
“Dieci minuti di ritardo sull’inizio delle partite sono poca cosa, la protesta doveva essere più forte, forse era meglio non giocare”, dice l’allenatore del Torino, Walter Novellino. “Quel che è successo è gravissimo, forse dieci minuti di ritardo non bastano: dovevamo rinviare tutta la giornata di campionato”, chiarisce il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli. E, allo stesso modo, la pensano la maggior parte degli allenatori di serie A che ieri, dopo le partite della 12esima giornata, hanno detto la loro sulla morte del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri.
Ma forse la dichiarazione più importante è quella del presidente del Catania, Antonio Pulvirenti, testimone, il 2 febbraio scorso, dei tragici avvenimenti che portarono alla morte dell’ispettore capo della Polizia, Filippo Raciti, ucciso negli scontri del post-partita tra gli ultrà etnei e quelli del Palermo. Allora, in pochissimo tempo, il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli, decise la sospensione immediata delle gare. “In questo ambiente” ha commentato Pulvirenti “ci sono due pesi e due misure. Sarebbe stato giusto fermarsi”. Molti degli intervistati hanno sostenuto la tesi che davanti alla morte, seppur accidentale e avvenuta lontano da uno stadio di calcio, ci si doveva fermare, mettendo lo spettacolo, almeno per una volta, ai margini e lasciando spazio alla riflessione e al dolore.
C’è chi, invece, è rimasto più cauto nell’analizzare la giornata. Il tecnico della Juventus, Claudio Ranieri, ha spiegato che la decisione è stata presa, molto probabilmente, per motivi di ordine pubblico, per evitare cioè che i tanti tifosi accorsi nei vari stadi italiani reagissero in modo incontrollabile alla notizia della sospensione del campionato. Lo stesso Ranieri ha poi però ammesso: “Ci stiamo abituando ai bollettini di guerra e questa è la cosa più triste”.
E che ci sia stata una discussione anche in seno alle istituzioni, sulla possibilità di fermare la serie A, lo ha confermato anche il presidente della Federazione italiana gioco calcio, Giancarlo Abete: “Sì, avevamo pensato anche a fermare il campionato. Ma se non l’abbiamo fatto non è per insensibilità : ci siamo assunti la responsabilità della decisione”, ha precisato il presidente federale, senza entrare nei retroscena delle lunghe telefonate con il ministro dell’Interno Giuliano Amato e con il capo della Polizia Antonio Manganelli. “È un lutto per tutto il calcio italiano”, ha aggiunto poi lapidario lo stesso Abete, ammettendo, probabilmente, che la vita e, in questo caso la morte, vale più di ogni altra cosa.
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- Lunedì 12 Novembre 2007
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Commenti
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Il 12 Novembre 2007 alle 12:33 pacato ha scritto:
… non c’è dubbio che andava fermato il calcio … Si ha un bel dire che il tragico episodio era avvenuto in un autogrill … Ma l’episodio è legato al mondo del calcio … perchè questi erano tifosi diretti alla partita … E uno di loro ha perso la vita … Non si può far finta d’ignorare la cosa o minimizzarla … Forse, e dico forse, se la giornata di campionato era sospesa in segno di lutto … non si sarebbero verificati neanche i gravi incidenti che hanno messo a ferro e fuoco Roma … E forse quei Ragazzi , in presenza di una giornata di lutto si sarebbero si sarebbero sentiti sensibilizzati a riflettere sull’accaduto … più che a devastare ogni cosa o assaltare Caserme e Commissariati …
Forse, la volontà di giocare comunque è stata scambiata come offesa per il giovane che ha perso la vita …
Il 12 Novembre 2007 alle 13:17 vincenzod ha scritto:
PREMESSO CHE QUESTO SPORT MILIARDARIO NON MI PIACE da quando il mio amico portinaio Niccolini di Milano, interista, fu fatto ruzzolare da interisti dalla scalinata dello stadio Meazza rendendolo un corazziere tutto fasciato, il Giornale.it diretto da Giordano scrive: “La procura di Roma contesterà l’aggravante del terrorismo ai tifosi arrestati ieri sera nei dintorni dello stadio Olimpico dopo le violenze scoppiate in seguito alla morte di Gabriele Sandri.” Poi, aggiunge: “Dalle prime indagini emergerebbe che dietro gli atti di vandalismo e di aggressione a strutture delle forze dell’ordine potrebbe esserci una matrice politica. Gli inquirenti vogliono accertare se gli incidenti siano frutto di una strategia riconducibile ad un’organizzazione politica. Ergo, forse a mandare questi criminali sia stato il Cavaliere e Marcello Dell’Utri?” In poche parole, sembra evidente: la colpa o è del Cavaliere oppure della P2, viceversa dei Servizi deviati, allora come mai al potere c’è la Sinistra e al Viminale, quello che era il mentore di Bettino Craxi, ch’era mille volte più democratico di questi Kompagnucci che uccisero con la loro ostinazione e accuse in terra straniera? Bravi questi furbetti delle Bottegone Oscuro, né? Mi chiedo perché fermarsi o carcerarli pagargli il vitto e l’alloggio, mentre si colga l’occasione di avere delle braccia per ripulire Napoli e le città dove fanno casino? Il lavoro nobilita, no?
Il 12 Novembre 2007 alle 14:07 carlo.tosi ha scritto:
Dopo gli ultimi fattacci (ma ne accadranno sicuramente altri) ci si chiede: Chi paga per le davastazioni compiute da disgraziati chiamati ultras? chi risarcisce i danni a beni privati e pubblici? Chi paga per le spese extra sostenute dalle forze dell’ordine, per fronteggiare i delinquenti incappucciati? E le spese sanitarie per curare i feriti? Ed il disagio della gente “normale” barricata in casa per paura?. Possibile che non ci sia uno che abbia il coraggio di imputare alle società tutte queste disgrazie che periodicamente succedono? Sono loro che conoscono bene i loro ultras, loro che devono isolarli, loro che devono rifondere per i danni provocati. Ma ci sono troppi soldi che girano attorno a questo maledetto pallone, troppi interessi, e se ogni tanto ci scappa qualche milione di euro di danni e qualche morto, pazienza, sono danni collaterali accettabili, per le società . Intanto i nostri politici si stracciano le vesti (a parole) e promettono interventi seri (ma quando mai). Gran parte della colpa è anche loro, che non prendono mai posizioni rigorose, per rispetto e connivenza con i dirigenti del marcio mondo calcistico. Colpe ne ha anche il giornalismo esasperato su questo argomento, che continua a dibattere su calciapalle strapagati, stracoccolati e straviziati, mentre atleti in gamba di altri “sani” sport non compaiono mai nelle cronache. Avanti così fino al prossimo morto! Viva il calcio.
Il 12 Novembre 2007 alle 18:31 jasone ha scritto:
ultra? non sono tifosi, tutt’altro. sono scarti di società e non solo, sono gente “per bene” dal lunedi al sabato, gente che scarica, l’odio verso il proprio capo o chi altri, verso le tifoserie avversarie. Di calcio non capiscono un cavolo e noi paghiamo, vedi come hanno conciato Bergamo Roma e Milano…
si bisogna fermarsi, bisogna fermarsi, chiamare i capigruppo di questi fantamotici fan club e parlare con loro.
La giustizia per quanto accaduto in quell’autogrill verrà da sola.
il calcio si ferma, si ripartirà quando insieme al calcio del pallone verrà calciata via anche la stupidità delle persone
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