Squadra snella, giovane e, alla faccia delle quote, soprattutto rosa: con 9 donne e 8 uomini. Tutti d’accordo nel definire la segreteria scelta da Walter Veltroni per il nuovo Pd.
Ma all’ombra della chioccia Anna Finocchiaro (navigata capogruppo dei democrats al Senato), sono due le giovani stelle, in ascesa, nella galassia veltroniana.
Una è Federica Mogherini, 34 anni, romana, nel consiglio nazionale dei Ds da quando ne ha 28. Con una laurea in Scienze politiche e una tesi sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, Mogherini si è interessata di Iraq, Afghanistan, Medio Oriente. Poi è diventata il ponte dell’ex segretario Fassino con il Pse e, per Veltroni, con i Democratici americani. L’altra è la monzese Alessia Mosca, trentadue anni, laurea in Filosofia e studi all’estero, membro della segreteria tecnica del Sottosegretario Enrico Letta, ricercatrice di Arel, Agenzia di Ricerche e Legislazione e con un curriculum da studiosa (soprattutto lontano dall’Italia) lungo così.
I due volti nuovi del gotha democratico hanno accettato di raccontarsi a Panorama.it in questa intervista. Doppia.
Lei si sente una “bambocciona”?
Mosca: Quella di Padoa Schioppa è stata una caduta di stile. Ma il concetto è giusto. Io ho iniziato a vivere da sola presto, a 23 anni. Quindi, non sento di rientrare in questa categoria. Tuttavia, uscire di casa è oggi un’oggettiva difficoltà per troppi giovani. Bisogna fare in modo che ci sia vera possibilità di scelta. Quando questa ci sarà, allora chi resterà in casa sarà davvero un bamboccione, perché non avrà scusanti.
Mogherini: Di “bamboccioni” non ne conosco. E se qualche mio coetaneo sta ancora a casa con i genitori è perché non ce la fa a pagarsi un affitto, o perché con un contratto a progetto le banche non ti danno un mutuo. A me poi hanno insegnato che l’autonomia è un valore: sono tra quelli che a 18 anni hanno lavorato da Mc Donald’s a Londra per studiare l’inglese; a 19 ho iniziato a vivere da sola, e a 34 ho lavoro, casa (col mutuo) e famiglia. Ma so bene che questo è stato possibile perché ho avuto una famiglia alle spalle che ha potuto sostenermi ed aiutarmi.
Quanto guadagna al mese?
Mosca: Intorno ai duemila euro.
Mogherini: 1.600 euro.
L’accordo sul welfare non ha tutelato solo la generazione dei padri mettendo in difficoltà i più giovani?
Mosca: Nient’affatto. Considero l’accordo del 23 luglio un traguardo straordinario. È forse la prima volta che su questi temi si fa un passo in avanti di tale portata. Penso alla totalizzazione dei contributi o al riscatto della laurea. Certo, tutto è perfettibile. Credo in generale che in questo Paese la voce dei giovani debba essere ascoltata di più. Occorre dare loro spazio reale. È questa la vera sfida. Sarà anche una mia responsabilità riuscire a far sì che i giovani si facciano ascoltare.
Mogherini: A me pare un buon accordo, che anzi introduce novità importanti per i più giovani. Il punto non è tutelare più una generazione o l’altra, ma capire che la società non è più quella del secolo scorso, i tempi e i modi di vita delle persone (dei più anziani e dei più giovani) sono cambiati, ed è necessario che cambi anche il sistema di protezione sociale.
Perché si è messa il lista con Letta e non con Veltroni?
Mosca: L’ho scelto tanti anni fa. In tempi non sospetti. Mi piace il suo approccio, senza posizioni di tipo ideologico. Credo che sia un uomo politico con risposte nuove. Sono ammirata dal suo essere persona seria e competente. Capace di affiancare una grande capacità politica ad un’alta competenza tecnica. E quando si è candidato alla segreteria del Pd non ho avuto dubbi. Rispecchia il suo modo di essere e cerca di affrontare i temi all’ordine del giorno con una mente aperta rispetto ad alcune rigidità che la politica italiana ha avuto per tanto tempo.
Scelta facile la sua, sul carro di Veltroni la vittoria era scontata.
Mogherini: Mi è sembrato naturale che fosse Veltroni il primo segretario del Pd: per l’entusiasmo che ha sempre provato per questo progetto, per la capacità di trasmettere questa energia, di arrivare a chi si sente deluso o distante dalla politica. E per il coraggio di compiere scelte poco ortodosse, di innovare, “spiazzare”. Ma di certo non è stata una scelta “contro” gli altri concorrenti: se oggi siamo nello stesso partito non è per caso.

Federica Mogherini
Dopo l’incarico europeo in Birmania, Piero Fassino vorrebbe occuparsi di politica internazionale nel Pd. Da membro della segreteria, che tra l’altro si occuperà di politica estera, ne diventerà la diretta superiore?
Mogherini: Non sono la “diretta superiore” di nessuno, tanto meno di Fassino. Se la domanda è come mi sento ad essere nell’esecutivo, la risposta è “benissimo”. Sono emozionata, felice, un po’ spaventata dall’enorme carico di lavoro che ci aspetta, e pienamente consapevole di quanta responsabilità questo ruolo comporti. Conoscendo molti degli altri membri dell’esecutivo sono sicura che lavoreremo bene insieme.
Dove si vede tra 5 anni. E con quale ruolo nell’establishment politico italiano?
Mosca (a cui Veltroni ha affidato l’area del lavoro, ndr): Non lo so
Mogherini (neo responsabile dell’area sulle istituzioni, ndr): Non ne ho idea, 5 anni sono un’eternità nella vita di una persona, ed anche nella politica italiana. Comunque mi immagino in politica, nel Pd.
Come si sta da giovani in un Pd costretto a navigare a vista tra l’opposizione di centrodestra e la sinistra radicale che fa le bizze?
Mosca: Guardando avanti.
Mogherini: Mi pare che sia l’opposizione, più che il Pd, a navigare a vista. Non riescono ad andare oltre l’invocazione della spallata, che si rimanda di settimana in settimana… Progettualità: zero! Sinceramente, “da giovane” mi sentirei piuttosto a disagio se fossi di centrodestra. Con il Pd, invece, mi pare che abbiamo cominciato al meglio, con forti segnali di innovazione e cambiamento, e credo che il governo ne trarrà beneficio.
Mogherini, lei non è una novizia. Mangia pane e politica estera fin da ragazzina. È questo il nuovo che avanza nel Pd?
Mogherini: La mia vita è quella di una donna di 34 anni, ed è certamente diversa da quella della maggior parte degli uomini politici di 70: prendo l’autobus, faccio la spesa, accompagno mia figlia a scuola… La vita che fai determina, almeno in parte, il tuo sguardo sulle cose. Dopodiché, per fare qualsiasi lavoro è necessario avere competenza e professionalità, ed io credo che la politica non faccia eccezione. Poi, lo stesso lavoro lo si può fare in maniera più o meno innovativa, ed a volte su questo l’età aiuta…
Mosca, con quella brillante carriera da prima della classe, potrebbe essere definita una tecnocrate. È questo il nuovo che avanza nel Pd?
Una delle sfide della politica e del Pd è superare la divisione tra tecnici e politici perché la politica deve essere fatta e vissuta da tutti e tutti devono dare alla politica il proprio contributo in base a ciò che sanno fare.
Ricorda il detto morettiano: “Dì qualcosa di sinistra”? Ci dice qualcosa di giovane?
Mosca: Perché quello che ho detto finora non è giovane?
Mogherini: E perché dovrei…?! A 16 anni sei giovane, a 34 i ragazzini ti danno del lei…
Ultimo film visto?
Mosca: Giorni e nuvole di Silvio Soldini
Mogherini: Purtroppo da quando è nata mia figlia vado al cinema molto meno di prima. Credo l’ultimo sia stato al cinema Saturno Contro, a casa La ricerca della felicità.
Un libro che consiglia ai giovani?
Mosca: Il gattopardo. Perché vorrei che l’Italia non fosse così.
Mogherini: I miei consigli sui libri in genere sono “personalizzati”, mi riesce difficile consigliare un libro “ai giovani”. Ognuno ha i suoi interessi, i suoi gusti, che è giusto assecondare. L’importante è avere il piacere di leggere.
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Il 23 Novembre 2007 alle 17:24 Il Pd dell’Emilia cresce all’ombra della Quercia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Con l’eccezione di Parma e Piacenza, alle elezioni di sabato 24 novembre per eleggere i coordinatori provinciali, non c’è infatti nessuna novità. A Modena (Stefano Bonaccini), a Ravenna (Alberto Pagani), a Imola (Massimiliano Stagni), a Rimini (Andrea Gnassi) e a Cesena (Daniele Zoffoli): i candidati, dati come vincenti, sono tutti “vecchi” segretari Ds. A Forlì, toccherà invece al leader locale della Margherita. Ma il caso che ha fatto più discutere è stato quello del candidato di Reggio Emilia, Giulio Fantuzzi. Rispetto alle giovani stelle delle segreteria veltroniana, Fantuzzi non si può definire di certo “un volto nuovo”. Classe 1950, è stato nell’ordine: sindaco del Pci, eurodeputato Pds, segretario Ds, ed ora appunto candidato coordinatore del Partito democratico. E a chi gli ricorda le parole di Veltroni, risponde subito: “Innanzitutto non mi sento un rimbambito e comunque sono segretario Ds solo da un anno e mezzo. Certo, anch’io sono stato in ambascie per un certo periodo. L’esigenza di Walter è anche la mia. Mi sono però messo a disposizione perché in tanti me lo hanno chiesto. E poi età anagrafica ed età psicologica non coincidono necessariamente. Io, ad esempio, mi sento un innovatore, ho fatto la mia carriera e non ho più ambizioni di nessun tipo. Anche perchè la mia è una candidatura transitoria alla nascita del Partito Democratico”. A proposito di innovazione: partito nuovo vuol dire anche partito senza tessere? Nient’affatto. A Reggio Emilia abbiamo due partiti radicati e presenti dappertutto. Non nutriamo nostalgie, ma riteniamo che non si debba gettare l’acqua sporca con il bambino. Credo che le adesioni con il versamento di un corrispettivo siano importanti per due ragioni: per un problema di appetenza e perché offrono una base stabile di autofinanziamento, che significa non andare alla questua di eventuali sponsor e affiliazioni. Come quelle con le cooperative rosse, i cui legami prima con il vecchio Pci e poi con i Ds sono stati più volte messi in dubbio. Noi siamo abituati a fare da soli. La cooperazione va bene, l’importante è che sia limpida e trasparente. L’epoca dei collateralismi è davvero finita. Reggio è la città di Prodi, ma è anche un territorio molto radicato alla vecchia tradizione comunista da parte del vostro elettorato. Come si fa a conciliare quell’esperienza con un progetto nuovo? Non è un passaggio sconvolgente. La nostra città è stata la terra di costituenti del calibro di Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti, che appartenevano a tradizioni fortemente contrapposte ma che hanno saputo lavorare insieme per il bene comune. E aldilà della vecchia egemonia del Pci, ha sempre visto la collaborazione tra queste culture. Con il rispetto dovuto, ha fatto due nomi non certo nuovi. Nessun rischio di fare una remake del vecchio compromesso storico, ma con numeri più bassi? In questi anni sono cresciuti tanti altri movimenti. E non è un caso che proprio qui l’Ulivo si sia mosso prima che in tante altre zone d’Italia. Certo: è ovvio che nella nascita del Pd, il ruolo fondamentale l’avranno Ds e Margherita, ma stiamo cercando di coinvolgere tante altre associazioni. [...]
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