Unable to select database. Cerchi su internet «intellettuali contro estradizione di Battisti», clicchi «Pennac, Lévy, Cacucci, Saviano e Battisti». E sul sito dell’intellighenzia di estrema sinistra Carmilla online, là dove fino a qualche giorno fa appariva uno sfavillante elenco di 1.500 nomi tra i più belli della cultura italiana e francese, oggi c’è soltanto una pagina bianca. «Avranno provato imbarazzo e hanno tolto quell’elenco della vergogna» commenta Adriano Sabbadin, figlio quarantaseienne di Lino, il macellaio veneziano ucciso da un commando dei Pac (Proletari armati per il comunismo), il 16 febbraio 1979.
Quel giorno, a sparare, c’era anche Cesare Battisti. Così stabilì una sentenza del tribunale italiano, che lo condannò a due ergastoli per quello e per altri omicidi, per il ferimento di tre persone, per un tentato sequestro e per una serie impressionante di rapine e altri reati minori. Ma Battisti, dopo appena qualche settimana di carcere, riuscì a evadere e a scappare in Francia. Dove, amorevolmente accudito nei salotti intellettuali, si rifece una vita da acclamato scrittore di noir, nascosto dietro uno pseudonimo.
Scoperto dopo una ventina d’anni, venne arrestato dalle autorità francesi. E quando finalmente un governo italiano si decise a chiederne l’estradizione, subito venne innalzato un muro a difesa di quella «vittima della repressione fascista».
In pochi giorni, sotto l’appello per la sua liberazione, si accalcarono frotte di intellettuali e artisti. Dagli scrittori francesi Daniel Pennac e Bernard-Henri Lévy, per citare solo qualche nome, a quelli italiani, Roberto Saviano e Massimo Carlotto, Valerio Evangelisti e Wu Ming, Giuseppe Genna e Pino Cacucci, Nanni Balestrini, Giorgio Agamben e Antonio Moresco. Registi cinematografici come Davide Ferrario e Guido Chiesa. Il disegnatore satirico Vauro e il poeta Lello Voce.
E poi, mischiati fra artisti e uomini di cultura, alcuni politici: i parlamentari verdi Paolo Cento e Mauro Bulgarelli, e quelli di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena e Graziella Mascia.
«Ogni volta che scorrevo quell’elenco» ricorda Sabbadin «venivo assalito da un moto di rabbia. Nessuno, fra tutti quegli intellettuali, aveva mai avuto la sensibilità di spendere anche solo una parola per le vittime del terrorismo e per i loro familiari».
Chissà , forse ha ragione Sabbadin: qualcuno si sarà vergognato di vedere per 3 anni il proprio nome sotto quell’appello e avrà chiesto di rimuoverne la traccia. Ma il testo, seppure amputato delle prestigiose firme, è rimasto sul sito. È un documento che andrebbe scolpito sul marmo e custodito in un museo degli orrori. O, se si preferisce, della comicità .
«La sua opera (di Battisti, ndr) è nel suo insieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni 70» è scritto. E ancora: «Trattarlo oggi da criminale è un oltraggio non solo alla verità , ma pure a tutti coloro che (…) hanno affidato alla parola scritta la spiegazione della loro vita e il loro riscatto (…). Noi vorremmo che (…) i cittadini francesi capissero chi rischiano di perdere, per la vigliaccheria dei loro governanti: un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista (…). Non era tradizione della Francia privarsi di uomini così, per farli inghiottire da una prigione. Ci auguriamo che la Francia non sia cambiata tanto da tacere di fronte a un simile delitto. Sì, delitto. Avete letto bene».
Ma la Francia è cambiata, tanto da liberarsi di un così immenso genio. Il quale, oggi, è in una prigione brasiliana, in attesa di essere estradato in Italia.
«A me non importa più nulla» commenta Adriano Sabbadin. «Che sia libero o in galera mi lascia indifferente. Ho avuto maestri spirituali da cui ho appreso una grande lezione: un uomo non è davvero tale se non sa perdonare».
Orfano del padre all’età di 17 anni, la sua vita non è stata una passeggiata. Ma nessun intellettuale si è mai mobilitato per lui. Oggi che sta faticosamente tornando alla normalità , Sabbadin ha ancora una cosa da dire, senza rancore: «Voglio rivolgere dalle pagine di Panorama un pubblico appello a quegli intellettuali. E in modo particolare a Roberto Saviano. Non ho letto il suo libro, Gomorra. Però mi hanno detto che è uno scrittore molto coraggioso, che ha sfidato la camorra, e per questo lo rispetto, lo ammiro. Posso rivolgergli una domanda? Davvero ha firmato quella roba lì? E se lo ha fatto, mi può spiegare perché? E soprattutto, oggi che è diventato, giustamente, un punto di riferimento per tanti giovani, può spendere una parola anche contro il terrorismo? Se lo ritiene opportuno».
Girato l’appello a Saviano, lo scrittore ha fatto sapere, attraverso il suo ufficio stampa, che non firmò quell’appello. Si attendono altre smentite. Anche se con 3 anni di ritardo.
- Domenica 2 Dicembre 2007

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Commenti
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Il 3 Dicembre 2007 alle 10:16 francibelt ha scritto:
Quella di Fasanella è una svista, che fa intuire una scarsa dimestichezza con la navigazione su Internet. Su questa svista costruisce un articolo pieno di illazioni. Io sono appena andato a dare un’occhiata, e la pagina con le firme è presente e ben raggiungibile dal sito Carmillaonline. Visibilissimo sulla colonna di destra della homepage c’è l’indice di tutti i post raggruppati sotto il titolo “Il caso Battisti”. Cliccando ed entrando in tale indice si trova facilmente il post riguardante l’appello. C’è scritto: “Per visualizzare tutti i firmatari, cliccate qui.” E infatti cliccando compare e l’indirizzo della pagina è questo:
http://www.carmillaonline.com/.....atari.html
Se a Fasanella è comparsa una pagina bianca sarà stato un suo problema di browser, o un problema del server del sito, o qualunque altro problema, ma la cosa andava verificata prima di partire per la tangente.
Il 3 Dicembre 2007 alle 10:31 nhico ha scritto:
L’abbaio di quegl’intellettuali privi d’intelletto e di dignità , anche senza le firme in calce (le tardive smentite lasciano il tempo che trovano), stigmatizza lo stesso l’asservimento ad una ideologia senza morale.
Il 3 Dicembre 2007 alle 11:02 francibelt ha scritto:
nhico, se mi consenti sono due diverse paia di maniche: l’articolo non parla tanto di quello quanto di un’ipotetica “vergogna tardiva” che avrebbe portato a occultare le firme, cosa che però non è successa e penso fosse importante farlo notare. Poi sulla legittimità o sensibilità di una presa di posizione o dell’altra si può certamente discutere, ma partendo dai dati reali non da quelli immaginari.
Il 4 Dicembre 2007 alle 21:56 giovanni.agretti ha scritto:
Francibeit
è un classico. a Fasanella che gli indica la luna, lui commenta il dito.
Battisti è un volgare assassino e chi lo sostiene, moralmente è peggio di lui. Li conosciamo e li disprezziamo.
Questa era la luna indicata da Fasanella. Del dito fanne l’uso che vuoi…
Il 5 Dicembre 2007 alle 15:29 aldo1110 ha scritto:
Ditemi se la pena capitale non sarebbe la logica conclusione della parabola umana di questo essere spregevole?
Sarebbe gratificante per noi comuni cittadini e specialmente per i parenti delle vittime di questo comunista debosciato,Cesare Battisti.In quanto al “disonorevole” Russo Spena firmatario dell’appello a favore di Battisti,e’ doveroso precisare che oltre ad appartenere ai terroristi rossi,era anche un emerito vigliacco dato che all’atto dell’azione armata dei terroristi,si nascondeva con i pantaloni pieni di pipi’ e popo’.
C’e’ qualcosa di peggio di un terrorista fallito e vigliacco?
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