Curzi: in Rai il Tesoro non brilla


di Denise Pardo

“Va a finire che mando Mario Landolfi a quel paese» scatta Claudio Petruccioli all’ennesimo lancio d’agenzia del presidente della Commissione di vigilanza Rai sull’illegittimità dell’allontanamento di Angelo Petroni dal cda di viale Mazzini sentenziata dal tar. Lo scatto d’ira del presidente Rai (che infila la porta e la sbatte) avviene al piano nobile del palazzo della tv pubblica, nell’ufficio del consigliere Sandro Curzi. Il silenzio cala ma questo è il clima che si respira.
Curzi, strepitoso golf fucsia non intonato all’umore, accende con calma la pipa d’avorio, mentre monta la bufera delle intercettazioni tra dirigenti Rai e dirigenti Mediaset. Racconta a Panorama l’estrema preoccupazione per il futuro della Rai, di nuovo in stato di emergenza proprio dopo il varo dell’ambizioso piano editoriale e alla vigilia del ricambio alle reti. L’ex direttore di Telekabul parla di forze non trasparenti che imbrigliano l’azienda. Dell’ombra del nuovo Pd che dovrebbe dimezzare le poltrone occupate. E del fatto che, prima di nominare chiunque, lui pretenderà curriculum, audizione e presentazione di un programma editoriale. «Lo chiederò a tutti. Anche a Giovanni Minoli, se sarà candidato a qualcosa».
Repubblica è uscita con le intercettazioni tra uomini Rai e uomini Mediaset che violerebbero le norme della concorrenza. Ritorna in ballo il conflitto d’interessi.
La vicenda è molto grave. Con la questione del conflitto d’interessi scomparso dall’agenda politica questo cda ha dovuto vedersela per due anni. Se si dimostrerà che qualcuno in Rai ha agito da infiltrato della concorrenza, comunque a favore di terzi, danneggiando il servizio pubblico, deve essere messo fuori dall’azienda senza mezzi termini.
Non c’è pace per la Rai. Non solo le intercettazioni. Ma anche: Petruccioli sfiduciato dalla Commissione di vigilanza; Petroni in odore di reintegro; Fabiano Fabiani, ballerino. Il gran pasticcio Rai, la paralisi che incombe di nuovo.
Succedono cose stravaganti al ministero dell’Economia anche rispetto alle ragioni politiche, quasi facessero capo a logiche non esplicitate, non trasparenti. Strane, molto strane sia col centrodestra che con il centrosinistra.
In una precedente intervista lei mi parlò di logiche massoniche. Si riferisce a quelle?
Non lo so. Mi attengo ai fatti. Quando era ministro Domenico Siniscalco ci fu la delegittimazione di Flavio Cattaneo. Si voleva la sua testa a tutti i costi anche se era stato voluto dalla maggioranza al governo: al tempo ero presidente facente funzioni e lui collaborò bene con me. Fu cacciato. Poi l’Economia impose Alfredo Meocci, chiaramente incompatibile. Infine, al ministero è approdato Tommaso Padoa-Schioppa. Non ha sostituito Petroni, consigliere fiduciario dell’Economia, nemmeno dopo la sentenza che condannava lui e gli altri consiglieri di centrodestra a 50 milioni di euro di multa per avere avallato la nomina di Meocci. Il ministro ha sollevato Petroni solo tardivamente e con motivazioni che sembrano fatte apposta per avallare la tesi della revoca per ragioni politiche.
La tesi del Tar.
Comprensibile. Lo stesso Padoa-Schioppa è andato in Parlamento a dire, da una parte che l’intero cda è inefficiente, e dovrebbe ancora chiedere scusa a chi come me ha sempre dato e fatto il massimo, e dall’altra che Petroni è molto bravo ed è suo amico. Tutto questo mi arrovella e non riesco a spiegarmelo. Mi colpisce il tempismo: proprio quando stiamo realizzando il piano editoriale, dopo avere approvato quello industriale. Mi domando: alla luce della sentenza, quest’ultimo sarà valido o no essendo passato con il voto determinante di Fabiani? Adesso la parola è al Consiglio di Stato.
Ci vorrà del tempo.
Ma l’azienda non può essere paralizzata. Secondo me, esaurito un breve periodo di rispettosa attesa, il cda deve riprendere a governare. Le carenze sono tante e il satellite incalza. Per esempio, noi non facciamo nemmeno un po’ di pubblicità per far sapere che nel bouquet Sky c’è Rai News 24 o Raisat. La notizia della morte di Gabriele Sandri, l’ho avuta da Sky. Alla conferenza del questore di Arezzo c’erano solo dei precari che certo non avevano l’autorità di contestare il divieto di porre domande. Nessun direttore si è dato da fare perché ci fosse una copertura decente. È stata una brutta giornata anche per l’informazione. E questo vale pure per la carta stampata.
Si dice che la maggioranza si lamenti perché l’immagine del Paese mandata in onda dalla Rai è troppo negativa.
Anch’io l’ho sentito dire da uomini del governo. Vogliono che ci sia un canale filogovernativo? La politica lo chieda. C’è il progetto di trasformare la Rai in una fondazione con il cda nominato da enti locali, Accademia dei Lincei… Sarebbe solo un esercizio di ipocrisia. Per me la forma più trasparente è rappresentata dal ruolo del Parlamento. Ma attenzione: non contano i partiti di riferimento, ma la scelta degli uomini, uomini che vogliano bene alla Rai. La verità è che su di lei si giocano interessi giganteschi.
Si riferisce alle ipotesi di privatizzazioni?
Le privatizzazioni fatte e quelle ora ventilate non mi danno grandi speranze. Sarei anche favorevole a privatizzare un canale, ma prima si deve riformare l’intero sistema tv. Ho sentito parlare di gruppi interessati all’acquisto, a condizione, però, di acquisirli senza dipendenti, scaricandoli sul pubblico. Non mi sta bene. Voglio fare chiarezza una volta per tutte. Il Pd non si faccia illusioni, dovrà affrontare questi nodi. Bisognerà comprendere cosa hanno in testa di fare della 7 i banchieri. Il Pd li appoggia, non li appoggia?
Che ripercussioni avrà il Pd sulle nomine? Nel cda quattro consiglieri sono del Pd.
Confido in Walter Veltroni: conosce bene la tv e spero mantenga le idee che ha.
Che succederà con le programmate nomine dei direttori di rete?
Questa volta non mi accontenterò della formula: il direttore generale propone il tal dei tali. Voglio un vero confronto tra candidati. Ci sono in ballo, per esempio, tra gli altri, Giovanni Minoli, Paolo Ruffini, Carlo Freccero, Fabio Fazio? Voglio esaminare biografie, conoscere i loro programmi e poi decidere. Mica siamo al centralismo democratico.

LEGGI ANCHE: Raisetgate, scandalo o polverone?

Il VIDEO servizio:

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 23 Novembre 2007 alle 11:44 luanmagi ha scritto:

intervista estremamente interessante.
credo che il futuro rai passi attrverso una risposta semplice ad un semplice quesito:
Può il PD di Veltroni vivere senza il controllo stretto del sistema informativo RAI? Io credo di sì. Si deve garantire solo la corretta e imparziale gestione dello strumento. Un collegio di probi viri, realmente probi (non prodi)potrebbe bastare. neutralizzare la manipolazione politica delle informazioni. I grandi politici del passato sono diventati grandi senza le televisioni. La gente la si raggiunge con altri mezzi. è dimostrato dai gazebo, dai girotondi, ecc. ecc.

Il 23 Novembre 2007 alle 13:10 peppe4pe ha scritto:

Sandro CURZI, persona simpatica, è una vecchia volpe della Rai. Quello che afferma circa valutazione e scelta dei candidati per ruoli aziendali decisivi è condivisibile, però non basta. Aggiungerei una remunerazione (sempre con tetto, sia chiaro) basata sui risultati, sia in termini percentuali sull’utenza televisiva sia in numero assoluto di spettatori. Insomma ogni sei mesi si valuta il lavoro eseguito e gli esiti raggiunti, e si aggiorna la remunerazione di conseguenza. Così si riduce il rischio di assoggettamento a forze estranee all’azienda, anche se immagino che le lobbies interne non scherzino quanto a pressioni d’ogni genere.
Contratti a termine, naturalmente. Dati d’ascolto non truccati, ovviamente.
Non mi sembra poi così lunare una simile proposta, è così ovvia.

Una domanda infine: ma se si scoprissero comportamenti antiaziendali, verrano multati pesantemente o licenziati i responsabili oppure i tarallucci ed i boccali di vino sono già pronti? Perché gira e rigira, in questo paese, pagano solo i disgraziati, mentre gli uomini della partitocrazia sono sempre impuniti.
Pare sempre di sentire, in sottofondo, la solita litania: “Tu non riveli le mie porcate…io non dirò nulla sulle tue, noi taceremo…se voi tacerete” e così via.

Il migliore dei mondi possibili? Non mi pare. Parlassero tutti, invece di continuare con questa partitocrazia sì mafiosa. Così anche noi sapremo e capiremo giochi e camarille.

O dobbiamo continuare ad essere 20 milioni di teste di ca… come affermava un antico direttore generale RAI?

No!

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!