Sinistra di lotta e di governo: i quattro ministri rossi e il nodo Dal Molin

I comitati
C’era una volta la sinistra di lotta e di governo. Ovvero quella che nelle piazze si lamentava dei padroni e poi nei palazzi della politica votava insieme agli altri. C’era una volta? No, c’è ancora. Ed è pronta a permeare anche la neonata Cosa Rossa, la federazione che da domenica si chiama La sinistra-L’arcobaleno.
Che i comportamenti siano ancora quelli della sinistra di lotta e di governo lo denunciano gli antagonisti della rete Lilliput che protestano da oltre un anno contro la base militare americana di Vicenza e che ora attaccano anche i compagni: “Ci avevano promesso, e stava nel programma dell’Unione, una riduzione delle spese per gli armamenti. E soprattutto hanno recentemente approvato la Finanziaria nella quale sono stati stanziati i fondi per il finanziamento della nuova struttura militare che raddoppierà di fatto la base militare americana. Si fanno belli con il popolo antagonista dicendo che sono contro la base, ma nei fatti avallano la decisione di ampliare la base”. Per protestare contro la base americana a Vicenza è prevista una tre giorni di confronto (un’assemblea prima e un convegno poi) che culminerà con una manifestazione il 15 dicembre. A cui hanno aderito tutti e quattro i partiti, di lotta e di governo, della Cosa rossa.
Un assaggio della protesta, e della spaccatura tra movimenti e partiti, si è avuta a Roma proprio in questo fine settimana dove si celebrava la nascita della Sinistra unita. Non è mancata la contestazione pacifica (sotto forma di “okkupazione” dell’assemblea della Cosa rossa) dell’associazione No Dal Molin che ha chiesto alla Sinistra-L’arcobaleno di adoperarsi, anche in sede di governo, per scongiurare il raddoppio della base militare della Nato a Vicenza. E i quattro ministri rossi Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente), Fabio Mussi, (Università), Alessandro Bianchi (Trasporti) e Paolo Ferrero (Solidarietà sociale) non se lo sono fatti dire due volte: hanno inviato una lettera a Romano Prodi in cui chiedono di ridiscutere il raddoppio della base militare.
La spiegazione che danno quelli della sinistra a Panorama.it ha un sapore tutto politichese: la Finanziaria, dicono senza voler essere citati, non prevede il raddoppio della base, ma solo uno stanziamento di fondi per le strutture militari. È per questo che, per premere sul resto della coalizione, è stata avviata quell’iniziativa politica nella quale i 4 ministri hanno preso carta e penna scrivendo al premier.
Oliviero Diliberto, Fabio Mussi, Pecoraro Scanio, Franco Giordano all'assemblea de La Sinistra - Arcobaleno | Ansa
I Verdi inoltre pongono una questione ambientale, come sottolinea il vicepresidente del gruppo Verdi-Pdci al Senato, Natale Ripamonti: “Abbiamo chiesto che prima di qualsiasi intervento di raddoppio della base sia fatta la valutazione d’impatto ambientale. Di certo non sarà questa Finanziaria a dare il via libera al raddoppio della base, che è ancora tutta da vedere”.
Fonti del ministero della Difesa aggiungono che, visti gli impegni presi ormai tempo fa, il raddoppio della struttura militare non si discute: gli accordi con gli Usa erano quelli di concedere il raddoppio della base. E così sarà.
Come finirà? Come il copione di un film già visto: a protestare a Vicenza ci saranno tutti. Forse Romano Prodi chiederà (o esigerà?) che non scendano in piazza membri del governo; seguiranno le solite tensioni nell’Unione, ma alla fine gli accordi internazionali con gli Usa verranno rispettati. Magari con l’astensione di alcuni (i soliti) ministri intrappolati nel loro doppio ruolo di lotta e di governo.

Commenti

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Il 11 Dicembre 2007 alle 17:18 Corrado Buccieri ha scritto:

I quattro “moschettieri” si uniscono per non scomparire, anche la loro voce ci vuole, ma non penso proprio che siano la salvezza dell’Italia.

Il 12 Dicembre 2007 alle 13:09 Legge elettorale: Veltroni e quelli che nel loro piccolo s’impuntano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Tutto dipende da quanti partiti, e quali, vorranno dare il loro contributo. Certamente il Pd e Forza Italia, con Berlusconi che continua a fidarsi del sindaco di Roma. Sostanzialmente ha detto sì alla trattativa Rifondazione comunista (che pure pone un paio di pesanti condizioni nel merito della riforma) facendo gridare al tradimento i partner della Sinistra-L’Arcobaleno, a due giorni dagli Stati generali che l’hanno vista nascere. Se al negoziato prendesse parte pure An (Fini si è detto critico ma non sarebbe pregiudizialmente contro un modello tedesco ritoccato), per Veltroni sarebbe quasi fatta: di fronte a una maggioranza così vasta e bipartisan, i piccoli partiti avrebbero le armi spuntate. Ma sull’ipotesi di questo inedito asse, è resa dei conti dentro la Cosa Rossa, con Verdi e Pdci che si vedono, con il “tedesco corretto”, legati mani e piedi alla supremazia di Rifondazione. Insomma, siccome i piccoli riottosi sono tutti all’interno della coalizione di centrosinistra, Veltroni si trova a dover combattere contro i suoi stessi alleati: la stessa, amara, sorte che tocca ogni giorno a Romano Prodi. [...]

Il 16 Aprile 2008 alle 10:31 L’onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio: favorito o meno dall’election day, il partito di Berlusconi e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno. Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il 45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà spareggio per la poltrona del sindaco più importante d’Italia (poltrona che vale quella di un ministero, dicono gli esperti). Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane fa lasciavano ben aperta la porta di un’affermazione al primo colpo. E invece… Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile: le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver convocato l’esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno di votazioni. Mentre l’Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a chi dare il suo appoggio con “primarie aperte a tutti gli iscritti”. Un’idea che piace al candidato sindaco del Pd. “Penso che potranno venire sulla mia candidatura” sostuiene Rutelli “ho fiducia. È giusta l’idea di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi”. Così il fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma “solo per un soffio”, dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno su Emilio Delbono. Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco Luciano D’Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo Altra brutta sorpresa per il centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l’avversario del centrosinistra, Emilio Delbono. A Vicenza, citta della contestata base americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l’esponente del Pd Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl. Il centrodestra si riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con l’alleanza Pdl-Mpa (Raffaele Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il 53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che l’industriale del caffè era uno dei maggiori (e insacoltati) esperti di questioni settentrionali all’interno del centrosinistra, la sua sconfitta dovrebbe davero fare riflettere Veltroni &Co. [...]

Il 16 Aprile 2008 alle 15:57 L’onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio: favorito o meno dall’election day, il partito di Berlusconi e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno. Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il 45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà spareggio per la poltrona del sindaco più importante d’Italia (poltrona che vale quella di un ministero, dicono gli esperti). Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane fa lasciavano ben aperta la porta di un’affermazione al primo colpo. E invece… Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile: le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver convocato l’esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno di votazioni. Mentre l’Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a chi dare il suo appoggio con “primarie aperte a tutti gli iscritti”. Un’idea che piace al candidato sindaco del Pd. “Penso che potranno venire sulla mia candidatura” sostuiene Rutelli “ho fiducia. È giusta l’idea di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi”. Così il fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma “solo per un soffio”, dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno su Emilio Delbono. Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco Luciano D’Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo Altra brutta sorpresa per il centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l’avversario del centrosinistra, Emilio Delbono. A Vicenza, citta della contestata base americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l’esponente del Pd Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl. Il centrodestra si riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con l’alleanza Pdl-Mpa (Raffaele Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il 53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che l’industriale del caffè era uno dei maggiori (e inascoltati) esperti di questioni settentrionali all’interno del centrosinistra, la sua sconfitta dovrebbe davvero fare riflettere Veltroni &Co. [...]

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