Facile come fare “clic”. In teoria. L’ora X scatta il 15 dicembre alle 8, quando centinaia di migliaia di immigrati cercheranno di rientrare nel Decreto flussi emanato dal governo per regolarizzare i lavoratori stranieri. Per la prima volta le domande potranno essere inviate solamente via Internet, seguendo le istruzioni disponibili sul sito del Viminale. La novità ha lo scopo di evitare le lunghe code, con relativi disordini, fuori dagli uffici e di semplificare la procedura. Ma, ammesso che l’aspirante arrivi al momento cruciale con tutte le carte in regola, i 170 mila posti verranno assegnati in base all’ora (o al millesimo di secondo) di arrivo del modulo telematico compilato. Una vera lotteria giocata sul filo della connessione più o meno veloce, se si considera che i pretendenti saranno quasi il doppio dei permessi di soggiorno in palio: l’11 dicembre erano stati scaricati 270 mila moduli, entro il 15 si prevede di superare i 300 mila.
La richiesta può arrivare dal datore di lavoro, dall’immigrato stesso oppure da associazioni, sindacati e consulenti del lavoro accreditati dal ministero. I patronati dovrebbero sbrigare circa il 30 per cento delle pratiche. I primi problemi cominciano al momento della compilazione della domanda. Dal primo dicembre sul sito del Viminale è possibile registrarsi e scaricare il programma per compilare i moduli e per inviarli. Per chi ha una certa dimestichezza con Internet la procedura è lunga ma non proibitiva. Per tutti gli altri è decisamente complicata. Seguendo passo passo le indicazioni si arriva al momento dell’installazione sul proprio pc del software necessario. Se però non si possiede “la corretta versione di Sun Java Environment JRE”, prima occorre scaricarla (gratuitamente) dal web. Dopo aver importato il modulo dal sito del ministero al computer di casa, bisogna compilarlo coi dati del datore di lavoro (compreso il suo reddito), del lavoratore straniero, della persona che dovrà eventualmente assistere e con gli estremi della richiesta di visto.
Sul forum di Stranieri in Italia sono arrivati centinaia di interventi con dubbi e richieste di consigli. Oltre che segnalazioni di difficoltà e disservizi. A Bolzano, ad esempio, per via del bilinguismo, le domande dovranno essere spedite solo per posta. La Cgil ha invece lamentato che in alcune province le password per la registrazione sono arrivate con molto ritardo e che in Lombardia lunedì 3 dicembre il sistema è rimasto in tilt per un’intera giornata. Il sospetto che nel momento in cui il sito del ministero verrà inondato di contatti il server collassi è legittimo, anche se dal Viminale hanno fatto sapere che è stato predisposto un sistema d’emergenza. Con un avvertimento: per avere conferma della corretta ricezione della richiesta si dovrà aspettare anche un’ora. Mentre per avere la ricevuta con l’ora esatta dell’arrivo del documento, su cui verranno fatte le graduatorie, ci vorranno 12 ore.
I “clic day” per l’invio sono il 15, 18 e 21 dicembre. Il giorno cambia a seconda del tipo di lavoratore (badante, colf, operaio) e del Paese di provenienza. “Alle 8 saremo pronti a cliccare in contemporanea sui nostri venti pc, dove abbiamo caricato le circa 2 mila domande compilate”, dice Maurizio Crippa, responsabile dell’ufficio immigrazione della Cgil di Milano. “Ci auguriamo che tutto funzioni, di sicuro le premesse sono migliori del vecchio metodo, con le file agli sportelli e i moduli cartacei”. Per i fortunati “vincitori” però il passaggio dalla fase telematica a quella classica potrebbe essere la vera difficoltà, avverte Crippa: “Per la convocazione dal prefetto il ministero dice che ci vorranno 40 giorni, ma dubito che i tempi saranno quelli. A Milano, dove il personale a disposizione è lo stesso dal ‘98, deve essere ancora evasa la metà delle domande del decreto del marzo 2006″. Dopo la corsa al clic, di nuovo in stand by.
- Venerdì 14 Dicembre 2007

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Commenti
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Il 14 Dicembre 2007 alle 19:32 CiroCipolla ha scritto:
Schiavi tecnologici.Perchè non trasferire il lavoro dove c’è la manodopera italiana?
Il 13 Gennaio 2008 alle 10:27 Esenzione dal canone Rai per gli over 75, chi l’ha vista? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Cari over 75 che state sguinzagliando figli e nipoti per presentare la domanda di esonero del canone Rai, fermatevi. Mettete pure il cuore in pace perché al momento per avere l’esenzione tanto decantata, pattuita in Finanziaria, non c’è nulla da fare. Perché per ora non c’è. Entro il 31 gennaio tutti devono pagare i 106 euro per l’abbonamento alla tv di Stato, come al solito, poi si vedrà, probabilmente in futuro sarà rimborsato (ma solo ad alcuni). Bisogna aspettare il decreto ministeriale di attuazione che stabilirà tempi e modalità. E quando uscirà il decreto? Come spiega benissimo il sito della Rai “non è possibile al momento fare alcuna previsione”. “Inviare la domanda non è vietato, […] ma c’è il rischio che la domanda presentata prima del decreto, anche se inviata con posta raccomandata, non possa venire presa in considerazione”. E comunque, cari over 75, purtroppo pochi (anzi, pochissimi) di voi potranno usufruire, anche a posteriori, dell’esonero. La normativa (art. 1, comma 132, legge finanziaria 2008) parla di una misura “nel limite massimo di 500.000 euro annui”. Significa che l’esonero può essere concesso a poco meno di cinquemila persone, e questo a fronte di una popolazione over 75, secondo dati Istat, di cinque milioni: giusto l’1%,” dice Vincenzo Donvito, presidente nazionale dell’Aduc, associazione di consumatori e utenti che da tempo si batte per la totale abolizione del canone “e, visto che entro gennaio il canone va comunque pagato, si tratta di una vera e propria beffa, solo un’occasione per i proponenti per farsi belli”. E come saranno selezionate i quasi cinquemila aventi diritto? magari tramite un “chi arriva prima” come già visto per i permessi di soggiorno agli immigrati? Il testo della legge, inoltre, restringe ancor di più la cerchia dei fortunati, precisando che il canone è abolito “per i soggetti di età pari o superiore a 75 anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a euro 516,46 per tredici mensilità, senza conviventi”, ed “esclusivamente per l’apparecchio televisivo ubicato nel luogo di residenza”. In altre parole gli anziani non devono percepire nulla di più di una sola pensione minima, di quel minimo vitale. Né possono vivere con figli o badanti. “E se sono domiciliati in luogo diverso dalla residenza, o se hanno un computer o un cellulare di nuova generazione (apparecchi non televisivi, ma soggetti comunque alla tassa perché “atti o adattabili’ alla ricezione dei programmi TV) o semplicemente un videocitofono, dovranno continuare a pagare il canone” spiega Donvito. Chi rientra in questi stringenti parametri alzi la mano… [...]
Il 30 Gennaio 2008 alle 14:16 PARALLELO41 » Archive » Esenzione dal canone Rai per gli over 75, chi l’ha vista? … ha scritto:
[...] (Panorama) Cari over 75 che state sguinzagliando figli e nipoti per presentare la domanda di esonero del canone Rai, fermatevi. Mettete pure il cuore in pace perché al momento per avere l’esenzione tanto decantata, pattuita in Finanziaria, non c’è nulla da fare. Perché per ora non c’è. Entro il 31 gennaio tutti devono pagare i 106 euro per l’abbonamento alla tv di Stato, come al solito, poi si vedrà, probabilmente in futuro sarà rimborsato (ma solo ad alcuni). Bisogna aspettare il decreto ministeriale di attuazione che stabilirà tempi e modalità. E quando uscirà il decreto? Come spiega benissimo il sito della Rai “non è possibile al momento fare alcuna previsione”. “Inviare la domanda non è vietato, […] ma c’è il rischio che la domanda presentata prima del decreto, anche se inviata con posta raccomandata, non possa venire presa in considerazione”. E comunque, cari over 75, purtroppo pochi (anzi, pochissimi) di voi potranno usufruire, anche a posteriori, dell’esonero. La normativa (art. 1, comma 132, legge finanziaria 2008) parla di una misura “nel limite massimo di 500.000 euro annui”. Significa che l’esonero può essere concesso a poco meno di cinquemila persone, e questo a fronte di una popolazione over 75, secondo dati Istat, di cinque milioni: giusto l’1%,” dice Vincenzo Donvito, presidente nazionale dell’Aduc, associazione di consumatori e utenti che da tempo si batte per la totale abolizione del canone “e, visto che entro gennaio il canone va comunque pagato, si tratta di una vera e propria beffa, solo un’occasione per i proponenti per farsi belli”. E come saranno selezionate i quasi cinquemila aventi diritto? magari tramite un “chi arriva prima” come già visto per i permessi di soggiorno agli immigrati? Il testo della legge, inoltre, restringe ancor di più la cerchia dei fortunati, precisando che il canone è abolito “per i soggetti di età pari o superiore a 75 anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a euro 516,46 per tredici mensilità, senza conviventi”, ed “esclusivamente per l’apparecchio televisivo ubicato nel luogo di residenza”. In altre parole gli anziani non devono percepire nulla di più di una sola pensione minima, di quel minimo vitale. Né possono vivere con figli o badanti. “E se sono domiciliati in luogo diverso dalla residenza, o se hanno un computer o un cellulare di nuova generazione (apparecchi non televisivi, ma soggetti comunque alla tassa perché “atti o adattabili’ alla ricezione dei programmi TV) o semplicemente un videocitofono, dovranno continuare a pagare il canone” spiega Donvito. Chi rientra in questi stringenti parametri alzi la mano… [...]
Il 20 Febbraio 2008 alle 11:19 Permesso di soggiorno: tutti lo vogliono, nessuno lo ritira. Il caso di Milano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dopo la corsa al clic più veloce per rientrare nel decreto flussi 2007 (tramite internet sono arrivate al ministero dell’Interno più di 700 mila domande di stranieri per 170 mila permessi di soggiorno disponibili per motivi di lavoro) continua il lavoro delle Questure per rilasciare i documenti a chi ne ha fatto richiesta. Ma a Milano è nato un problema insolito. Negli uffici di polizia della città e della provincia ci sono 5.500 permessi di soggiorno elettronici (Pse) pronti, che i proprietari non hanno mai ritirato. I documenti sono in giacenza anche da sei mesi. “Con evidente svantaggio del cittadino immigrato, visto che il periodo di validità decorre dalla data di emissione”, spiegano in Questura. [...]
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