Coppie di fatto: la patata bollente dei Dico scotta ancora nel 2008

Piazza Farnese, a Roma, piena per la manifestazione a sostegno del disegno di legge sui Dico | Ansa
Non piacevano i Pacs (i Patti Civili di Solidarietà: leggi qui e qui), la prima ipotesi di regolamentazione delle coppie di fatto. Sgraditi anche i Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), contro cui si era sollevata la crociata del popolo del Family day del 12 maggio scorso. Dispersi tra i faldoni delle proposte di legge del Parlamento anche i Cus, ovvero i contratti di unione solidale, secondo il testo presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (Sinistra Democratica), dovrebbero tornare alla ribalta nei primi mesi del 2008. Di fatto, finisce il 2007 e l’Italia ancora non riesce a dotarsi di una legge che regolamenti diritti e doveri delle coppie conviventi, non dello stesso sesso.

E non è detto che ci riesca nemmeno l’anno prossimo, almeno sentendo gli umori di maggioranza e opposizione, di cui si fa portavoce il ministro della Famiglia, Rosy Bindi: “I Cus, contratti di unione solidale, non troveranno la maggioranza in Parlamento, anche a causa di alcuni profili incostituzionali”. E non c’entra il risentimento della Bindi, che con la collega Barbara Pollastrini aveva buttato giù, l’8 febbraio scorso, il disegno di legge sui Dico ora sostituito dal testo Salvi. L’analisi è squisitamente politica: “Il Governo ha fatto il suo dovere, ma il Parlamento è sovrano”. Una lettura che non lascia scampo alle interpretazioni: da Palazzo Chigi il diktat è di “lavarsene le mani”, in modo che il disegno di legge (osteggiato dal Vaticano, dall’opposizione e da ampie fette cattoliche della maggioranza: i teodem confluiti nel Pd e i Mastellani del Campanile) non metta a repentaglio il già traballante esecutivo. Basta sentire il ministro della Giustizia, a proposito della clamorosa bocciatura al comune di Roma del registro per le unioni civili, per averne conferma: “La sinistra voleva dare uno schiaffo al Vaticano e pure ai cattolici ma non c’è riuscita. Erano in gioco dei valori, i nostri valori e dunque era necessario tenere il punto come abbiamo già fatto in Parlamento”.
Argomento buono per scaldare gli animi in campagna elettorale, i Cus (o Dico che dir si voglia) sono diventati un tema scomodo quando si è trattato di trovare maggioranze e convergenze attorno a una proposta in grado di superare gli attuali schieramenti parlamentari. Le ultime notizie che si hanno sulla proposta risalgono a inizio dicembre, quando i Cus di Salvi hanno superato lo scoglio del comitato ristretto della Commissione Giustizia e dei 1500 emendamenti. E nonostante le associazioni di omosessuali, i socialisti di Boselli, i radicali di Bonino, Sd, Rc, Pcdi, Verdi, una parte consistente del Pd abbiano già cantato vittoria, l’iter è ancora lungo e travagliato. Secondo lo stesso presidente Salvi: “È ragionevole prevedere che il Senato esaminerà i Cus all’inizio di febbraio”. E allora se ne vedranno delle belle: la maggioranza sui diritti dei conviventi rischia palesemente il divorzio. Esattamente come lo ha rischiato sui capitoli della Finanziaria, del pacchetto sicurezza e della riforma del welfare. Con la differenza che, arrivando in Aula dopo la verifica d’inizio anno chiesta a Prodi dalla Sinistra-Arcobaleno, e con la manciata di voti di vantaggio che il premier vanta a Palazzo Madama, il Prof. non potrà più lavarsene le mani e sperare nel senso di responsabilità degli alleati di sinistra.

Commenti

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Il 30 Dicembre 2007 alle 3:04 luanmagi ha scritto:

esistono già norme che possono tutelare gli interessi specifici. il loro mancato sviluppo è un inganno nei confronti dei cittadini che, sulle promesse, hanno votato questa maggioranza. Salvo che qualcuno voglia una legge simbolo contro la Chiesa e la famiglia, per asserire un concetto errato e idiota di laicità

Il 30 Dicembre 2007 alle 10:53 Prat_Pratico ha scritto:

Caro Bambiniello Gesù,

o’ ssaie che dinte ‘a na municipalità di Napoli è partuto o’ registro pe’ l’unione civile ? Mo’ sti ricchiune,femminielle e masculone ponne fa na bella famiglia ncoppe e carte do comune.Zi Rosetta ,ca’ te vo’ tanto bbene,è felice e và dicenne :-Mò si che simme diventate na grande capitale! A monnezza ce sta ,mo arriva pure a meningite,salute e denare se so fottute,disperate stammo ,ce fumammo na pippa e ce iamme a cuccà.Caro Gesù te conviene nascere a nata parte.Dinte a sta città Tu può solo nascere da Croce !

Tuo amico

Prat Pratico
http://pratico.splinder.com

Il 2 Gennaio 2008 alle 18:53 Binetti la dura e la nuova crociata per la revisione della legge sull’aborto » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Mancava solo la sua. E infatti è arrivata: la benedizione della senatrice Paola Binetti contro la legge 194. Per nulla intimorita da chi la voleva fuori dal Pd per aver votato contro, lo scorso dicembre, al primo e pasticciato pacchetto sicurezza voluto da Veltroni; per nulla imbarazzata dalla lettera che lo stesso segretario le ha inviato per dirle che affermare che “i gay vanno curati” è “pericoloso e sbagliato”, ora la cattolica Binetti interviene nel dibattito sulla revisione della legge sull’aborto. E c’è poco da sorprendersi, visto che la senatrice non è nuova nel giocare ruoli di rottura, sui temi etici, con le posizioni laiche della sinistra della propria maggioranza. Esponente di punta dei teo-dem - corrente del Partito Democratico di stampo democristiano e cristiano-sociale (ne fanno parte Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Enzo Carra e Marco Calgaro), molto vicina alle posizioni dottrinali propugnate dalla Chiesa sulla procreazione assistita e sui Dico - alla vigilia di Natale, per far capire di che pasta è fatta, la Binetti ha rincarato la dose contro le dure critiche del suo leader: “È grave che Veltroni, spinto dalle pressioni degli omosessuali, voglia soffocare il confronto su temi così importanti. No, Walter, non è con i diktat su unioni civili e omosessuali che si costruisce il partito Democratico”. E a conferma della sua tesi, la Binetti ha rispolverato i suoi trascorsi professionali. La senatrice, che in passato non ha nascosto di usare il cilicio come forma di penitenza, altri non è che una neuropsichiatra. Una scienziata, insomma. “Ho esperienza decennale di omosessuali che si fanno curare” scriveva sulla Stampa “non sono andata a cercarli io, sono loro che sono venuti in terapia da me”. Veltroni o non Veltroni, scienza o non scienza, comunque Paola Binetti le idee chiare le ha sempre avute: “La mia coscienza resta qua”. Senza uscire o farsi cacciare, come vorrebbero in tanti, dal Pd. Ma ora la posizione della senatrice si è fatta ancor più estrema, dicendosi pronta non solo a sostenere la crociata lanciata dal direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara e dal Cardinale Ruini, ma anche di essere disposta a votare con Forza Italia e con una formazione trasversale in Parlamento: “Sulla salvaguardia della vita” spiega “non valgono logiche di schieramento o posizioni di partito”. Altro che inciucio, insomma: “Sono convergenze alla luce del sole”. A raccogliere politicamente le proposte del giornalista e del cardinale, è stato Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, che ha confermato di aver presentato, già tre mesi fa, una mozione parlamentare per”l’istituzione di linee guida (attualmente non previste dalla 194) per permetterne un’applicazione piena, coerente e omogenea’’. E la Binetti si è accodata: “Nel Pd e in Parlamento” rivela “siamo in più di quanti si creda a ritenere indispensabile la rivisitazione della legge 194″. [...]

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