Muore un tifoso laziale, la polizia e il calcio nella bufera

Gabriele Sandri, il tifoso della lazio ucciso durante gli scontri all'autogrill Badia di Pino
Il campionato di calcio è già finito? Forse no, ma certamente la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri riaccende la polemica sul tifo violento e sulle forze dell’ordine.

La tragedia è accaduta nell’area di servizio Badia al Pino, sull’A1, nell’hinterland aretino. Durante una rissa tra laziali e juventini è intervenuta una pattuglia della stradale, poi un colpo di pistola fatale. A terra è rimasto un noto dj ventiseienne, raggiunto da un proiettile esploso da un agente. La dinamica dei fatti è ancora tutta da chiarire, secondo una prima ricostruzione intorno alle 9 meno 10, due auto di tifosi della Juventus, in sosta all’autogrill e dirette a Parma, sono state attaccate da supporter laziali (che stavano andando a Milano), armati di spranga. Gli juventini sono però riusciti a fuggire e hanno chiamato la polizia stradale, dando il numero di targa dell’auto degli aggressori. Poi l’arrivo delle forze dell’ordine e il tragico epilogo.

La partita Inter-Lazio non si giocherà, mentre gli altri match inizieranno con dieci minuti di ritardo (alle 15,10). Lo ha deciso il presidente della Lega calcio, Antonio Matarrese, che si è confrontato con il capo della polizia, Antonio Manganelli, con i patron di Inter e Lazio, Massimo Moratti e Claudio Lotito, con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, e con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. L’ipotesi di sospendere il torneo, che in un primo momento sembrava possibile, è sfumata anche per evitare ulteriori tensioni.

Nonostante questo, però, il clima è teso. Intorno alle 13, un gruppo di ultras atalantini ha preso a sassate una jeep della polizia a Bergamo, in viale Giulio Cesare, a poche centinaia di metri dallo stadio. A bordo del mezzo, che era in movimento, c’erano due agenti, che sono rimasti feriti. Poco dopo sono iniziati gli scontri veri e propri. Anche gli ultras milanisti, secondo le prime informazioni, hanno aggredito le forze dell’ordine: dal treno che li stava portando a Bergamo hanno fatto partire una sassaiola contro gli agenti della Polfer, approfittando di una sosta nella stazione di Treviglio. Ci sarebbero dei contusi.

Intanto si lavora anche per ricostruire l’accaduto. “Un tragico errore. Stiamo accertando la dinamica di quanto è avvenuto, cosa e come sia successo”, ha detto il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, esprimendo rammarico e dolore per la morte del tifoso. Poi ha spiegato: “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi”. Stando a quanto riferito dall’avvocato e amico di famiglia, Luigi Conti, Gabriele è stato colpito nella parte posteriore del collo, mentre si trovava in auto.
Gli inquirenti effettuano i rilevamneti alla stazione di servizio di Badia al Pino, lungo la A1, ad Arezzo, dove è stato ucciso Gabriele Sandri
Sempre secondo quanto spiegato, il proiettile è entrato nella vettura, una Megane, infrangendo il lunotto posteriore sinistro. L’auto, dopo l’accaduto è stata portata alla caserma della polizia stradale di Arezzo, con all’interno la salma. Il corpo di Sandri è stato poi rimosso intorno alle 13.30.

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Commenti

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Il 11 Novembre 2007 alle 19:17 Tifoso ucciso, ultrà uniti contro un nemico comune: la polizia » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Su Internet i tifosi biancocelesti ricordano con malcelato orgoglio le conseguenze di un’amichevole del 31 agosto 2002 con i bianconeri: “Danni per centinaia di migliaia di euro, decine di locali del Coni devastati, tre tifosi juventini accoltellati, due funzionari di polizia contusi e uno intossicato dal fumo sviluppatosi dalle due autovetture, una della polizia e una dei carabinieri, date alle fiamme insieme a due furgoni di gadget e panini nel piazzale sotto la Nord”. Per far capire l’aria che tira in curva, su un altro sito, ultrasmad.com (il cui slogan è: “Ciò che viene fatto per amore avviene sempre al di là del bene e del male”) si legge: “Onore a Gabriele il dj. Guardie assassine 10-100-1000 Raciti”. Ma i tifosi della Lazio non si segnalano solo per l’ideologica ricerca dello scontro fisico (in nome di arditismo fascisteggiante), ma anche per il contenuto dei loro striscioni, spesso razzista e antisemita, come quello esposto in un derby del 2001: “Squadra di negri… Curva di Ebrei”. E sul blog di Sandri, un amico, spiega meglio il concetto: “Noi odiamo tutti… mondo di merda”. LEGGI GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE LEGGI ANCHE: Muore un tifoso laziale, la polizia e il calcio nella bufera - Gabriele Sandri, la prima passione era la musica, non la Lazio - Quando la violenza si sposta fuori dagli stadi GUARDA LA GALLERY [...]

Il 12 Novembre 2007 alle 15:30 Polizia e ultrà: uno Stato senza responsabilità » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Se in Italia la responsabilità fosse pari alla retorica non avremmo giornate come quella di ieri. E non solo nel calcio e nel mondo degli ultrà, ma in generale nella cosa pubblica, nel governo, nell’economia. Si preferisce invece affidarsi alla retorica, ai messaggi di cordoglio fine a se stessi, ai gesti simbolici (il lutto al braccio, i dieci minuti di ritardo): tutto tranne che dire la verità e prendere decisioni conseguenti. È noto che l’unico fattore unificante degli ultrà è l’odio contro le forze dell’ordine; è altrettanto noto che dai tempi dell’uccisione di Filippo Raciti a Catania le tifoserie violente non aspettano che un pretesto per scatenarsi in tutta Italia. Ieri uno sventurato agente della Polizia stradale ha servito questo pretesto mettendosi a sparare, senza motivo, lungo un’autostrada per una rissa tra tifosi che, a quanto pare, non meritava che da parte delle forze dell’ordine si ricorresse alla pistola. Ma più che questo poliziotto - che si spera verrà perseguito come è giusto che sia - a offrire quel pretesto su un piatto d’argento è stata tutta la catena dei suoi superiori, dal questore di Arezzo fino al vertice della Polizia, al ministro dell’Interno, ai politici ed anche ai dirigenti del calcio. Se è colpevole fino alle estreme conseguenze che un ragazzo sia stato ucciso senza colpa ad un autogrill, è surreale che ancora nel pomeriggio inoltrato i suoi capi abbiano insistito sulla tesi dei colpi sparati in aria. Il povero Gabriele Sandri non viaggiava su un disco volante ma su una Renault. Nel merito, il tentativo di colluttazione con tifosi juventini che andavano ad assistere a un’altra partita in un’altra città non richiedeva assolutamente che un militare, dall’altra parte della carreggiata, tirasse fuori la pistola. Ci voleva molto ad ammettere e spiegare tutto questo? A dire: abbiamo sbagliato, le colpe saranno punite, a mettersi in contatto con la famiglia di Sandri, che oltretutto non era un violento, non aveva precedenti, non viaggiava con gli ultras ma con tre amici? [...]

Il 12 Novembre 2007 alle 19:25 Mondo ultrà: poco calcio, tanta politica. E più violenza » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri ha scatenato la reazione violenta di facinorosi e teppisti, la degenerazione dei movimenti del tifosi del calcio italiano. Secondo le ultime informazioni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Viminale e stando alla cronaca (più nera che sportiva) degli ultimi anni, sono ormai pochissime, in serie A e soprattutto nei campionati minori, le squadre che possono vantare spalti immacolati, dove il tifo è tifo e basta. [...]

Il 12 Novembre 2007 alle 23:36 carlo.tosi ha scritto:

Come volevasi dimostrare, i nostri politici fanno finta di stracciarsi le vesti ogni volta che succedono cose più gravi del solito. Ma poi oltre a vuoti proclami non decidono nulla di concreto. La giostra del calcio è troppo ricca per fermarla, ci sono troppi interessi in ballo. Se ogni tanto ci scappa il morto pazienza. Non si possono toccare le società, i loro dirigenti e tifosi-ultrs-stronzi. Poi se si distrugge qualche centinaio di macchine o vetrine o altro, qualcuno pagherà. Ed i poliziotti in servizio d’ordine straordinario (malpagato) devono prenderle e ringraziare. Bene farebbero invece ad usare alla grande i manganelli, su quelle teste di cazzo incappucciate che si dicono tifosi! E picchiare duro finchè si rompe o il manganello o la testa (tanto è vuota). Per questi stronzi fannulloni, buoni solo a distruggere tutto con la scusa del calcio c’è solo questa cura, da ripetere magari più volte. Poi per i danni, chiedere risarcimento alle società. Ma finchè chi deve decidere non ha le palle per prendere decisioni forti, non cambierà nulla. Il pallone marcio continuerà a far girare soldi sporchi e seminare violenza.

Il 30 Novembre 2007 alle 19:18 Tutti sparano sui poliziotti. Ma loro non sparano più (al poligono) » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La morte di Gabriele Sandri, ma anche l’imprudenza di agenti di polizia (o carabinieri) che sparano e uccidono un fuggiasco al posto di blocco. L’8 settembre scorso è successo a Ivrea, vittima una donna romena che aveva compiuto un furto ed è morta in ospedale, qualche anno fa a Napoli fece scalpore la morte di un 17enne passato davanti a una pattuglia in motorino senza casco. Fatalità o errore, chi lavora con una pistola nella fondina dovrebbe essere addestrato per usarla. [...]

Il 15 Luglio 2009 alle 19:37 Caso Sandri, 6 anni a Spaccarotella. On line la rivolta ultrà: “Gabbo come Carlo Giuliani” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sdegno, rabbia, vergogna. E, purtroppo, soprattutto “vendetta”. Vola su internet l’amarezza di amici, ultrà e semplici simpatizzanti di Gabriele “Gabbo” Sandri per la sentenza di ieri della Corte di Assise di Arezzo che ha condannato a sei anni l’agente di Polizia Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre 2007 sparò da un’area di servizio all’altra dell’autostrada del Sole e uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri, 26 anni. [...]

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