Riforma elettorale, tra schemi e tattiche i leader nel pallone


Stai a vedere che la riforma delle legge elettorale è per i parlamentari italiani come la nazionale di calcio per i tifosi: ognuno ha la sua. E, inevitabilmente, non coincide con quella degli altri. L’ennesimo schema, per esempio, quello alla francese (cioè l’elezione diretta del presidente del Consiglio), avanzato dal vice di Walter Veltroni, Dario Franceschini, non è piaciuto non solo ai “cespugli di sinistra” dell’Ulivo, ma soprattutto ad alcuni esponenti del Pd, in primis al ministro degli Esteri Massimo D’Alema (”Così salta tutto” ha detto a Repubblica) né al presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco (”Spero sia solo tattica. Altrimenti tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora non è servito a niente”, intervistato dal Corsera). Insomma una bella grana, a poco più di una settimana dalla verifica nella maggioranza.
Il modulo Franceschini pare frutto di una logica stringente. Il numero due ha chiesto “Coraggio per passare all’elezione diretta di una persona che abbia la forza di decidere e di guidare il Paese. Che poi sia il presidente della Repubblica eletto, come votò la Bicamerale nel ‘97, o che sia un modello che si avvicini di più al sindaco d’Italia, si vedrà”. Insomma: da sindaco di Roma a quello della nazione il passo, secondo Franceschini (e Veltroni), sarebbe facile e breve.
Non lo è affatto proprio per il protagonista della Bicamerale, Massimo D’Alema che, da convinto sostenitore del modello tedesco (con preferenze), butta lì una domanda e una considerazione: se quello di Franceschini “è un fuoco d’artificio di capodanno allora non vale niente. Ma se è una cosa seria, allora salta tutto: le riforme, il centrosinistra e il governo”. A non convincere il vicepremier è la tempistica dell’intervento del ticket del Pd: “Perché, proprio alla vigilia della ripresa del dibattito tra i Poli sul modello tedesco, con consensi trasversali diffusi, si riscopre il modello francese?”. Tanto che, com’è ormai chiaro da più di un anno, su quel sistema non esiste una maggioranza politica, non solo tra i banchi trasversali del Parlamento, ma neanche tra le fila litigiose dell’Unione.

I timori di D’Alema sono tutti rivolti alla Cosa Rossa. Vero che la proposta di Walter e Dario piace ai presidenzialisti di An (”L’apertura al presidenzialismo va salutata con soddisfazione”, dice Italo Bocchino, responsabile per le riforme del partito di Fini), ai mastelliani dell’Udeur e ai radicali, ma rischia di inimicarsi La Sinistra-Arcobaleno. Da dove non si è fatta attendere una netta bocciatura. Trasporre a livello nazionale il modello romano non va giù alla Cosa Rossa, che proprio nella capitale da tempo sta pensando di aprire i file del suo scontento su sicurezza, decoro urbano, strade mal tenute, trasporti inadeguati, unioni civili. Gennaro Migliore, presidente dei deputati Prc, infatti non ha dubbi: per lui la proposta del Sindaco d’Italia è “Una vera follia impraticabile”.

In questo, il disagio del ministro degli Esteri coincide con quello premier Romano Prodi. Uniti come mai in passato, i due hanno oggi interessi convergenti: tenere in vita il governo, evitando che Veltroni rompa il patto con la sinistra; tenere in vita il dalemismo dentro il Pd, evitando che Veltroni si prenda tutto il potere.
Per il premier in vacanza, parla il deputato Franco Monaco: “Sorprende un po’ lo stop and go o lo zig zag in tema di riforme. È anche la conferma dell’esigenza, da noi più volte avanzata, di un confronto aperto”. Ancor più dura un’altra prodiana doc: Rosy Bindi, già avversaria del duo Veltroni-Franceschini alle primarie dello scorso ottobre. Il ministro della Famiglia ha addirittura chiesto di convocare immediatamente l’assemblea costituente del partito: “Le riforme istituzionali e la riforma elettorale sono cose molto serie. Continuare a lanciare proposte estemporanee con interviste e comunicati stampa non serve a nulla. Anzi rischia di gettare ancor più confusione in un percorso già tanto difficile”.

Difficile da realizzare ma anche da spiegare agli italiani. Che, in mezzo a questo caos di schemi e modelli, è facile prevedere che continueranno a dedicarsi alla nazionale di calcio.

Commenti

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Il 3 Gennaio 2008 alle 15:50 cini ha scritto:

Diventa di giorno in giorno sempre piú evidente l´impossibilitá di poter fare alcuna riforma con questa “maggioranza”
cosí chiamata ” UNIONE”,nettamente e radicalmente divisa.
Il Presidente Napolitano,al quale ci tiene tanto,che le riforme venissero fatte urgentemente,con consenso trasversale tra governo e Opposizione, prenda atto della situazione e consenta,vista l´impossibilitá,al popolo di tornare al piú presto alle urne anche con la vecchia legge elettorale.
Il governo stá giocando con idiotiche proposte e controproposte tra il sistema tedesco,americano,spagnolo, francese e come se non bastasse francese con una spalmata di spagnolo eccetera.
L´opposizione e sopratutto noi cittadini,siamo stufi e disgustati di questa situazione,di questo regime che vorrebbe governare ma non é neppure in grado,da due anni, di risolvere il problema rifiuti di Napoli!!
Che il Presidente apra gli occhi e ne prenda atto,l´ora é passata da un pezzo.
Il Paese stá abissandosi di giorno in giorno sempre piú velocemente.
Non c´é piú spazio per richiami alla fiducia ed ottimismo,che devono essere messi da parte,la realtá é piú che drammatica.
Un´ultimo appello da un Paese all´orlo della disperazione,qualcuno dovrá un giorno risponderne!!!

Il 7 Gennaio 2008 alle 15:39 Prodi 2008: un premier all’attacco per sopravvivere a rifiuti, salari, riforme » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La macchina di Palazzo Chigi si è dunque rimessa in moto. A guidarla, con mano di ferro, Prodi in persona. Ricostruito, durante le vacanze, dagli esperti del suo entourage: una nuova figura, snella, ostentante salute fisica e politica. E capace, secondo uno schema mutuato dal calcio, di prendere tutti in “contropiede”. Perché è a questo che punta Prodi: ripartire con l’azione di governo per restare inquilino di Palazzo Chigi il più a lungo possibile. E gli serviranno unghie affilate per farlo. I nodi da sciogliere sono infatti molti. L’eterna emergenza rifiuti si è aggiunta agli appuntamenti di una settimana di fuoco, tutta centrata sulla verifica di maggioranza (inizialmente fissata per il 10 gennaio, poi rinviata e ora tornata urgente, causa la forte fibrillazione provocata nel centrosinistra dalla polemica D’Alema-Veltroni a proposito della legge elettorale alla francese proposta dal numero due del Pd Dario Franceschini). [...]

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