Fini scuote il partito e progetta la Rifondazione nazionale

Il presidente di An Gianfranco Fini

di Mario Sechi

“L’unità della coalizione è un valore che va costruito con pazienza e profondità, coinvolgendo tutti coloro, e sono la maggioranza, che hanno valori e programmi alternativi al fallimento delle sinistre. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.
Con questa frase si chiude la bozza di un documento politico che Alleanza nazionale sta mettendo a punto in vista della conferenza programmatica fissata dall’8 al 10 febbraio a Milano. Una mano tesa agli ex alleati della Casa delle libertà e in particolare a Silvio Berlusconi che studia il varo del Partito del Popolo della libertà mentre contemporaneamente Gianfranco Fini lancerà l’Alleanza per l’Italia “che agisce nell’immediato ma guarda al futuro”. E proprio con gli occhi puntati ai prossimi appuntamenti istituzionali (e alle sorti del centrodestra) in via della Scrofa si lavora al programma di un partito non nuovo ma rinnovato. Perché se la coabitazione dentro la Casa delle libertà ora sembra impossibile, è chiaro che un condominio bisognerà metterlo su e allora tanto vale cominciare a (ri)progettarlo. Cinque tavoli sono apparecchiati da settimane per consegnare entro il 19-20 gennaio il documento definitivo che sarà prima discusso in venti conferenze regionali e poi presentato in grande stile a Milano. Panorama è in grado di anticipare i punti principali della nuova piattaforma politica di An, capitoli di un programma al quale stanno lavorando Maurizio Gasparri (Sicurezza), Ignazio La Russa (Riforme), Altero Matteoli (Ambiente), Gianni Alemanno (Economia e lavoro), Andrea Ronchi (Identità italiana e cultura) che saranno presto integrati da altri contributi. A Gianfranco Fini toccherà fare sintesi e dare uno scenario e un’agenda di questo passaggio da Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia “che parte dai valori della destra politica”.
La bozza del documento in possesso di Panorama riprende alcune tesi politiche del “sarkozismo”, tanto da aprirsi con un forte richiamo al “radicamento identitario, il primo passo della costruzione del partito degli Italiani” e alla critica a tratti quasi “tremontiana” del sistema economico mondiale quando parla di “globalizzazione non governata, senza una cultura dell’interesse nazionale” arrivando a mettere sul banco degli imputati “nazioni che posseggono grandi risorse finanziarie grazie all’esplosione incontrollata dei prezzi energetici (…) che fanno shopping di aziende e industrie, anche in Italia. Questo pone un problema di difesa degli interessi strategici economici nazionali”.
Critica alla globalizzazione e politiche protezionistiche in economia, identità e “riaffermazione del modello italiano”. C’è chi dirà che si tratta di un passo indietro rispetto alla visione laica e moderna del partito modellato da Fini. Forse non è così, ma certo un “ritorno” ai temi più in linea con il motto Dio, patria, famiglia è evidente e avrà un peso decisivo nelle prossime scelte di An in Parlamento. Si può leggere una dura critica ai disegni di legge in discussione al Senato sull’accanimento terapeutico che in realtà nascondono “l’introduzione dell’eutanasia, mascherandola sotto il nome di testamento biologico”. Un attacco a testa bassa ai Dico, definiti una “cambiale ideologica”, una “famiglia fai da te”, e infine la denuncia del “pedaggio ideologico” sulle norme antiomofobia. Se queste sono le premesse, la conclusione è che il partito di Fini lancerà una campagna “in difesa del diritto alla vita e della persona”. Questa linea segnerà un riavvicinamento se non di Fini quantomeno del partito alle posizioni del Vaticano sui temi etici. Sul piano fiscale la proposta di introduzione del quoziente familiare avrà un alleato certo nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. An infatti pensa a un sistema di deduzioni per il minimo vitale (con la possibile creazione di un paniere di beni) e al Basic Incom per le deduzioni dei familiari a carico. Niente flat tax, sì alla riduzione delle tasse verso i redditi medio-bassi e le famiglie.
Sul caro vita l’Alleanza per l’Italia a Milano scoprirà le sue carte. A leggere la bozza in corso d’opera, sono proposte molto più vicine a quelle di un partito di sinistra che di centrodestra, ma è interessante anche qui vedere come riemerge il fil rouge della critica al capitalismo. E allora ecco spuntare soluzioni che faranno strabuzzare gli occhi ai liberisti: microcredito, mutuo sociale, attacco “ai grandi cartelli monopolistici rappresentati dalle banche”, dalle assicurazioni, dalla grande distribuzione organizzata, dai petrolieri e dalle telecomunicazioni”. Toccato il tema dei mutui – e processata la Banca centrale europea sulla quale bisogna “intervenire per abbassare il tasso di sconto e ridurre il costo del denaro per le famiglie e le imprese” – è naturale arrivare al mattone e… toh, rispunta la vena “socialista” perché “è necessario non solo finanziare l’edilizia economico-popolare, ma lanciare una vera politica di housing sociale che metta a disposizione case con affitti controllati per il ceto medio”.
Proposte in certi punti “eretiche” per un partito moderato, ma interessanti per cogliere i prossimi passaggi del partito di Fini. È un programma che muove la facile accusa di populismo, ma con il governo Prodi in sella è logico che l’opposizione – e soprattutto un partito più che mai in cerca d’autore come An – punti sulle debolezze dell’esecutivo per cercare di rilanciarsi dopo la “rivoluzione del predellino” di Silvio Berlusconi.
In questa strategia di attenzione ai temi caldi, rientrano la sicurezza e l’immigrazione perché “diventare italiani è possibile, ma bisogna accettarne regole e doveri” e l’inasprimento della legge Bossi-Fini è una necessità, così come l’esame di italiano e il giuramento sulla Costituzione in stile Casa Bianca. La ricetta di An qui è nota, anche se la linea law and order in realtà ne esce ancora più netta e in una versione “movimentista”, anche per parare i colpi della Destra di Storace: si pensa infatti a un referendum per la modifica della legislazione premiale, in particolare della legge Gozzini, si propone l’instaurazione nelle aree metropolitane delle corti di giustizia permanenti (modello americano, attive 24 ore su 24) per giudicare i reati processabili per via direttissima, si studiano pene alternative per i reati minori perché “la tolleranza zero comincia da qui” e, dulcis in fundo, si chiederanno, anche attraverso una petizione popolare, più risorse per le forze dell’ordine.
Mentre An lima il programma da presentare a Milano, il dibattito sulla legge elettorale entra nella sua fase più incandescente e il partito di Fini chiede sistemi di democrazia diretta, premierato, semipresidenzialismo alla francese o il presidenzialismo all’americana. Tre carte e un soldo: ma su quale tavolo giocare? Quello dell’Assemblea costituente, per ora chimerico. A Milano ci sarà molto da discutere e da ascoltare cosa diranno gli ospiti (ancora non c’è una lista) su questo mix di rinascita italiana, identità, legge e ordine, Dio, patria e famiglia, destra sociale che si ridesta per passare da An all’Api, dall’Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia. Oppure è Rifondazione nazionale?

Commenti

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Il 5 Gennaio 2008 alle 10:45 Corrado Buccieri ha scritto:

Non serve a nulla, imitare e sognare, se poi non si agisce seriamente.

Il 5 Gennaio 2008 alle 11:12 terranostra ha scritto:

Fini ha perso il treno. Anzi è stato buttato giù dal TAV. Gli rimane di attaccarsi al tram. Ma allo staffone esterno.

Il 5 Gennaio 2008 alle 12:07 nhico ha scritto:

Fini è ritornato a fare politica. Finalmente ha messo da parte le diatribe con il suo ex alleato più
forte, accantonando insieme qualche ambizione personale. E’ molta la carne sul fuoco, ma è sulla buona strada, perché ha deciso definitivamente di sotterrare lascia di guerra e di cominciare a ricostruire quell’alleanza che potrà, come un po’ tutta la stampa estera sembra aver scoperto in quest’ultimi mesi, governare con giudizio l’Italia. Poi, in merito alla nostra identità, come a quella francese o a quella inglese o a quella di ogni paese di questo mondo, è bene che abbia detto a chiare lettere che bisogna tenersela stretta e che è sbagliato pensare di buttarla alle ortiche in nome un falso senso dell’accoglienza. Perché l’identità è l’anima di un popolo. E non va svilita né regalata. Ma bisogna conquistarla sposandone gli usi e i costumi. Diventare indigeno nella mente e nel cuore. Come hanno fatto per secoli i nostri emigrati. Sempre riconoscenti verso il paese che dava loro la possibilità di iniziare una nuova vita.

Il 5 Gennaio 2008 alle 15:25 PANORAMA/Fini progetta la rifondazione nazionale : mariosechi.net ha scritto:

[...] Su Panorama.it gli amici della blogosfera possono leggere il mio articolo che ha anticipato i contenuti del documento programmatico che Alleanza Nazionale discuterà a Milano dall’8 a 10 febbraio. Nell’ultimo numero che è appena andato in edicola ci sono una serie di servizi molto interessanti  sulle ultime vicende politiche (legge elettorale, la nuova strategia di Prodi, i Ds che “archiviano” il partito, etc.) vi consiglio di andare in edicola o di sottoscrivere un abbonamento a Panorama, ogni settimana a casa vostra arriveranno notizie esclusive, scoop, anticipazioni, una lettura moderna e non conformista del mondo contemporaneo Share and Enjoy: These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages. [...]

Il 5 Gennaio 2008 alle 15:44 luanmagi ha scritto:

una revisione dei concetti di globalizzazione assoluta che porta al capitalismo selvaggio era dovuta. Se Fini l’ha capito è finalmente giunto alla maturazione dell’idea che è la politica a governare l’economia e non viceversa. Da questa premessa i punti descritti sono la necessaria conseguenza. Se anche Berlusconi lo capirà, allora abbiamo possibilità di uscire dal tunnel, lentamente ma certamente.

Il 5 Gennaio 2008 alle 17:52 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Il concetto di globalizzazione dovrebbe ravvisare libertà di concorrenza, per cui benessere dei cittadini.Tuttavia nel Bengodi, giacchè per molti il Bengodi è, accade l’opposto contrario. L’anello debole risiede nel fatto che l’economia conduca sulla politica. Se Fini saprà gestire ciò, risalirebbe la china. Oramai sx o dx al cittadinio poco interessa, si misurano le persone e non la provenienza.

Il 5 Gennaio 2008 alle 18:09 paolodellasala ha scritto:

Vedo molti errori in arrivo. Fini poteva fareil Sarkozy, ma rischia di andare verso Bertinotti. La mia idea è un’altra:

“Alcuni segnali confermano che –forse- la diatriba Fini-Berlusconi si ricomporrà, ma senza risolvere il problema di fondo. Anche gli elettori del centrodestra auspicano la ricomposizione del divorzio dei due leader, in modo che la macchina politica si metta in moto per migliorare le condizioni del nostro Paese.
Ma –mentre tutti si preoccupano di riunire le diverse componenti del centrodestra-, ci si dimentica che queste non possono più stare insieme in maniera indistinta, senza un sistema di riferimento. Viceversa si riproporrebbe un contenitore unico, all’interno del quale confluirebbero idee distinte e divergenti. Restando all’interno di AN, un conto sono le inclinazioni liberali della rivista Neocon, promossa dal senatore Bocchino, e un conto sono le posizioni di Alemanno e Storace, che ripropongono dosi di statalismo –anche se eticamente corretto-, con pericolose somiglianze a metà tra Diliberto e Bombacci.
Al di là delle persone e degli interessi egoistici, sono le idee a determinare le scelte politiche ed economiche, nonché il successo elettorale. Le idee sono importanti. In Forza Italia un conto è il protezionismo temperato di Tremonti, un conto è il liberalismo di Alfredo Biondi, recentemente nominato da Silvio Berlusconi responsabile della componente liberale di F.I. e del futuro PDL. Altra cosa ancora è il liberalismo di Antonio Martino.
Le spinte centripete e contrapposte hanno portato alla fine politica del centrosinistra di Prodi. Nella scorsa legislatura non era emersa con chiarezza l’urgenza di riformare lo stato come hanno fatto gli inglesi e gli spagnoli, permettendo a socialisti o ai conservatori di governare con la stessa bussola, al di là dello schieramento. Nella CDL le idee divergenti erano mascherate e soffocate dalla competizione personale dei diversi leader e dalla figura di Berlusconi, che finiva per assorbire le contraddizioni e i tentativi di leadership alternativa. Poca attenzione ai contenuti e alla cultura economica e liberale.

Ora le divisioni si sono consumate, ma ricadendo di nuovo sul piano personale più che politico. E’ necessario che il popolo del centrodestra riprenda in mano il bandolo della matassa.
Due cose dovrebbero fare gli elettori moderati e liberali, se vogliono perseguire l’interesse generale, seguendo Menenio Agrippa e abbandonando la sindrome di Sansone.
Gli elettori, la stampa, i movimenti, le organizzazioni, i think tank e le Fondazioni devono urgentemente dare vita a una manifestazione nazionale. La manifestazione dovrebbe essere rivolta ai partiti, ma promossa dalla stampa liberale e da organizzazioni come Tocqueville, i Circoli della Brambilla, i laico-liberali, riviste come Formiche…
Il tema sarà di sicuro richiamo:
“Smettetela di litigare e abbiate visioni più larghe”
Gli elettori capiscono che non è tempo di perdere tempo: arriveranno a centinaia di migliaia per dire che è venuta l’ora di darsi da fare e rimboccarsi le maniche.
Si deve però chiarire quale dovrebbe essere il nuovo sistema di riferimento da proporre all’intero elettorato. Un carrozzone unico non va più bene, chiunque ne sia il conducente. Il leader dovrebbe necessariamente porsi come garante al di sopra dei due gruppi in cui va diviso il centrodestra ideale, in un quadro di collaborazione e di sana concorrenza.

Sarebbe questo il vero sparigliamento, da affidare alla libera adesione di elettori, partiti e organizzazioni. Si tratta di realizzare non una ma due aggregazioni. Da un lato i moderati di ispirazione cattolica. Dall’altro lato i laici liberali, volti alla rinascita dell’economia nazionale e alla riforma dello Stato. Fine dei minestroni. Un ventaglio di proposte in grado di minare l’antiberlusconismo, e insieme l’unico modo per portare a compimento il progetto iniziato da Berlusconi nel 1994. L’unico modo per trasformare i partiti in laboratori politici che producano idee e non fazioni, risultati e non stalli, crescita e non sputtanamento. L’unica maniera per determinare la fine delle corporazioni che sono il fondamento delle sinistre e delle oligarchie. L’uscita da una crisi morale senza fondo: dare una direzione a un Paese senza mete e tra un po’ anche senza strade. Riformiamo lo Stato con l’alternativa moderata e liberale. Questo è il migliore regalo che possiamo fare, a noi e alle nostre famiglie, non per l’anno prossimo ma per i prossimi decenni. Andiamo!
Paolo Della Sala

Il 5 Gennaio 2008 alle 19:04 marieddu ha scritto:

Grazie a tutti per i commenti finora giunti. Il dibattito che si è aperto sulla “riprogrammazione” del manifesto politico di An dimostra che c’è molto da dire, da fare e - per quelli che come si occupano di politica - da raccontare. Alcune cose dette da Paolo Della Sala sono vere: un conto è la critica della globalizzazione, altro è scivolare verso il terreno impervio della critica sociale propria della sinistra. Non c’è dubbio che il mondo contemporaneo sia incredibilmente più complesso, sfaccettato e in costante disequilibrio rispetto al passato. Se Fini vuole aggiornare la destra, deve guardare a Sarkozy ma avendo lo stesso coraggio del presidente francese: abbandonare le tentazioni corporative, rompere con il diktat del sindacato (per An questo si traduce in un vedi alla voce pubblico impiego), spronare Confindustria a cercare competizione vera e non contributi e rottamazioni, abbandonare il ferrovecchio ideologico della destra sociale e guardare attentamente il programma dei conservatori inglesi guidati da David Cameron. Serve una semplice virata liberale. E non solo dentro An.
Mario Sechi

Il 5 Gennaio 2008 alle 19:43 liberanda ha scritto:

A fare il Sarkozy in Sud America e` di gia`una sconfitta. Informatevi bene riguardo i negoziati per la liberazione degli ostaggi delle Farc. Un’assoluta vergogna.

http://www.noticias24.com/actu.....d/?p=10922

Il 9 Gennaio 2008 alle 15:51 impertinente ha scritto:

Credo che nelle parole di Sechi ci sia troppo allarmismo.

Chi ha paura di discutere le tesi propositive di AN, elencate da lui elencate nel post?

La destra, la sinistra o entrambe?

Un grande liberale come Ortega y Gasset definiva, le ottocentesche distinzioni tra destra e sinistra, “semiparalisi mentali”.

Vogliamo continuare ad arroccarci sulle accademiche torie liberiste e sulle sue realizzazioni concrete, sulle quali già Von Hayek avanzava forti dubbi alcuni decenni fa, o è il caso di affrontare la realtà drammatica di un mondo che cambia velocemente?

Ci è più caro difendere la verità dogmatica del “liberismo puro” (rivelatosi “puro utopismo” nella continua evoluzione di una società complessa) da buoni provinciali radicati nella periferia derll’impero, oppure vogliamo esaminare in che modo sia possibile in Italia ed in Europa coniugare la libertà ed il liberalismo con la giustizia sociale e le identità culturali nazionali,regionali, locali, che rischiano di essere travolte e spente dalla globalizzazione e dal mercatismo?
Il Prof. Tremonti ha già cominciato ad occuparsi del problema in maniera seria ed approfondita. Altrettanto ha fatto il Prof.Pelanda. Una elaborazione ricca di contenuti e proposte è stata portata avanti, in tutti questi anni, dalla fondazione “liberal” e dal suo laboratorio, coordinato da Ferdinando Adornato, per non parlare del lavoro intellettuale e dalle iniziative pratiche intraprese sistematicamente dall’onesto ed eccellente parlamentare liberale Raffaele Costa, che ispira costantemente l’azione del suo movimento, “Il Duemila”, alle lezioni di Einaudi e Don Sturzo.

E allora anziché soffermarci sulle piccole cose e sui possibili accordi tra PD e PPL, perchè non affrontiamo i nodi del nostro tempo con un po’ di apertura mentale?

Non è in gioco la percentuale di voti che raccoglieranno gli ex alleati del centrodestra per arrivare ad un “governicchio” qualunque.

E’ in gioco l’avvenire del paese e dell’occidente, che non si costruisce in modo positivo ed incisivo con le liti da cortile tra i vari leader, contrabbandando come questioni di principio quelli che, per i moderati autentici, in grado di pensare con la propria testa, sono evidenti e poco nobili interessi di bottega.

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