Quando il signor Francesco, 69 anni, alle 9 di mattina del martedì e del giovedì apre le porte del Pozzo di San Nicola, nel quartiere industriale di Sestri Ponente alla periferia di Genova, c’è già una fila composta e silenziosa di persone che aspettano. Mamme, papà, anziani ed extracomunitari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese trovano sugli ordinati scaffali di Francesco e dei 20 volontari che lavorano con lui tutto quello che serve in casa. Il suo è un supermercato un po’ speciale, però: non ci sono né casse né cassieri.
“Lo scorso anno abbiamo distribuito a più di 300 famiglie 11 tonnellate di cibo gratis” spiega il fondatore del centro, padre Modesto Paris, sacerdote agostiniano.
Quello di Genova Sestri è solo uno degli oltre 7 mila enti che quotidianamente offrono generi alimentari ai bisognosi. Tonnellate di cibo che ricevono dalla Fondazione nazionale Banco alimentare, associazione onlus che opera in Italia da 18 anni e che oggi sfama oltre 1,3 milioni di persone ogni giorno.
“Il miracolo nasce da un’idea geniale avuta nel 1989 da Danilo Fossati, presidente della Star, e monsignor Luigi Giussani, fondatore del movimento Comunione e liberazione” ricorda don Mauro Inzoli, presidente della Fondazione. Il Banco alimentare raccoglie nei suoi 20 magazzini distribuiti sul territorio nazionale le eccedenze alimentari di oltre 400 grandi aziende come Barilla e Ferrero. Prodotti con difetti (etichette e confezioni sbagliate) o prossimi alla scadenza che non potrebbero essere messi in commercio. “Arrivano anche tir dall’Unione Europea carichi di riso, latte, formaggi e scatolame: eccedenze produttive ridistribuite fra gli stati membri” prosegue don Inzoli. “In più ogni anno organizziamo quella che noi chiamiamo Colletta alimentare, che quest’anno è giunta alla 11ª edizione”.
Sabato 24 novembre, davanti a oltre 6.800 supermercati, 100 mila volontari del Banco distribuiranno all’ingresso sacchetti di plastica vuoti ai clienti, che poi ritireranno all’uscita, si spera pieni. In prima fila a riempire i sacchetti e caricare i camion anche testimonial come Marcello Lippi, allenatore della Nazionale di calcio che ha vinto i Mondiali in Germania, e il pilota di formula uno Giancarlo Fisichella. “Confidiamo nel senso di carità di chi va a fare la spesa e può permetterselo” aggiunge don Inzoli. “Lo scorso anno è andata bene. Abbiamo raccolto 8.422 tonnellate di generi alimentari, per un totale di 26,2 milioni di euro”.
Pasta, olio, tonno in scatola, zucchero, farina, sugo che tramite i volontari arrivano a famiglie e anziani, comunità per minorenni e ragazze madri, mense per i poveri, comunità di recupero per tossicodipendenti e malati di aids e case per disabili.

Un progetto, quello gestito dall’intraprendente sacerdote, che ha le sue radici negli Stati Uniti. La prima food bank nasce a Phoenix in Arizona alla fine degli anni Sessanta con lo scopo di valorizzare socialmente le eccedenze alimentari attraverso la selezione, lo stoccaggio e la distribuzione a titolo gratuito alle strutture di assistenza. Oggi sono oltre 200 negli Usa e più di 150 i banchi in Europa, aderenti alla Fédération européenne des banques alimentaires.
Ma il Banco alimentare non è soltanto un servizio impersonale: “Si tratta di un’esperienza di vita, di amicizia e di condivisione” assicura don Inzoli. “Un’esperienza che è più forte della diversità di idee e che rende a tutti una convivenza più umana, dove a prevalere è l’essere, l’uomo”.
- Venerdì 23 Novembre 2007

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Commenti
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Il 23 Novembre 2007 alle 18:21 zoccolante ha scritto:
sino a non molti anni fa si usava, presso molte famiglie, soprattutto nel giorno della domenica, preparare cibi in sovrabbondanza e portare la prevista eccedenza in parrocchia; nella certezza che sarebbe stata correttamente distribuita a chi si trovava in stato di necessità. costui a sua volta aveva la certezza di rimanere anonimo al benefattore. Nulla di nuovo dunque sotto il sole tranne l’organizzazione in scala. Mi chiedo se siano aumentate e di molto le persone che si trovano in stato di bisogno o se non abbiamo più il tempo neanche d’esser caritatevoli e deleghiamo qualcun altro limitandoci a metter mano al portafoglio per acquistare qualche pacco di pasta o di riso in più. Come dire: possiamo permetterci abiti per non soffrire il freddo, ma il nostro spirito va congelandosi
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