Prodi, Fini, cosa rossa: ecco chi teme l’asse Berlusconi-Veltroni

[i](©Photo by Massimo Di Vita)[/i]
Silvio Berlusconi è convinto che le intercettazioni sul presunto cartello Rai-Mediaset siano state messe in giro e montate ad arte per sabotare il nascituro Partito della Libertà, e soprattutto il dialogo privilegiato che ha deciso di instaurare con Walter Veltroni. Lo stesso sospetto, per la verità, serpeggia nello staff del sindaco di Roma, e gli indiziati sono soprattutto due: Romano Prodi e Carlo De Benedetti, l’editore di Repubblica.

Evidentemente ciò che conta è il mandante (se mandante esiste) politico. E dunque Prodi. L’asse Berlusconi-Veltroni, se mai si realizzerà, lo spiazza. Al tempo stesso l’idea di una riforma elettorale proporzionalista è avversata dai prodiani più fedeli al maggioritario, il metodo che tra l’altro ha consentito al Professore di arrivare per due volte alla guida del centrosinistra e soprattutto al governo.

Il capofila degli arrabbiati è Arturo Parisi, ministro della Difesa, grande sostenitore anche del referendum, da sempre diffidente su Veltroni. I referendari sono un altro fronte caldo: ma la consultazione popolare resta l’arma di riserva per Berlusconi e Veltroni se la trattativa sulla riforma elettorale fallisse. In fondo il referendum, trasferendo il premio di maggioranza dalle coalizioni ai partiti, realizzerebbe per altra via ciò che il Cavaliere e il segretario del Pd stanno faticosamente cercando di concordare sul terreno politico.

Il più arrabbiato per il nuovo scenario è senza dubbio Gianfranco Fini. Il leader di An è colpito doppiamente, come ex alleato della Cdl e come fautore del maggioritario. Con il “liberi tutti” rischia di perdere una fetta del partito, ma soprattutto teme che la base segua Berlusconi. Ecco perché non ne perdona una al Cavaliere, ricambiato.

La Lega al momento sta con Berlusconi, ma a condizione che chiuda l’accordo con Veltroni e eviti il refendum. Il modello elettorale che si prospetta, proporzionale con sbarramento, ma con micro collegi territoriali, garantirebbe al Carroccio la sopravvivenza e soprattutto un ruolo da protagonista.

Stesso discorso per l’Udc, con la differenza che i post-democristiani si stanno gettando a capofitto nella politica delle mani libere. La “Cosa bianca” vagheggiata da Bruno Tabacci dovrebbe radunare una consistente pattuglia di moderati, dall’Udc appunto al nuovo movimento di Savino Pezzotta, all’apparato Cisl, ai seguaci di Antonio Di Pietro e Clemente Mastella. Ma soprattutto vorrebbe attrarre personalità come Luca di Montezemolo e Mario Monti, due vecchi pallini di Tabacci. Il presidente della Confindustria non smentisce, anzi ci scherza su (”Ho la labirintite, cadrò al centro” ha detto ieri), e per la verità da tempo fa capire di essere interessato alla politica. Ma come è sua abitudine vuole garanzie che il progetto sia davvero vincente, e soprattutto vuol sapere dove ha intenzione di andare la Cosa bianca dopo le elezioni: alleata con Veltroni in una riedizione del centrosinistra? Con Berlusconi? Due cose Montezemolo non accetterebbe mai: finire all’opposizione o in un ruolo marginale (c’è il lontano precedente dell’elezione al Senato di Umberto Agnelli nella Dc di Giulio Andreotti, con il fratello dell’Avvocato che alla fine si dimise per la delusione); oppure trovarsi in una alleanza con l’estrema sinistra o l’estrema destra. Insomma, l’operazione è suggestiva ma difficile.

Gli stessi problemi agitano la sinistra. Un accordo sul proporzionale andrebbe benissimo a Fausto Bertinotti: Rifondazione diverrebbe il punto di riferimento della “Cosa Rossa“. Ma i partitini come Pdci e Verdi non hanno alcuna intenzione di venire fagocitati da Rifondazione. Stesso discorso per la Sinistra democratica di Fabio Mussi e Cesare Salvi: hanno rotto con i Ds e poi con il Pd accusandoli di manie egemoniche, e ora dovrebbero mettersi al servizio di Bertinotti? Non se ne parla. Molti problemi li hanno i socialisti, i radicali, le altre forze intermedie dell’Unione. Tranne i radicali, che sono abituati a muoversi da soli, i socialisti si trovano per esempio privi di un tetto. Dovrebbero confluire anche loro nel Pd, dove si erano rifiutati di andare. Oppure dovrebbero chiedere aiuto a Prodi, contro le loro convinzioni.

Ecco perché l’operazione Berlusconi-Veltroni non sarà una passeggiata. Anche se i due hanno appunto un’arma di riserva, il referendum.

Il VIDEO servizio:

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 23 Novembre 2007 alle 16:45 Corrado Buccieri ha scritto:

Si, ma se queste notizie,vengono diffuse per distogliere,chi legge o
chi si aspetta,qualcosa di nuovo,da
questi continui contrasti…..vedere
ieri sera Berlusconi da Ferrara,stasera
Veltroni,domani ci sarà qualcuno che
parlerà del debito PUBBLICO e quali sono le intenzioni per risolverlo?
Questo è il problema dell’Italia,altro
che un nuovo partito …. o cosa rossa
o bianca.

Il 23 Novembre 2007 alle 17:10 vincenzod ha scritto:

VERO! Fini vuole arrivare.. lo capisco anch’io e voi, vogliamo vincere la Susanna, ovvero, la lotteria! Ma pur essendo un gioco è difficile, ma pensate che Fini o Casini possano vincere una sfida che richiede capacità di essere leader? Vedete, mi accusano sempre legittimamente di essere contadino e incapace di scrivere per questo, è vero! Ma quando reagivo e pensavo e combattevo a Milano, credete che con me ci fossero quelli con cultura? Un giorno diedi un garofano ad uno dello PSI, se vedeste quella espressione… infatti, dopo qualche tempo, questi passarono al PCI! Uomini senza P** che scrivano bene, ma gli scritti si trasformavano voti! Fini ha corso per ” apparire ” ma sono i fatti Democratici, che servono e non mettersi scorno, se ha la metà di voti! Bisogna crescere e non apparire, ci vogliono prese di posizione per soluzioni per riforme con guerre stellare: gridare forte non per la parrocchia, ma per i fedeli che sono il Popolo d’Italia! Nel nostro Paese chi buttava molov è nell’Istituzioni, nei Sindacati che hanno remato contro i lavoratori (alla Fiat sono sempre alla canna)  sono ai vertici, sistemati per articoli contenuti nella Legge 300 che loro stessi hanno contribuito a scrivere. Ora abbiamo un Paese infetto da parassiti Politici e Sindacale e per questo sarà difficile spuntarla: ecco come tirare fuori le p** per essere leader! Sarkozy è l’esempio, chiamava feccia chi bruciava Parigi ed ha vinto; ora i Sindacati ci riprovano…bruciando magari come negli anni passati alla Renault in Lorena al tempo della coabitazione che, nel Governo v’erano 4 Ministri Comunisti che facevano come Penelope. LO STESSO nel Governo Mortadella, che di giorno prepara i Decreti e di notte disfa tutto! Ergo, contro corrente, ma a favore dei cittadini, e gli altri seguiranno l’esempio.

Il 23 Novembre 2007 alle 17:28 francoazzurro ha scritto:

Circa Gianfranco Fini, che su questa affermazione fatta da lui ieri:

“Non sto con il partito di chi fa le intercettazioni,
ma non sto nemmeno con il partito di chi si sente al centro di complotti…”

politicamente meriterebbe un sonoro sberleffo; pensare che aspirava ad essere il successore di Berlusconi.
Non sarà l’invidia ad averlo esacerbato?
Circa le intercettazioni e sua la ingrata reazione, concordo che sia una colossale gaffe dell’entourage prodiano, dal momento che è uso lo scambio di informazioni tra capi redattori ed editori.

Non solo, purtroppo è anche uso in questo Paese (non normale) che il premier si accaparri anche le TV di Stato.
Allora perchè dagli all’untore?

Meschinità tipiche di una vetero-sinistra che vive ancora nel nostro Paese grazie a tanti “coglini” che ancora sognano baffone. Essa altro non sa fare che cercare un nemico da abbattere a colpi di randellate: purtroppo questa è la sorte capitata ad un VERO STATISTA, Silvio Berlusconi.

Il 3 Dicembre 2007 alle 9:38 Walter e Silvio dicono di volere le stesse cose. Ma a spese di chi? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Degli alleati di Berlusconi, An è quello che ha meno da guadagnare da queste trattative, ma non può restare tagliata dai giochi. Ogni riforma proporzionale la condannerebbe ad un ruolo subordinato; per questo Gianfranco Fini mette grande enfasi sugli altri argomenti in discussione, cioè le riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari. L’Udc ha intravisto nel nuovo scenario la possibilità di costruire una forza di centro, una nuova Dc, una “cosa bianca” tirando dentro Luca di Montezemolo, Savino Pezzotta, Mario Monti. Suggestivo a parole, meno nei fatti. In concreto, è obbligata a collaborare con Veltroni: se non si farà la grande coalizione Pdl-Pd, potrebbe essere tentata da una coalizione mignon, Pd-Udc. Ciò che resta, l’estrema sinistra, è un panorama di macerie. Che oggi è ostaggio di Romano Prodi; domani, teme, potrebbe diventarlo di Veltroni. [...]

Il 18 Febbraio 2008 alle 22:11 Aiuta anche tu la campagna elettorale di Veltrusconi | Lian Dyer.ilbello.com Risata Satira ha scritto:

[...] (fonte foto Veltroni-Berlusconi: Panorama) [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!