Lo strabismo di Veltroni tra unioni civili e Vaticano

Manifestazione a favore delle unioni civili a Roma | Ansa
Walter Veltroni da premier ombra predica bene. Ma da sindaco di Roma razzola male. Una situazione esemplificata un po’ di tempo fa da Francesco Cossiga con un divertente aforisma irripetibile.
Il tema è quello delle unioni civili: Veltroni, alcune settimane fa durante la trasmissione di Giuliano Ferrara, Otto e Mezzo, aveva “rimproverato” il governo per essersi speso sul tema delle unioni civili con queste parole: “Il tema delle unioni civili è uno di quelli che dovrebbe essere discusso in Parlamento”.
Ma quando la situazione è toccata a lui… In questi giorni a Roma è in discussione in consiglio comunale una delibera sulle unioni civili. Per la precisione, una proposta di iniziativa popolare portata avanti dai Radicali e dalla Rosa nel Pugno che il consiglio comunale, a norma di regolamento capitolino, deve discutere per decidere se istituire un registro delle unioni civili presso il Campidoglio. Nelle settimane scorse il capogruppo del Pd, Pino Battaglia, si era detto a favore. Poi, Veltroni è andato oltre Tevere. In udienza dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato varicano. E tutto è cambiato.

È stato scritto da varie parti che i due non hanno parlato della comune passione juventina, ma al prelato Veltroni avrebbe dato assicurazione che delle unioni civili non se ne sarebbe fatto nulla. Affermazioni mai smentite dal Campidoglio. Sta di fatto che dopo la visita in Vaticano la linea del Pd capitolino è mutata completamente. Nei corridoi della politica romana si dice che anche l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, sia sceso in campo per dire ai suoi nel consiglio comunale di frenare sulle unioni civili. La linea di Veltroni, per i suoi nemici, è pilatesca: vuole che la soluzione si trovi in Parlamento. Salvo avere bloccato il proprio consiglio comunale.
La posizione del sindaco è attaccata dal leader del Partito Socialista, Enrico Boselli, che a Panorama.it dice: “Il silenzio sulla delibera che riguarda le unioni civili a Roma, (proposta mesi fa dal consigliere socialista Gianluca Quadrana) è un’ulteriore prova del deficit di laicità del Partito democratico”. Per Boselli, Roma è in sedicesimo l’Italia: “La vicenda riflette in piccolo quanto sta avvenendo in Parlamento sul disegno di legge sulle coppie di fatto. Ancora una volta dobbiamo constatare che le pressioni dei cattolici integralisti e del Vaticano hanno la meglio sui diritti delle persone. Veltroni, pur disponendo di un’ampia maggioranza in Campidoglio, ha dismesso i suoi panni da sindaco per indossare quelli di segretario del Pd e di premier ombra, privilegiando alle richieste dei cittadini e al rispetto del programma, i colloqui con il cardinal Bertone. Restare muti di fronte alle grandi questioni che riguardano i diritti civili equivale a costruire un Partito democratico che guarda più oltretevere che oltreatlantico dove i democratici americani sono avanti anni luce sui temi fondamentali delle libertà civili”.
Un momento della manifestazione a favore delle unioni civili questa sera a piazza del Campidoglio | Ansa
Come ultima mediazione si è arrivati alla bozza Lucio D’Ubaldo (un assessore capitolino Pd di provenienza margheritina) che prevede un registro delle solidarietà civili, nel quale sarebbe possibile iscrivere tutti i conviventi della famiglia anagrafica. Una cosa che il Campidoglio già riconosce dal 1990 e che serve per stilare numerose graduatorie comunali. Insomma, una mediazione al ribasso.
Sempre in questi giorni due avvenimenti hanno intanto puntato ancor più i riflettori sulla vicenda. I Radicali, che sulla vicenda hanno fatto le barricate, hanno organizzato una fiaccolata (modesta nelle presenze) in Campidoglio. E la commissione Gustizia di palazzo Madama ha adottato il testo base sui Contratti di solidarietà (Cus). Adozione che ha prodotto ancora un caso di strabismo nel partito dell’Ulivo-tricolore: la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro ha commentato parlando di “una legge seria”, mentre proprio Veltroni, in Senato per discutere di riforme, ha rilasciato un secco “no comment”.

Commenti

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Il 18 Marzo 2008 alle 14:44 Boselli: più facile per noi arrivare al 5% che per Veltroni andare al governo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Boselli, la ascoltiamo. Però ammetterà che non si gioca proprio il primo posto. I sondaggi li prendo con le pinze. Perché due anni fa sballarono completamente. Veltroni parla di rimonta travolgente, ma ha 8 punti di distacco. Se lui parla di vittoria, anche io posso parlare di travolgente risultato che ci aspetta. Diciamo che in termini calcistici lei si gioca il posto Uefa con la Santanchè. Ha dati diversi? Credo che ci sia un uso politico dei sondaggi. Quello che so per certo è che c’è una gran parte di elettori che ancora non ha scelto e che noi possiamo arrivare tranquillamente al 5-6%. I sondaggi dicono che state intorno al 2%. Non lo considero uno scenario realistico. Suvvia Boselli, il 5-6% è tanto. Allora mettiamola così: è più facile che io prenda il 5% piuttosto che Veltroni vada a palazzo Chigi. In molti si aspettavano che sarebbe andato al loft per pregare Veltroni di avere 5-6 deputati. Sarebbe stato più comodo, no? I retroscena che disegnavano questa mia salita in ginocchio erano tutti suggeriti da Goffredo Bettini. Io vado da solo perché, come ha detto Emma Bonino, non sono un accattone. Veltroni le aveva fatto una proposta? La stessa umiliante proposta che ha fatto ai Radicali. Ma noi abbiamo una storia e una forza politica che non vogliamo far scomparire. Pensa che Veltroni pagherà un prezzo con il Partito Socialista Europeo per non aver fatto l’alleanza con voi? Veltroni non fa parte del Pse. Però Massimo D’Alema è vicepresidente dell’Internazionale Socialista. E la sua unica attività di vicepresidente la svolge non facendo l’accordo con i socialisti italiani. Ha proprio il dente avvelenato con Pd… Se per questo ne ho ancora. Dica. Uno che preferisce l’Idv di Antonio Di Pietro ai socialisti vuol dire che ha scelto un suo marchio di denominazione controllata. Alcuni sostengono che voi abbiate scelto di andare da soli perché è politicamente sconveniente, ma economicamente redditizio: stando sopra l’1% incasserete diversi milioni di euro di rimborso elettorale. Questa campagna ci costerà circa 4-5 milioni di euro. 2,4 ci arrivano direttamente dai 74mila iscritti che hanno pagato 30 euro ciascuno. Se avessimo accettato lo scioglimento che ci proponeva Veltroni, avremmo evitato queste spese. Tre punti del programma del Partito Socialista diversi dagli altri? Scuola pubblica. Vogliamo realizzare l’agenda di Lisbona e arrivare al 3% del Pil nella scuola e nell’università. Non è un no alla scuola privata, ma che se la paghi chi la frequenta. Le tasse, invece, devono finanziare la scuola dello Stato. Poi? Laicità e diritti. Noi la pensiamo come Zapatero. Vogliamo introdurre il divorzio breve, difendere la 194, approvare la legge sulle unioni civili e, soprattutto, rendere chiara la distinzione tra chiesa e Stato. Terzo? Applicare il libro bianco di Marco Biagi sul lavoro flessibile. Noi pensiamo che si possa fare un lavoro flessibile senza dover essere precari. Vogliamo difendere i 3,5 milioni di giovani che oggi sono precari. La laicità sembra uno dei temi su cui spingete di più. E non da oggi. Vogliamo vivere in un Paese dove i diritti aumentano. E Veltroni non li aumenterebbe? Da sindaco di Roma ha impedito il registro delle unioni civili. I suoi colleghi di Berlino, Parigi e Londra si vergognerebbero di lui. A proposito di Roma: Sinistra Arcobaleno e Pd sono divisi alle politiche, ma uniti alle amministrative, mentre voi a Roma in polemica con Rutelli avete candidato Franco Grillini. Rutelli farà peggio di Veltroni. Sulla laicità Rutelli ha un curriculum che somiglia piuttosto ad un libro nero. Con Grillini candidato ci sarà una campagna elettorale vera. Boselli, scommetto che ne ha pure per il Papa che non ha detto nulla sul Tibet… Stavolta la deludo: anche perché non è mai troppo tardi. [...]

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