
“Quando la democrazia è debole, vischiosa, fa fatica a decidere e non ha controlli, è quello il momento in cui si sceglie di aggirare la norma per cercare corsie preferenziali. E la corruzione diventa forte”. Parole dure quelle usate dal sindaco di Roma e leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, nel suo intervento alla presentazione della prima mappa (qui il .pdf) dell’Alto commissariato anticorruzione, presieduto da Achille Serra (ex prefetto della Capitale), durante il convegno su Legalità, trasparenza e sviluppo della città, in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla corruzione.
Giudizi netti che prospettano scenari foschi: le Mani Pulite del ‘92, pur avendo spazzato via almeno mezza Prima Repubblica, non sembrano aver mondato tutto. E infatti si sta, secondo Veltroni, riavvicinando quel fenomeno che è stato combattuto 15 anni fa e che “sembrava esser stato sconfitto”. Un intervento più da amministratore pubblico che da leader di partito, quello di Veltroni. Corroborato sia dai dati contenuti nella mappa dell’Alto Commissariato guidato da Serra sia dalle “coincidenze” della cronaca.
Intanto, i numeri: sono ben 6.603 le sentenze di condanna definitive per corruzione registrate nel periodo 1996-2006, dice il rapporto del pool di Serra. Di queste, il 35% (più di una su tre) riguarda il reato di corruzione nella gestione della cosa pubblica: dal peculato (4.737 sentenze, 25,5%), all’abuso d’ufficio (4.634 sentenze, 24,9%), alla concussione (2.579 sentenze emesse, 13,9%). Considerando invece il periodo gennaio 2006 20 novembre 2007, la mappa evidenzia che su 6.752 persone denunciate nella pubblica amministrazione, 3.219 sono riferibili alla sanità, con un’incidenza vicina al 50% del totale.
Potrebbe far parte della statistica (e passiamo così alle coincidenze della cronaca), anche l’ex sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi, mandato agli arresti domiciliari, proprio mentre Veltroni e Serra disquisivano di corruzione.
La misura cautelare, secondo quanto riportato dall’Ansa, si riferisce a quando Verzaschi, all’epoca appartenente a Forza Italia, ricopriva dal 2003 la carica di assessore regionale alla Sanità del Lazio, nella giunta di centrodestra guidata da Francesco Storace. Oggi esponente dell’Udeur, l’ex sottosegretario è accusato - stando all’ordinanza del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e del sostituto Giovanni Bomrardieri e firmata dal gip Luisanna Figliolia - di corruzione e concussione. La vicenda in cui sono indagati diversi manager e politici, riguarda presunte tangenti pagate da Anna Iannuzzi, soprannominata Lady Asl.
Verzaschi - dimessosi dall’incarico ministeriale il 6 dicembre scorso - ha una lunga carriera politica alle spalle e una discreta propensione al cambio di casacca. Nel ‘95 è stato eletto per la prima volta nel Consiglio della Regione Lazio, incarico rinnovato nel 2000 e nel 2005. Tra il 2000 e il 2002 è stato Commissario per l’emergenza rifiuti per Roma e provincia, delega estesa poi a tutto il Lazio. Dal 2000 al 2003 ha ricoperto l’incarico di assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile, assumendo, successivamente, e fino al 2005, la responsabilità di Assessore regionale alla Sanità. Proprio il 2005 è l’anno in cui Verzaschi lascia Forza Italia e la Cdl (”dopo 11 anni è venuta a mancare la passione”, disse) per passare all’Udeur di Clemente Mastella, fino a diventarne segretario regionale del Lazio.
In molti si sono chiesti se questa mattina Veltroni, mentre parlava in Campidoglio, stesse pensando a lui…
- Lunedì 10 Dicembre 2007
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Il 14 Dicembre 2007 alle 10:36 giovannifalcone ha scritto:
Il recente provvedimento di clemenza licenziato nelle Aule Parlamentari ha interessato, fra gli altri, anche persone già condannate per gravi reati contro la Pubblica Amministrazione.
A voler circoscrivere le diverse condotte criminose delineate dal Titolo II del vigente Codice penale, voglio ricordare la “Concussione”, notoriamente considerato il più grave reato – plurioffensivo – che possa commettersi in danno della Pubblica Amministrazione e della collettività in genere e punito da quattro a dodici anni di reclusione .
Trattasi dell’abuso di potere del pubblico ufficiale o dell’incaricato del pubblico servizio che, per ottenere un vantaggio indebito di carattere personale, economico e/o di altra natura, induce o costringe il privato cittadino a dare o a promettere denaro o altra utilità.
Immaginiamo il funzionario pubblico che, anche per l’espletamento di un dovere del proprio ufficio pretende un vantaggio economico di natura personale (Rilascio di una licenza per l’esercizio di una attività commerciale).
Analogamente, un reato pressoché identico, lo si rinviene nell’estorsione commessa dal privato cittadino che, nella generalità dei casi, avvalendosi della forza della intimidazione e del vincolo associativo, quale forma classica di una associazione di stampo mafioso, costringe l’operatore economico a corrispondere una dazione di denaro (comunemente chiamata “pizzo”).
Per ambedue le fattispecie possiamo notare qualche importante elemento comune: nel primo caso, il singolo cittadino che, pur di ottenere un suo diritto, si vede costretto ad accettare la illecita richiesta del pubblico ufficiale, mentre nel caso della estorsione, lo stesso cittadino si vede violentare la sua sfera patrimoniale privata. In entrambi i casi, si rinviene la minaccia di conseguenze di gran lunga peggiori per la malcapitata vittima, ove la stessa non intenda sottostare alle rispettive e singole richieste.
Rileggendo con attenzione la legge sull’indulto in commento, notiamo che mentre l’estorsione commessa dal privato cittadino, sia pure nell’ambito di un’associazione mafiosa (diversamente, l’autore del reato estorsivo non incuterebbe alcun timore, mancando la forza che si determina grazie al vincolo associativo) è stata esclusa dal beneficio in parola, nel mentre la stessa “estorsione” commessa dal pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio, ha avuto una sorte decisamente diversa, ovvero inclusa fra i beneficiari del provvedimento di clemenza.
Ora se consideriamo che il privato cittadino potrebbe trovarsi nella sciaugurata condizione di dedicarsi al crimine anche per effetto di una situazione soggettiva ed ambientale non favorevole (spesso delinquente si diventa, non si nasce!!), non comprendo appieno la ratio in base alla quale si è voluto imporre una scriminante favorevole agli autori di reati contro la Pubblica Amministrazione. Ciò, tanto più ove si considera che il “concussore” (o estorsore pubblico), non è sicuramente persona poco abbiente, laddove è dipendente e stipendiato – spesso anche bene – dalla stessa Pubblica Amministrazione.
La circostanza non mi sorprende eccessivamente, ove si considera che, addirittura, è stato destinatario della misura premiale anche l’autore del Riciclaggio di denaro sporco, con la sola esclusione allorquando la provvista finanziaria dovesse derivare dal Sequestro di persona a scopo di estorsione o del traffico di sostanze stupefacenti.
Pertanto, aver riciclato una ingente risorsa finanziaria proveniente da una Truffa in danno della pubblica amministrazione, da un giro di false fatturazioni (4), da una bancarotta fraudolenta, da una rapina in banca, da usura e chissà quanto altro ancora, non ha rappresentato alcun limite o ostacolo alla concessione dell’indulto.
E’ proprio vero! Ci stiamo abituando a tutto, forse anche alle sorprese.
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