di Carlo Puca
Si chiama “Obiettivo Roma”. È il titolo in pectore di un film in programma per gennaio. Parla di Walter Veltroni e la regia è dei nanetti locali del centrosinistra: Pdci, Verdi, Udeur, Ps. I fan devono portare ancora un po’ di pazienza: il lavoro dovrebbe uscire nelle sale politiche subito dopo l’Epifania. Lo hanno sancito i produttori nel “patto di Natale”, non scritto ma generatosi spontaneamente dal giro di auguri tra leader e leaderini. Uniti come un sol uomo in difesa delle minoranze. Le loro.
Piange il telefono
E già, perché dai colloqui incrociati fra Oliviero Diliberto, Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio ed Enrico Boselli viene fuori un quadro di sconforto misto a rabbia. Sentimenti imputabili alla frequentazione tra il segretario del Partito democratico e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Già soprannominati, nel circuito dei comunisti italiani, “Il gatto e la volpe” e ora visti come il male assoluto dopo i continui attacchi a loro, i piccoli partiti.
Le forze oscure (anzi no)
In politica a ogni azione corrisponde una reazione. Il ping pong mediatico tra Walterissimo e il Cavaliere sta frastornando il resto del mondo parlamentare. Nonostante le polemiche politiche e giudiziarie, l’asse “veltrusconiano” per scrivere assieme la nuova legge elettorale resiste, la minaccia di bipartitismo pure. “Forze oscure”, come le chiama continuamente Berlusconi, remano contro. Forze in verità nemmeno tanto oscure, i “resistenti” alla diarchia. E non sempre piccoli.
Il doppio turno
Le icone dei resistenti sono Romano Prodi e Massimo D’Alema. Uniti come mai in passato, hanno interessi convergenti: tenere in vita il governo, evitando che Veltroni gli stacchi la spina (Prodi); tenere in vita il dalemismo dentro il Pd, evitando che Veltroni gli levi tutto il potere (D’Alema). Il vicepremier ha idee più chiare, punta al sistema elettorale tedesco (con preferenze) per pesare sempre e comunque nei futuri gruppi parlamentari.
Il premier non sa ancora bene su quale modello acconciarsi. Nelle telefonate natalizie ha raccolto i malumori dei piccoli e promesso loro tutela: “Walter non ha ancora capito di che pasta è fatto il Cavaliere” ha detto Prodi a più di un interlocutore della sinistra radicale. “Come D’Alema inciampò nella Bicamerale del 1997, così Veltroni inciamperà nei prossimi mesi. È una coazione a ripetere gli errori che proprio non comprendo. Il risultato sarà che Berlusconi metterà cappello sul referendum, Veltroni gli andrà a ruota ma sembrerà lo sconfitto insieme a voi piccoli”.
Il Prof ha anche raccolto alcune proposte di riforma elettorale, per esempio quella di Pecoraro Scanio sul doppio turno alla francese: “Romano” ha spiegato il leader dei Verdi “ti garantisco che su questa proposta sono pronti a convergere tutti i piccoli, gran parte del Pd e l’intera An. Magari si convince pure Berlusconi”. Ma Romano non si è sbottonato.
Riconquistare Fausto
Insomma, è il solito Prodi attendista, al punto da programmare il rinvio del vertice di maggioranza del 10 gennaio. Prima punta a far smaltire un po’ di tossine che continuano a pesare sulla salute del governo: Finanziaria, pacchetto sicurezza, casi Visco-Speciale e PadoaSchioppa-Petroni, eventuale via libera della Corte costituzionale al referendum. E poi vita nuova con l’agenda 2008: terza lenzuolata di liberalizzazioni, in particolare per banche e benzina; taglio delle aliquote per i lavoratori dipendenti; tassazione delle rendite finanziarie; firma dei contratti nazionali di lavoro per almeno 4 (su 7) milioni di italiani. In pratica, Prodi punta a tendere entrambe le mani ai sindacati e a Rifondazione, che ha chiesto (e ottenuto) la verifica per gennaio, da convocare su un tavolo diverso da quello per la riforma elettorale.
Se il Prof recuperasse Bertinotti alla causa del governo, per Veltroni sarebbero guai: perderebbe l’alleato più prezioso, il partito destinato a staccare la spina al governo Prodi.
Monello Roma
Gli altri alleati Veltroni li ha già persi da tempo. Anzi, i nanetti tenteranno di colpirlo nel suo punto debole: la carica di sindaco di Roma. Una grande città ha sempre mille problemi. Finché le accuse arrivano dagli avversari, pazienza (anche se, dopo l’apertura a Berlusconi, i dossier su “Roma degradata” sono improvvisamente calati di numero). Ma se ad attaccare fossero gli alleati in consiglio e giunta comunale, per Walterissimo la grancassa mediatica suonerebbe forte e stonata.
Pdci, Udeur, Verdi, Ps stanno pensando esattamente a questo, ad aprire i file del loro scontento su sicurezza, decoro urbano, strade mal tenute, trasporti inadeguati, cementificazione; persino rapporti con i costruttori. Da modello Roma a “monello Roma” è un attimo.
I leader nazionali dei piccoli non dovrebbero nemmeno esporsi alle polemiche, ci penserebbero i capàtaz romani e laziali. Veltroni dovrebbe scendere al loro livello, per un leader globale non proprio un’immagine edificante.
Ma il sindaco non è uno sprovveduto. Fiutata l’aria, intuiti i rischi dell’accerchiamento, ha riciclato (per ora) timidamente il doppio turno per tenere buoni i minori. Prende tempo in attesa di notizie dalla Consulta o di un’implosione definitiva del governo. È questione di sopravvivenza.
- Martedì 1 Gennaio 2008

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