
Per un comprensibilmente orgoglioso Walter Veltroni “riassume l’identità nazionale”. Ma il presidente della Camera Fausto Bertinotti lo ha definito, con malizia, un “ulivetto”. E al 60% dei lettori del Corriere della Sera non piace. Mentre per Gavino Sanna, uno dei guru della pubblicità: “è efficace”. Appena battezzato, il nuovo simbolo tricolor-ulivista del Partito Democratico già divide, nonostante sia nato per unire.
Ma cosa ne pensa Nicola Storto, ovvero la matita che l’ha creato? Panorama.it ha sentito questo giovane 25enne molisano, che fa il designer all’agenzia InArea che ha curato tutta l’operazione.
Storto, a 25 anni se l’aspettava di vincere?
Beh, no di certo. Ma quando abbiamo iniziato ci ho sperato.
Avete fatto una gara?
È stato un concorso di idee.
Quante agenzie concorrevano?
Credo 5.
Tutti giovani?
Sì.
E la scelta finale? Chi ha dato il “Visto, si stampi”?
Walter Veltroni in persona.
Quindi voi portavate i bozzetti aspettando che al segretario si accendesse la lampadina?
Diciamo che procedevamo a scaglioni. Gli facevano i progetti vedere un po’ alla volta fino ad arrivare a quello che gli è piaciuto di più. Li raffinavano di volta in volta.
Quali indicazioni vi ha dato Veltroni?
Leggerezza, modernità e contemporaneità. Ma sempre mantenendo il legame con il passato storico dell’Italia.
Tutti fermano l’attenzione sul tricolore.
Beh, è la mia invenzione.
Perché il richiamo alla bandiera nazionale?
Perché ha le caratteristiche che ci avevano richiesto: nel tricolore c’è l’Italia intera. Ed è un simbolo facilmente riconoscibile da tutti e ben memorizzabile.
Storto, lei vota Pd?
Certo. E d’ora in poi metterò pure la croce sul mio simbolo…
Il 14 ottobre è andato a votare alle primarie?
No.
Quanto si metterà in tasca dopo questo bagno di notorietà?
Io lavoro per la mia società. Ho uno stipendio.
Allora ci dica, quanto hanno pagato l’agenzia?
Non lo so.
Non ci crediamo.
Vabbè, non posso dirlo.
Nicola Storto
- Giovedì 22 Novembre 2007

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Commenti
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Il 22 Novembre 2007 alle 15:42 Corrado Buccieri ha scritto:
Sono più contento per il molisano che per il PD. Complimenti Storto.
Il 22 Novembre 2007 alle 17:13 cini ha scritto:
Apprezzabile il logo del PD,bello veramente.
Ma Veltroni é lí nella veste di Sindaco o di Presidente del Partito?
É per caso possibile coprire il doppio ruolo senza trasgredire un conflitto di interessi?,oppure in Italia un Sindaco puó interessarsi piú o meno di certe zone,a secondo se votano per una parte o l´altra?
Il 23 Novembre 2007 alle 5:52 asxmur ha scritto:
Penso che il PD manchi di una I e non si capisce perchè abbiano preferito un partito anomalo ad un partito italiano,contento Veltroni.
Il 23 Novembre 2007 alle 10:47 DestraLab » Semeiotica del simbolo ha scritto:
[...] Reazioni dalla rete: La morte del simbolo, Tra grafica e (nessuna) ideologia, Il nuovo logo del Pd, Sono Storto la mente tricolore del nuovo Pd, PD, il simbolo del ‘Patriottismo Dolce’, Il nuovo simbolo del Pd, opinioni. [...]
Il 23 Novembre 2007 alle 15:20 Il Pd, l’Esercito, la truppa democratica e il generale Veltroni. » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Fossero due visi di persone note, andrebbero a finire nella rubrica di Panorama: “Separati alla nascita”. Ma sono due loghi… e allora ci si limiti alle somiglianze. Di colore, soprattutto, ma anche di impostazione. Come hanno fatto notare da Moderatamente.com (sito di news e politica legato alla fondazione Foedus, presieduta dal senatore Mario Baccini dell’Udc), è curioso come il nuovo simbolo del Partito Democratico richiami quello dell’Esercito italiano. Da Moderatamente.com fanno anche notare che il leader Veltroni “non è nuovo a questi scivoloni comunicativi, involontari certamente, anche in avvio della sua campagna elettorale a sindaco di Roma incorse in un infortunio simile, a causa di alcuni manifesti uguali uguali a quelli di un suo competitor. Casualità anche allora, ovviamente”. In effetti, la somiglianza tra i due disegni presta il fianco a una notevole serie di ironie. Si era detto della costruzione del partito democratico come una fusione fredda tra Ds e Dl, calata dall’alto, quasi imposta militarmente alla base dei due partiti? E allora la somiglianza tra i due simboli, quello del PD e quello dell’Esercito Italiano, è una similitudine troppo ghiotta. E a chi ancora avesse dubbi, ecco pronto un convegno chiarificatore: “Diamo forma al nostro nuovo partito: riflessioni sulla militanza democratica”, in programma lunedì 26 novembre, (presso la Camera del Lavoro di Milano), con tanti colonnelli del nuovo Pd: Gianni Cuperlo, Emanuele Fiano, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Michele Salvati, Vincenzo Vita e Gad Lerner. Del resto lo stesso designer Storto ha confessato a Panorama.it che il richiamo al tricolore lo ha voluto lo stesso Veltroni, ravvisando in esso queste caratteristiche: simbolo di tradizione, facilmente riconoscibile e ben memorizzabile. E allora vai con le metafore, maliziose: tra quelli di Moderatamente.com c’è già chi si immagina “il generale Veltroni passare in rassegna, accompagnato dall’attendente Franceschini, i suoi ufficiali e la truppa” nella cui fila, da quando le forze armate hanno aperto alle donne, “c’è spazio per la Bindi, la Turco, la Melandri”. Sul sito dei democrats sono scaricabili i gadget dell’homo veltronianus: cappellini da baseball, t-shirt, spillette, adesivi, manifesti, carta intestata, biglietti da visita, penne e agenda… Insomma tutto il necessaire per essere un democratico doc, in perfetto stile americano. Uno stile già apparso in Italia con Forza Italia nel ‘94 quando, soprattutto da sinistra partirono bordate sul partito “dei gadget e di plastica”. Ma da oggi in poi parole come “adunata” non saranno più tabù, basta che non si esageri con le “libere uscite”, in caso di nascita della “Cosa Bianca”. Battute a parte, quello del Pd, non è il primo e non sarà l’ultimo caso di marchi politici che in qualche modo si richiamano a precedenti (lo stesso simbolo del nuovo Pdl di Berlusconi è un aggiornamento, non solo grafico, dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna). [...]
Il 24 Novembre 2007 alle 0:47 SBLOOB » Blog Archive » Il simbolo del Pd ha scritto:
[...] Quando c’è la presentazione di un nuovo simbolo o marchio c’è sempre chi lo ama e chi lo odia, anzi per dirla alla Oliviero Toscani “Per piacere a tutti non deve piacere a nessuno!”. Quindi non deve piacere, deve fare schifo! Penso che non sia sempre così. Ricordo la famigerata storia del logo Italia, effettivamente quel logo è brutto ma non per questo piace a tutti. Rimane inguardabile lo stesso. Per quanto riguarda il nuovo marchio del neonato Partito democratico quello che mi rende perplesso è questo logo che ho trovato sul sito olandese http://www.ad.nl, dalle forme decisamente simili. Il designer del marchio del Pd è un giovane molisano di 25 anni, si chiama Nicola Storto e ha studiato disegno industriale all’Università di Camerino, proseguendo gli studi in comunicazione visiva allo IUAV di Venezia dove ha conseguito la laurea specialistica nel 2007. Ha avuto come docenti, tra gli altri, Leonardo Sonnoli, Thomas Bisiani e soprattutto Michel De Boer, quest’ultimo direttore creativo di Studio Dumbar in Olanda (che ha realizzato il sito olandese sopracitato). Attualmente Nicola vive a Roma, dove da tre mesi collabora con Inarea, network internazionale specializzato nella creazione e gestione di brand identity. Certamente questa situazione è piena di stranezze o meglio “coincidenze”, e come disse qualcuno “a pensar male si fa peccato ma di solito ci si azzecca”. [...]
Il 26 Novembre 2007 alle 13:51 Vivere e Morire a Como » Blog Archive » Il simbolo del PD o di Sportwereld ha scritto:
[...] Per quanto riguarda il nuovo marchio del neonato Partito democratico quello che mi rende perplesso è questo logo che ho trovato sul sito olandese http://www.ad.nl, dalle forme decisamente simili. Il designer del marchio del Pd è un giovane molisano di 25 anni, si chiama Nicola Storto e ha studiato disegno industriale all’Università di Camerino, proseguendo gli studi in comunicazione visiva allo IUAV di Venezia dove ha conseguito la laurea specialistica nel 2007. Ha avuto come docenti, tra gli altri, Leonardo Sonnoli, Thomas Bisiani e soprattutto Michel De Boer, quest’ultimo direttore creativo di Studio Dumbar in Olanda (che ha realizzato il logo sopracitato). Attualmente Nicola vive a Roma, dove da tre mesi collabora con Inarea, network internazionale specializzato nella creazione e gestione di brand identity. Certamente questa situazione è piena di stranezze o meglio “coincidenze”, e come disse qualcuno “a pensar male si fa peccato ma di solito ci si azzecca”. Share and Enjoy: [...]
Il 26 Novembre 2007 alle 17:06 Militar mente, pacata mente « Per il verso giusto ha scritto:
[...] In effetti, la somiglianza presta il fianco a una notevole serie di ironie. Non si era detto della costruzione del partito democratico come una fusione fredda tra Ds e Dl, calata dall’alto, quasi imposta militarmente (ma pacatamente, serenamente) alla base dei due partiti? E a chi ancora avesse dubbi, ecco pronto un convegno chiarificatore: “Diamo forma al nostro nuovo partito: riflessioni sulla militanza democratica”, in programma lunedì 26 novembre, (presso la Camera del Lavoro di Milano), con tanti colonnelli del nuovo Pd: Gianni Cuperlo, Emanuele Fiano, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Michele Salvati, Vincenzo Vita e Gad Lerner. Del resto lo stesso designer Storto ha confessato a Panorama.it che il richiamo al tricolore lo ha voluto lo stesso Veltroni, ravvisando in esso queste caratteristiche: simbolo di tradizione, facilmente riconoscibile e ben memorizzabile. E allora vai con le metafore: c’è già chi si immagina il generale Veltroni passare in rassegna, accompagnato dall’attendente Franceschini, i suoi ufficiali e la truppa nella cui fila, da quando le forze armate hanno aperto alle donne, c’è spazio per la Bindi, la Turco, la Melandri. Sul sito dei democrats sono scaricabili i gadget dell’homo veltronianus: cappellini da baseball, t-shirt, spillette, adesivi, manifesti, carta intestata, biglietti da visita, penne e agenda… Insomma tutto il necessaire per essere un democratico doc, in perfetto stile americano. Uno stile già apparso in Italia con Forza Italia nel ‘94 quando, soprattutto da sinistra partirono bordate sul partito “di plastica”. Da oggi in poi, quindi, parole come “adunata” non saranno più tabù, basta che non si esageri con le “libere uscite”, in caso di nascita della “Cosa Bianca”. Explore posts in the same categories: Politica [...]
Il 30 Novembre 2007 alle 12:43 weme » Marchio al taglio ha scritto:
[...] vedi anche: intervista a Nicola Storto blog.panorama.it/ [...]
Il 1 Dicembre 2007 alle 2:51 The Design Council.»Blog Archive » NON VOLEVO SPARARE SULLA CROCEROSSA. ha scritto:
[...] Dopo l’adorabile logo di Italia.it, la marcia tutta italiana verso l’incomunicabilità simbolica sembra inarrestabile. A differenza del logo di italia.it però, questa volta il colpevole (l’autore) ha pure un nome, ed è sospetto che ce l’abbia, o che l’abbian reso noto, perché additarlo è come scaricargli addosso la responsabilità. Ma a Nicola Storto, sinceramente, tributiamo ogni più affettuosa simpatia, perché quelli per cui lavora, ne siam certi, hanno aspettato alla finestra di veder l’effetto che faceva, e se piaceva avrebbero gongolato, e se non piaceva (come è puntualmente avvenuto) avevan già bell’e pronto il capro. Inarea fa ed ha fatto delle cose eccellenti. Molte e varie, e sempre di grande qualità. Però ci son cose che devono far tremare le vene ai polsi pure dei più muscolosi e navigati professionisti del mestiere: tipo disegnare il Simbolo, e peggio se è quello di un nascente partito su cui parte degli otto milioni di italiani che non hanno votato nei 24 milioni di gazebo di Berlusconi ripongono parecchie disperate speranze. C’è chi ne ha fatto una puntuale disamina, e chi ha notato sospette somiglianze, ma la verità, diciamocelo, è che il logo del PD non è atroce come quello di italia.it (a cui è accostato per la vicinanza temporale, ma nemmeno capace di esprimere alcunché di …. di … non so). Dire cos’è il PD, per esempio. Ecco: è colpa nostra: che speravamo che un simbolo ci dicesse qualcosa di questa Nuova Cosa, e invece cogliamo il riferimento al tricolore e riusciamo solo a pensare che trattasi di forza politica italiana. E ne leggiamo l’indefinitezza (quella puntuale e ben colta, giacché di questo PD poco si capisce, “ma anche” - come direbbe il Veltroni-Crozza, poco e di vagamente indefinito dice il nuovo logo che arrangia quel rametto d’ulivo solingo fra le parole “Partito” e “Democratico”, come un fragile accento, neanche ben disegnato, neanche richiesto. [...]
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