Il Governo nel pallone: cronaca di una giornata di caos. Chiusa con un bluff

Il ministro dello Sport, Giovanna Melandri tra il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete e quello del Coni, Gianni Petrucci durante l'incontro avvenuto all'indomani dell'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri nell'autogrill dell'A1.<br />
Il caos regna sovrano nella politica che governa il calcio italiano. È sufficiente una semplice cronaca della giornata di oggi per capirlo.
Ore 11. Inizia al Viminale la riunione dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Sono presenti i vertici del calcio e del ministero dell’Interno. Ore 13.50. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, il presidente di Lega, Antonio Matarrese lasciano il Viminale per andare a palazzo Chigi da Giovanna Melandri dove sono stati convocati per una riunione sulla situazione. L’Osservatorio non dice nulla per non interferire con le decisioni del governo.
Ore 14. Inizia il vertice tra il ministro dello Sport, Melandri e i vertici del calcio. Durerà un’ora.
Ore 15. Giovanna Melandri entra in conferenza stampa, con accanto i capi dello sport del calcio (il presidente del Coni Gianni Petrucci, il presidente della Figc Abete e il presidente della Lega Matarrese) e dice di voler stoppare il campionato. Senza specificare da quando, visto che il prossimo turno di campionato di serie A non ci sarà per l’impegno della Nazionale che giocherà a Glasgow contro la Scozia. Ma il ministro Melandri è netta: “Perché” spiega in conferenza stampa “dopo aver dedicato la riunione alla condivisione delle valutazioni sulla tragica giornata di ieri, valutiamo un gesto molto importante, ovvero la sospensione di tutti i campionati nelle prossime settimane. Senza comunque voler interferire con le decisioni dell’Osservatorio del Viminale”. Alle parole del ministro Melandri gli altri tre rimangono muti. E la conferenza stampa si trasforma in un monologo di Giovanna Melandri. In pratica, spiegano a Panorama.it alcuni addetti ai lavori del mondo del calcio che preferiscono rimanere anonimi, “ieri il governo ci ha obbligato a scendere in campo. E oggi, dopo aver giocato e dopo le violenze della serata di ieri – ovvero, a buoi ormai lontani dalla stalla – ci chiedete di fermare i campionati. Ma che senso ha?”.
Ore 17. I vertici del calcio sono riuniti a presso la Figc per esaminare la richiesta di Giovanna Melandri e del governo di fermare il campionato. La riunione va avanti fino a sera.
Ore 18. L’Osservatorio decide lo stop alle trasferte. E curve chiuse a Bergamo e Taranto. Che sono stati i cattivi più cattivi di domenica 11, dentro gli stadi. Senza quindi considerare la guerriglia urbana scatenata dagli ultrà per le vie di Roma in serata (di cui il Coni stesso è stato vittima).
Ore 18.15. Il ministro dell’Interno assolve il capo della Polizia, Antonio Manganelli dichiarando: “Ho condiviso le scelte sulla gestione dell’ordine pubblico. Hanno evitato che a quella tragedia seguissero esiti ancor più drammatici”.
Ore 19. Palazzo Chigi apprezza le decisioni dell’Osservatorio. “Dall’Osservatorio sugli eventi sportivi, riunito oggi dopo la morte del tifoso Gabriele Sandri e i successivi scontri con le Forze dell’ordine, arriva una risposta di serietà”. Poi spiegano ancora fonti del governo: “Occorre fare chiarezza sulle responsabilità di quanto accaduto ovvero sulla morte del giovane tifoso della Lazio, e, in maniera distinta stigmatizzare quanto accaduto ieri nel pomeriggio, con i tifosi che si sono scagliati contro la Polizia a Roma, Bergamo e Milano. Il pPremier Prodi è rimasto costantemente informato sulle attività di oggi e domani il ministro Amato riferirà alla Camera. In ogni caso, dopo il decreto adottato successivamente alla morte dell’ispettore Raciti sempre per scontri davanti allo stadio, con cui è già stato fatto un giro di vite contro i tifosi violenti, oggi con le decisioni dell’Osservatorio - possibilità per i Questori di fermare le partite e stop alle trasferte di tifosi violenti - si dà una risposta di serietà”.
Ore 19.45. La Figc decide pilatescamente lo stop del campionato solo per domenica prossima. Tanto mancherà la serie A visto che gioca la Nazionale. Così da salvare le capre del governo e i cavoli degli affari del calcio.
Questa la tragicomica cronaca di oggi. Rimane che un ragazzo innocente è morto e ancora non si sa ufficialmente come. Che ieri il campionato non è stato fermato, sebbene forse sarebbe stato meglio (lo hanno detto i protagonisti del calcio e lo hanno ribadito i politici) e che oggi è stato quasi fermato, quando probabilmente non serviva più.
E che la gente non va più allo stadio.

VIDEO servizio, la politica nel pallone:

VIDEO servizio, la nazionale salva la Serie A:

LEGGI ANCHE: Lo Stato senza responsabilità - La politica: “Non si doveva giocare” - La serie A: “Davanti alla morte bisogna fermarsi - Partecipa al FORUM

Commenti

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Il 12 Novembre 2007 alle 21:16 joiyce ha scritto:

L’irragionevole ragion di stato.
http://blog.libero.it/joiyce/3.....75157.html

Il 12 Novembre 2007 alle 23:35 carlo.tosi ha scritto:

Come volevasi dimostrare, i nostri politici fanno finta di stracciarsi le vesti ogni volta che succedono cose più gravi del solito. Ma poi oltre a vuoti proclami non decidono nulla di concreto. La giostra del calcio è troppo ricca per fermarla, ci sono troppi interessi in ballo. Se ogni tanto ci scappa il morto pazienza. Non si possono toccare le società, i loro dirigenti e tifosi-ultrs-stronzi. Poi se si distrugge qualche centinaio di macchine o vetrine o altro, qualcuno pagherà. Ed i poliziotti in servizio d’ordine straordinario (malpagato) devono prenderle e ringraziare. Bene farebbero invece ad usare alla grande i manganelli, su quelle teste di cazzo incappucciate che si dicono tifosi! E picchiare duro finchè si rompe o il manganello o la testa (tanto è vuota). Per questi stronzi fannulloni, buoni solo a distruggere tutto con la scusa del calcio c’è solo questa cura, da ripetere magari più volte. Poi per i danni, chiedere risarcimento alle società. Ma finchè chi deve decidere non ha le palle per prendere decisioni forti, non cambierà nulla. Il pallone marcio continuerà a far girare soldi sporchi e seminare violenza.

Il 13 Novembre 2007 alle 9:29 CiroCipolla ha scritto:

Domenica,un vuoto di potere che deve fare decidere gli Italiani chi siamo.

Il 13 Novembre 2007 alle 9:44 gek ha scritto:

Siamo un paese assurdo, incredibile, e ovviamente la nostra politica ne è lo specchio fedele.
Al di la del dramma della morte, che io penso accidentale, ma lo chiarirà meglio, almeno lo spero, la magistratura, di quel povero ragazzo, mi domando e chiedo cosa possa avere a che fare questo fatto con il calcio e con le incredibili scene di guerriglia urbana succedutesi in varie città d’Italia.
Il fatto, pur esecrabile, della tragica morte del tifoso laziale, è avvenuto lungo un’autostrada, non allo stadio o in prossimità dello stesso, la piccola scaramuccia tra tifosi avversari, casualmente trovatisi nello stesso autogrill, che è stata la causa iniziale di tutto, certamente non è preponderante nella dinamica degli avvenimenti poi accaduti, anche per questo è plausibile la casualità dell’uccisione del povero Gabriele Sandri.
Ma parimenti a questa assurda morte, quante altre morti, magari con più oggettivi e seri motivi di colpevolezza e responsabilità, accadono ogni giorno lungo le nostre strade(E molti di questi morti sono anche tifosi), e nessuno scende in piazza , ne nessun politico interviene ne prende nemmeno le assurde decisioni che si sono prese in questo caso.
Le uniche dcisioni giuste da prendere, da parte degli interessati, erano quelle di dare le dimissioni per manifesta incapacità d’attendere alle funzioni preposte, e queste decisioni, purtroppo per noi, non sono state prese.

Il 13 Novembre 2007 alle 10:32 ronin ha scritto:

Una considerazione:
ma se ad essere ucciso invece di essere un ultras tifoso del calcio, fosse stato un fornaio, avrebbero chiuso tutte le fornerie?
Un consiglio:
Per favore…mandiamo a casa questi incapaci dipendenti dello stato(come dice giustamente qualcuno).

Il 13 Novembre 2007 alle 15:27 luanmagi ha scritto:

Ciao Gabriele,
non era un rumeno, nè un immigrato qualsiasi. era un uomo dello stato. un cittadino come te e me, forse stressato, oltre ogni limite, come accade a quanti per un pugno di ceci devono sputare sangue per tutto il giorno, forse impreparato. ha sparato e ucciso. Era un poliziotto. E’ Colpevole. Pagherà. Forse, pagherà anche colpe non sue, ma di chi sopra di lui aveva il compito di garantire a lui e ai cittadini che non si formasse la miscela di stress, stanchezza, o impreparazione, che può generare un simile assurdo dramma. Nessuno nella catena del comando avrà la dignità di chiederti perdono per il suo piccolo errore che ha contribuito ad armare quella mano. Perdonali perchè solo tu puoi farlo, la dignità o non l’hanno mai avuta o l’hanno persa strada facendo, per necessità o per oblio. Noi non siamo in grado di perdonarli, il dolore è più forte. Ti chiedo scusa perchè rimarrai riposto in un angolo della mia mente, con il dolore provato alla notizia di come sei morto e con altri dolori di questa vecchia e noiosissima vita.
non pagheranno neanche gli organi di informazione che han visto la notizia nel fatto che eri laziale, come tutti gli altri figli tifano per una squadra di calcio, dando il destro a quei pochi che, imbecilli come sempre, sono caduti, volendo cadere, nel tranello. La notizia và data. Giusta. Non è morto un laziale è morto un ragazzo giovane pieno di vita che la vita voleva vivere e godere. laziale è un aggettivo, non un sostantivo. la tua morte oggi sta diventando colpa del sistema calcio e dei tifosi. Comprendo che ciò possa intendersi corretto. Ma, anche se lo fosse, il che non è, so che è parziale. In vero è nella incapacità di molti di noi, per viltà, paura o semplice imbecillità, di comprendere che Poliziotti, Carabinieri, forze dell’ordine in generale, sono un nostro bene che ci difende, assiste e aiuta, talvolta fino al massimo sacrificio. Compreso questo larga parte della tensione si diluirebbe. Se siamo in grado di comprendere che non tutti i rumeni sono uguali, forse dovremmo essere in grado di capire che anche tra le forze c’è qualche pecora nera, nera anche perchè stanca, stressata, mal preparata e mal equipaggiata. Il prendersela col calcio, è giusto, allontana il problema dalla sua fonte. Punisce i tanti bambini che lo amano, non punisce chi non avendone gli attributi occupa un posto che non gli compete. Dai capi popolo ultrà al Primo Ministro della Repubblica.
ci vedremo e ci conosceremo. Ti parlerò dell’inter favolosa della mia gioventù e tu della tua lazio.
ciao Gabriele

Il 14 Novembre 2007 alle 18:22 Dal Cav. a Casarini, il 17 novembre tutti in piazza appassionatamente » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non c’è cabala che tenga, pare. Il 17 novembre saranno tanti gli italiani a scendere in piazza. Di destra, di sinistra, del commercio e della scuola. Nel mirino il governo, manco a dirlo. In ordine cronologico, iniziano gli azzurri di Forza Italia e gli altri della CdL, invitati dal Cavaliere (con tanto di lettera) dal 16 al 18 novembre, a mettere una firma (e versare un euro) negli oltre 10mila gazebo sparsi in tutta Italia e in quello virtuale sul sito http://www.rivotiamo.it. L’obiettivo è raccogliere 5 milioni di firme per rinnovare la richiesta del voto anticipato, portata avanti con convinzione da Silvio Berlusconi. Poi sarà la volta della scuola: sull’onda del V-Day di Grillo, alcuni comitati studenteschi stanno organizzando, per venerdì 16 novembre, la replica del “V- Fioroni day” dello scorso ottobre. Il ministro dell’istruzione, stando agli studenti, avrebbe almeno quattro buoni motivi per lasciare la poltrona: la reintroduzione degli esami di riparazione, la mancata difesa dello statuto degli studenti, l’attuazione della riforma della maturità e la scarsa considerazione nei confronti della rappresentanza studentesca. Non contenti, il 17 novembre in occasione della Giornata mondiale di mobilitazione, i “bamboccioni” della scuola italiana scenderanno di nuovo in piazza, virtualmente uniti agli studenti di tutto il mondo, per chiedere “il libero accesso a tutti i percorsi formativi, un welfare studentesco che permetta a tutti di emanciparsi dalla condizione socio-finanziaria della propria famiglia, il diritto di tutt* gli student* a vedere i propri diritti riconosciuti per legge”. A preoccupare però, più per l’ordine pubblico che per le conseguenze politiche, è il corteo della sinistra antagonista di sabato 17, a Genova (qui il percorso, in pdf), in favore della Commissione d’inchiesta sulle violenze del G8 del 2001 e contro le richieste dei magistrati di pene severe ai manifestanti accusati di devastazione e saccheggio. La giornata ha, purtroppo, più di un’occasione di richiamare frange violente di ultrà che, liberi da impegni “professionali” data la sosta calcistica, potrebbero saldarsi con i no global e inscenare una “vendetta” contro la polizia. La situazione è particolarmente “calda”, dopo la polemica innescata dalle dichiarazioni di Luca Casarini, leader dei Disobbedienti, sulla “comprensibile” reazione degli ultras all’uccisione di Gabriele Sandri (di fatto una sorta di invito al corteo) e dopo il tam tam dei tifosi sul web. Tanto che dal “muro” dei blucerchiati, il nervosismo è palpabile: “Non sappiamo ancora cosa faremo, ma non staremo a guardare”. E infatti ad agitare prefetto, questore e sindaco (di centrosinistra) del capoluogo ligure è un dubbio: troppi poliziotti potrebbero far pensare a una città blindata e potrebbero scatenare la rabbia; pochi poliziotti significherebbero lasciare la città allo sbando, qualora il corteo degenerasse. Quindi, che fare? Ma le preoccupazioni non impediranno ai “giottini” di sfilare: “Non c’è ragione per vietare la manifestazione che si richiama ai principi costituzionali”, fa notare il prefetto Giuseppe Romano. Ma soprattutto, la polizia dovrà anche avere la delicatezza di nascondersi: “Non ci saranno schieramenti in divisa e in tenuta anti sommossa”, conferma Giuseppe Romano. “Questo non significa non esserci”. I cosiddetti “obiettivi sensibili”, i luoghi simbolici e a maggior rischio di attacco, saranno presidiati e comunque il corteo non li toccherà. [...]

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