
Partito nuovo, volti nuovi. Era questo il diktat che qualche settimana fa Walter Veltroni aveva lanciato ai quadri politici della periferia del Pd. Ma il messaggio sembra ora cadere nel vuoto, almeno in Emilia Romagna.
Con l’eccezione di Parma e Piacenza, alle elezioni di sabato 24 novembre per eleggere i coordinatori provinciali, non c’è infatti nessuna novità . A Modena (Stefano Bonaccini), a Ravenna (Alberto Pagani), a Imola (Massimiliano Stagni), a Rimini (Andrea Gnassi) e a Cesena (Daniele Zoffoli): i candidati, dati come vincenti, sono tutti “vecchi” segretari Ds. A Forlì, toccherà invece al leader locale della Margherita.
Ma il caso che ha fatto più discutere è stato quello del candidato di Reggio Emilia, Giulio Fantuzzi. Rispetto alle giovani stelle delle segreteria veltroniana, Fantuzzi non si può definire di certo “un volto nuovo”. Classe 1950, è stato nell’ordine: sindaco del Pci, eurodeputato Pds, segretario Ds, ed ora appunto candidato coordinatore del Partito democratico. E a chi gli ricorda le parole di Veltroni, risponde subito: “Innanzitutto non mi sento un rimbambito e comunque sono segretario Ds solo da un anno e mezzo. Certo, anch’io sono stato in ambascie per un certo periodo. L’esigenza di Walter è anche la mia. Mi sono però messo a disposizione perché in tanti me lo hanno chiesto. E poi età anagrafica ed età psicologica non coincidono necessariamente. Io, ad esempio, mi sento un innovatore, ho fatto la mia carriera e non ho più ambizioni di nessun tipo. Anche perchè la mia è una candidatura transitoria alla nascita del Partito Democratico”.
A proposito di innovazione: partito nuovo vuol dire anche partito senza tessere?
Nient’affatto. A Reggio Emilia abbiamo due partiti radicati e presenti dappertutto. Non nutriamo nostalgie, ma riteniamo che non si debba gettare l’acqua sporca con il bambino. Credo che le adesioni con il versamento di un corrispettivo siano importanti per due ragioni: per un problema di appetenza e perché offrono una base stabile di autofinanziamento, che significa non andare alla questua di eventuali sponsor e affiliazioni.
Come quelle con le cooperative rosse, i cui legami prima con il vecchio Pci e poi con i Ds sono stati più volte messi in dubbio.
Noi siamo abituati a fare da soli. La cooperazione va bene, l’importante è che sia limpida e trasparente. L’epoca dei collateralismi è davvero finita.
Reggio è la città di Prodi, ma è anche un territorio molto radicato alla vecchia tradizione comunista da parte del vostro elettorato. Come si fa a conciliare quell’esperienza con un progetto nuovo?
Non è un passaggio sconvolgente. La nostra città è stata la terra di costituenti del calibro di Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti, che appartenevano a tradizioni fortemente contrapposte ma che hanno saputo lavorare insieme per il bene comune. E aldilà della vecchia egemonia del Pci, ha sempre visto la collaborazione tra queste culture.
Con il rispetto dovuto, ha fatto due nomi non certo nuovi. Nessun rischio di fare una remake del vecchio compromesso storico, ma con numeri più bassi?
In questi anni sono cresciuti tanti altri movimenti. E non è un caso che proprio qui l’Ulivo si sia mosso prima che in tante altre zone d’Italia. Certo: è ovvio che nella nascita del Pd, il ruolo fondamentale l’avranno Ds e Margherita, ma stiamo cercando di coinvolgere tante altre associazioni.
- Venerdì 23 Novembre 2007
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