
Finora la ‘ndrangheta aveva fatto notizia solo per i sequestri di persona e per qualche raro delitto eccellente, come l’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato o quello del vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Ma il giorno di ferragosto di quest’anno la strage di Duisburg in Germania, bilancio sei morti, è diventata il punto di non ritorno.
Mai prima d’ora la ‘ndrangheta si era resa responsabile di un fatto così eclatante, fuori dalla Calabria, addirittura all’estero. Passata lo choc del fatto di cronaca cominciano solo ora, a distanza di qualche mese, le riflessioni. Come sta cambiando uno dei fenomeni criminali più globali del pianeta e quali ripercussioni avrà questo cambiamento nel futuro?
Panorama.it lo ha chiesto ad Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti mondiali dell’argomento, autore di ‘Ndrangheta, pubblicato da Aliberti Editore.
La ndrangheta è veramente diventata un fenomeno internazionale?
Si, è una delle poche organizzazioni criminali ormai presente in tutti i continenti. Investe nella produzione di cocaina, ha rapporti privilegiati con narcotrafficanti e paramilitari colombiani, tratta con i trafficanti turchi, ricicla materiale tossico e radioattivo, ma soprattutto ha avamposti dappertutto. Dalle Americhe all’Oceania, dall’Asia all’Africa ed in molti Paesi europei, tra cui Olanda, Spagna, Francia e Germania. In Germania la ‘ndrangheta è presente dagli anni Sessanta.
Lei sostiene nel suo libro che la ‘ndrangheta abbia avuto anche contatti con Al Qaeda…
Come Al Qaeda la ‘ndrangheta si è sviluppata in un contesto economico relativamente primitivo, ma col tempo ha saputo cogliere il trend della globalizzazione e delocalizzare la propria attività . Come Al Qaeda la ‘ndrangheta è al tempo stesso estremamente tradizionale e fortemente innovativa. Medioevale e moderna. Secondo il magistrato Nicola Gratteri la ‘ndrangheta ha avuto contatti reali con Al Qaeda attraverso i produttori di oppio afghano, legati ai talebani.
Oltre ad Al Qaeda non sarebbero mancate relazioni perfino con Saddam Hussein.
Un quantitativo di materiale radioattivo sarebbe stato ceduto, con la complicità della ‘ndrangheta, da una società italiana all’Iraq di Saddam Hussein. Su questa circostanza indaga la magistratura, potendo contare su nuovi documenti resi noti della Cia. E sempre in riferimento all’ex dittatore iracheno, si è scoperto che i servizi segreti del Kuwait avevano cercato di contattare esponenti della ‘ndrangheta per recuperare parte del Tesoro trafugato da Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo.

San Luca
La ‘ndrangheta nasce in Calabria nel XIX secolo ed è caratterizzata, a differenza della mafia, dai vincoli familiari e dalle faide. Come quella di San Luca alla base della strage di Duisburg. Cosa vuol dire in concreto?
Le faide sono come i vulcani, quando esplodono hanno effetti devastanti. Uccidono anche la pietà , senza guardare in faccia nessuno: bimbi, giovani, anziani, donne. Spesso si muore per parentele acquisite, si uccide per non essere uccisi, quasi sempre sono scontri all’ultimo sangue. Nelle faide spesso piccoli e banali moventi possono saturare la riserva d’odio.
Però questi odi tribali sono stati capaci di generare un giro d’affari addirittura planetario…
Oggi la ‘ndrangheta, se si calcolano anche i proventi del riciclaggio di denaro sporco, ha un fatturato che si aggira attorno ai 55 miliardi di euro. In Calabria il rapporto tra fatturato criminale e pil è del 120%, contro il 39% della Sicilia e il 32% della Campania. È un mare senza sponde, un sistema criminale che gode di molte complicità politico-finanziarie. Ha il monopolio della cocaina in Europa, ma continua a gestire una serie di attività illecite che vanno dall’estorsione all’usura, dal traffico di rifiuti radioattivi all’immigrazione clandestina. Questo comunque non basta per spiegare la forza della ‘ndrangheta. Bisogna immaginare un tavolo in cui siedono insieme il mondo politico, imprenditoriale e criminale. E il collante è la massoneria.
Nella faida di San Luca, alla base della strage di Duisburg, un ruolo importante è stato giocato dalle donne.
Nell’Ottocento ci sono state donne che sono entrate a far parte della picciotteria, una sorta di ‘ndrangheta prima maniera. Alcune sentenze della Corte d’Appello della Calabria raccontano di riti di iniziazione cui hanno preso parte anche donne, al pari degli uomini. Ma sono stati casi isolati. Negli ultimi tempi, il ruolo della donna è cresciuto. Secondo alcuni collaboratori di giustizia ci sarebbe un grado nella gerarchia della ‘ndrangheta destinato alle donne: quello di sorella d’omertà , con compiti di assistenza, soprattutto per latitanti in fuga. Oggi, poi, notiamo sempre più donne nella ‘ndrangheta con potere decisionale.
Cosa ci si può aspettare nel prossimo futuro da un fenomeno criminale di tale portata?
Se non si pone mano alle riforme, con l’abolizione dei riti alternativi, sarà sempre più difficile combattere organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta. Bisogna puntare sulla confisca dei beni illegalmente conseguiti, cercando anche di spezzare le contiguità politico-finanziarie. In Italia l’intera legislazione antimafia è stata permeata dall’emergenza. È finora mancata un’azione di lungo corso. Si è andato avanti con reazioni emotive, sull’onda di stragi e omicidi eccellenti. Spesso si sente dire che la lotta alle mafie è bipartisan. Finora. Però, le maggioranze trasversali e le convergenze tra i due schieramenti politici si sono registrate soltanto in occasione dell’indulto. Molto, insomma, resta ancora da fare.

- Martedì 18 Dicembre 2007
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Commenti
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Il 20 Febbraio 2008 alle 18:19 La ‘Ndrangheta oggi? Un po’ fast food e un po’ al Qaeda » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ramificata come al Qaeda. Globalizzata come una catena di fast food. Questo l’identikit tracciato dalla commissione antimafia, presideuta dall’onorevole Forgione, della più pericolosa tra le organizzazioni criminali, la ‘Ndrangheta, nelle 237 pagine di rapporto, approvato questa notte all’unanimità a San Macuto. Una mafia liquida - espressione mutuata dal sociologo della post modernità Zygmunt Bauman - che si infiltra dappertutto, riproducendo in luoghi lontanissimi da quelli in cui è nata il medesimo antico elementare ed efficace modello organizzativo. Tanto da diventare l’organizzazione malavitosa più forte, più pericolosa, più ricca e capace di adattarsi alla globalizzazione di uomini e capitali grazie al controllo ormai mondiale sul traffico della cocaina; la droga dei ricchi che diventa sempre più diffusa anche tra le fasce medie. “La ‘ndrangheta alle maniera delle grandi catene di fast food offre in tutto il mondo in posti diversissimi, l’identico, riconoscibile affidabile marchio e lo stesso prodotto criminale. Alla maniera di Al Qaeda con una analoga struttura tentacolare priva di una direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica, di una vitalità che è quella delle neoplasie, e munita di una ragione sociale di enorme, temibile affidabilità ”. Il segreto per la ‘ndrangheta è questo: “la capacità di riemergere in posti lontani e in attività finora non inserite nell’orizzonte delle mafie così come finora sono state conosciute Tutto nella tensione tra un qui remoto e rurale e arcaico e un altrove globalizzato, post moderno e tecnologico. Tutto nella dialettica fra la dimensione familiare del nucleo di base e la diffusione mondiale della rete operativa. La capacità di far coesistere con inattesa efficacia una dimensione tribale con un’attitudine moderna e globalizzata è stata fino ad oggi la ragione della corsa al rialzo delle azioni della ‘ndrangheta nella borsa mondiale delle associazioni criminali”. Ma è proprio la fortissima espansione a mettere in forse questa forza che sembra ora inarrestabile - sostiene l’Antimafia. Le ‘ndrine sono in continua competizione tra loro e, paradossalmente, la loro diffusione planetaria si accompagna ad una intensificata ossessione per il controllo (militare, politico, amministrativo, affaristico) dei territori di competenza”. Una febbre di crescita che potrebbe “generare una crisi di sistema”. Finora infatti la ‘ndrangheta ha evitato la sovraesposizione, non ha mai realizzato azioni eclatanti pur avendo ucciso migliaia di persone. è stata realizzata una strategia opposta a quella dei corleonesi che hanno voluto la stagione delle stragi e - fatta eccezione per Ligato e Scopelliti - non ci sono stati omicidi eccellenti, in quest’ultimo biennio però la “febbre di crescita” ha portato ad azioni clamorose che non trovano riscontri nel passato: la strage di Duisburg e l’omicidio di Francesco Fortugno, vicepresidente del consiglio regionale della Calabria. “In entrambi i casi la ‘ndrangheta accetta il rischio che queste azioni comportano. Per entrambi i casi, forse, l’accettazione di questo rischio potrebbe essere stato un calcolo sbagliato”, sottolinea la relazione della Commissione. Una relazione puntigliosa e precisa. Ma che non accontenta il portavoce del movimento “Ammazzateci Tutti”, Aldo Pecora. Che in una nota sostiene: “la Commissione ed il presidente Forgione in oltre due anni non hanno purtroppo prodotto nulla in termini legislativi per contrastare il dominio criminale della ‘ndrangheta e per accelerare l’iter dei processi”. “È apprezzabile” ha aggiunto “il lavoro scientifico svolto dalla Commissione parlamentare antimafia, altrettanto auspicabile sarebbe stato un impegno legislativo concreto ed unanime per contrastare in Parlamento un nemico che solo ora, alla vigilia delle elezioni, si descrive come simile ad Al Qaeda”. [...]
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