Dini ago della bilancia nel dopo Finanziaria. Con lo slogan: Mani libere


È attorniato da Willer Bordon e Natale D’Amico, quando parla, il presidente Lamberto Dini.
E non sembra casuale, anzi: è il simbolico suggello della nascita di una nuova formazione politica all’insegna dello slogan: “mani libere”.
Un gruppetto di 5 senatori sicuri (i tre Liberaldemocratici e il duo dell’Ud) che punta a diventare l’ago della bilancia dei fragili equilibri dell’Unione. Pochi? Niente affatto, visto a Palazzo Madama la maggioranza si è retta finora su una manciata di voti. Agguerriti? Di sicuro, e vogliosi di smarcarsi.
E infatti Lambertow, pur non abbandonando Prodi (”Ho votato la Finanziaria per senso di responsabilità”, ha commentato), da oggi lavora ufficialmente per “superare rapidamente l’attuale quadro politico perché il governo non appare adatto a realizzare le politiche necessarie ad invertire la tendenza al declino economico e civile del paese”, ha detto l’ex premier subito dopo la maratona senatoriale sulla manovra. Un concetto ribadito anche nella mattina di venerdì: “Io non sono interessato ad un posto di governo. Anche se me lo offrissero, rifiuterei” dice, fugando così le voci, maligne, che lo davano per interessato a uno scambio: i suoi voti per un ruolo di rilievo in una ipotetica nuova compagine governativa.
Guardato a vista dall’Unione, temuto dal premier Romano Prodi, corteggiato fino all’ultimo dal Silvio Berlusconi, è da settimane che Lamberto Dini che sta tessendo la sua tela, con le “mani libere” e una serie infinita di contatti.

Che stanno già dando i frutti sperati dall’ex Presidente del Consiglio: Dini non sarà più, al Senato, alla guida di una pattuglia formata solo da Natale D’Amico e Giuseppe Scalera, ma al suo fianco ci saranno Willer Bordon, Roberto Manzione e il “Senador” Luigi Pallaro (l’italo-argentino eletto per la circoscrizione estera). In prospettiva, a questa nuova formazione potrebbe anche aderire l’Udeur nonché - stando ai rumors del Senato - alcuni pezzi di Cdl se, come si vocifera a Palazzo Madama, il senatore Udc Mario Baccini guarda alla nuova formazione. “Decideremo volta per volta” è la linea di Dini “e voteremo i provvedimenti se rispettano i principi liberaldemocratici”. In particolare l’imminente minaccia è il voto sul protocollo sul welfare: “Se va oltre quanto concordato con i sindacati il nostro voto sarebbe negativo”.
E così le alleanze di nuovo conio, già ipotizzate dal ministro Rutelli durante la campagna elettorale del Pd, adesso sembrano ben avviate: non da Veltroni ma da chi sta alla destra del Pd e della maggioranza.

Seppur critico verso Prodi, Lamberto Dini infatti non intende passare all’opposizione ma in molti nell’Unione sono convinti che ora il leader Ld con i nuovi alleati detterà le condizioni al governo, prima tra tutti una rappresentanza in un eventuale rimpasto di governo. Un nuovo equilibrio temuto soprattutto dall’ala sinistra della coalizione, che teme tanto la caduta del governo quanto uno spostamento a destra.
Problemi che non riguardano l’ex uomo di Bankitalia: durante il lungo tutto l’iter della finanziaria, Dini si è trovato a suo agio nel ruolo di ago della bilancia. Tocca al governo ora farlo pendere, di volta in volta, dalla propria parte.

Commenti

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Il 16 Novembre 2007 alle 19:17 samarcanda ha scritto:

Vorrei capire dove era Dini quando si presentava il programma nei vari comizi elettorali, visto che prevedeva il superamento della legge 30, il superamento della legge maroni in merito alle pensioni, una legge che regolasse in modo occidentale il conflitto di interessi, un modello di sviluppo basato sull’innovazione la ricerca invece che sullo sfruttamento dei lavoratori: i personaggi che prima fanno parte di una coalizione sottoscrivendone il programma e poi si sentono liberi di fare quello che gli pare li ritengo inaffidabili, e questo modo di fare contribuisce a creare sfiducia nella politica e nei confronti dei suoi attori, tanto di teatro si tratta.

Il 21 Novembre 2007 alle 12:04 Per sopravvivere tra Pd e Pdl, Prodi lancia l’allarme welfare. » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Rifondazione chiede che la platea venga allargata e per questo motivo ha abbandonato un summit di governo convocato ieri. Fin qui nulla di nuovo, se non fosse che il tutto si inquadra nel nuovo scenario politico in movimento, per il quale Fausto Bertinotti ha dichiarato un gradimento al limite dell’entusiasmo. Un ritorno al proporzionale con sbarramento, e una stagione di “inciuci” tra Veltroni e Berlusconi, rilancerebbe Rifondazione che diverrebbe di fatto il polo di attrazione della sinistra alternativa ai Democratici; la “cosa rossa“. Sull’operazione vigilano poi i liberaldemocratici di Lamberto Dini e quei gruppetti che al Senato minacciano voto contrario sullo scrutinio finale della Finanziaria, come il tandem Willer Bordon-Roberto Manzione. Non solo. [...]

Il 26 Novembre 2007 alle 17:46 Il gioco ad alto rischio del Cavaliere: cacciare Prodi e governare con Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Come arma di riserva Berlusconi e Veltroni hanno il referendum, che otterrebbe grosso modo gli stessi risultati premiando ancora di più il partito vittorioso. Per questo il Cavaliere, mentre rompe con i vecchi alleati, apre le porte del Pdl a nuovo compagni di strada, da Francesco Storace a Lamberto Dini, a fuoriusciti radicali come Daniele Capezzone, fino al Partito dei pensionati, che una sua dote di voti ce l’ha. [...]

Il 18 Dicembre 2007 alle 15:00 Candidato Speciale: il generale si smarca e punta al Senato » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’ex comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale adesso ha le mani libere. Concetto di gran moda in questo periodo, nei palazzi della politica italiana. Già, proprio la politica sembra essere il prossimo approdo dell’ufficiale delle Fiamme Gialle, dopo le dimissioni che hanno spiazzato e sorpreso Prodi&Co. A fare il pensionato normale, il generale non pensa affatto. Chi ben lo conosce sa che da quest’estate (il decreto decreto con il quale il governo lo rimuove dal suo incarico, nominando al suo posto il generale Cosimo D’Arrigo è del primo giugno scorso) sta valutando l’opportunità di fare politica, candidandosi al Senato. E ora è uscito allo scoperto: “Ci sto pensando seriamente”, ha ammesso in un’intervista a Libero dove fa sapere di puntare ad una candidatura a Palazzo Madama. Svelati i piani sul suo futuro, resta un segreto: con chi si potrebbe candidare, l’ex comandante della GdF che, secondo i calcoli riportati dal Corriere della Sera, potrebbe valere qualche centinaio di migliaia di voti? A chiederselo sono in tanti. Non meno sono quelli che se lo contendono visto che, in base a un sondaggio, risulta che Speciale, nel suo braccio di ferro col governo, ha guadagnato una straordinaria popolarità. Già, ma a quale partito, a quale schieramento la porterà in dote? Se fosse necessario scommettere, converrebbe puntare sul fatto che il generale andrà a allinearsi nel centrodestra: “Per adesso” dice lui “esistono dei progetti sui quali sto riflettendo. Sono abituato a ragionare sulle cose a lungo prima di decidere. Il mio desiderio è quello di poter servire lo Stato con una diversa funzione istituzionale”. Ammette infatti che “tutto il centrodestra” gli è stato vicino anche se deve “riconoscere la vicinanza affettuosa di Di Pietro”. Che, guarda caso, ha a suo tempo fatto più o meno lo stesso percorso: dall’addio alla toga al Palazzo politico. senza lasciar passare troppo tempo prima di entrare nelle fila del centrosinistra. [...]

Il 19 Dicembre 2007 alle 11:57 Kataweb.it - Blog - caramella_fondente » Blog Archive » SPECIALE…. MOLTO SPECIALE…. UNO SPECIALISTA…. ha scritto:

[...] L’ex comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale adesso ha le mani libere. Concetto di gran moda in questo periodo, nei palazzi della politica italiana. Già, proprio la politica sembra essere il prossimo approdo dell’ufficiale delle Fiamme Gialle, dopo le dimissioni che hanno spiazzato e sorpreso Prodi&Co. A fare il pensionato normale, il generale non pensa affatto. Chi ben lo conosce sa che da quest’estate (il decreto decreto con il quale il governo lo rimuove dal suo incarico, nominando al suo posto il generale Cosimo D’Arrigo è del primo giugno scorso) sta valutando l’opportunità di fare politica, candidandosi al Senato. E ora è uscito allo scoperto: “Ci sto pensando seriamente”, ha ammesso in un’intervista a Libero dove fa sapere di puntare ad una candidatura a Palazzo Madama. Svelati i piani sul suo futuro, resta un segreto: con chi si potrebbe candidare, l’ex comandante della GdF che, secondo i calcoli riportati dal Corriere della Sera, potrebbe valere qualche centinaio di migliaia di voti? A chiederselo sono in tanti. Non meno sono quelli che se lo contendono visto che, in base a un sondaggio, risulta che Speciale, nel suo braccio di ferro col governo, ha guadagnato una straordinaria popolarità. Già, ma a quale partito, a quale schieramento la porterà in dote? Se fosse necessario scommettere, converrebbe puntare sul fatto che il generale andrà a allinearsi nel centrodestra: “Per adesso” dice lui “esistono dei progetti sui quali sto riflettendo. Sono abituato a ragionare sulle cose a lungo prima di decidere. Il mio desiderio è quello di poter servire lo Stato con una diversa funzione istituzionale”. Ammette infatti che “tutto il centrodestra” gli è stato vicino Tags: NETWORK PROGRESSISTA [...]

Il 27 Dicembre 2007 alle 16:03 Bilancio 2007: Prodi parla agli italiani perché Dini capisca » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Un governo si abbatte con un voto di sfiducia, non con le dichiarazioni. E per votare contro un governo occorrono (o meglio, occorrerebbero) delle motivazioni. E, vista l’opera di risanamento dei conti pubblici, queste motivazioni non ci sono. Per questo non capisco l’atteggiamento di Dini: siamo stati eletti con un mandato, una coalizione, un compito e questo il governo lo sta perseguendo”. Va all’attacco il presidente del Consiglio Romano Prodi nella consueta conferenza stampa di fine anno, a Villa Madama. Completo blu e cravatta regimental, il premier appare riposato e disteso. Il tono è pacato, incespica meno del solito, e si interrompe solo un paio di volte per bere un po’ d’acqua e schiarirsi la voce. Ma le unghie sono ben affilate e servono al premier per difendere il suo operato dagli ultimi affondi del senatore liberaldemocratico. Anche perché, dice Prodi: “Il nostro è un Paese che si è rimesso a camminare ed è uscito dalle emergenze: lo dicono tutti i numeri e tutti i dati macroeconomici. Abbiamo ripristinato l’avanzo primario e il debito sta calando. Chiuderemo l’anno con un rapporto deficit/Pil molto più basso del previsto, e cioè intorno al 2%”. E poi: “Il tasso di disoccupazione in Italia è il più basso da 25 anni a questa parte e l’Italia vanta la migliore situazione in Europa”. Il premier, tuttavia, ha confermato la preoccupazione per il fatto che l’azione di risanamento dei conti pubblici completata nel 2007 non ha rimosso “una mancanza di fiducia molto diffusa e un clima di insicurezza che appesantisce e non permette di alzare il passo, camminare spediti e alla fine di correre”. Ed è proprio questa diffusa percezione di insicurezza - che resiste ad ogni cambiamento - a frenare il Paese e a oscurare i miglioramenti ottenuti dalla squadra dell’Unione in questi primi 589 giorni di governo. La preoccupazione di Prodi insomma non sembra quella che è sulla punta della lingua di tutti i cronisti che attendono il loro momento per rivolgergli una domanda, cioè come terrà a bada l’ex premier Dini e se pensa di avere ancora una maggioranza. A questo il premier risponde indirettamente, con una prolusione di numeri, percentuali e cifre tutta incentrata sul divario tra quel che il Paese, con qualche fondamento, percepisce dell’azione di governo e quel che ha fatto di positivo l’esecutivo nell’affrontare i problemi che attraversano le famiglie, i giovani, le imprese: oggi “abbiamo aggredito i debiti come si fa nelle buone famiglie e abbiamo speso meglio” ma l’incertezza verso il futuro, dice il presidente del Consiglio, è ancora alimentata dalla paura, dalla diffidenza verso lo straniero, dal degrado ambientale, dalla criminalità. “Noi ci siamo dati il compito di guardare in faccia questa emergenza e di affrontarla” assicura Prodi, ma il problema è ancora la “percezione”. Prodi è deciso inoltre nel difendere l’impronta riformista dell’operato suo e del governo, come aveva fatto in passato. Per lui non si cambia il mondo in un solo giorno ma si misura il successo di un esecutivo sul metro del miglioramento: “Se prima eravamo il malato d’Europa stiamo superando la convalescenza”, rileva il presidente del Consiglio e se il 2007 è stato l’anno degli incendi e dei rifiuti, dell’antipolitica, della casta, di una crescente sfiducia nelle istituzioni democratiche, il 2008 dovrà essere l’anno “in cui proiettiamo l’Italia nel futuro”. L’asso nella manica per risollevare l’immagine del suo governo davanti all’opinione pubblica è ora restituire “in modo sostanziale” potere d’acquisto ai salari, a cominciare da quelli medio-bassi, attraverso l’abbattimento dell’imposizione fiscale sulle buste paga e poi indirizzare nuove risorse verso le famiglie con figli. Per quanto riguarda la precarietà nel lavoro Prodi punta al dispiegarsi durante il 2008 delle misure contenute nel protocollo sul Welfare e sull’ordine pubblico il premier conta sull’efficienza dimostrata dalle forze dell’ordine e dalla magistratura con importanti risultati registrati nel contrasto alla criminalità organizzata, pensa a una riedizione del decreto sicurezza. Secondo Prodi le “erbe infestanti” che minacciano l’albero di 2500 anni che è il nostro Paese, per dirla con l’ambasciatore americano a Roma, esistono, ammette: malavita, criminalità diffusa, pubblica amministrazione e una giustizia che non funziona. “Ma”, conclude il premier, più ottimista del solito: “pochi alberi resistono 2500 anni rigogliosi come l’Italia”, per la quale lui spera che ritrovi un ruolo di leadership nel mondo in tempi veramente brevi, “ma non illudendo i cittadini italiani”. [...]

Il 2 Gennaio 2008 alle 11:37 Prodi lo slalomista col fiato corto: sarà un gennaio pieno di sgambetti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Per festeggiare il nuovo anno, dopo i patimenti in Parlamento, Romano Prodi ha deciso di dedicarsi allo sci. E con un nuovo look: via quel giaccone beige, tema lo scorso anno del dibattito mediatico perché considerato un po’ antiquato, ecco una tuta da sci tecnologica, verde - “ulivo”, ha precisato lui - e nera. Con quella addosso Prodi si è lanciato sulle piste di Campolongo (Belluno). La cosa può avere anche un significato simbolico: il Professore è tenace, non lo spaventano gli sforzi, né le difficoltà. Come ama definirsi, è un diesel: ad andatura costante gli è - finora - riuscito lo slalom tra i paletti degli alleati, zigzagando con il programma tra il centro e la sinistra. Capacità cui dovrà appellarsi anche in questo gelido gennaio. Insomma il premier non è da sottovalutare, anche se le possibilità di sopravvivenza del suo governo sembrano stavolta davvero ridotte al minimo. Anche per prepararsi alle prove d’inizio anno, il premier ha scelto di scrivere una lettera all’Ansa per ribadire il primato italiano sulla Spagna. Le minacce per il governo, però, sono altre, e non provengono dall’esterno. Sono anzi tutte interne alla maggioranza. A cominciare dai sette punti che il senatore Lamberto Dini ha messo per iscritto e in base all’accettazione dei quali deciderà, insieme con la sua pattuglia, se continuare a sostenere l’esecutivo o invece sfiduciarlo. Per il 10 gennaio è previsto un vertice di maggioranza sulla legge elettorale (la cosiddetta verifica): non si sa però se si terrà o meno, date le divisioni nel centrosinistra. A chiederla a gran voce sono i ministri della Sinistra-Arcobaleno, Prodi vorrebbe evitarla. Dopo pochi giorni la decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità dei referendum. Le previsioni sono che i giudici - vista anche la pioggia di indiscrezioni e sospetti per un eventuale “no” - diano un sostanziale via libera alla consultazione. Se ciò accadesse la maggioranza non terrebbe un minuto: o si va al referendum, o si va a una nuova legge elettorale. Unica via d’uscita, appunto, le lezioni anticipate.Come se non bastasse ci sono gli strascichi del 2007. Il pacchetto sicurezza deve essere riapprovato, ora che è stato riscritto. La legge di riforma sulla Rai entra ed esce dal calendario. Il viceministro Vincenzo Visco non ha goduto dell’archiviazione chiesta dal pm sul caso Speciale: il gip di Roma ha disposto un supplemento d’indagine per possibile abuso di ufficio. Le misure economiche promesse per il prossimo anno, a cominciare dalla riduzione delle tasse, dovranno fare i conti con il rallentamento dell’economia e con la fine dei tesoretti. Incombono gli scioperi, a cominciare da quello generale del trasporto pubblico già indetto per fine gennaio. Incombe la decisione sulla vendita dell’Alitalia, con Padoa-Schioppa, che in qualità di ministro delle Finanze detentore della quota in vendita, che si è detto favorevole al piano Air France, mettendosi contro tutto l’asse del Nord. Ma soprattutto gli alleati hanno dato a Prodi l’ultimatum. Ai già citati senatori diniani che, approvata per spirito di responsabilità la Finanziaria, hanno annunciato la poltica delle mani libere, vanno aggiunti Domenico Fisichella, un ex di An finito nell’Unione, e, all’estrema sinistra, Franco Turigliatto. Voti che difficilmente potranno essere bilanciati dai senatori a vita. Al punto che interi partiti, da quello di Mastella a Rifondazione, chiedono già di andare a votare nel 2008. Pare che della stessa opinione sia Walter Veltroni, il quale ovviamente non ha nulla da guadagnare da questo stato di cose. Su tutto vigila, sempre più critico (ma lo descrivono estremamente irritato), il presidente della Repubblica. Nel messaggio di fine anno, Giorgio Napolitano non ha potuto che insistere sulla necessità di fare riforme condivise. D’ora in avanti il premier potrebbe perdere la sua ciambella di salvataggio: la contrarietà di Napolitano ad un voto anticipato senza una nuova legge elettorale. Un avvio 2008 terribile per il Professore. Tanto che, se nell’altro campo Silvio Berlusconi se ne fosse stato tranquillo ad attendere, senza perdersi in manovre e chiacchiere tutte intercettate sulla campagna acquisti in Parlamento, ora il centrodestra avrebbe già la vittoria in tasca. [...]

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