Sindacati, sinistra e Confindustria: chi avvelena il panettone di Prodi


Uno sciopero generale contro un governo di sinistra? “Non ce lo possiamo permettere” è l’allarme di Romano Prodi. Che subito dopo, però, aggiunge: “Tanto più a gennaio”. Già, perché le esigenze dei sindacati - spesso giuste - si stanno sovrapponendo ai giochi politici con esiti che stavolta rischiano di essere davvero letali per il Professore. Anche perché dall’altra parte della barricata c’è Luca di Montezemolo, presidente della Confindustria, che attacca l’esecutivo sul boom di assenteismo tra i dipendenti pubblici. Insomma, Prodi sta perdendo l’appoggio di entrambe le parti sociali. Quelle per le quali ha appena difeso il protocollo sul welfare contro l’estrema sinistra.

Nel merito, le confederazioni non hanno torto: oltre 7 milioni di lavoratori sono da mesi in attesa di contratto, e tra questi il gruppo più numeroso (3 milioni) sono i dipendenti pubblici. Ma non ha torto neppure Montezemolo quando denuncia che al comune di Bolzano , all’Agenzia delle Entrate o all’Inpdap si fanno 30 e anche più giorni di assenza l’anno, escluse le ferie e i permessi. Il problema sollevato dal capo di Confindustria non riguarda tanto i “fannulloni” (già bastonati da Pietro Ichino) quanto l’incapacità delle loro amministrazioni a contrastare questo fenomeno, ed il governo a proporre o applicare leggi adeguate.

Ma ciò che colpisce è la scelta dei tempi. Gennaio non è un mese a caso: è il periodo nel quale, se verrà approvata la Finanziaria, molti alleati di Prodi hanno annunciato di volersi tenere le mani libere. Da destra a sinistra, la lista comprende quasi tutti: i liberaldemocratici di Lamberto Dini ed i rifondaroli di Fausto Bertinotti. Anzi, il presidente della Camera ha appena evocato per Prodi una definizione di Ennio Flaiano su Enzo Cardarelli: “Il più grande poeta morente”. Poi si è corretto due volte, spargendo altro sale sulle piaghe prodiane: “Prodi? Beh, non è un poeta”. “Grande? Non esageriamo…”.

E siccome Rifondazione è in crisi di consensi, ha votato il protocollo welfare turandosi il naso, metà partito sente la nostalgia dell’opposizione e Bertinotti ha appena annunciato un referendum tra la base per decidere che cosa fare a gennaio, non ci vuole molto a tirare le somme. Il cocktail sciopero generale, attacchi di Confindustria, disimpegno dei partitini di destra e di sinistra è davvero esplosivo. Molto più delle fallite spallate che avrebbero dovuto venire da Berlusconi.

Prodi sospetta che la velenosissima battuta dello “scorpione” (così è chiamato Bertinotti nello staff del Professore, dopo il non dimenticato “tradimento” del ‘98) abbia un mandante: Walter Veltroni. Il segretario del Pd e il presidente della Camera hanno un interesse comune: trovare un accordo con il centrodestra su una legge elettorale proporzionale. Diversamente si andrà al referendum e saranno dolori per Rifondazione, ma anche per Veltroni che su questa riforma ha investito tutto. L’obiettivo di Prodi è il contrario: né accordi con il nemico, né leggi proporzionali che gli toglierebbero il potere di leadership sulla sinistra.

Sarà davvero un gennaio caldo, ma solo per il governo.

Il VIDEO servizio sullo sciopero minacciato dai sindacati:

Il VIDEO servizio sulle dichiarazioni di Montezemolo:

Commenti

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Il 6 Dicembre 2007 alle 12:47 Corrado Buccieri ha scritto:

Tutti. Ma sembra che Prodi ormai riesca
a digerire bene anche il veleno.

Il 6 Dicembre 2007 alle 13:22 luanmagi ha scritto:

per la serenità di Prodi e Compagni una granitica certezza: sono riusciti a fare tutto da soli, il mandante non c’era.
auguri

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