“Il problema non è il New York Times. Il problema è che l’Italia è un Paese meraviglioso, ma provinciale”. È netto Jeff Israely, il chief corrispondent del settimanale americano Time a Roma. Israely sta per lasciare l’Italia, dove ha lavorato come giornalista per dieci anni, e andrà a Parigi da dove seguirà per Time tutto il Mediterraneo.
Il pezzo sul New York Times ha fatto arrabbiare tante persone.
Per me non esiste un caso Nyt. È forse il quotidiano più importante al mondo, e Ian Fisher che ha scritto l’articolo è uno dei giornalisti più bravi. Mi è sembrato normale che abbia fatto il proprio mestiere.
Non ha esagerato nei toni?
Assolutamente no. Ha descritto l’Italia di oggi benissimo. Ha raccontato ai lettori americani, che non la conoscono, lo stato in cui si trova il vostro Paese. Perché stupirsi? Voi italiani conoscevate già la realtà che ha descritto.
Che siamo messi male? Che siamo tristi?
Basta andare a cena da amici: ne parlano tutti tra di loro. L’Italia è ferma e in declino. E anche noi giornalisti stranieri lo abbiamo scritto dopo il libro La casta e lo abbiamo ribadito dopo il fenomeno Beppe Grillo.
Insomma Israely, siamo provinciali?
Assolutamente sì. È un Paese che non sa far altro che chiacchierare sempre sulle stesse cose.

Però siamo stati colti sul vivo: il pezzo del Nyt è uscito lo stesso giorno in cui nostro presidente della Repubblica era negli Usa.
Queste sono decisioni editoriali. Non c’è dietro alcuna furbizia. Il problema vero, lo ripeto, non è l’articolo di Fisher, ma la polemica che ne è seguita: è la cartina di tornasole del declino italiano.
Polemiche ricorrenti, quelle con i corrispondenti stranieri in Italia. Ma voi siete a Roma più per il Vaticano che per Palazzo Chigi?
Beh, ovvio. Ma stiamo qui perché l’Italia è uno dei paesi del G8. Anche se, in realtà, non scriviamo molto di politica.
Su 10 articoli che lei ha scritto sul nostro Paese, quali sono i temi che ha trattato?
Diciamo 3 sul Papa, 1 su Berlusconi, uno di politica varia, 2 di cultura/cucina/turismo e 3 di tendenze sociali e immigrazione.

Vuol dire che noi siamo malati di “teatrino della politica”?
Sì. Penso che l’Italia la dovrebbe smettere di parlarsi addosso: di tutto e di niente.
Ora lei andrà a vivere a Parigi. Le mancherà qualcosa del nostro Paese?
La gente. L’ironia. La simpatia degli italiani. Il clima di Roma. Le piccole cose quotidiane come il fornaio che saluta mio figlio.
Manca solo la buona cucina…
Già, ma qui parto in vantaggio: mia moglie è italiana.
- Mercoledì 19 Dicembre 2007

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Commenti
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Il 19 Dicembre 2007 alle 12:50 CiroCipolla ha scritto:
Siamo un paesotto con arte,canzoni e pasta asciutta.
La ricerca! I nostri talenti la conseguono all’estero.
Il 19 Dicembre 2007 alle 15:02 Il Bongiorno si vede dal Gentiloni « V-day Blog ha scritto:
[...] In un’Italia in cui il giornalismo e la politica snobbano una manifestazione civile di rivalsa sociale che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone, e occorre aspettare il New York Times per trovare dei giornalisti che ne parlino e lo analizzino come un vero fenomeno di massa. [...]
Il 19 Dicembre 2007 alle 15:40 luanmagi ha scritto:
ho letto l’articolo del nyt e non vi ho trovato alcun errore, nè di forma nè di sostanza. e’ una fotografia perfetta. Dovrebbe essere studiato nelle scuole. la realtà è che siamo in ginocchio, alziamoci e rimettiamo a posto le cose nostre. non per orgoglio ma per necessità.
Auguri
Il 19 Dicembre 2007 alle 19:23 CiroCipolla ha scritto:
Questo governo di centrosinistra appiattisce al basso tutti i ceti sociali.Fra poco,saremo tutti poveri e tristi.
Il 4 Febbraio 2008 alle 10:23 Le regole cambiano, l’italia no ha scritto:
[...] Esatto: niente! Ecco perche’ pian piano non soltanto le menti piu’ giovani e brillanti fuggono all’estero, ma l’interesse stesso dell’estero nei nostri confronti scema ogni giorno di piu’. [...]
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