
La domanda, più reale che proibita, l’aveva posta il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, aprendo tra gli elettori di sinistra un vero e appassionato dibattito: “Perché restiamo in questo governo?”. E, a parte quella del padre di Prc, Fausto Bertinotti, che da presidente della Camera ha letteralmente decretato, dalle colonne di Repubblica, il fallimento del governo, la risposta vera toccherà al popolo rifondarolo.
Interpellato, secondo l’ultima moda “dal basso”, tramite referendum. Insomma, la ferita aperta nel partito dal voto di fiducia sul welfare sanguina ancora e il segretario Franco Giordano, per mitigarla, chiama a raccolta la base: saranno i militanti a diventare parte attiva nella verifica con il governo, chiesta per gennaio. Tradotto, significa che il partito elaborerà una sorta di primarie di punti programmatici su cui si esprimeranno gli elettori.
E guai a scherzare: il “voto” vale doppio. Prima “un mandato vincolante” spiega Giordano “su cui organizzeremo il tavolo con Prodi”. E poi lo stesso esito del confronto con Palazzo Chigi sarà sottoposto ad un referendum tra gli iscritti che decideranno se il partito possa o meno continuare a fare parte della maggioranza.
Ma la partita non si chiuderà a gennaio. E a giocarla non sarà solo Rifondazione. Anzi l’iniziativa, almeno nelle intenzioni, potrebbe riguardare il popolo dell’intera sinistra. Giordano ne parlerà sabato e domenica alle altre forze (Pdci, Verdi ed Sd), agli Stati Generali della sinistra da cui potrebbe nascere la Cosa Rossa, anche se Rifondazione giura di poter andare avanti da sola.
I tre punti programmatici indicati da Giordano sono: la necessità di autonomia del governo, che invece, secondo Giordano, “è condizionato da Confindustria sui temi del lavoro”; secondo: la ridefinizione del programma con cui l’Unione “eravamo andati alle elezioni e di cui adesso non c’è più traccia”. Terzo, l’urgenza di “ricostruire un collante nella maggioranza a partire dalla lotta alla precarietà”. Parte fondamentale del giudizio del Prc su governo e maggioranza sarà infine l’esito della partita sulla riforma elettorale.
E qui è chiaro che l’obiettivo dei riforndaroli è Walter Veltroni e il suo “inciucio” con Berlusconi su un sistema elettorale che minaccia di cancellare le sigle minori. Anche perché nell’immediato futuro di Rifondazione c’è l’impegno per la riuscita degli stati generali della sinistra. “L’assemblea” dice Giordano “è il frutto della nostra determinazione. La nascita del nuovo soggetto politico deve essere un’alternativa al Pd e al populismo di Berlusconi”.
Nelle intenzioni del Prc, il battesimo della sinistra unita dovrà infatti avvenire già nel voto amministrativo del 2008, quando Rifondazione, Pdci, Verdi e Sd dovrebbero presentarsi agli elettori con un distintivo comune. E una domanda sulla testa: “Essere o meno alleati del Pd, stare o meno dentro questo governo”?.
- Martedì 4 Dicembre 2007
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Commenti
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Il 5 Dicembre 2007 alle 8:46 vincenzod ha scritto:
GOVERNO: MORTO CHE PARLA…I SINDACALISTI SCIOPERANO QUANDO IL CAVALLO E’ MORTO? Mai visti degli ipocriti che chiedono aiuto ad un morto che cammina per spinta di inerzia visto che la bicicletta corre per inerzia in quando nessuno lo sostiene con manina dietro il sellino? Montezemolo accusa i Sindacalisti ma durante il governo BERLUSCONI stava zitto? L’uomo Del Monte che raddrizza le banane: finora dove viveva, nella Repubblica Cinese o Cubana? Ha dimenticato gli almeno 3 punti di PIL persi quando Governava la CDL? Mai saputo che il Sindacato era ed è la cinghia di trasmissione dei Partiti e adesso è tutt’uno con loro? Che ha potere di vita o di morte di un Governo, certificazione di morte del Governo Mortadellum dal Sindacalista Bertinotti, deus Machine del Sindacato Rosso?
Il 6 Dicembre 2007 alle 23:04 galassie ha scritto:
Essere o meno alleati del PD stare o meno in questo governo?
No andare in Siberia.
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