
E adesso è tutto un fiorire di metafore: tutti d’accordo i commentatori nel sostenere che al governo che da un anno e mezzo si arrabatta in zona Cesarini, Fausto Bertinotti, presidente rifondarolo della Camera, con le dichiarazioni rilasciate a Repubblica, abbia dato il triplice fischio finale: “Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l’Unione non si è realizzata…”.
Insomma, se per l’esecutivo dell’Ulivo sta suonando la campana, a farla vibrare è il padre storico del Prc.
Metafore, calembour, modi dire, citazioni. Non si può dire che non abbia usato uno stile garbato, almeno nei toni, il presidente Bertinotti per tentare il bis del ‘98 (dieci anni fa, esatti), quando, da semplice deputato staccò la spina al primo governo del Professore bolognese.
Nel suo atto di sfratto verso l’inquilino di Palazzo Chigi, il leader di Rifondazione ha usato una caustica citazione di Ennio Flaiano, laddove l’autore del Marziano a Roma chiama in causa un altro nome illustre della poesia contemporanea, l’ormai anziano Vincenzo Cardarelli, definito “il più grande poeta italiano morente”: un’inversione logica del luogo comune, affidata a quel “morente” al posto del consueto “vivente”, date le precarie condizioni di salute dell’anziano poeta. E siccome, come ha fatto notare Jena su La Stampa, Prodi poeta non è, va da sé che resta solo il morente…
Ma quello della poesia pare essere un terreno privilegiato dagli esponenti di maggior spicco del Prc, per le loro sortite polemiche. L’attuale segretario, succeduto a Bertinotti, Franco Giordano si era invece ispirato al poeta dialettale romano Carlo Alberto Salustri, alias Trilussa, per rimbrottare Walter Veltroni, nel luglio scorso sulla sua proposta del leader del Pd di un patto generazionale sul welfare: l’incursione letteraria di Giordano si riferiva al celebre e graffiante sonetto con cui Trilussa tirava in ballo i polli per prendersi gioco della statistica: “Me spiego: da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perché c’è un antro che ne magna due“.
Tornando all’oggi, non che il premier sia da meno nell’uso di citazioni. Stando al Corriere della Sera pare che, incassando la sparata di Fausto il rosso, abbia detto: “È tornato lo scorpione”. Quello che nella storiella popolare alla fine punge la rana, anche a costo di annegarci assieme, perché questa è la sua natura.
Pur ingentilite da riferimenti letterari, sono insomma scosse elettriche a correre sull’asse di quello che fu, se davvero è mai esistito, il “Prodinotti”. Tanto che, preoccupata, il ministro dello Sport Giovanna Melandri prova a stemperare i toni, esortando il presidente della Camera a “non buttare via il… poeta con l’acqua sporca”.
- Mercoledì 5 Dicembre 2007
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Commenti
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Il 5 Dicembre 2007 alle 17:03 blog.morphey.org ha scritto:
Rifondazione Comunista e la falsa faccia…
Ricordo che “molto” tempo fa, si diceva che i rappresentati del popolo (i partiti) dovevano fare gli interessi del “popolo” (i cittadini che votano per questi partiti). Ma ad oggi come sta la situazione?
Oggi ci sarà il voto sul welfare e la r…
Il 5 Dicembre 2007 alle 17:21 Sindacati, sinistra e Confindustria: chi avvelena il panettone di Prodi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Tra Prc e Prodi è scoppiata la guerra fredda. A colpi di citazioni poetiche [...]
Il 5 Dicembre 2007 alle 18:19 Non chiamatela Cosa Rossa: la sinistra sposa l’Arcobaleno » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Tra Prc e Prodi è scoppiata la guerra fredda. A colpi di citazioni poetiche [...]
Il 5 Dicembre 2007 alle 23:49 luanmagi ha scritto:
“son del centro ma anche a sinistra, e per questo vo’ a governar, trullallero lallero lallà” Disse Prodi allora contento. Oggi ben altro gli tocca, vil lingua assassina,poeta non son, ma,(ne)anche morente, e si tasta i coglioni. Vil popolo ingrato è per me che i poeti italiani studiate!.Il sapere è ricchezza! che altro volete!
il popol ringrazia di tanta dovizia e l’invita implorante, qualcosa ci lascia, se tosto s’en và! Capire capisce ma saldo il timone (poltrona) lui regge…
talvolta si scrive per non piangere. politici
Il 6 Dicembre 2007 alle 19:33 Se Prodi cade? Bertinotti aspirante premier con il voto nel 2009 » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] A dispetto della voragine che si è creata tra Prc e Romano Prodi, non sarà Bertinotti il “killer” del governo. Fausto il rosso (ribattezzato “lo scorpione” dai prodiani, all’indomani dell’intervista sul fallmento del governo) sa che il Prof è al capolinea. E per questo si sta smarcando, spiegano in Transatlantico. Dove sono anche in molti però a pensare che, almeno per ora, non si prevede uno scenario simile a quello del ‘98, quando l’attuale presidente della Camera staccò la spina al primo governo del Professore, spalancando così le porte di Palazzo Chigi a Massimo D’Alema. Certo, per il Prc la misura è colma: dal welfare alle pensioni, dalla Finanziaria alla sicurezza, il premier si è sottoposto negli ultimi mesi ai diktat dei diniani, dei mastelliani, del duo Bordon-Manzione, facendo ingoiare grossi rospi alla sinistra. Che lamenta una perdita di seggi (Turigliatto e non solo) e di consensi nei sondaggi. L’obiettivo dei rifondaroli, si sente dire a Montecitorio, è quello di creare un clima sempre più rovente nella coalizione al fine di arrivare all’implosione del governo subito dopo l’approvazione della Finanziaria, per poi far nascere un esecutivo istituzionale. Come testimonierebbe il contenuto della telefonata, molto tesa, tra presidente del Consiglio e presidente della Camera, di cui Panorama dà conto. Insomma, Prc potrebbe fare, involontariamente, il gioco di Silvio Berlusconi che dà mesi, tra un tentativo di spallata e l’altro, va dicendo di avere pazienza e di aspettare che sia la maggioranza a implodere. Ma a quando è fissata l’ora del botto? Gennaio (tra sciopero generale, pressioni della Confindustria, verifica chiesta dalla sinistra) potrebbe essere il mese decisivo. Ottimista per natura, Romano Prodi continuerà fino all’ultimo a mostrarsi tranquillo, ma il quadro politico per lui e l’Unione è a dir poco fosco. E il dopo-Prodi? Questo è l’interrogativo principale. Il Cavaliere, in più di un’occasione, ha dichiarato che l’unica strada praticabile sono le elezioni anticipate. Ma tutto dipende dalla legge elettorale e dal dialogo con Walter Veltroni. In sostanza, se l’esecutivo dovesse cadere senza un’intesa tra il segretario del Pd e il Cavaliere, da Forza Italia partirebbe la richiesta immediata al Colle di tornare alle urne, anche con l’attuale Porcellum. Al contrario, qualora il terremoto dovesse verificarsi a gennaio, dopo le feste, e il tempo avesse permesso a Veltroni e Berlusconi di stringere un patto sulla nuova legge elettorale, il leader dell’opposizione potrebbe anche prendere in considerazione l’idea di assecondare un governo istituzionale o del Presidente. Proprio con l’obiettivo di varare una riforma elettorale (senza però toccare le Costituzione) e poi votare nella primavera del 2009. A quel punto il nome del premier di transizione passerebbe in secondo piano, (e si vocifera che Bertinotti stesso aspirerebbe alla carica). [...]
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