
Dice (e questo è certo) Walter Veltroni: “Se passa la Finanziaria, subito dopo mettiamoci al tavolo con il centrodestra per fare le riforme istituzionali”. Rilancia Silvio Berlusconi (battuta solo attribuita): “Quelli non mollano. A questo punto sarebbe meglio il governissimo”. Cioè: all’orizzonte il Cav. vede solo le elezioni anticipate e qualunque cosa possa in qualche modo rimandare l’appuntamento con il voto è da considerare negativamente. Compreso il dialogo su temi condivisi o potenzialmente condivisibili, come le riforme.
Può sembrare un dialogo a distanza, invece è, per ora, solo una prova tecnica di inciucio bis. Perché l’inciucio doc fu quello tentato da Berlusconi e Massimo D’Alema negli anni 90, all’epoca del primo governo dell’Ulivo, con la Bicamerale. Anche stavolta, vedi le coincidenze, uno zampino dalemiano c’è: Veltroni propone la fondazione ItalianiEuropei, da anni vicina al ministro degli Esteri, come luogo d’incontro tra Democratici e Cdl. Una prima data è già fissata, il 16 novembre, con carrellata di esponenti delle due parti, ma senza Berlusconi e senza Fini, però con leghisti e Udc e qualche esponente di seconda fila di Forza Italia.
La Bicamerale finì male e qui non è detto che vada meglio, anche perché di D’Alema, nonostante tutto, Berlusconi non ha mai smesso di fidarsi, mentre verso Veltroni nutre una diffidenza sovrana. Ma allora che cosa bolle in pentola? Non c’è dubbio che se la Finanziaria passa per il Cavaliere - che aveva garantito senatori dissidenti, spallate e elezioni subito - non si mette proprio bene. La sua leadership nel centrodestra diviene a rischio, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini (e forse anche la Lega) presentano il conto. Da qui l’idea di Berlusconi di tentare di giocare d’anticipo innanzi tutto sugli alleati, proponendosi come primo interlocutore di Veltroni. Secondo e più importante scopo, ridimensionare, o addirittura annullare il ruolo di Romano Prodi. Il premier era e resta l’obiettivo numero uno del Cavaliere, il quale pur di azzerarlo sarebbe anche disposto a scendere a patti con qualcuno del nemico. Ma il calcolo di Veltroni sembra diverso. Anche lui, come Berlusconi, ha in testa il dopo Prodi, ma i suoi interlocutori dall’altra parte sono diversi: si chiamano Fini e Casini.
Entrambi, però, Veltroni e Berlusconi, condividono l’idea che l’Italia non si può governare con le ali estreme: si chiamino Rifondazione oppure Lega. Dunque il segretario del Pd non può prescindere da un dialogo anche con Forza Italia. In uno scenario teorico il governissimo senza estreme vedrebbe il Pd, Forza Italia, l’Udc, magari An, i socialisti, i radicali, un pezzettino di sinistra. Troppi posti a tavola. Più ragionevole prevedere un dialogo ristretto soprattutto a Veltroni, Fini e Casini, con una spaccatura di Forza Italia e Berlusconi ridimensionato. Si materializzerebbero insomma, assieme, il dopo Berlusconi e il dopo Prodi. I due duellanti degli ultimi anni uscirebbero di scena consentendo una nuova stagione politica.
È questo “l’altro film” che secondo Veltroni dovrebbe iniziare nel 2008. Previsione da appassionato cinefilo o da politico scaltro?
- Venerdì 9 Novembre 2007
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Commenti
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Il 9 Novembre 2007 alle 12:06 380900 ha scritto:
Beati quelli che non hanno dubbi per il fatto (o è pretesto? ma sì che è un pretesto…) che “se la Finanziaria passa per il Cavaliere non si mette proprio bene, la sua leadership nel centrodestra diviene a rischio, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini (e forse anche la Lega) presentano il conto”.
Ohibo’, che bella stoffa di democratici che si incontrano ogni tanto. La leadership non è che l’assegna il consenso dei cittadini con ripetuti vagli elettorali (quelli seri, mica la barzelletta delle primarie scimmiottate dalle votazioni di sezione di DC e PCI).
Nooooo. La leadership si assegna per cooptazione del gruppetto dei capibastone. Ma ve lo ricordate? Si chiamava (o si chiama ancora?) centralismo democratico!
Ma si vergognino.
Silvio, NON MOLLARE.
Il 9 Novembre 2007 alle 17:46 pasmes ha scritto:
Credo sinceramente che le riforme istituzionali non possono essere adottate a colpi di maggioranza, ma occorra la collaborazione dei partiti più grandi, senza distinzione di schieramento, e successiva approvazione del popolo, ad evitare forzature e condizionamenti da parte dei partiti e partitini più piccoli, e successive modifiche e stravolgimenti peggiorativi adottati per puntiglio e per screditare chi gli avversari politici.
Ritengo, ora che è ormai certo che il governo Prodi non cade, nemmeno se in Parlamento va sotto dieci volte di seguito, tanto sono aggrappati alle poltrone, che il grande Cavaliere debba decidersi a fornire la propria disponibilità al dialogo sulle riforme, senza chiusure preconcette, e ciò nell’interesse della nazione. In questo modo, peraltro, le sinistre avrebbero maggiori difficoltà nell’imporre le proprie forzature sicuramente dannose
Il 10 Novembre 2007 alle 18:44 terranostra ha scritto:
Elezioni subito!Il governo è alla frutta sciroppata dopo aver ingerito un brodino vegetale.Un programma politico di centro-destra territoriale con 3-4 progetti a grande visibilità da iniziare e finire nel più breve tempo possibile.
Il 27 Marzo 2008 alle 18:34 politicaduepuntozero » Blog Archive » …. e pure Silvio c’è ha scritto:
[...] Il tema è quello della canzone Meno male che Silvio c’è, le immagini invece raccontano sogni, vita e pensieri del Popolo della Libertà (onestamente, per i primi 30 secondi è quasi inevitabile pensare a un video satirico: poi si scopre che è una cosa seria…). [foto da: Panorama blog] [...]
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