Patrizia Aldrovandi, al centro, a una manifestazione con Giuliano e Heidi Giuliani
La petizione, la raccolta di firme porta a porta, il volantinaggio in strada sono la vecchia maniera di chiedere giustizia. Il modo più efficace per raccontare la propria storia e ricevere dimostrazioni di solidarietà, raggiungendo un pubblico molto più vasto, è mettere tutto il materiale su un blog monotematico. Testi, video, foto e rassegne stampa cercano di richiamare l’attenzione su casi aperti. O chiusi nel peggiore dei modi.
“Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio”. Così Patrizia, la madre di Federico Aldrovandi, ha dato inizio il 2 gennaio 2006 al più noto caso di giustizia ottenuta attraverso il web. È stato grazie al blog che porta il nome del ragazzo, diventato in poco tempo uno dei più visitati d’Italia, che le indagini sulla sua morte sono state riaperte. Il 25 settembre 2005 Federico, che aveva 18 anni, rientra all’alba a Ferrara da una serata in un centro sociale di Bologna. Secondo gli agenti che lo fermano per strada, reagisce violentemente perché drogato e viene ammanettato. Ma muore subito dopo. Per un malore, dicono. La madre del ragazzo denuncia un pestaggio da parte della polizia. A gennaio di quest’anno quattro agenti sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. Il blog di Federico riporta i resoconti delle indagini e delle udienze, ma è diventato anche il luogo delle riflessioni e delle proposte costruttive di chi conosceva Federico e di chi non lo conosceva.
Il blog degli Amici di Paola vuole essere “un’inchiesta alla ricerca della verità sulla morte di Paola Romano”, oltre che la continuazione del suo impegno nell’adozione a distanza di bambini indiani poveri. La sorella Serena, giornalista, cerca di ricostruire le fasi dell’incidente in cui Paola è morta a 53 anni il 9 agosto 2007. L’aliscafo su cui viaggiava si è schiantato contro la scogliera a Trapani. “La verità”, scrive Serena, “verrà fuori grazie a Internet”. Il nodo è la sicurezza in mare e la domanda è: è stato fatto tutto il possibile per evitare la tragedia?
Gli amici di Alberto Mercuriali invece attaccano il giornalismo e col blog che gli hanno dedicato propongono un’alternativa al sistema dell’informazione esistente. Il ragazzo, 28 anni di Castrocaro Terme, si è ucciso col gas di scarico delle propria auto lo scorso luglio. Qualche giorno prima i giornali locali avevano scritto del ritrovamento da parte dei carabinieri di alcuni grammi di hashish a casa sua. Il blog si occupa tra l’altro del rapporto tra droga, legalità e mezzi di informazione.
Anche la segnalazione di persone scomparse sono spesso divulgate online. I genitori di Fabrizio Catalano, 19 anni di Collegno (Torino), sparito da Assisi il 21 luglio 2005, hanno sparso nella Rete manifesti e appelli.
La denuncia e la richiesta di aiuto via web sono il mezzo scelto da chi si ritiene vittima di errori giudiziari. O da chi è detenuto all’estero e si sente dimenticato dalle autorità italiane. Giovanni Falcone racconta in un blog la storia di suo figlio Angelo, in carcere in India per droga dal marzo scorso insieme al suo amico Simone. “Siamo lasciati soli”, dice Giovanni, “non sappiamo più a chi chiedere aiuto”. I detenuti italiani all’estero, non vengono tutelati in nessun modo, spiega ancora. Né diplomaticamente né legalmente. L’impegno è per una raccolta firme a favore dell’istituzione del patrocinio gratuito anche per loro.
Carlo Parlanti, 43 anni di Montecatini, è detenuto in California dal giugno 2003. La sua ex compagna americana lo accusa di averla seviziata e violentata nel periodo in cui vivevano insieme negli Stati Uniti e lui lavorava per una multinazionale. Il blog che descrive i fatti, dal punto di vista delle persone vicine a Parlanti, smonta le imputazioni e riporta elementi a suo favore, ma soprattutto denuncia il silenzio sulla vicenda. L’uomo è stato condannato a 9 anni di carcere.
Le cose sono finite bene invece per Lorenzo Bassano, regista 40enne emiliano finito in cella a Dubai lo scorso marzo per il possesso di 0,78 grammi di hashish. Rischiava almeno quattro anni di reclusione, ma (grazie alla partecipazione di molte persone al blog aperto per aiutarlo, alla raccolta firme del sito col suo nome, e ai politici che si sono mossi per lui a fine maggio), l’emiro del Dubai gli ha concesso la grazia.
- Venerdì 28 Dicembre 2007

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Commenti
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Il 28 Dicembre 2007 alle 16:07 katia.anedda ha scritto:
Penso che sopratutto un settimanale come Panorama dovrebbe affrontare questi casi, caso per caso senza entrare nel merito, ma certamente sulle evidenze, solo cosi puo contribuire a questa sete di giustizia che mi sembra ovvia
Il 28 Dicembre 2007 alle 16:43 valentinacervelli ha scritto:
sarebe bello se panorama affrontasse il caso del Parlanti nello specifico, soprattutto in nome del silenzio che sembra aleggiare stranamente sull’intera vicenda da parte dei grandi media.
Il 28 Dicembre 2007 alle 18:21 maxbono ha scritto:
Sapevate che ci sono circa 3000 detenuti italiani all’estero? Sapete che alcune volte sono stati arrestati per ragioni futili? E sapevate che a volte il nostro governo fa poco o niente per aiutare questi nostri connazionali?
Benvenuti all’inferno delle prigioni straniere, dove quale che sia la ragione dell’arresto le condizioni sono a volte cosi’ disumane da rasentare l’animalesco o anche peggio, visto che neanche gli animali si comportano cosi’ male con i propri simili.
E’ veramente incredibile la fragilita’ della condizione umana. Partiamo rilassati per un viaggio all’estero e poi possiamo improvvisamente scoprire di trovarci all’inferno, in celle sovraffollate da terzo mondo dove lê malattie, lê sofferenze, lê torture fisiche e psicologiche sono cosi’ diffuse da farci rabbrividire.
E solo li’ nel buio del sudiciume del cárcere straniero scopriamo che la lenta burocrazia italiana puo’ anche uccidere. Intendiamoci, alcune persone arrestate sono veramente criminali, a volte incalliti. Ma la stragrande maggioranza non lo e’ e comunque nessuno mérito um trattamento disumano.
Ma che fa il governo italiano per cambiare cio’? E’ veramente disarmante la risposta. A volte interviene, anche rapidamente. Ma a volte la lentezza e’ estenuante e lê persone sono del tutto abbandonate a se’ stesse.
Sembra quasi che ci sai um approccio del tipo: “Sei tu che sei voluto andare li’, ora veditela da solo”.
Ripeto: lungi da noi voler giudicare la colpevolezza o meno delle persone. Ma stiamo discutendo la disumanita’ del trattamento e la futilita’ delle accuse. E nemmeno vale la legge della statistica: su cento arrestati uno e’ innocente.
In primo luogo perche’ non si tratta solo di uno ma di molti. E poi perche’ non e’ ammissibile in uno stato di diritto, o che si presume tale, l’errore anche solo per uno. In altre parole il governo si deve adoperare immediatamente per far cessare l’ingiustizia della detenzione o come mínimo chiedere il trasferimento immediato del detenuto nelle carceri italiane dove scontare la detenzione.
Due esempi mostrano come l’ approccio adottato dal nostro governo a volte sia completamente differente da quello seguito di un paese, gli Stati Uniti, molto spesso preso ad esempio in Italia.
Mentre il governo americano ad esempio interviene sempre, comunque e in casi di palese colpevolezza di imputati statunitensi, cio’ a volte non accade nel caso italiano.
Esempio? In Brasile l’anno scorso c’e’ stato um trágico incidente aéreo della compagnia Gol dove sono morte 154 persone a causa (come accertato in seguito) della interferenza di um piccolo aéreo Legacy guidato da piloti statunitensi. Stiamo parlando di uno dei maggiori disastri aerei della storia del Sudamerica. Ebbene il governo americano há fatto letteralmente di tutto per la liberazione di questi piloti, che allá fine sono tornati in pátria salutati come eroi dalla stampa locale. Il massacro da loro causato e’ stato dimenticato in fretta, perche’ lê pressioni per la loro liberazione sono state gigantesche. E ora i responsabili del disastro aéreo sono liberi.
Caso diverso per Simone Righi a Anna Fiori, una tranquilla coppia di emiliani che há la malaugurata idea di viaggiare com i propri cani in Spagna.
Davvero? Cosa puo’ esserci di pericolo?
C’e’ molto, c’e’ il pericolo di farsi ammazzare i cani, di protestare per cio’ e di essere rinchiuso in prigione da piu’ di un mese in um cárcere spagnolo in attesa dell’intervento delle autorita’ italiane.
Esagerato? Per nulla. La coppia emiliana aveva lasciato i cani in uma “pensione” per qualche giorno durante il próprio viaggio a Cadice. Purtroppo Simone e Anna non sapevano che la pensione era praticamente um campo di sterminio per cani. Quando l’hanno scoperto era troppo tardi. Allora hanno partecipato ad uma manifestazione di protesta. In questi casi si sa la polizia a volte interviene con la mano pesante, specialmente con gli stranieri. Simone gia’ era furioso per la morte dei suoi cani e lo scontro com la Guardiã Civil e’ stato inevitabile. L’arresto, e’ avvenuto con lê seguenti accuse: attentato alle autorità, agli agenti e funzionari pubblici, resistenza e disobbedienza, e secondo il codice penale spagnolo prevedono pene dai 2 ai 4 anni di reclusione. Anche Angela Giovanna Fiori è accusata di attentato alle autorità.
Risultato: cornuto e mazziato. E lê autorita’ italiane? L’angoscia della famiglia con l’appello della sorella di Simone, e’ ancora in attesa di risposta.
Niente male la differenza com gli Stati Uniti, vero?
Ma qualcuno dei nostri politici fa qualcosa a riguardo? C’e’ uma lodevole iniziativa dell’onorevole Marco Zacchera a riguardo, uno dei pochi che si interessano al problema.
Intendiamoci: qui stiamo trattando di um problema di vite umane ed italiane e lê divisioni politiche dovrebbero essere superate, ma cio’ purtroppo non accade nel nostro paese e chi ne soffre sono i nostri concittadini detenuti all’estero.
Pertanto pensa bene prima di viaggiare all’estero mio caro lettore e soprattutto verifica come il nostro governo opera nel paese dove vai. Non si sai mai, potresti finire in una prigione da incubo per un pezzo senza nessuno che ti visiti per mesi.
Il 28 Dicembre 2007 alle 20:23 katia.anedda ha scritto:
Carissimo Max i casi come quello di Simone e di Carlo sopratutto sono anche i piu eclatanti che dimostrano quanto il nostro Governo e la nostra magistratura sia nulla….Simone e’ vittima di un false imprionament come si dice in america, ovvero una specie di sequestro, costrizione, Carlo e’ proprio vittima di un sequestro, preso dall’europa ed estradato in USA a dispetto della stessa legge statunitense
Il 28 Dicembre 2007 alle 20:26 robertodinapoli ha scritto:
So quanto è difficile, per una vittima, farsi ascoltare nel momento di maggiore disperazione. Eppure serve: per informare dell’abuso che si sta subendo o che si è subito. E’, principalmente, quando c’è buio che si verificano i peggiori soprusi. Chi vuole fare del male si guarda bene dal portare a compimento il crimine “meditato” se sa di avere i riflettori puntati. Ho anche io, dal 21 Marzo del 2007, il mio blog “per la difesa dei diritti civili” www.robertodinapoli.splinder.c.....om). L’ho fatto nascere in un giorno importante: in coincidenza con la giornata in ricordo delle vittime di tutte le mafie e, soprattutto, con l’inizio della primavera dopo avere trascorso, pochi mesi prima, le giornate (non le uniche ma, forse, tra le) più buie vissute nei miei trent’anni.
Molti post sono dedicati -oltre che alla difesa dei consumatori e degli utenti bancari, settore in cui mi occupo anche professionalmente- all’usura, all’estorsione e, principalmente, alla mancata o, comunque, insufficiente tutela delle vittime. L’anno scorso, nel mese di Settembre, nel silenzio omertoso, affrontavo il dramma -o meglio il paradosso- di dovere assistere la mia famiglia che, dopo qualche giorno, sarebbe stata sbattuta fuori casa malgrado mio padre (con le stampelle a causa di un attentato rimasto misteriosamente impunito; rinvio al seguente link sul mio blog per avere un’idea di quanto capitato in 20 di persecuzione giudiziaria: http://files.splinder.com/89cb.....93d07a.doc) avesse denunciato usurai ed estorsori da oltre dieci anni (i processi, ovviamente,…. sono solo all’inizio) e, soprattutto, malgrado avesse ottenuto la “sospensione per 300 giorni” ex art. 20 l. 44/99. Ebbene! In pendenza di questa sospensione (pubblicizzata anche quale beneficio di cui può godere la vittima nelle note campagne pubblicitarie), il 25 Settembre e il 19 Ottobre 2006 la mia casa (ripeto, la casa della vittima) è stata invasa da oltre una dozzina di poliziotti e Carabinieri. Credo che nemmeno Bernardo Provenzano abbia avuto lo stesso trattamento. L’importanza dell’informazione? Il 25 Settembre un “milite” dei Carabinieri, dopo che una giornalista di Telenorba aveva intervistato mio padre che aveva fatto vedere i provvedimenti in suo favore e quel giorno calpestati, pretendeva che la giornalista gli consegnasse la videocassetta. Quest’ultima, molto professionalmente, non ritenne di consegnarala e il servizio fu mandato in onda. Lo “sfratto” dall’abitazione -venduta illegittimamente in una procedura fallimentare i cui unici istanti sono gli stessi imputati di usura ed estorsione- fu rimandato al 19 Ottobre. (segnalo il link ad un mio post con la storia di quanto capitato ad una vittima di usura ed estorsione: http://www.robertodinapoli.spl.....+Dopo+l%27). Questa volta, sin dalla mattina, alcuni Carabinieri, appostati vicino al portone condominiale, impedirono l’accesso a chiunque; altri, insieme a vari poliziotti, erano, perfino, nelle stanze da letto. I giornalisti, questa volta, non furono fatti entrare. Ed è così che …… è successo di tutto. La vittima, -tra l’altro, con le stampelle- dopo oltre 8 ore di esecuzione, di tentativi, da parte di vari pubblici ufficiali, di verbalizzare il falso, di omissioni, di indebite interferenze delle Forze dell’Ordine nell’attività degli ufficiali giudiziari, fu sbattuta fuori casa, sul pianerottolo, trascinata sul divano dove era seduta e da dove non poteva alzarsi. Dal momento che vari medici del 118 si rifiutavano di trasportare mio padre, ci pensarono, infatti, le stesse Forze dell’Ordine ….. perfino tirandogli la gamba spezzata e facendolo entrare in stato catatonico (si è risvegliata in ospedale dopo oltre 6 ore di flebo e somministrazione di vari medicinali). Tutto questo (sul “caso Di Napoli” è stato dedicato un breve servizio nel corso dell’edizione del TG5 -Indignato Speciale del 6 Novembre http://www.video.mediaset.it/v.....from=email) malgado (senza nemmeno entrare nel merito di una procedura fallimentare i cui unici istanti, si ripete, sono gli stessi imputati) ci fosse una sospensione che avrebbe dovuto impedire finanche di citofonare. Tutto questo….. nel profondo Sud, a Gallipoli il 19 Ottobre 2006, in un appartamento “chiuso” ai giornalisti e ad ogni testimone. Tutto questo -che poteva e doveva essere evitato e che sarà oggetto di valutazione da parte della magistratura- capita a tante altre persone: anche quelle che non possono difendersi o che non hanno più la forza.
Il mio blog mi ha fatto conoscere molte altre vittime di usura e di estorsione (soprattutto di quella bancaria) e ritengo sia un modesto contributo per ricordare anche quanti si sentono soli nei momenti più tristi: con la speranza che chi, per le funzioni ricoperte, ha la responsabilità di impedire tutto ciò e pensi di non avere gli strumenti….. se ne vada a casa.
Avv. Roberto Di Napoli
Blog “per la difesa dei diritti civili” :www.robertodinapoli.splinder.com
Il 30 Marzo 2008 alle 21:44 redbeppe ha scritto:
ottimo articolo avete dimenticato però il blog contro inchiesta sul caso di Carlo Giuliani http://www.piazzacarlogiuliani.....llolarossa
Questo sito, nato dall’aggregazione spontanea di molti tra coloro che hanno seguito gli sviluppi delle inchieste ufficiali e delle controinchieste, cerca di ricostruire i fatti e il contesto in cui questi sono avvenuti.
Senza altri scopi che non siano verità e giustizia per Carlo Giuliani e per tutti quelli che erano in piazza con lui.
Pillola Rossa non ha nulla da sostenere se non la volontà di giustizia e di verità.
Pillola Rossa è piena di domande e non ha tesi preconfezionate da dimostrare.
Pillola Rossa è uno strumento collettivo, che punta a scoprire la coltre di omertà e menzogne che ancora circonda l’omicidio di Carlo Giuliani.
Pillola rossa è un’inchiesta virale e a sorgenti aperti: in questo sito si trovano le prime controinchieste, i documenti, le ipotesi, la rassegna stampa che riguardano una pagina buia della nostra storia, ancora tutta da scrivere.
Pillola rossa è aperta al contributo di chiunque: attivisti, testimoni, fotografi, giornalisti, giuristi, esperti vari, cittadini.
Pillola rossa è un appello, perchè con il contributo di tutti si possa finalmente trovare risposta alla domanda più importante, la domanda di verità e giustizia per Carlo Giuliani e per tutti noi.
Non avremo pace fino al quel momento, non avranno pace.
Lo staff di Pillola Rossa
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