Le moschee covi dei terroristi? Non più. La jihad si fa in casa

Frequentavano, certo, da buoni fedeli la moschea di viale Jenner, il centro islamico di Sesto San Giovanni e quello di via Padova. Ma i nordafricani arrestati dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione “Rinascita”, coordinata dalla Procura di Milano, nei luoghi di culto non hanno mai fatto sfoggio del loro integralismo. Il proselitismo, il reclutamento e l’addestramento dei kamikaze da inviare in Afghanistan e Iraq avvenivano nei loro appartamenti, come si vede nel video esclusivo che ripercorre le fasi dell’inchiesta (in fondo all’articolo).

Sono troppi ormai, per gli aspiranti terroristi, i controlli nei centri islamici. “Inoltre”, sottolinea il procuratore aggiunto e capo del pool antiterrorismo Armando Spataro, “l’accoglienza che certi personaggi ricevevano nelle moschee in passato è venuta meno”. Sono gli stessi musulmani, insomma, a tenere lontano chi potrebbe creare problemi.

I covi individuati dagli inquirenti sono almeno sei. Tre tra Milano e l’hinterland, uno in provincia di Bergamo e due a Reggio Emilia. Sono stati trovati manuali di jihad e istruzioni scaricate da Internet per la costruzione di bombe, anche chimiche. È qui, come è emerso dalle intercettazioni, che gli arrestati pregavano più spesso delle cinque volte al giorno prescritte dal Corano, pianificavano le attività dell’organizzazione, commentavano quello che accadeva in Iraq e Afghanistan, perennemente sintonizzati su Al Jazeera. Senza risparmiare nei loro discorsi minacce all’Italia, all’Europa e ai Paesi islamici moderati come la Turchia.
I pm di Milano Armando Spataro e Nicola Piacente hanno coordinato le operazioni dei Ros dei carabinieri che hanno portato a 20 arresti per terrorismo internazionale !foto Ansa
I pm milanesi Armando Spataro e Nicola Piacente, titolari dell’inchiesta
Ed è dalle stesse basi logistiche che partivano le telefonate per indottrinare le reclute e anche per addestrarle attraverso una sorta di training psicologico. “In una delle chiamate”, spiega il pm Nicola Piacente, “una persona simula di trovarsi all’interno di un’auto piena di esplosivo”. Le cellule jihadiste salafite, chiamate “compagnie”, erano composte soprattutto da algerini e tunisini e si erano radicate a Milano e Reggio Emilia (dal capoluogo lombardo partivano gli ordini), nel Ponente ligure, a Perugia e in Sicilia. All’estero in Francia, Regno Unito, Portogallo, Siria e Algeria. L’organizzazione non aveva una sigla precisa, ma si ispirava al Partito della liberazione, creato da un ex magistrato palestinese e molto diffuso nell’Europa dell’Est e nell’ex Unione Sovietica. Fondato sull’integralismo musulmano, punta all’espansione dell’Islam e alla creazione del Califfato unico.

L'ingresso dell'abitazione in via Francia, a Cologno Monzese, dove i Ros dei Carabinieri hanno effettuato alcuni fermi nell'ambito di un'operazione antiterrorismo islamico |foto Ansa
L’appartamento di Cologno Monzese dove sono stati fatti alcuni fermi e perquisizioni

Le ordinanze di custodia cautelare sono in tutto venti. In Italia ne sono state eseguite 11, tra Milano, Bergamo, Imperia, Reggio Emilia e la Calabria, mentre gli altri provvedimenti stanno per essere eseguiti all’estero attraverso mandato di arresto europeo. Al vertice dell’organizzazione c’erano Dridi Sabri, Mehidi Ben Nasr, entrambi tunisini, e Imed Ben Zarkaoui, già sotto processo a Milano per terrorismo internazionale. Le indagini sono partite dalla Liguria nel 2003. La Procura e il Ros di Genova hanno cominciato seguendo le tracce di un tunisino sospetto nel Ponente, poi nel 2005 l’inchiesta è passata a Milano.

L’organizzazione aveva un sistema di autofinanziamento ben consolidato e basato sul traffico di auto rubate, di clandestini e di sigarette. Una delle attività era quella di falsificare documenti per far entrare clandestinamente in Europa i futuri adepti. Secondo gli inquirenti, non erano stati progettati attentati in Italia. Alla fine del 2005 però un gruppo di 17 “fratelli” è stato inviato in Siria con la missione di andare a combattere in Iraq. “I risultati ottenuti con questa operazione, una delle più importanti degli ultimi anni nel contrasto al terrorismo internazionale”, conclude Spataro, “dimostrano che, nonostante la complessità di tali fenomeni, la via giusta è quella degli strumenti di legge e delle aule giudiziarie. Non quella delle scorciatoie che sacrificano i diritti delle persone. Gli strumenti che abbiamo sono adeguati, non serve ricorrere a ‘zone grigie’”. Il riferimento, neanche troppo sottinteso, è al caso Abu Omar.

Qui il VIDEO con le varie fasi dell’inchiesta: il materiale sequestrato, i pedinamenti, gli indagati, i carabinieri nel covo
I carabinieri del Ros nel covo dei terroristi islamici

Commenti

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Il 7 Novembre 2007 alle 10:14 CiroCipolla ha scritto:

Attenzione agli stranieri islamici presenti nel nostro paese!
Il loro credo religioso è devastante.

Il 7 Novembre 2007 alle 10:47 tarivorto ha scritto:

Non condivido il titolo dell’articolo.

Le moschee rimangono il centro d’indottrinamento degli islamici, cioè di una religione criminale in cui si predica la Jihad e la Sharia, elementi fondamentali del credo di qualunque musulmano, comunque lo si voglia chiamare: fondamentalista o moderato.

Jihad è la guerra, con tutti i mezzi, compreso l’inganno, contro chiunque non condivida la loro religione, già solo questo dovrebbe far proibire l’ingresso di una simile religione e predicazione presso qualunque paese civile.

La Sharia è un corpo di punizioni barbare che vanno dal taglio della mano, alla lapidazione, fustigazione, o morte secondo i dettami religiosi islamici, vale a dire contro qualsiasi parvenza di legalità giuridica di uno Stato, tutte cose inammissibili in qualsiasi paese civile.

Dato che nelle moschee è questo che si predica, anche a musulmani moderati, una tale religione e predicazione, come dicevo all’inizio, dovrebbe essere semplicemente fuori legge in Italia e in Occidente.

Il fatto che terroristi abbiano cambiato furbescamente sede per fare le loro azioni, nulla toglie all’insegnamento che si predica nelle moschee.

Disarmiamo la mano degli attentatori, ma permettiamo che si diffondano credenze che ne armeranno altre migliaia pronti a prendere il loro posto.

La religione musulmana e le moschee devono essere eliminate dall’Italia se non vogliamo trovarci, prima o poi, ad affrontare l’inevitabile, la distruzione non solo della nostra civiltà, ma perfino della nostra stessa esistenza fisica.

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