Parla il Generale: E ora vi racconto una verità molto Speciale

Il Gen. Roberto Speciale, ex comandante della GdF
di Gianluigi Nuzzi

“Sono stato fatto fuori perché combattevo apertamente un disegno subdolo che preconizzava la smilitarizzazione della Guardia di finanza o il suo smembramento a favore dell’Agenzia delle entrate. La richiesta di trasferire l’intera gerarchia della Lombardia nell’estate del 2006, in piena inchiesta Unipol, va quindi interpretata come un campanello d’allarme della fase iniziale di un progetto più ampio e inquietante. Che passava prima nel commissariamento politico delle fiamme gialle, ‘congelando’ il suo comandante, affidato a generali di corpo d’armata amici, e poi via via nel ridurre lo spettro d’influenza e d’azione della Gdf. Del resto il fatto che il gip di Roma abbia disposto un supplemento di indagine nell’inchiesta su Visco dimostra che in questa vicenda rimangono troppe zone d’ombra”. Rimosso dal comando da Tommaso Padoa-Schioppa, reintegrato dal Tar del Lazio e dimissionario per scelta di contropiede, l’ex comandante della Guardia di finanza, Roberto Speciale, legge in tutta la sua storia, iniziata con i durissimi scontri del luglio 2006 con Vincenzo Visco che gli intimava di rimuovere da Milano senza motivo quattro ufficiali, il naufragio di un progetto per mettere la Finanza nell’angolo.
Generale, sono accuse gravi, può dimostrarle?
Già da articoli e dichiarazioni subito dopo l’insediamento di questo governo, ho assistito a tentativi striscianti e talvolta anche palesi di mettere in sofferenza la Gdf rispetto a tutte le altre articolazioni del ministero dell’Economia.
La maggioranza invece l’accusa di aver creato una gestione personalistica e persino deviata della Finanza…
Leggo tante bugie. Prenda i risultati della Guardia di finanza nella lotta all’evasione fiscale, sbandierati da questo governo pochi giorni fa. Tutti dimenticano che la direttiva per la lotta all’evasione seguita dai finanzieri nel 2007 è firmata da Roberto Speciale. Direttiva che a oggi non è stata modificata in nessuna delle sue parti. Strano, anche Romano Prodi ha perso la memoria.
Che c’entra il presidente del Consiglio?
Quando si insediò ci incontrammo e mi chiese con determinazione una mano nel recupero dell’evasione. Diceva che era fondamentale per il suo governo. Bene, al giuramento degli allievi a Bergamo, a fine primavera 2007, mi ringraziò personalmente per i brillanti risultati conseguiti. Poi è sparito. Deve essere un vezzo: dimenticano i complimenti e voltano le spalle. Eppure, nel centrosinistra avevo molti amici.
Lei è stato scelto dal centrodestra alla guida della Guardia di finanza.
Sì, però con il gradimento di tutti.
Ma non è stato Niccolò Pollari, ex numero uno del Sismi, a sostenere la sua candidatura a comandante della Guardia di finanza?
Pollari e io siamo entrambi siciliani, quasi dello stesso paese ma con carriere distinte e distanti. Ci lega un’amicizia fraterna e una stima incommensurabile, ma mai le nostre carriere si sono intersecate o hanno interferito. A volere fortemente la mia nomina fu Giulio Tremonti.
In questo suo scontro istituzionale cosa le ha pesato di più: l’accusa di usare elicotteri o aerei come taxi, di guidare la Gdf come un corpo deviato…
La interrompo subito: io respingo tutte le accuse giornalistiche di aver utilizzato mezzi del corpo a fini personali. I documenti lo dimostrano. Ma la sofferenza maggiore è il silenzio assordante di tutti gli amici dei Ds. O meglio di tutti coloro che consideravo tali. Penso a Massimo D’Alema, Marco Minniti, Anna Finocchiaro. Una parola da loro me la sarei aspettata.
Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema
Che rapporto aveva con D’Alema?
Splendido, di stima reciproca. Quando arrivai al comando generale, fu il primo a telefonarmi. Ricordo ancora le sue frasi di apprezzamento per il mio discorso di insediamento. Mi sono sempre ritenuto un interlocutore dei Ds. Molti di loro mi consultavano quando c’erano leggi che interessavano le Forze armate. Un esempio? Ricordo ancora contatti e riunioni quando doveva essere varata la trasformazione dell’esercito di leva in esercito professionale. Mi chiedevano pareri Minniti, il senatore Gianni Nieddu… persino Luciano Violante.
Per la riforma che ha rivoluzionato i servizi segreti?
Esattamente. È stato davvero cortese. Un giorno mi chiese se poteva sentirmi sulla riforma e gli risposi: “Presidente, prendo l’auto e vengo a trovarla subito”. E lui di rimando: “No, vengo io al comando generale”. E così è stato. Oggi in alcuni punti di quella riforma ritrovo il mio pensiero. Infatti ho insistito perché fosse più stringente il coordinamento del servizio segreto centrale, l’ex Cesis, sul braccio civile e su quello militare. Poi se Gian Carlo Caselli afferma che non mi vorrebbe avversario in una partita di scacchi, battuta che mi ha ripetuto ieri mattina Francesco Cossiga al telefono, significa che apprezza implicitamente il mio rispetto delle regole. Che negli scacchi sono cristalline.
È normale che un comandante coltivi rapporti con i politici?
Il comandante generale non è un politico ma una figura istituzionale e quindi può essere amico di tutti.
Oggi quali politici apprezza?
Le dico i pochi della maggioranza. Fausto Bertinotti e Franco Marini per la loro equità, Antonio Di Pietro perché è un legalitario. Giuliano Amato e lo stesso Violante. Fuori da ogni coro Cossiga.
E nel centrodestra?
Non faccio mistero delle mie simpatie per la Casa delle libertà. E quindi Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Roberto Castelli. Ma stimo moltissimo anche un antimilitarista come Daniele Capezzone: autentico liberale negli ideali e nei comportamenti.
Non sono un po’ troppi? Lancia messaggi per la sua discesa in politica?
Ora penso alla mia famiglia naturale, con la quale mi devo scusare perché per 42 anni ho pensato solo alla mia seconda famiglia, ovvero l’Esercito, e per altri quattro alla terza, ossia la Finanza. E mi scuso con mia moglie, unica consorte di un comandante della Guardia di finanza a finire sui giornali solo perché è stata madrina di eventi sulle nevi esattamente come tutte le mogli dei precedenti comandanti. Comunque, se dovessi un domani fare politica, scenderei in campo a difesa delle persone in divisa, in servizio e in quiescenza. Immagino un ruolo politico che metta al servizio del Paese le mie competenze in sicurezza e difesa.
Insomma, già studia per un incarico di governo?
Ogni studente nutre la legittima ambizione di conseguire la laurea con il massimo dei voti.
Da politico quale priorità individuerebbe?
È sempre più urgente la razionalizzazione delle forze armate e delle forze di polizia, oggi afflitte da sovrapposizioni, diseconomie, risparmiando così risorse a beneficio del personale. Il panorama delle forze armate è infatti sbilanciato. Ci sono forze come l’Esercito che sono sottovalutate negli impegni operativi e nella pianificazione delle risorse.
Quando annuncerà con chi farà politica?
Ancora non ho deciso. Ogni giorno ricevo proposte che preferisco declinare. Stamattina mi ha tirato giù dal letto Francesco Storace chiedendomi di entrare nel suo partito.
Lei è comunque un generale che gode di giudizi controversi. A iniziare da quelli di ex amici come il suo successore, Cosimo D’Arrigo, che l’accusa di avere compiuto un gesto fuori dalla realtà, quando ha chiesto che la sua lettera di dimissioni fosse inoltrata a tutte le fiamme gialle.
L’ho chiesto perché la sentenza del tar parla chiaro. Annulla con effetto immediato la rimozione dall’ufficio e dispone il ripristino dello status quo ante 1º giugno 2007. Altro che pensione! Il giudice mi ha riportato in servizio. Lo status quo ante non ammette altre interpretazioni.
E le accuse di D’Arrigo che prende le distanze?
L’unica nota positiva in questa vicenda era costituita dalla scelta del mio successore, appunto D’Arrigo, a cui mi legano da sempre sentimenti di stima e d’amicizia, ovviamente ricambiati. Va da sé che questi sentimenti non potranno mutare anche a seguito delle dichiarazioni poco felici che ha rilasciato o che meglio gli hanno suggerito di rilasciare.
Dopo le inchieste aperte dalla procura militare e dalla Corte dei conti sui viaggi da lei compiuti con aerei ed elicotteri del corpo e sull’uso dei fondi riservati era normale che l’attuale comandante prendesse le distanze.
Se io ho una colpa, è quella di avere voluto presenziare, per il bene della Gdf, a tutte le cerimonie, nessuna esclusa, che riguardavano il corpo. È una colpa? Ma questi che mi accusano di uso personale si sono mai immaginati il film di una giornata da comandante generale, la mole di impegni giornalieri?
E non lo trova uno spreco di denaro impiegare mezzi da 6 mila euro l’ora?
Presenziare a quegli appuntamenti significa essere vicini al personale con il vertice che si sposta ovunque nel Paese. Non è dispendioso, ne valeva la pena. Tra l’altro la somma investita è contemplata dalle procedure di impiego dei mezzi aerei della Gdf.
Scusi, ma quando andava e tornava da Capri mica era per le feste del corpo…
Io ho sempre raggiunto Capri con mezzi privati e credo che persone come l’imprenditore Roberto Russo lo possano testimoniare, visto che era lui ad accompagnare me e i miei familiari con la sua barca.
È andata sempre così?
Solo una volta con il mare grosso il compianto generale Giovanni Mariella, comandante della Campania, mi mise a disposizione un mezzo per rientrare su Roma per impegni di servizio.
Dai tabulati risulta invece che lei ha usato spesso l’elicottero a Ferragosto.
Perché dovevo presenziare come capo di una forza di polizia alla riunione che ogni 15 agosto fissa il ministro dell’Interno.
Non poteva tornare a Capri con mezzi propri, in auto e poi in traghetto?
E perché mai, scusi? Se per esigenze di servizio richiamo dalla licenza un finanziere semplice devo pagare la missione e il viaggio di andata e ritorno. Perché invece il comandante generale deve essere penalizzato?
Eppure sono pendenti due inchieste, della Corte dei conti e della procura militare…
Con testimoni pronti a ricostruire la verità. Guardi, chi mi diffama si è inventato che io andavo a queste cerimonie il fine settimana, non sapendo che queste celebrazioni venivano programmate proprio al sabato per non interferire con il ciclo scolastico. Io rientravo in giornata subito dopo la cerimonia. Basta controllare, è agli atti. Così ho querelato. Di nuovo.
L’accusano anche di avere fatto portare in montagna, a Passo Rolle, casse di spigole da mangiare con amici e mogli.
Ah quella storia… satira pura e altra querela. Quelle spigole e frutti di mare, in tutto 20 chili, li ho comprati a mie spese per regalarli ai militari della Scuola alpina di Predazzo che non mangiano mai pesce, solo patate, polenta e würstel. “Se non vi offendete ve li offro io”. Così ho fatto arrivare il pesce all’aeroporto di Pratica di Mare. Le cassette sono finite nella stiva dell’aereo che doveva tornare comunque a Bolzano a riprendermi. Così è stato: a Bolzano il pesce è stato scaricato e io mi sono imbarcato. Non l’ho nemmeno assaggiato.
Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa in Senato
E la gestione dei fondi riservati?
Chi può pensare che mi intascavo 2 mila euro al mese quando ho rinunciato allo stipendio di tutto riguardo che mi veniva offerto dalla Corte dei conti?
Come vengono gestiti questi fondi?
La Gdf come ogni forza di polizia dispone di 8-900 mila euro destinati alle spese per fini istituzionali, come il pagamento delle fonti informative. Ricordo ancora quando una fonte qualificata, subito dopo l’insediamento del governo Prodi, chiese 5 milioni di euro per la cattura di Bernardo Provenzano. La coltivammo per mesi…
E come andò a finire?
E chi li aveva 5 milioni di euro? Segnalammo la cosa a chi di dovere e non ne abbiamo saputo più nulla.
Vuol dire che è stata pagata questa somma per trovare Provenzano?
Questo lo dice lei. Noi abbiamo seguito la legge. Come sempre.

gianluigi.nuzzi at mondadori.it)

Commenti

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Il 28 Dicembre 2007 alle 11:45 nhico ha scritto:

Ora che abbiamo sentito la campana Speciale, lo sbatacchiare che ne ha fatto Repubblica e il Corriere sa, come sempre quando difende gli atti di questo governo, solo di comarume.

Il 28 Dicembre 2007 alle 14:22 fercas ha scritto:

Ho letto con interesse l’intervista al generale, finalmente ha cominciato a spalmare di m…. i politici che hanno e cercano di incastrarlo ad ogni costo, costi quel che costi. Ho trascorso molti anni nella G.di F. e non si contano i tenatitivi di condizionarla e/o piegarla al potere politico, qualunque esso sia! Molti felloni si sono avvicendati alla poltrona di comandante generale, pochissimi i gentiluomini; penso che Speciale sia stato il migliore per quel suo mics di arte militare e politica. Caselli ha detto che non vorrebbe averlo come avversario a scacchi! Fossi in lui tacerei per sempre visto, che in quel gioco sottile, l’ha fregato pure Andreotti! Speciale si lamenta del mancato sostegno di Dalema, ma dico io Dalema ha mai dato il sostegno a qualcuno quando questi si trova sospeso nel burrone? L’unico a cui dà sostegno è a se stesso! (Unipol insegna). La sinistra, arrivata al governo, ha cercato di condizionare la G. di F. ma non immaginava di trovarsi di fronte un vero “caino” (nomignolo del finanziere) anche se proveniva dall’esercito! E questo l’ha messa alla berlina prendendola a pesci in faccia, prima rifiutando il posto alla Corte dei Conti (a proposito, ma che sono lestofanti, visto che ci volevano mandare un fante lesto), poi presentando le dimissioni irrituali? appena reintegrato nel comando! Che smacco!!! E che dire di D’ARRIGO? Si è subito allineato ai suoi benefattori non pensando che, come cambia il vascello politico lui sarà il primo ad essere buttato a mare! At maiora semper.

Il 28 Dicembre 2007 alle 17:21 luanmagi ha scritto:

Grazie Generale. Lei è uomo d’altri tempi, tempi in cui dignità e onore valevano qualcosa. Spero vivamente che i giudici facciano in fretta, sull’unipol, sui fondi europei, sulle calunnie alla sua persona, e spero che il suo esempio e la sua correttezza valgano ad insegnamento per le giovani leve.

Il 10 Marzo 2008 alle 12:51 Pdl, liste chiuse. Molti i riconfermati, tante novità e poco spazio ai piccoli » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nel bilancio finale: colpi a sorpresa, qualche imprevista esclusione finale, un po’ di mugugni e molti sospiri di sollievo. La filosofia di base è chiara: ricandidare la gran parte degli onorevoli uscenti, aumentare le quote rosa, dare spazio alle nuove leve del partito (compresi collaboratori e portavoce dei big). Rispetto ai nomi (noti) usciti in questi giorni, le novità non sono tante ma di peso: tre le donne in rappresentanza dei rispettivi mondi cultural-religiosi, Eugenia Roccella (portavoce del Family day), la giornalista Fiamma Nirenstein e Souad Sbai, presidentessa dell’associazione delle donne delle comunità marocchine in Italia. Poi “le penne” Renato Farina, Giancarlo Mazzucca (Direttore QN – Il Resto del Carlino), Diana de Feo (moglie di Emilio Fede), Gianni Mottola e Giancarlo Lehner; e ancora imprenditori come Vincenzo Speziali e Ettore Riello; ex atlete come la Manuela Di Centa, militari quali l’ex comandante della Finanza Roberto Speciale, protagonista del caso Visco, un imprenditore della moda come Santo Versace, l’attore-regista Luca Barbareschi, l’editore Giuseppe Ciarrapico e Maurizio Scelli. C’è posto anche per la leader dei Circoli della Libertà Michela Vittoria Brambilla. Che però dovrà traslocare: dalla Lombardia (è originaria della provincia di Lecco) andrà a fare la “testa di serie” in Emilia Romagna alla Camera, ovvero prima alle spalle di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che sono in tutte le regioni i numeri uno e due per Montecitorio. Voci a lei vicine confermano che ci sarebbero alemno dieci dei suoi in posizioni “certe”, oltre ad altri cinque di FI “vicini” ai Circoli della Libertà. “Dieci nomi? No, quelli sicuri sono cinque”, replicano però fonti parlamentari azzurre. Solo martedì, quando saranno rese pubbliche tutte le candidature, si saprà chi ha ragione. Mara Carfagna sarà testa di serie in “Campania2″, Franco Frattini (che chiude la sua esperienza di commissario europeo) in Friuli e Lamberto Dini solo terzo al Senato (nel Lazio) alle spalle di Marcello Pera e di Maurizio Gasparri. Stefano Caldoro e Alessandra Mussolini saranno rispettivamente i numeri tre e quattro in Campania: Carlo Giovanardi capolista in Senato in Emilia Romagna. Fabrizio Cicchitto sarà il numero quattro dopo Gianni Alemanno (An) in “Lazio 1″, mentre nel Lazio 2 il testa di lista sarà l’azzurro Rocco Crimi e al numero quattro compare Giorgia Meloni. Entrano con tutto il loro peso anche governatori come Roberto Formigoni e Giancarlo Galan, oltre all’ex Enzo Ghigo, che capeggiano al Senato le liste delle rispettive regioni. E per palazzo Madama gli altri posti di capolista vengono affidati ai massimi esponenti del Pdl, da Pisanu a Schifani, da Pera a Matteoli, con qualche nome forte a livello locale come il ligure Musso, mentre in Campania si presenta l’ex governatrice di Nassiriya Barbara Contini. Una quarantina gli uscenti che non saranno ricandidati: alcuni di questi hanno ‘’rinunciato’’, mentre altri sono stati esclusi per un ‘’necessario rinnovamento’’. Fra i parlamentari esclusi dalle liste ci sono sicuramente i senatori Alfredo Biondi, Lino Jannuzzi e Egidio Sterpa. Fuori anche Antonio Martuscello e Dario Rivolta. Potrebbe invece farcela il senatore di An Nino Strano su cui proprio Forza Italia aveva posto il veto. Stessa situazione per un altro senatore di An, Domenico Gramazio. Non ci sarà Daniele Capezzone, l’ex segretario dei radicali che ruppe con il centrosinistra e che però assicura che continuerà a sostenere il Pdl. Per quanto riguarda i piccoli partiti confluiti nel Pdl, sono 25 i posti sicuri loro assegnati. Fra questi, quattro per i Liberal Democratici di Lamberto Dini (lui compreso). Confermati tutti gli uscenti (quattro) della Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi più alcuni considerati ‘’border line’’. Tre i candidati certi di Carlo Giovanardi, più uno considerato ‘’possibile’’. Un solo nome in lista, oltre al suo, per Alessandra Mussolini. E solamente Sergio De Gregorio per il Movimento Italiani nel Mondo, più un candidato in posizione “incerta”. Due, infine, i posti per il movimento dei pensionati di Carlo Fattuzzo. [...]

Il 11 Marzo 2008 alle 12:57 Speciale-Visco, il caso è chiuso. Archiviazione per il viceministro » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il vicepresidente del gip di Roma, Antonino Stipo, ha archiviato la posizione del viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, in relazione alle presunte minacce esercitate nei confronti dell’allora comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, per il trasferimento di alcuni ufficiali delle Fiamme gialle. Per le presunte pressioni, il numero due di via XX Settembre era stato indagato per tentato abuso d’ufficio e minacce. A chiedere l’archiviazione del fascicolo processuale, sulla base del presupposto che non sussiste il dolo, erano stati il procuratore della Repubblica Giovanni Ferrara ed il sostituto Angelantonio Racanelli. I due magistrati avevano, infatti, censurato il comportamento del viceministro Visco ritenendo, tuttavia, l’insussistenza di fattispecie penalmente rilevanti. L’archiviazione degli atti decisa dal gip Stipo chiude definitivamente il caso. Precedentemente, il magistrato aveva respinto un’analoga richiesta di archiviazione ritenendo indispensabili ulteriori accertamenti. All’esito di questi la Procura ha riproposto l’archiviazione del procedimento contro il quale si era opposto Speciale, per il tramite del suo difensore Ugo Longo. I due avevano sollecitato l’emissione dell’imputazione coatta nei confronti del viceministro sulla base delle conseguenze patite da Speciale in seguito alle pressioni subite dal braccio destro di Padoa-Schioppa. [...]

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