Contrordine compagni: “Dopo la morte del tifoso, non si doveva giocare”

Il Campionato andava fermato. A differenza di ieri, oggi, va affermandosi questa tendenza di pensiero. Lo dice anche il presidente della Camera, Fausto Bertinotti che, stamattina, in un’intervista lo dice apertis verbis: “Io avrei sospeso le partite. Avrei sospeso le partite semplicemente per lutto: per dire che ci si ferma per un atto di rispetto per una tragedia”. In queste poche parole della terza carica dello Stato un po’ tutta la sintesi delle ultime 24 ore. Dopo l’incredibile uccisione di Gabriele Sandri di ieri mattina all’autogrill e la decisione di non fermare il campionato è stato un susseguirsi di tumulti prima negli stadi poi, in serata, nelle città. A Roma in special modo.
La ragione? Semplicissima: nella logica degli ultras quando a Catania mesi fa è rimasto ucciso l’ispettore Filippo Raciti è stato fermato il campionato, alla morte del tifoso ieri non è avvenuta la stessa cosa.
Sul fronte politico l’opposizione chiede al ministro dell’Interno, Giuliano Amato di venire in Parlamento a riferire. Cosa che avverrà domattina alle 10.30 alla Camera. Ma Amato è pure accusato dal centrodestra perché “incapace di gestire l’ordine pubblico – denuncia Maurizio Gasparri di An – Amato non è adatto a svolgere il ruolo di ministro dell’Interno: è inspiegabile la gestione dell’ordine pubblico nella capitale, con obiettivi sensibili lasciati privi di presidio”.
E che si vada verso una domenica di stop è una decisione che il ministro dello Sport, Giovanna Melandri, sembra appoggiare: “Domenica prossima tutti gli stadi chiusi in segno di lutto”. For se il ministro non sa che per il prossimo week end la serie A sarebbe comunque ferma perché gioca la nazionale. Anche se il ministro Melandri non può sconfessare del tutto la decisione presa ieri: “Sospendere tutto il campionato a poche ore dall’inizio avrebbe potuto produrre effetti non governabili”.
Durissimo il giudizio di Paolo Cento, che è sottosegretario all’Economia, ma soprattutto un politico vicino alle curve: “Non si può cercare di manipolare l’informazione, come si è fatto ieri”. Cento quindi attacca le forze dell’ordine: “In questo Paese è giunto il momento di riaprire una discussione seria sulla formazione professionale e sul modo in cui le forze dell’ordine vengono mandate allo sbaraglio nella gestione dell’ordine pubblico, provocando a volte più danni di quelli che si vogliono evitare”.
E’ intanto in corso un vertice al Viminale: tra le ipotesi in discussione c’è pure quella del divieto totale ai tifosi di andare in trasferta.
Sono infine da registrare le voci (pur non confermate) di dimissioni che girano e che avrebbero il significato di calmare le frange più estreme degli ultras. Anche se non sarà proprio Giuliano Amato a dimettersi, potrebbe farlo il capo della polizia, Antonio Manganelli. Che ieri, a caldo, aveva infatti detto: “Mi assumo tutta la responsabilità”.

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