Calcio, tv e politica: nello schema del governo la Rai gioca in difesa

Una telecamera all'interno dello stadio Meazza a Milano
Il governo prova a mettere in pratica la mitica bizona di Oronzo Canà. Con il 40-30-30 della ripartizione dei soldi alle squadre di calcio e l’ 8-4-3 sul diritto di cronaca l’esecutivo prova a cambiare il pallone e l’offerta di calcio in tv. Tanto che il ministro dello Sport, Giovanna Melandri l’ha definita “La madre di tutte le riforme del calcio italiano”.

Una riforma approvata questa mattina dal Cdm con il decreto legislativo che attua la nuova legge quadro sulla titolarità e la commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi con la relativa ripartizione delle risorse sui diritti sportivi. Che però andrà a regime subito. Entrerà in vigore a partire dal campionato 2010. La transitorietà è stata spiegata dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni: “I contratti che sono stati stipulati fino al 31 maggio 2006 restano in vigore fino al 30 giugno 2010. Dopo toccherà alla nuova regola”.
Tre gli obiettivi che si propone il governo: 1) incidere sensibilmente sul processo di valorizzazzione del prodotto Calcio in Italia. Infatti con il passaggio alla gestione collettiva ed alla negoziazione collettiva dei diritti audiotelevisivi si introduce un nuovo sistema sulla contitolaritetà dei diritti in capo alle Leghe; 2) ridurre quel divario, oggi molto profondo, nell’equilibrio complessivo tra piccoli e grandi club”; 3) nella quota delle risorse verrà negoziata collettivamente, una parte andrà alla mutualità generale, la seconda parte alle categoria B e C e una terza parte alla “dimensione sociale” del calcio, ovvero settori giovanili e vivai.
A caldo, parlando con Panorama.it, il direttore di Rai Sport, Massimo De Luca (uno dei diretti interessati alla riforma) ha stemperato i trionfalismi del governo: “Non parlerei di una nuova epoca per il calcio. Ma di un buon passo per un parziale riequilibrio del settore. Infatti questa riforma riporterà un maggiore equilibrio nei ricavi e quindi attenuerà il divario tra le grandi squadre metropolitane e le piccole provinciali”. Ma un fenomeno come il Cagliari degli Anni Settanta o il Verona degli Anni Ottanta è difficile che si possa ripetere: “Non basterà questo a far vincere lo scudetto alle squadre che oggi lottano per la salvezza”. Sulla parte relativa al diritto di cronaca il direttore dello sport di viale Mazzini attacca le piccole tv: “I diritti sono calpestati. Vediamo andare in onda su piccole emittenti immagini che non dovrebbero esserci. Mi auguro che ci sia un controllo maggiore”. Ma la Rai potrebbe ritornare ad acquistare il campionato? De Luca non si sbilancia: “Direi al momento di no. Vedremo bene la riforma come andrà in vigore e vedremo anche quello che in futuro prevederà la Lega sul campo dei diritti tv”.

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