa” in un negozio di specialità romene a Monterotondo (nella foto), la tentata fuga di un 28enne romeno condannato a sette anni per stupro, bloccato dalla polizia all’aeroporto di Treviso. E la politica: le dichiarazioni di Walter Veltroni, secondo cui c’è una prevalenza di reati compiuti da romeni, il decreto sulle espulsioni dei cittadini comunitari, le proteste del presidente Traian Basescu, il primo incontro istituzionale domani tra il ministro Bersani e il governo di Bucarest, quello tra i due premier, Prodi e Calin Popescu Tariceanu, mercoledì a Roma.
I rapporti tra i due Paesi sembrano precipitati nell’ultima settimana. Ma chi lavora da anni contemporaneamente sui due fronti, quello italiano e quello romeno, mette in guardia da semplificazioni e pregiudizi. Diana Alina Harja è presidente dell’Associazione culturale “Amici della Romania”, è sposata con un italiano e da quattro anni vive a Latina. “In questi giorni ho ricevuto molti messaggi di solidarietà dai miei amici italiani”, dice, “tutti mi dicono: ‘Non pensiamo di voi quello che si legge sui giornali’. Manifestazioni che rispecchiano il mio rapporto col vostro Paese, fatto di accoglienza e dialogo. Ma ora temo che si scateni la ‘caccia al romeno’. Sui media è già cominciata la criminalizzazione di un’intera comunità a causa di fatti isolati”. La risposta degli “Amici della Romania” è quella di far conoscere la cultura romena agli italiani, con lezioni, rappresentazioni teatrali, conferenze. Per domani è previsto un incontro presso l’ambasciata, in cui diverse associazioni si accorderanno per promuovere nuove iniziative in questo senso.
Sono 22 mila le imprese italiane registrate in Romania dal 1990, 12 mila sono tuttora attive, con 800 mila dipendenti romeni. Dal 1993 l’Associazione imprenditori italiani in Romania fornisce consulenza a chi dall’Italia vuole avviare un’attività a Bucarest e dintorni. Il segretario generale è Mauro Ghiglia, che vive in Romania da tre anni. “Negli ultimi anni molti imprenditori si sono trovati in difficoltà ”, spiega, “perché non hanno capito che questo non è un Paese da sfruttare ma una realtà in rapida evoluzione. Oggi Bucarest è l’84esima capitale più cara al mondo, le auto di lusso sono a ogni angolo, il mercato è in crescita. L’approccio giusto è quello della comprensione degli usi e costumi locali e dell’investimento, come stanno facendo austriaci, turchi, israeliani, arabi. I nostri connazionali sono in genere ben voluti qui, ma negli affari l’opinione diffusa è che chiacchierino un po’ troppo e investano poco”.
Per quanto riguarda i problemi di sicurezza causati da alcuni cittadini romeni emigrati all’estero, Ghiglia ha le idee chiare: “Molte responsabilità sono del governo di Bucarest”, dice, “che da una parte ha trascurato la questione interna delle minoranze etniche e dall’altra non ha fatto nessun tipo di controllo su chi è uscito dal Paese dopo l’ingresso nell’Ue”. E il futuro economico della Romania visto dagli imprenditori italiani? “I settori più promettenti sono quelli dei servizi, la formazione in primo luogo, e della ricostruzione delle infrastrutture. Mancano gli operai per costruire strade e ospedali e molti romeni vogliono tornare in patria per lavorare. Io credo che in pochi anni gli stipendi medi raggiungeranno livelli accettabili, ridando vigore ai consumi”.
L’Interpol ha la visione completa dei fenomeni criminali legati all’immigrazione. Spiega Paolo Sartori, capo dell’ufficio di collegamento del ministero dell’Interno per la Romania e la Repubblica Moldava e rappresentante italiano presso il Seci (l’ente sudeuropeo contro il crimine internazionale): “La collaborazione con la polizia romena è piena e ha dato buoni frutti, portando a quasi mille arresti e altrettante denunce dalla primavera 2006 nell’ambito dell’operazione Itaro“. Anche se, sottolineano le forze di polizia, le espulsioni dall’Italia fatte per motivi di ordine pubblico fino al 31 dicembre 2006 (si parla di qualche decina di migliaia di cittadini romeni) si sono azzerate all’alba del primo gennaio 2007, quando gli espulsi sono tutti rientrati nel nostro Paese.
Il rispetto rigido delle regole è alla base della convivenza, secondo Bajenescu Dan, direttore del Gazzettino Romeno, settimanale bilingue. “E l’Italia non doveva permettere la costruzione di tutti quei campi abusivi”, aggiunge. “Chi non è in regola nel vostro Paese, non doveva essere accolto. È così che ci comportiamo noi con gli stranieri”.
- Lunedì 5 Novembre 2007

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Il 5 Novembre 2007 alle 19:30 La sicurezza? Una partita politica giocata ai rigori da Cdl e Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Italia-Romania, tra affari e sicurezza la convivenza tra due popoli Panorama Canali Italia La sicurezza? Una partita politica giocata ai rigori da Cdl e Veltroni [...]
Il 5 Novembre 2007 alle 19:30 La sicurezza? Una partita politica giocata ai rigori da Cdl e Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Italia-Romania, tra affari e sicurezza la convivenza tra due popoli Panorama Canali Italia La sicurezza? Una partita politica giocata ai rigori da Cdl e Veltroni [...]
Il 7 Novembre 2007 alle 18:15 luanmagi ha scritto:
Sarebbe certo interessante poter fare i conti della serva:
la Romania non stringe i cordoni dell’emigrazione e cosa ottiene? (non certo volontariamente nè deliberatamente):
1- meno problemi in casa, quindi meno costi, perchè chi delinque emigra;
2 - maggiori rimesse dall’estero perchè, anche i delinquenti, hanno mamma, moglie, figli, nonne, e non mancano di mandare, quando possibile, un aiuto finanziario. frutto del maltolto agli italiani.
Chiedere aiuto al Presidente Rumeno lo si può fare, ma, è un chiedergli di andare contro gli interessi politici suoi, e quelli della sua nazione.
Dobbiamo fare da soli, legalmente e con le nostre forze. Cominciamo a controllare le rimesse e chi le fa. Ma mettiamo anche i nostri polizziotti e carabinieri, in grado di vivere e lavorare con la dignità di cui necessitano. Molti di loro rischiano la loro vita per la nostra, possibile che questo non valga niente?
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