- Tags: Alessandra-Mussolini, Angela-Merkel, Anna-Finocchiaro, Camera, centrodetsra, centrosinistra, Daniela-Santanché, deputate, donne, elettori, Emma-Binino, Emma-Margegaglia, Giulia-Bongiorno, Hillary-Clinton, Margaret-Thatcher, parlamentari, quote-rosa, Rosi-Mauro, Ségolène-Royal, Senato, senatrici, Stefania-Prestigiacomo
- 3 commenti

Il prossimo presidente degli Stati Uniti, nel 2008, potrebbe essere una presidentessa. Sempre che Hillary Clinton batta Rudy Giuliani, il suo più probabile avversario repubblicano. Da due anni Angela Merkel guida la Germania, ed un anno fa Ségolène Royal si era candidata, con qualche chance di successo, alle presidenziali francesi. Margaret Thatcher ha governato l’Inghilterra addirittura vent’anni fa, dando il proprio nome, thatcherismo, non solo ad un paese ma ad un’era politico-sociale.
Gli inglesi non sono nuovi alle donne di ferro: chi in questi giorni ha visto al cinema Elizabeth con Cate Blanchett nei panni della regina che sconfisse l’Invencible Armada spagnola, se ne può fare un’idea. Che cosa hanno in comune queste storie? Che mai si è dibattuto se fosse opportuno affidare il bastone del comando a una donna in quanto tale. Si parla di meriti o demeriti, non del fatto che indossi la gonna (magari un tailleur pantalone nel caso di Hillary).
La questione femminile divide molto anche l’Italia. Anche quando le donne avanzano nelle poltrone di potere. Daniela Santanchè, Anna Finocchiaro, Rosi Mauro, Alessandra Mussolini, Giulia Bongiorno, e via ancora con le Bonino, le Prestigiacomo e le Melandri: ben che vada vengono etichettate come “pasionarie”. Mai sentito che si parli di un ministro “pasionario”? Se Emma Marcegaglia si candida alla guida di Confindustria, si nota che è tempo di una “presidenza in rosa”: quelle precedenti sono state in azzurro?
La realtà è che le donne guadagnano sì posizioni, ma non come accade nei paesi con cui ci misuriamo, e soprattutto non come dovrebbero. Non esiste ancora in Italia l’ipotesi di una donna alla guida del governo, di un grande quotidiano, di una grande industria. Silvio Berlusconi, al quale le donne certamente piacciono, e forse proprio per questo, a proposito della Finocchiaro ha detto: “È una donna, ma è brava”. Maschilismo di destra? Mica tanto: può testimoniarlo chi ha seguito le battute a sinistra durante la campagna di Rosy Bindi contro Walter Veltroni, battute (la più benevola, appunto, “pasionaria”) tutte mascherate dal politically correct.
Le donne sono notoriamente maggioranza nella società ma non nei luoghi di lavoro. Soprattutto, non nei luoghi che contano: dunque alla quantità (ammettiamo che sia un fatto fisiologico legato alle incombenze familiari) non si sopperisce con la qualità. Insomma, siamo molto indietro. Le quote rosa, dicono tutti, non costituiscono una soluzione, perché sono offensive. Giusto. Ma allora la soluzione qual è?
Vedrete che alle prossime elezioni, o al prossimo rimpasto di governo, si parlerà di nuovo, e molto, del problema donne. Gestito però dagli uomini.
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- Giovedì 15 Novembre 2007
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Commenti
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Il 15 Novembre 2007 alle 20:07 vincenzod ha scritto:
Donne e motori non solo gioie e dolori. Ma non è sempre così, io ne ho conosciuto migliaia per motivo di lavoro, ma solo due le ho conosciute di persona: la top manager della Stet Marisa Bellisario e la Senatrice Margherita Boniver, poi le più note nel mondo come Golda Meyer, Margaret Thatcher, Indira Gandhi, Angela Merkel, poi le altre NON politiche, le figlie di Berlusconi, e in politica italiana ricordo che la Bindi affondò la Sanità, la Finocchiaro ha distrutto quel poco che resta a Sinistra, la Bonino strabica nelle alleanze e genuflessa a Pannella, comunque non BONA TUTTA come la Santanchè; le altre della Sinistra meglio perderle che trovarle, specialmente la Jervolino che ha reso Napoli zozza e pericolosa, ché i napoletani ne’ potevano fare a meno! Vincenzo - Matera
Il 16 Novembre 2007 alle 2:56 laofa ha scritto:
Evidentemente la stragrande maggioranza delle donne se ne frega dei deliri dell’ “ideologia di genere” che il femminismo radicale sta cercando di imporre ormai da decenni (anche in maniera scorretta e fraudolenta). Ideologia che le vorrebbe impegnate a lavorare fuori casa NON PER NECESSITA’ ma per AFFERMARSI COMUNQUE nella vita a spese dei figli, del marito e della famiglia. Ideologia che cerca di inculcare nel cervello femminile il concetto assurdo della “perfetta intercambiabilità dei ruoli” fra uomo e donna in ogni mestiere e attività poichè “LE DIFFERENZE DI GENERE SONO SOLAMENTE IL RISULTATO DI CONDIZIONAMENTI SOCIALI”.
Sarebbe ora di prendere atto del fatto che le ideologie del radical femminismo (che persegue anche l’abolizione di ogni precisa identità sessuale e la “liberazione” dalla maternità) sono un insulto alla ragione umana e all’etica. E sarebbe ora anche di smettere di continuare a mistificare la realtà e di continuare a demonizzare il maschile per poter soppiantare l’uomo e la sua funzione, oltrechè la famiglia monogamica (continuando a seguire l’utopia di Friedrich Engels e del socialismo). Sarebbe ora, insomma, di rispettare finalmente la volontà della grande maggioranza delle donne che delle anticostituzionali quote rosa (raccomandazioni ufficializzate e imposte che non hanno niente a che vedere con la meritocrazia e le regole democratiche) e della carriera di lavoro FINE A SE STESSA non sanno che farsene!
Il 16 Novembre 2007 alle 10:23 CiroCipolla ha scritto:
Spesso,le donne sono più politiche degli uomini,meno co…,più concrete.
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