Colletta alimentare: un giorno di spesa per un aiuto lungo un anno

Volontari della Colletta Alimentare, fuori da un supermercato nell'edizione del 2006
di Guido Castellano

Quando il signor Francesco, 69 anni, alle 9 di mattina del martedì e del giovedì apre le porte del Pozzo di San Nicola, nel quartiere industriale di Sestri Ponente alla periferia di Genova, c’è già una fila composta e silenziosa di persone che aspettano. Mamme, papà, anziani ed extracomunitari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese trovano sugli ordinati scaffali di Francesco e dei 20 volontari che lavorano con lui tutto quello che serve in casa. Il suo è un supermercato un po’ speciale, però: non ci sono né casse né cassieri.
“Lo scorso anno abbiamo distribuito a più di 300 famiglie 11 tonnellate di cibo gratis” spiega il fondatore del centro, padre Modesto Paris, sacerdote agostiniano.
Quello di Genova Sestri è solo uno degli oltre 7 mila enti che quotidianamente offrono generi alimentari ai bisognosi. Tonnellate di cibo che ricevono dalla Fondazione nazionale Banco alimentare, associazione onlus che opera in Italia da 18 anni e che oggi sfama oltre 1,3 milioni di persone ogni giorno.
“Il miracolo nasce da un’idea geniale avuta nel 1989 da Danilo Fossati, presidente della Star, e monsignor Luigi Giussani, fondatore del movimento Comunione e liberazione” ricorda don Mauro Inzoli, presidente della Fondazione. Il Banco alimentare raccoglie nei suoi 20 magazzini distribuiti sul territorio nazionale le eccedenze alimentari di oltre 400 grandi aziende come Barilla e Ferrero. Prodotti con difetti (etichette e confezioni sbagliate) o prossimi alla scadenza che non potrebbero essere messi in commercio. “Arrivano anche tir dall’Unione Europea carichi di riso, latte, formaggi e scatolame: eccedenze produttive ridistribuite fra gli stati membri” prosegue don Inzoli. “In più ogni anno organizziamo quella che noi chiamiamo Colletta alimentare, che quest’anno è giunta alla 11ª edizione”.
Sabato 24 novembre, davanti a oltre 6.800 supermercati, 100 mila volontari del Banco distribuiranno all’ingresso sacchetti di plastica vuoti ai clienti, che poi ritireranno all’uscita, si spera pieni. In prima fila a riempire i sacchetti e caricare i camion anche testimonial come Marcello Lippi, allenatore della Nazionale di calcio che ha vinto i Mondiali in Germania, e il pilota di formula uno Giancarlo Fisichella. “Confidiamo nel senso di carità di chi va a fare la spesa e può permetterselo” aggiunge don Inzoli. “Lo scorso anno è andata bene. Abbiamo raccolto 8.422 tonnellate di generi alimentari, per un totale di 26,2 milioni di euro”.
Pasta, olio, tonno in scatola, zucchero, farina, sugo che tramite i volontari arrivano a famiglie e anziani, comunità per minorenni e ragazze madri, mense per i poveri, comunità di recupero per tossicodipendenti e malati di aids e case per disabili.
La locandina della Colletta del 2007. Questi i numeri del Banco Alimentare: 8.422 tonnellate di cibo sono state raccolte durante la Colletta alimentare 2006 per un valore di 26,2 milioni di euro. 65.976 tonnellate di cibo raccolte in totale nel 2006 dal Banco alimentare. 1,3 milioni di persone, in Italia, ogni giorno mangiano grazie al Banco. 7.122 enti ricevono e distribuiscono gli aiuti del Banco
Un progetto, quello gestito dall’intraprendente sacerdote, che ha le sue radici negli Stati Uniti. La prima food bank nasce a Phoenix in Arizona alla fine degli anni Sessanta con lo scopo di valorizzare socialmente le eccedenze alimentari attraverso la selezione, lo stoccaggio e la distribuzione a titolo gratuito alle strutture di assistenza. Oggi sono oltre 200 negli Usa e più di 150 i banchi in Europa, aderenti alla Fédération européenne des banques alimentaires.
Ma il Banco alimentare non è soltanto un servizio impersonale: “Si tratta di un’esperienza di vita, di amicizia e di condivisione” assicura don Inzoli. “Un’esperienza che è più forte della diversità di idee e che rende a tutti una convivenza più umana, dove a prevalere è l’essere, l’uomo”.

Commenti

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Il 23 Novembre 2007 alle 18:21 zoccolante ha scritto:

sino a non molti anni fa si usava, presso molte famiglie, soprattutto nel giorno della domenica, preparare cibi in sovrabbondanza e portare la prevista eccedenza in parrocchia; nella certezza che sarebbe stata correttamente distribuita a chi si trovava in stato di necessità. costui a sua volta aveva la certezza di rimanere anonimo al benefattore. Nulla di nuovo dunque sotto il sole tranne l’organizzazione in scala. Mi chiedo se siano aumentate e di molto le persone che si trovano in stato di bisogno o se non abbiamo più il tempo neanche d’esser caritatevoli e deleghiamo qualcun altro limitandoci a metter mano al portafoglio per acquistare qualche pacco di pasta o di riso in più. Come dire: possiamo permetterci abiti per non soffrire il freddo, ma il nostro spirito va congelandosi

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