Legge elettorale: si scrive Bianco, si legge in tedesco. Difficile ma accontenta tutti

L'aula della Camera dei deputati
Alla fine trionferebbe il tedesco. O un dialetto che molto gli somiglia.
Certo, il condizionale è d’obbligo, come sempre in politica e soprattutto su un tema così delicato come la riforma elettorale. Ma - stando ai rumors di Palazzo - le forze politiche stanno andando verso un accordo sul testo messo a punto da Enzo Bianco, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato e relatore della nuova proposta di legge. Che inizierà così il suo iter per approdare in Aula nella terza settimana di gennaio.
Niente “Vassallum” (la proposta scritta da Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti per il leader del Pd Walter Veltroni), quindi, nonostante molti maliziosamente ipotizzassero sarebbe stato lo “scheletro” del testo base del relatore. In un’intervista, è stato lo stesso Bianco ad ammettere di non aver scelto il Vassallum “perché non presento il testo base come esponente di una forza politica, ma in quanto relatore di tutta la commissione”. Sarà quindi un proporzionale alla tedesca? “Sì”, conferma il presidente. “Abbiamo studiato un testo per non rompere con Prc, Udc e Lega e che potrebbe convincere anche Fini” ribadiscono alcuni tecnici al lavoro in queste ore.
L’articolato - che il presidente Bianco sta ancora “limando” con il costituzionalista scelto all’unanimità dalla commissione di Palazzo Madama, Antonio Agosta - sarà un proporzionale con doppia soglia di sbarramento, con il 50 per cento di collegi uninominali e il 50 per cento di liste bloccate, nessun premio di maggioranza e nessun vincolo formale di coalizione ma con la possibilità di un’indicazione politica volontaria di alleanza prima del voto.
Detta così, oltre all’intrinseca difficoltà della questione, non c’è nessuna novità politica. Questi principi, infatti, sono presenti sia nel modello tedesco sia nel “Vassallum” e il testo base propenderà per l’uno o per l’altro a seconda del numero (e quindi delle dimensioni) delle circoscrizioni. In qualsiasi caso, infatti, con un sistema come quello che sembra prospettarsi esse (che attualmente sono 26) andrebbero ridisegnate pena la scarsa efficacia della norma. Un esempio? Una circoscrizione come Lazio1, che elegge 40 deputati ne eleggerebbe 20 con le liste bloccate con uno sbarramento implicito del 2-3% e buona pace del principio della riduzione della frammentazione che tutti sembrano condividere. Infatti, se le circoscrizioni fossero molte, diciamo una cinquantina, saremmo nell’ambito del “Vassallum”; mentre se fossero poche, quindici o venti, la proporzionale diventerebbe quasi nazionale e si tratterebbe quindi un modlelo simil-tedesco.
Il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco | Ansa
Altro punto nodale - inserito proprio per far digerire la riforma ai piccoli - la doppia soglia di sbarramento. A quella nazionale del 5 per cento (che però non può andare bene a Lega, Udeur e altri partiti molto forti in alcune zone ma deboli se visti in un’ottica nazionale) verrebbe affiancata una seconda soglia al 7 per cento a livello regionale o macroregionale.

La bozza di Bianco insomma mette d’accordo tutti: accontenta in primo luogo l’Udc, da sempre sostenitore del modello Germania. Ma anche la sinistra radicale, che con la federazione Sinistra-Arcobaleno non avrà alcun problema a entrare in Parlamento. Via libera anche dalla Lega Nord e dall’Udeur, grazie al doppio sbarramento. E se qualche critica potrebbe arrivare da Alleanza Nazionale, che ha chiesto a gran voce il vincolo di coalizione prima del voto, non sono in pochi a far notare che Fini, di fronte all’ipotesi Vassallum (che il presidente di An non ha esitato a definire “legge-truffa”), si accontenterà quasi certamente dell’indicazione politica del candidato premier e dell’alleanza, anche se non sarà un vincolo formale.
A dare il via libera alla svolta tedesca, però, sono i due principali partiti. Veltroni ha accantonato il sistema spagnolo dopo aver visto che quella proposta metteva a rischio l’esecutivo Prodi, già diviso e lacerato su altri temi. Il Partito Democratico, comunque, con uno sbarramento alto potrà inseguire quella vocazione maggioritaria più volte annunciata dallo stesso sindaco di Roma. E infine il Cavaliere. L’ex premier avrebbe preferito il referendum (che comunque resta come piano B in caso di fallimento delle trattative) o il Vassallum, ma con il sistema tedesco il Partito delle Libertà resta comunque la principale forza del Centrodestra e in questo modo Berlusconi può recuperare il rapporto con Fini e Casini.
Salvo colpi di scena, il referendum è più lontano.

Commenti

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Il 11 Dicembre 2007 alle 20:04 graym ha scritto:

Scusate, ma quando mai fino a ieri il Cavaliere aveva detto di preferire il Referendum???
Non solo non l’ha sostenuto, ma a dispetto di Fini non l’ha mai voluto annunciare!!
Adesso diventa l’opzione B? E pure il proporzionale con vincolo alleanze, e magari gli va di nuovo bene andare a votare con qualunque legge?
E’ proprio alla frutta, ma bene cosi’!

Il 12 Dicembre 2007 alle 2:51 luanmagi ha scritto:

Non credo che a Berlusconi gliene freghi ormai più di tanto, deve solo trovare chi lo sostituisca e abbia il carisma necessario. i danè li ha fatti, e non con fondi europei. Presidente della res publica non può per altri lunghi anni. Mi viene il dubbio che creda realmente di poter fare qualcosa di buono per l’italia. e poi, in tutto il discorso, c’è un “grande” assente D’Alema, e con lui, in tono minore Rutelli e Fassino.

Il 12 Dicembre 2007 alle 13:09 Legge elettorale: Veltroni e quelli che nel loro piccolo s’impuntano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “In questi giorni ho letto cose sguaiate: inciuci, legge truffa… faccio finta di niente ma a nessuno è consentito dire ‘o così o niente’ perché così non si discute e il rischio è che alla fine non ci sia niente”. Accusato dai critici di essere troppo cedevole, il leader del Pd Walter Veltroni ha mostrato i denti. E per difendere la bozza Bianco sulla legge elettorale e per andare avanti nel dialogo con Silvio Berlusconi. [...]

Il 3 Gennaio 2008 alle 12:45 Riforma elettorale, tra schemi e tattiche i leader nel pallone » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Stai a vedere che la riforma delle legge elettorale è per i parlamentari italiani come la nazionale di calcio per i tifosi: ognuno ha la sua. E, inevitabilmente, non coincide con quella degli altri. L’ennesimo schema, per esempio, quello alla francese (cioè l’elezione diretta del presidente del Consiglio), avanzato dal vice di Walter Veltroni, Dario Franceschini, non è piaciuto non solo ai “cespugli di sinistra” dell’Ulivo, ma soprattutto ad alcuni esponenti del Pd, in primis al ministro degli Esteri Massimo D’Alema (”Così salta tutto”) né al presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco (”Spero sia tattica. Altrimenti tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora non è servito a niente”). Insomma una bella grana, a poco più di una settimana dalla verifica nella maggioranza. Il modulo Franceschini pare frutto di una logica stringente. Il numero due ha chiesto “Coraggio per passare all’elezione diretta di una persona che abbia la forza di decidere e di guidare il Paese. Che poi sia il presidente della Repubblica eletto, come votò la Bicamerale nel ‘97, o che sia un modello che si avvicini di più al sindaco d’Italia, si vedrà”. Insomma: da sindaco di Roma a quello della nazione il passo, secondo Franceschini (e Veltroni), sarebbe facile e breve. Non lo è affatto proprio per il protagonista della Bicamerale, Massimo D’Alema che, da convinto sostenitore del modello tedesco (con preferenze), butta lì una domanda e una considerazione: se quello di Franceschini “è un fuoco d’artificio di capodanno allora non vale niente. Ma se è una cosa seria, allora salta tutto: le riforme, il centrosinistra e il governo”. A non convincere il vicepremier è la tempistica dell’intervento del ticket del Pd: “Perché, proprio alla vigilia della ripresa del dibattito tra i Poli sul modello tedesco, con consensi trasversali diffusi, si riscopre il modello francese?”. Tanto che, com’è ormai chiaro da più di un anno, su quel sistema non esiste una maggioranza politica, non solo tra i banchi trasversali del Parlamento, ma neanche tra le fila litigiose dell’Unione. [...]

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