Gli stipendi della holding Lo Piccolo: per il boss 40 mila euro al mese

Due agenti di polizia mostrano le foto di Sandro e Salvatore Lo Piccolo, catturati in un blitz lunedì 5 novembre
Un fatturato di oltre due milioni di euro al mese, stipendi altissimi, vitalizi e assegni ai parenti degli affiliati. Se la mafia è la prima azienda italiana, con un utile di novanta miliardi, il clan di Salvatore Lo Piccolo era una vera e propria holding, con tanto di compensi e libri paga.

Il boss palermitano teneva per sé un “salario” di quaranta mila euro al mese, al figlio Sandro, catturato con lui ieri, ne spettavano venticinque mila, mentre alla moglie del capo era destinato un vitalizio poco superiore ai venti milioni di lire al mese. Ogni affiliato alla cosca aveva un fisso di mille euro, cifra variabile a seconda dell’importanza della mansione che svolgeva, Francesco Paolo Onorario, sicario poi pentito, riceveva invece un fisso di poco più di quattro milioni di lire.
Per oliare una simile macchina, erano necessari introiti altissimi, quasi tutti provenienti da tangenti ed estorsioni. Chi aveva un negozio in centro era costretto a pagare poco meno di mille euro al mese, per un supermercato ne erano richiesti cinquemila, cifra che poteva anche raddoppiare per i lavori di un grande cantiere cittadino. E poi tangenti su lottizzazioni, appalti e costruzioni.

I soldi finivano quasi tutti riciclati in attività produttive di vario tipo, supermercati, tabaccai, ristoratori e negozi di abbigliamento, ma una parte era anche destinata ad alcune misure patrimoniali.
Dopo l’arresto e la decapitazione della piovra palermitana, la sfida più difficile degli inquirenti sarà proprio questa: identificare e strozzare un giro di affari ingente e difficilissimo da calcolare.
Il vero humus, senza il quale l’onorata società, a dispetto dell’immagine rurale che le è stata affibiata, non può più sopravvivere.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 14 Novembre 2007 alle 14:42 Palermo, se anche l’ordine dei medici è malato di pizzo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Ora ti faccio sapere che giorni fa ho ricevuto 10mila euro dall’ordine dei medici e altri 10mila li dovrei ricevere in questi giorni”. Parola, anzi lettera, di Sandro Lo Piccolo, complice e figlio del boss Salvatore, l’ultimo capo dei capi arrestato il 5 novembre scorso dagli uomini della polizia e da quelli di Pietro Grasso. A ricevere il messaggio in uno dei pizzini trovati dalla polizia nel blitz, è Francesco Franzese, capo incontrastato di Cosa Nostra a Mondello, catturato il 2 agosto scorso. Per quanto lacerato e non integralmente leggibile , per la squadra mobile di Piero Angeloni non ci sono dubbi: anche l’Ordine dei Medici di Palermo si sarebbe piegato al racket della criminalità organizzata. Non è un caso che nel decreto di fermo dei Lo Piccolo si fa notare come “la sede dell´Ordine insiste n piena zona di competenza della famiglia mafiosa diretta da Francesco Franzese”. Un salto di qualità in negativo che, se confermato dalle successive indagini, proverebbe – secondo Renato Costa, segretario regionale della Cgil Medici – “la commistione tra criminalità organizzata e una certa parte della sanità locale”. Commistione che per il segretario siciliano della Fials, Angelo Collodoro, potrebbe spingere le organizzazioni sindacali a “chiedere il commissariamento alla federazione nazionale degli Ordini dei medici, per indire subito nuove elezioni”. Intanto, gli arresti da parte degli agenti della Squadra mobile continuano: ieri notte, altri dieci uomini hanno ricevuto un provvedimento di fermo. Sono accusati, tra l’altro, di traffico e spaccio di droga, riciclaggio e detenzioni illegale di armi. [...]

Il 30 Settembre 2008 alle 12:28 Cosa Nostra in crisi, ‘Ndrangheta leader narcotraffico, camorristi come gangster » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Cosa Nostra? In crisi. La camorra? Un’organizzazione simile a quelle dei gangster che infestavano Chicago negli anni Trenta. La ‘ndrangheta è invece ormai al vertice del traffico mondiale di droga tanto che gli Usa l’hanno inserita nell’elenco delle più pericolose organizzazioni mondiali dedite al narcotraffico, da combattere e distruggere. Il quadro, sconvolgente, emerge dalla relazione semestrale che la Direzione investigativa antimafia ha consegnato al Parlamento. Un dossier in cui si sottolinea che la scelta di Confindustria di espellere gli imprenditori che non denunciano il pizzo può rappresentare una svolta nella battaglia per la legalità. A mettere un freno all’attività mafiosa di Cosa Nostra è stato, scrive la Dia, l’arresto di Salvatore Lo Piccolo, che “ha provocato fibrillazioni e disorientamenti non trascurabili, non solo per l’indubbia valenza oggettiva ma anche perché ha consentito l’acquisizione di preziosissimi documenti circa gli ‘interna corporis‘ del sistema mafioso e ha favorito atteggiamenti di collaborazione”. Ma “è ipotizzabile che Cosa Nostra si farà carico di una profonda riflessione strategica per definire più sicuri moduli strutturali e operativi per assicurare maggiore impermeabilità e consenso”. Quanto agli industriali, la Dia sottolinea che “con atti concreti si sono schierati contro l’organizzazione mafiosa, assumendosi precise responsabilità e rischi personali, testimoniando così l’inizio di un percorso virtuoso nell’ambito di una graduale estensione della cultura della legalità”. Parole apprezzate dal leader di Confindustria Sicilia Lo Bello: “Continueremo a lavorare su questo fronte in modo normale, cercando di sfruttare la complementarietà con altre organizzazioni, come le associazioni antiracket e offrendo la massima collaborazione a forze ordine e magistratura”. Spostandosi un po’ più a Nord, in alcune aree della Campania e a Napoli è la camorra ad avere il controllo, esercitato ultimamente attraverso un “aggressivo modello gangsteristico”. I clan confermano l’attenzione verso l’estero, sfruttando la forte presenza criminale straniera in Campania. Gli interessi illegali si estendono dunque sempre più oltre i confini, sia nel traffico di droga che nella prostituzione. Ma, sempre secondo la relazione degli investigatori antimafia, a tenere in pugno il commercio degli stupefacenti, attualmente, è la ‘ndrangheta. Un’attività tanto criminosa quanto fiorente e ramificata che ha costretto gli Usa a inserire l’organizzazione calabrese nel “Narcotics Kingpin Organizations”, ossia l’elenco delle principali organizzazioni mondiali dedite al narcotraffico. Le ‘ndrine sono capaci di ‘’coniugare i tradizionali comportamenti violenti con l’abilità di intravedere progetti criminali più qualificati e ad elevato profilo mimetico, specie per quanto riguarda l’infiltrazione nel comparto imprenditoriale”. Il quadro viene completato dall’analisi dell’ “agguerrita” attività della criminalità straniera in Italia. Parallelamente all’aumento del flusso migratorio dei romeni verso l’Italia è cresciuto infatti il numero dei delitti attribuibili a questa etnia. I furti e le rapine dei romeni, soprattutto a danno di persone anziane, mantengono un trend elevato e, sottolinea la relazione, “continuano ad essere contrassegnati dall’uso di inusitata violenza, dalla quale, talvolta, scaturiscono esiti efferati, quali omicidi e violenze sessuali”. Quanto ai cinesi, diffuso è lo sfruttamento della prostituzione, che si manifesta non in strada - come avviene per altre etnie - ma in casa. E sono spesso gli italiani a fornire gli appartamenti. [...]

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