- Tags: Carlo-Palermo, Livorno, Moby-Prince
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Aggredito da quattro persone, drogato e chiuso dentro all’auto a cui poi hanno dato fuoco.
Brutta avventura per un consulente tecnico che si occupa della tragedia del traghetto Moby Prince (140 morti il 9 aprile del 1991 dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo), aggredito nella notte tra venerdi e sabato a Marina di Pisa, in una zona isolata nei pressi della foce dell’Arno. L’uomo, 39 anni, livornese, ex paracadutista, era atteso in una stanza di un albergo di Pisa dall’avvocato Carlo Palermo, legale del figlio del comanante morto nel disastro. A Boccadarno avrebbe dovuto incontrare un importante testimone relativo alla vicenda della Moby Prince, la cui inchiesta è stata riaperta alcuni mesi fa proprio in seguito ad alcuni elementi portati dall’avvocato Palermo. Un’indagine che non ha risparmiato colpi di scena (come anticipato nelle scorse settimane da Panorama.it): dall’interrogatorio del senatore a vita Giulio Andreotti, all’acquisizione di atti del Sisde.
Dall’auto del consulente sono scomparsi alcuni documenti. “I miei aggressori avevano il passamontagna, prima mi hanno colpito alla testa, poi mi hanno immobilizzato e stordito una una sostanza spray, poi - ha raccontato il consulente dell’avvocato Palermo - mi hanno scaraventato in auto e solo quando il fumo causato dall’incendio dell’auto mi ha riempito
la gola ho trovato le forze per reagire e sono riuscito a uscire dall’auto”.
Quando sono arrivati i soccorritori, l’auto stava ancora bruciando.
LEGGI ANCHE: Moby Prince, il testimone Andreotti e la pilotina fantasma - Moby Prince, i familiari: “Ora protezione ai testimoni come per la mafia”
- Lunedì 19 Novembre 2007
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Commenti
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Il 19 Novembre 2007 alle 10:21 Moby Prince: Ci Risiamo | Robie, Walk this way ha scritto:
[...] Perchè continui a parlarne? Per questo [...]
Il 19 Novembre 2007 alle 16:02 redazione ha scritto:
MOBY PRINCE: LEGALE VITTIME, SEGNALI PREOCCUPANTI
(ANSA) - LIVORNO, 19 NOV - “Sono segnali preoccupanti, che da una parte fanno pensare che ci sia chi vuol rallentare le indagini, dall’altra ci fanno capire che siamo nella direzione giusta”. Così l’avvocato Carlo Palermo, che assiste alcune delle parti offese nella tragedia del Moby Prince, commenta l’aggressione subita nella notte fra venerdì e sabato da una persona che avrebbe dovuto fornirgli elementi ”per ricostruire quanto avvenuto il 10 aprile del 1991 nel porto di Livorno”.
“Qualche giorno fa sono uscite sulla stampa le rivelazioni di un nuovo testimone - ha spiegato Palermo -. L’altra notte c’è stata questa aggressione. Due episodi che vanno in una direzione chiara: non posso non registrare che qualcuno o qualcosa si è mosso”.
Riguardo agli elementi forniti dalla persona aggredita, Palermo ha spiegato: “Non posso dire niente, stavo ancora verificando l’attendibilità di quanto stavo raccogliendo. Nel caso, avrei trasmesso il tutto all’autorità giudiziaria”.
Palermo ha spiegato che venerdì scorso ha incontrato nel primo pomeriggio la persona poi aggredita: “non è un nostro consulente - ha precisato il legale - ma una persona informata dei fatti, da valutare con tutte le cautele del caso”. Dopo un colloquio di un paio d’ore, i due si sono messi d’accordo per vedersi di nuovo un’ora più tardi.
“Non vedendolo arrivare - ha spiegato Palermo - ho lasciato passare un po’ di tempo e poi ho cercato di rintracciarlo sul cellulare. All’inizio non ha risposto, poi lo ha fatto un’altra persona. Così ho chiamato la polizia, che ha scoperto l’aggressione”.
“Quella sul Moby Prince - ha aggiunto l’avvocato - è una vicenda sulla quale si sono sempre concentrate ombre, nebbie e aspetti poco chiari’”.
Palermo ha lanciato anche un “invito a non parlare più dell’aggressione, perché si tratta di fatti che possono solo rallentare e ostacolare sia il mio lavoro sia quello della procura e quindi l’accertamento della verità”.(ANSA).
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